Dolore, sanguinamento e prolasso sono i tre principali campanelli d’allarme della malattia emorroidaria. Sintomi molto comuni, spesso sottovalutati o considerati un semplice fastidio passeggero, che invece meritano attenzione e la valutazione di un medico, soprattutto se persistono nel tempo o tendono a peggiorare.
Quella che riguarda le emorroidi è una delle patologie proctologiche più diffuse nella popolazione adulta e possono influire significativamente sulla qualità della vita. Riconoscere precocemente i segnali più importanti consente di intervenire con trattamenti mirati ed evitare complicanze.
Ne parliamo con la dottoressa Eleonora Mollica dell’Unità di Proctologia e Pelviperineologia, diretta dal dottor Giulio Santoro.
Che cosa sono le emorroidi?
Le emorroidi sono strutture anatomiche normalmente presenti nel canale anale. Si tratta di cuscinetti vascolari che svolgono un ruolo importante nel mantenimento della continenza e nella corretta evacuazione. In alcune condizioni, però, questi cuscinetti possono b e infiammarsi, provocando sintomi quali:
- dolore
- prurito
- bruciore
- sanguinamento
- sensazione di gonfiore
- prolasso, che si verifica quando le emorroidi fuoriescono dalla loro sede naturale.
L’evoluzione della malattia emorroidaria viene generalmente classificata in vari stadi, da forme iniziali senza prolasso fino a situazioni in cui le emorroidi rimangono in modo permanente all’esterno del canale anale.
Sanguinamento: mai considerarlo un sintomo banale
La comparsa di sangue durante o dopo la defecazione è uno dei segnali più frequenti della patologia emorroidaria. Anche se spesso è associato alle emorroidi, questo sintomo non deve però mai essere attribuito automaticamente alla malattia emorroidaria senza che vi sia una valutazione medica.
Prima di parlare di emorroidi, infatti, è fondamentale escludere altre patologie del colon-retto che possono provocare perdite di sangue, comprese condizioni più serie.
Per questo motivo, soprattutto dopo i 40 anni, il sanguinamento anorettale richiede un approfondimento specialistico e, quando indicato, l’esecuzione di una colonscopia.
Dolore: quando il fastidio diventa un campanello d’allarme
Le emorroidi normalmente non dovrebbero provocare dolore significativo. Quando però compare dolore persistente o intenso, significa che si è spesso in presenza di una complicanza o di una fase più avanzata della malattia.
Il dolore può manifestarsi durante la defecazione, quando si resta seduti per lungo tempo oppure durante le normali attività quotidiane.
In alcuni casi può essere associato alla formazione di un trombo emorroidario, cioè di un coagulo di sangue che si forma all’interno del tessuto emorroidario e che determina un improvviso peggioramento dei sintomi.
Il dolore rappresenta quindi un segnale da non ignorare e merita una valutazione specialistica, soprattutto se compare improvvisamente o se è tale da limitare le normali attività.
Prolasso: quando le emorroidi fuoriescono
Il terzo segnale da non sottovalutare è il prolasso emorroidario, termine con cui si indica la fuoriuscita dei cuscinetti emorroidari dalla loro sede naturale all’interno del canale anale. In pratica, le emorroidi “scendono” verso l’esterno, provocando una sensazione di ingombro, disagio e, spesso, anche dolore.
Il prolasso può presentarsi in varie forme:
- temporaneo, seguito da un rientro spontaneo
- riducibile manualmente
- permanente, nei casi più avanzati.
Oltre al fastidio fisico, il prolasso può rendere difficoltose l’igiene personale e le normali attività quotidiane, con un impatto significativo sulla qualità della vita della persona che ne è colpita.
Quali sono le cause delle emorroidi?
La malattia emorroidaria può avere molte cause, diverse fra loro. Tra i principali fattori di rischio ci sono:
- stipsi cronica
- sforzi ripetuti durante l’evacuazione
- vita sedentaria
- gravidanza
- predisposizione familiare
- sovrappeso e obesità.
La presenza di uno o più di questi fattori può favorire l’ingrossamento delle emorroidi e la comparsa dei sintomi.
Come si diagnosticano le emorroidi?
La diagnosi della malattia emorroidaria viene effettuata attraverso una visita proctologica, nel corso della quale lo specialista proctologo può utilizzare strumenti specifici, come l’anoscopio e il proctoscopio, che gli consentano di valutare l’entità del prolasso e identificare eventuali altre patologie responsabili dei sintomi.
L’obiettivo della visita non è soltanto confermare la presenza di una problematica legata alle emorroidi, ma soprattutto escludere che vi sia presenza di altre malattie – anche di maggiore gravità – che possano presentarsi con sintomi simili.
Come si curano le emorroidi?
Il trattamento dipende dalla gravità della malattia. Nelle forme iniziali possono essere sufficienti una dieta ricca di fibre, una corretta idratazione, la riduzione della stipsi o terapie farmacologiche locali.
Quando il prolasso è più importante possono essere impiegate procedure ambulatoriali mini-invasive, come legatura elastica o scleroterapia.
Nei casi più avanzati, caratterizzati da prolasso permanente o da sintomi importanti, può invece essere necessario ricorrere alla chirurgia.
L’importanza della diagnosi precoce
Intervenire precocemente in presenza di sintomi collegabili alle emorroidi permette non solo di alleviare i disturbi, ma anche di prevenire complicanze come anemia da sanguinamento cronico, danni ai tessuti e, nei casi più severi, sofferenza del tessuto emorroidario prolassato.
Dolore, sanguinamento e prolasso non devono quindi essere considerati semplici fastidi. Sono segnali che il corpo invia e che meritano attenzione, perché una diagnosi corretta, oltre che precoce, è il primo passo per individuare il trattamento più appropriato.

