Fibrillazione atriale

Che cos’è la fibrillazione atriale?

La fibrillazione atriale è la forma di aritmia – l’alterazione del ritmo cardiaco – più diffusa, con una prevalenza che tende a crescere con l’aumentare dell’età.

Non è un’aritmia di per sé pericolosa per la vita (al contrario dell’fibrillazione ventricolare), ma può essere associata a complicanze che, in certi casi, possono rivelarsi invalidanti. In particolare, la fibrillazione atriale può portare al rischio di eventi trombotici, poiché l’immobilità meccanica degli atrii del cuore favorisce la formazione di coaguli che possono in seguito migrare nel circolo cerebrale e provocare ischemie e ictus cerebrale.

Dal punto di vista clinico la fibrillazione atriale viene distinta in base a un criterio fondamentalmente di durata:

  • parossistica: quando si presenta e si risolve spontaneamente in un tempo inferiore a sei/sette giorni
  • persistente: quando non si interrompe spontaneamente ma solo in seguito a interventi terapeutici esterni
  • permanente: quando gli interventi terapeutici attuati non sortiscono effetti positivi e pertanto l’aritmia diventa cronica.

La fibrillazione atriale colpisce circa l’1% della popolazione con un’incidenza che aumenta con l’avanzare dell’età (0,1% sotto i 55 anni, 8-10% oltre gli 80). La maggior parte dei pazienti affetti da fibrillazione atriale ha quindi più di 65 anni. Per quanto riguarda il sesso, gli uomini sono in genere più colpiti rispetto alle donne.

Quali sono le cause della fibrillazione atriale?

La fibrillazione atriale dipende da una sopravvenuta disorganizzazione dell’attività elettrica degli atri. In una prima fase questo può essere legato ad alcune cellule muscolari rimaste nelle vene polmonari, ma in seguito – lasciandola ininterrotta per un tempo più o meno lungo – determina delle alterazioni strutturali degli atri stretti che la rendono più difficilmente interrompibile.

Ci sono anche condizioni patologiche che possono favorire la fibrillazione atriale. Tra queste ci sono: ipertensione arteriosainsufficienza cardiacadiabete mellito, patologie delle valvole cardiache, esiti di chirurgia cardiaca.

Quali sono i sintomi dela fibrillazione atriale?

La fibrillazione atriale si associa spesso a sintomi quali: dispnea (respirazione faticosa)palpitazioni, debolezza o affaticabilità, raramente sincopedolore toracico.

In alcuni casi la fibrillazione atriale è però asintomatica, in altri ancora i sintomi sono tali da non essere riconosciuti dal paziente, che si limita ad adeguare il proprio stile di vita, come ad esempio nel caso di una scarsa tolleranza allo sforzo.

Come può essere individuata la fibrillazione atriale?

La fibrillazione atriale può essere diagnosticata nel corso di una visita aritmologica accompagnata da esami strumentali quali l’elettrocardiogramma e l’Holter ECG 24 ore.

In alcune circostanze possono essere richiesti esami ulteriori e più specifici, come lo studio elettrofisiologico endocavitario.

Come si può curare la fibrillazione atriale?

Il trattamento per la fibrillazione atriale varia a seconda della sua forma di presentazione: parossisticapersistente o permanente.

Va valutata, inoltre, l’eventuale sussistenza di una cardiopatia strutturale o di altre condizioni che possano favorire la fibrillazione.

Il percorso terapeutico ha come obiettivo il ripristino del normale ritmo atriale, e può esplicitarsi in:

  • cardioversione farmacologica o elettrica, quando l’episodio di fibrillazione atriale risale a meno di 1-2 giorni
  • cardioversione elettrica immediata, quando si è in presenza di instabilità emodinamica, con cui interrompere l’aritmia “resettando” il battito
  • terapia antiaritmica, quando la fibrillazione non ha un’origine recente ed è ben tollerata dal paziente. Se questa terapia non ottiene risultati positivi entro 3-4 settimane si ricorre alla cardioversione elettrica
  • ablazione transcatetere/chirurgica, cui si può ricorrere – dopo attenta valutazione dei sintomi, dell’età del paziente e del contesto clinico generale – nei casi in cui la cardioversione risulti inefficace.

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