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Elettrofisiologia
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Il cuore e il suo ritmo

Pubblicato in Elettrofisiologia

Attività Clinica

L’Unità Operativa di Elettrofisiologia si occupa della terapia farmacologica ed elettrica di tutte le aritmie, termine con il quale si descrive un ritmo cardiaco anomalo, sia nel senso di un battito cardiaco troppo rapido (aritmie ipercinetiche), sia nel senso di un battito cardiaco troppo lento (aritmie ipocinetiche).


 
L’aritmologo, ovverosia il cardiologo che si è specializzato nella diagnosi e nella terapia delle problematiche “elettriche” del cuore, è la persona cui fare affidamento nel caso si soffra di questi sintomi. Esistono aritmie diverse per origine, per gravità e per associazione con altri problemi cardiaci.  


 
L’Unità di elettrofisiologia di Humanitas Gavazzeni è in grado di affrontare tutti i problemi legati alle aritmie e di effettuare tutti i tipi di interventi, sia relativi al trattamento delle aritmie ipercinetiche con una tecnica detta “ablazione” (talora con possibilità di una ricostruzione tridimensionale computerizzata delle camere cardiache, nel caso di aritmie particolarmente complesse), sia al trattamento delle aritmie ipocinetiche con pacemaker (PM).


 
Una particolare attenzione è posta alla prevenzione delle aritmie maligne attraverso l’utilizzo – quando indicato – di un defibrillatore impiantabile.


 
In questi pazienti, se si associano sintomi di scompenso cardiaco, possono essere utilizzati pacemaker o defibrillatori particolari che sono in grado, in una buona percentuale di casi, di migliorare la funzionalità del cuore ed i sintomi del paziente con tecniche innovative.
 
L’Unità effettua rimozione di cateteri infetti o mal funzionanti.

 

È attivo inoltre un servizio di controllo a distanza, 24 ore su 24, per pazienti con defibrillatore o pacemaker.

 

L’Unità Operativa di Elettrofisiologia dispone di una propria sala operatoria e di un reparto di degenza.

Equipe


Unità Operativa Elettrofisiologia 1

Giosuè Mascioli  - Responsabile

Medici:
Elena Lucca

Specializzandi:

Federica Michelotti

Unità Funzionale Elettrofisiologia 2

Riccardo Cappato - Responsabile
Pierpaolo Lupo - Responsabile Operativo

Medici:

Hussam Ali
Guido Michele Guglielmo De Ambroggi
Sara Foresti

faq

 

Quali sono gli esami da fare se si ha un “batticuore”?

La prima cosa da fare è eseguire una visita con un cardiologo specialista in questo tipo di problemi. Esistono dei cardiologi detti “aritmologi” o “elettrofisiologici” che si sono preparati nel corso degli anni a seguire pazienti con questo tipo di problematiche. Sarà l’aritmologo a consigliare gli esami più opportuni per il singolo caso specifico.

 

Quali sono gli esami da fare in caso di svenimento?

In caso di svenimento è opportuno farsi vedere da un aritmologo (un cardiologo specializzato nella diagnosi e terapia delle problematiche “elettriche” del cuore) ed anche da un neurologo (a volte alcune crisi epilettiche possono simulare gli svenimenti più “banali”). Saranno questi medici a consigliare gli esami più opportuni per il singolo caso.

 

Posso fare una vita normale dopo aver messo un pacemaker?

Assolutamente sì. I pacemaker (PM) moderni non determinano limitazioni particolari nella vita quotidiana. Si tenga presente che molte informazioni diffuse su internet (ad esempio quella di non poter utilizzare i rasoi elettrici o i forni a microonde), sono “leggende metropolitane”. In realtà, quello che si deve evitare è stazionare a lungo in presenza di campi magnetici molto intensi come, ad esempio, fermarsi all’interno di una centrale elettrica (comportamento peraltro “poco abituale”). I PM più recenti sono addirittura stati pensati per poter consentire al paziente di sottoporsi ad una risonanza magnetica. Per sapere se ha uno di questi sistemi compatibili, è bene rivolgersi al proprio elettrofisiologo.

 

Posso fare una vita normale dopo aver messo un defibrillatore?

