Le neoplasie neuroendocrine sono tumori rari e molto eterogenei, la cui incidenza è in aumento negli ultimi anni anche grazie a una maggiore capacità diagnostica.
Possono rimanere silenziose per lungo tempo, oppure possono manifestarsi con sintomi poco specifici, rendendo talvolta la diagnosi tardiva.
Ne abbiamo parlato con la dottoressa Alice Laffi, oncologa dell’Unità Operativa di Oncologia medica di Humanitas Gavazzeni di Bergamo, per capire che cosa sono, come si presentano e quali sono oggi le possibilità di trattamento che le riguardano.
Che cosa sono le neoplasie neuroendocrine?
Le neoplasie neuroendocrine sono tumori rari che possono insorgere in tutto il nostro corpo.
Il termine “neuroendocrino” fa per lo più riferimento alla capacità di queste cellule di produrre delle sostanze – ormoni o amine – alcuni tipici delle ghiandole del nostro organismo, altre più simili a quelle delle cellule nervose.
Quali organi sono colpiti dalle neoplasie neuroendocrine?
Non esiste un organo specifico in cui le cellule neuroendocrine sono confinate, perché esse sono distribuite in tutto il nostro corpo. Potenzialmente, quindi, questi tumori possono originare ovunque, ma le sedi più comuni includono:
- il polmone
- il tratto gastro-entero-pancreatico.
La presentazione clinica di queste neoplasie varia sensibilmente in base all’organo coinvolto e alle loro specifiche caratteristiche biologiche.
Quali sono i sintomi delle neoplasie neuroendocrine?
Proprio per la loro eterogeneità, non è sempre semplice riconoscerle. Alcune forme, ad esempio, possono rimanere del tutto asintomatiche anche per molto tempo, ed essere individuate casualmente durante esami di routine. In altri casi, la sintomatologia si correla alla sede di sviluppo della massa tumorale o alla loro produzione di ormoni. Se pensiamo alla sede intestinale, i sintomi più frequenti includono dolori addominali o alterazioni dell’alvo. Quando invece la neoplasia produce degli ormoni, uno dei segni clinici più comune è la diarrea cronica.
È comunque importante sottolineare che sintomi aspecifici, come il dolore addominale o la diarrea, non significano necessariamente “tumore neuroendocrino”.
Uno degli aspetti più complessi della patologia è indubbiamente la diagnosi: a differenza di neoplasie più diffuse, come il tumore della prostata, per cui esistono marcatori utili allo screening, nel caso delle neoplasie neuroendocrine non disponiamo di strumenti analoghi per la diagnosi precoce. L’assenza di sintomi particolarmente specifici e di marcatori contribuiscono significativamente al ritardo diagnostico.
Si conoscono le cause di queste patologie? C’è la possibilità di prevenirle?
Nelle neoplasie neuroendocrine non si può parlare di prevenzione perché purtroppo non esiste una sola causa, ma la genesi rimane multifattoriale. Esistono tuttavia scenari clinici che permettono di monitorare i pazienti ad alto rischio, favorendo una diagnosi e un trattamento tempestivi.
È il caso delle sindromi ereditarie, condizioni in cui, a causa della mutazione di un gene ereditato, si è più predisposti a sviluppare questo genere di tumori. All’interno di questi nuclei familiari, una volta identificato il gene, è possibile ricercare la stessa mutazione nei consanguinei e sottoporre tutti i soggetti colpiti a una sorveglianza stretta. Non si può impedire l’insorgenza del tumore, ma si può intercettarlo più precocemente.
Come si individuano le neoplasie neuroendocrine?
L’iter diagnostico per le neoplasie neuroendocrine è estremamente variabile, in particolar modo per le forme indolenti. Tra gli esami più comuni abbiamo:
- l’ecografia addominale, che rappresenta l’esame di primo livello,facilmente accessibile
- la TC
- la risonanza magnetica
- alcuni esami di medicina nucleare, come: PET con Gallio per le forme più indolenti o PET FDG per le forme più aggressive
Come si curano le neoplasie neuroendocrine? È sempre necessaria la chemioterapia?
Quando si affronta il percorso di cura per un tumore neuroendocrino, è necessario mettere da parte l’idea tradizionale che abbiamo dei trattamenti oncologici. A differenza di altri tumori, infatti, la chemioterapia non necessariamente rappresenta la prima scelta. Il trattamento dipende dalle caratteristiche biologiche della malattia e dal suo comportamento clinico.
Tra le terapie disponibili abbiamo:
- le terapie ormonali
- le terapie biologiche, la così detta “Targeted Therapy”
- la chemioterapia
- la terapia radiorecettoriale
A queste poi si affiancano la chirurgia, che può essere considerata anche in caso di malattia metastatica, la radiologia interventistica e la radioterapia.
In ogni caso, l’obiettivo è sempre quello di calibrare la terapia in base alla biologia della malattia, alla sua estensione e, certamente, alle caratteristiche del paziente, così da evitare trattamenti troppo aggressivi, quando non necessari, e preservare la qualità della vita quotidiana.
Quanto è importante l’approccio multidisciplinare?
È fondamentale. Come detto, le neoplasie neuroendocrine sono patologie rare e complesse, e per questo richiedono l’integrazione di diverse figure specialistiche, tra cui l’oncologo, l’endocrinologo, il gastroenterologo, il patologo, il chirurgo e il radiologo interventista. Il confronto multidisciplinare permette di ampliare le possibilità terapeutiche e di offrire al paziente un percorso più completo e personalizzato.
Il convegno di Humanitas Gavazzeni sulle neoplasie neuroendocrine
In ambito di individuazione e cura delle neoplasie neuroendocrine è importante creare reti tra centri medici con esperienza specifica, così da ridurre i ritardi diagnostici e facilitare l’accesso a cure adeguate. Una maggiore informazione è il primo passo per una gestione più tempestiva e consapevole di queste patologie.
Questo è l’obiettivo del convegno dal titolo “Neoplasie neuroendocrine: una realtà non così insolita” organizzato da Humanitas Gavazzeni l’11 marzo 2026.
Il convegno – che prevede il coinvolgimento di NET-Italy, associazione di pazienti affetti da tumore neuroendocrino – è indirizzato ai medici di medicina generale del territorio di Bergamo e dintorni. Tra le altre cose, nell’ambito dell’incontro sarà presentata la creazione in Humanitas Gavazzeni di un ambulatorio multidisciplinare dedicato alla patologia neuroendocrina, composto da oncologi ed endocrinologi, cui è affidato il compito di valutare il paziente in tutto il suo percorso di cura, a partire dal sospetto.
“Neoplasie neuroendocrine: una realtà non così insolita”, tutte le informazioni
Mercoledì 11 marzo 2026 ore 19.30
Auditorium Villa Elios – Humanitas Gavazzeni, via Mauro Gavazzeni 21, Bergamo
“Neoplasie neuroendocrine: una realtà non così insolita”
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Clicca qui per scaricare il programma completo del convegno.
Il convegno, accreditato ECM, è rivolto a Medici di Medicina Generale, Medici Specialisti e Infermieri.
La partecipazione al convegno è gratuita ma richiede l’iscrizione, che può essere effettuata al seguente link.

