La prostata è una ghiandola molto piccola, delle dimensioni e peso di una castagna, che è presente nell’apparato genitale maschile di tutti i mammiferi. La sua funzione è quella di produrre il liquido seminale, oltre che alcune sostanze essenziali per la sopravvivenza degli spermatozoi.

Purtroppo la prostata a partire da circa i 40 anni di età va incontro ad alcuni cambiamenti come ipertrofia o ingrossamento che variano da soggetto a soggetto per intensità e per velocità di sviluppo.

Senza dimenticare la peggiore delle patologie che riguardano questa ghiandola, il tumore alla prostata, che è il secondo tumore più frequente nell’uomo.

Come si ammala la prostata? Esistono forme di prevenzione alle patologie che la riguardano? Come possono essere individuate queste patologie? Come possono essere curate?

Queste e altre domande sono state rivolte al prof. Francesco Greco, responsabile dell’Unità Operativa di Urologia di Humanitas Gavazzeni Bergamo durante una diretta facebook andata in onda lo scorso lunedì 26 novembre.

Come si ammala la prostata?

«La patologia più diffusa è l’ipertrofia prostatica benigna, che spesso è preceduta, soprattutto negli uomini più giovani, da processi infiammatori quali le prostatiti, che possono essere associate a fenomeni acuti come febbre, forti dolori alla minzione o a processi che si cronicizzano nel tempo. Sono situazioni che sono diagnosticabili clinicamente e utilizzando strumenti diagnostici tra cui l’ecografia. Superati i 45 anni di età, la prostata può andare incontro a cambiamenti neoplastici e quindi può comparire anche il cancro alla prostata».

Come si riconosce la presenza di un cancro alla prostata?

«Il problema principale è che si tratta di un tumore silenzioso, che non dà inizialmente sintomi e segni di sé. I sintomi compaiono in fase avanzata, spesso associati a metastasi e non devono comunque essere confusi con problematiche che sono più strettamente legate alla minzione, come la difficoltà a urinare, in genere collegata a un ingrossamento benigno della prostata. Con la prostata bisogna stare sempre sul chi va là e non abbassare mai i livelli di attenzione. Oggi una grossa mano, dal punto di vista della diagnosi, la dà la risonanza magnetica multiparametrica della prostata, che permette di analizzare la presenza di noduli all’interno della ghiandola, di classificarli in base a un punteggio da 1 a 5 secondo la scala PIRADS e quindi di identificare la presenza di eventuali noduli neoplastici o anche la progressione di un tumore già diagnosticato».

Perché si parla così poco di prostata e delle altre patologie dell’apparato uro-genitale?

«Purtroppo c’è ancora molta disinformazione sulla prostata e sulle patologie a essa connesse. Negli ultimi anni la Società Italiana di Urologia ha svolto una grande campagna di sensibilizzazione su tutto il territorio nazionale con campagne di prevenzione rivolte ai soggetti maschili. Nonostante questo, però, ancora oggi molti uomini ignorano l’esistenza della prostata e ignorano anche la pericolosità delle patologie che le sono connesse. Dopo i 45 anni, consigliamo sempre di fare un controllo almeno una volta l’anno e in questo bisogna dire che una grande mano ce la danno spesso le donne».

Quale ruolo possono avere le donne nel concreto?

«Hanno un ruolo molto importante, non tanto per i figli quanto per i mariti, perché parliamo di patologie che compaiono dopo i 40 anni. Gli uomini in genere non parlano volentieri con i medici di certi problemi, ma tendono a confidarsi con le donne che vivono loro accanto. E sono le donne, altrettanto spesso, che li invitano a farsi visitare, a non sottovalutare certi segnali all’apparenza innocenti».

A che età, in generale, è bene iniziare a controllare la salute dell’apparato genitourinario?

«Per quanto riguarda la diagnosi precoce delle patologie prostatiche, il consiglio è di iniziare dai 45anni. Ma se c’è famigliarità meglio iniziare a 40 anni. Invece, per le altre patologie dell’apparato genitourinario, dipende molto dalla presenza o meno di fattori di rischio, primo fra tutti il fumo di sigaretta o anche l’obesità ed aspetti professionali come ad esempio l’esposizione a fattori chimici, come capita ai parrucchieri. In tutti questi casi si consiglia di sottoporsi a un’ecografia addominale fin dai 30 anni».