Per gran parte delle attività, assolutamente sì. I defibrillatori (ICD) non determinano limitazioni particolari nella vita quotidiana. Con alcuni ICD di più recente immissione in commercio è possibile anche sottoporsi a una risonanza magnetica. Alcuni problemi potrebbero però verificarsi con alcuni tipi di patente di guida. Per legge le patenti C e E potrebbero essere ritirate o non rinnovate se si ha un defibrillatore. Per le patenti di guida A e B invece sono previsti rinnovi a scadenza più ravvicinata, ma – salvo casi particolari – non si verificano problemi nel rinnovo della patente.

 

Posso fare sport dopo aver messo un defibrillatore/pacemaker?

Assolutamente sì. Anzi, fare attività fisica, soprattutto aerobica (correre, andare in bicicletta, giocare a golf...), è addirittura raccomandabile, perché aumenta il cosiddetto “tono vagale” che potrebbe ridurre il rischio di avere aritmie particolari. Sono invece da evitare i cosiddetti sport da contatto, perché colpi sul PM o sul defibrillatore potrebbero provocarne un guasto. Così, anche, è meglio evitare sport nei quali una perdita di conoscenza o vertigini intense potrebbero causare pericolo di vita come, ad esempio, l’automobilismo o il paracadutismo. Non ci sono invece problemi nel praticare sport acquatici.

 

Ci sono esami diagnostici che non posso fare dopo aver messo in pacemaker?

L’unico esame che non dovrebbe essere eseguito dopo un impianto di pacemaker (o defibrillatore) è la Risonanza Magnetica Nucleare. Negli ultimi anni sono però stati introdotti sul mercato dispositivi “RMN – compatibili”. Inoltre la RMN può essere eseguita anche in pazienti con PM non RMN – compatibili purché sia assolutamente indispensabile per chiarire una diagnosi di una patologia che potrebbe compromettere la vita del paziente. E’ bene comunque confrontarsi con il radiologo per sapere se sia possibile sostituire la RMN con un altro tipo di indagine.

 

Come si effettua la sostituzione di un pacemaker?

In anestesia locale viene incisa la pelle a livello della precedente ferita chirurgica. Si espone il vecchio pacemaker, lo si scollega dagli elettrodi e si collega un nuovo dispositivo. Non è possibile cambiare unicamente “la batteria” perché questa è fusa all’interno del PM stesso. Perché l’operazione sia completa, è necessario togliere le cicatrici che circondano PM ed elettrodi e questo potrebbe causare un dolore un po’ più intenso di quello avvertito al momento del primo impianto.

 

A quali controlli devo sottopormi dopo aver messo un impianto di pacemaker?

Dopo due/tre mesi dall’impianto verrà programmata una visita di controllo. Dopo questa prima visita le successive – salvo situazioni particolari – verranno programmate una volta l’anno.

 

Dopo aver fatto un impianto di defibrillatore, quando posso tornare a guidare?

In genere è opportuno che non si guidi per almeno 4 settimane, soprattutto per consentire una completa guarigione della ferita chirurgica. Altre informazioni possono essere soddisfatte nella risposta fornita alla domanda “Posso fare una vita normale dopo aver messo un defibrillatore?”.

 

Come si effettua la sostituzione di un defibrillatore?

In anestesia locale viene incisa la pelle a livello della precedente ferita chirurgica. Si espone il vecchio defibrillatore, lo si scollega dagli elettrodi e si collega un nuovo dispositivo. Non è possibile cambiare unicamente “la batteria” perché questa è fusa all’interno del defibrillatore stesso. Perché l’operazione sia completa, è necessario togliere le cicatrici che circondano PM ed elettrodi e questo potrebbe causare un dolore un po’ più intenso di quello avvertito al momento del primo impianto.

 

A quali controlli devo sottopormi dopo aver messo un defibrillatore?

Dopo due/tre mesi dall’impianto sarà programmata una visita di controllo. Dopo questa prima visita le successive – salvo situazioni particolari – verranno programmate una volta ogni sei mesi.

 

La pelle sotto il pacemaker/defibrillatore si è arrossata e dà fastidio, cosa devo fare?