E i più giovani? C’è qualcosa che devono fare?

«Tra i più giovani possono subentrare più che altro patologie legate all’infertilità, come il varicocele a livello testicolare, o patologie di origine benigna legate alla calcolosi a livello renale, ureterale o vescicale. O, ancora, patologie come la fimosi che spesso compare in età pediatrica e che se non viene trattata immediatamente spesso necessita di un intervento ambulatoriale attorno ai 18-20 anni».

In assenza di sintomi, in questa fascia d’età è comunque consigliabile sottoporsi a una visita dall’urologo?

«Lo può essere soprattutto per quanto riguarda la prevenzione del varicocele. Almeno una volta può essere utile fare una visita urologica, un doppler scrotale per escludere la presenza di questo rigonfiamento delle vene dei testicoli».

 

Queste le domande giunte via internet al dottor Greco:

Mio marito, 66 anni ha un tumore alla prostata che fortunatamente è sotto controllo. È corretto non intraprendere terapie? E quali sono i rischi per mio figlio?

«Il non fare nulla, come dice la signora, può essere attuato in casi ben selezionati e richiede comunque un costante controllo tramite biopsie o esami strumentali specifici. È ciò che viene definita “sorveglianza attiva”, prevista quando ci sia un tumore presente in piccola percentuale all’interno della ghiandola prostatica, con un valore del sangue del PSA – che è un marcatore aspecifico della prostata – molto basso, inferiore a 10. La famigliarità è sicuramente uno dei fattori di rischio principali per il carcinoma prostatico. La presenza in famiglia di uno stretto parente – padre o zio – con un tumore alla prostata aumenta il rischio di contrarre la malattia del 26%. Bene dunque sottoporsi a controlli costanti, da una certa età in poi con cadenza annuale»

Si può fare prevenzione attraverso l’alimentazione?

«Sì, è importante mangiare bene fin da giovani. Un uomo con una dieta ricca di grassi animali corre maggiori rischi di sviluppare un tumore alla prostata. Ma è chiaro che non è cambiando stili di vita solo negli ultimi anni che si può prevenire un tumore, bisogna iniziare già da giovani ».

Oltre al tumore, ci sono altre patologie per cui è importante fare prevenzione? E se sì, in che termini?

«La prevenzione è fondamentale per tutte le patologie urologiche. Possono sorgere altre patologie neoplastiche urologiche, come il tumore renale, che nel 60% dei casi viene diagnosticato per via incidentale con un’ecografia o anche i tumori vescicali che in fase iniziale possono essere silenti. La prevenzione deve essere eseguita su base annuale, sottoponendosi a esami del sangue, come nel caso della prostata, oltre che a un’ecografia addominale».

Stili di vita: l’attività fisica può fare bene alla salute della prostata?

«In generale, dal punto di vista della prevenzione delle patologie neoplastiche urologiche, l’attività fisica non ha un ruolo molto importante. Ce l’ha, invece, nella prevenzione della calcolosi. Nella prevenzione del tumore renale le raccomandazioni principali restano sempre il mantenere un’alimentazione sana, l’evitare il fumo di sigaretta, il non eccedere nel consumo di alcol».

Mio marito ha 56 anni e ha avuto un episodio di sangue nelle urine, è preoccupante?

«L’ematuria, ovvero la presenza di sangue nelle urine, non deve mai essere sottovalutata. Può essere determinata da processi benigni, primo fra tutti la calcolosi, ma anche da patologie maligne. Se è associata a sintomi come bruciore durante la minzione, possiamo trovarci di fronte a una patologia benigna, quindi una calcolosi o una cistite, soprattutto nelle donne. Se è asintomatica bisogna invece escludere le patologie classiche ed è importante individuarne la causa nel più breve tempo possibile. Importante è anche verificare quando compare l’ematuria, se nella posizione iniziale del mitto, in quella intermedia o in quella finale per avere indicazioni sull’origine: uretrale. vescicale, ureterale o renale. Alla comparsa, è consigliabile sottoporsi a un esame citologico delle urine, ad un’ecografia o, nel dubbio, a cistoscopia e Tac».