Va contattato al più presto il Centro dove si eseguono abitualmente i controlli, perché questi arrossamenti potrebbero essere i primi segni di un’infezione del generatore. L’infezione del generatore (PM/defibrillatore) è una condizione che merita un controllo attento. L’elettrofisiologo saprà consigliare i controlli e la terapia più opportuna.

 

Devo sottopormi a un intervento chirurgico e ho un pacemaker/defibrillatore, cosa devo fare?

Deve contattare il chirurgo che la opererà. Prima dell’intervento sarà opportuno che il chirurgo si metta in contatto con il Centro dove esegue i controlli, per sapere se deve adottare precauzioni particolari. Se ha un defibrillatore, e se è possibile, è bene eseguire l’intervento chirurgico in un Ospedale attrezzato per i controlli dei PM/defibrillatori perché il defibrillatore deve essere gestito in un modo più “attento” e particolare del PM. Inoltre, è opportuno che un paziente con PM/defibrillatore segua una profilassi antibiotica delle infezioni prima di qualsiasi intervento.

 

Devo allontanarmi da casa per un certo periodo. Ho un defibrillatore. Se mi succede qualcosa a quale ospedale mi devo rivolgere?

Consulti il sito www.aiac.it, il sito dell’Associazione Italiana di Aritmologia e Cardiostimolazione. Sul sito – oltre a informazioni di carattere generale sulla problematica delle aritmie – c’è anche l’elenco di tutti i centri che eseguono impianti e controlli di PM e defibrillatori.

 

Quanto dura un pacemaker o un defibrillatore?

In genere 4/5 anni. Durate inferiori ai 4 anni, benché possibili, sono comunque rare e sono legate ad un elevato consumo di energia richiesto per ottenerne il normale funzionamento. Comunque, in occasione del controllo può chiedere al suo elettrofisiologo qual è la durata residua prevista della batteria.

 

Mi hanno proposto di sottopormi a un'ablazione. Quali sono i rischi dell’intervento?

L’ablazione è un intervento attraverso il quale vengono “bruciate” piccole porzioni di cuore, responsabili di aritmie che si ripetono continuamente nel corso del tempo. Come per qualsiasi tipo di intervento chirurgico, non è corretto dire che la procedura abbia un rischio nullo di complicanze anche severe, ma – se eseguita in centri con esperienza nella procedura (ovvero che eseguono numerosi interventi di questo tipo) – il rischio di complicanze gravi è assolutamente inferiore all’1%. Le complicanze meno infrequenti (parliamo comunque di un tasso di complicanza inferiore al 5%) sono locali, legate alla puntura della vena o dell’arteria che possono essere lesionate durante la manovra e, quindi, aver bisogno di un intervento per la riparazione. Quando viene consegnato al paziente il modulo del consenso informato, questo va letto attentamente perché riporta l’incidenza delle principali complicanze che si possono verificare durante l’intervento.

 

Quando dura una procedura di ablazione?

Le ablazioni più semplici (doppia via nodale, flutter atriale tipico, sindrome di WPW) durano in genere 1 ora e 30 minuti/ 2 ore. Ablazioni più complesse (fibrillazione atriale, tachicardia ventricolare, flutter atipico...) possono durare invece più a lungo ma, in genere, – proprio per la lunga durata – possono essere eseguite in lieve sedazione, così che siano meno fastidiose per il paziente.

 

A quali controlli devo sottopormi dopo un’ablazione?

In genere viene consigliato di eseguire un ECG dinamico secondo Holter, e una visita aritmologica con ECG dopo un paio di mesi dall’intervento. In caso di aritmie semplici (doppia via nodale, flutter tipico, sindrome di WPW ...) potrebbe essere necessario un ulteriore controllo ad un anno dalla procedura. Se non ci sono state recidive, dopo un anno il follow-up può ritenersi terminato.

L'OSPEDALE

Ospedale polispecialistico a Bergamo con aree specializzate per la cura di malattie cardiovascolari, tumorali, ortopediche e legate all’obesità con un centro diagnostico all’avanguardia

Campagne di prevenzione

"ComunicAnimare la salute", un innovativo progetto di promozione della salute in collaborazione con Bruno Bozzetto.

L'UNIVERSITA'

Humanitas Gavazzeni pone particolare attenzione verso le attività di didattica, formazione e ricerca.