Ferro

Che cos’è il ferro?

Il ferro è un microelemento, ovvero un minerale che è presente nell’organismo in piccole quantità (così come in piccole quantità si trova in tutti i tessuti animali e vegetali). Nell’organismo umano è contenuto mediamente in quantità di 4-5 grammi (di cui i 3/4 sono presenti nell’emoglobina, ovvero la proteina che trasporta l’ossigeno dai polmoni al resto del corpo). Il suo simbolo chimico è Fe.  

A che cosa serve il ferro?

Nonostante questo minerale sia presente nel nostro organismo in dosi modeste, svolge importantissime funzioni. Il ferro si lega infatti a due importanti proteine, l’emoglobina nei globuli rossi che permette il trasporto dell’ossigeno a tutti i tessuti e la mioglobina che fissa l’ossigeno nei muscoli, permettendo l’ossigenazione di tutti i tessuti e organi dell’organismo. Inoltre, il ferro svolge anche delle importanti funzioni “di riserva”: si accumula infatti in organi come fegatomilza e midollo osseo ed è pronto per essere utilizzato in caso di improvviso aumento del fabbisogno da parte dell’organismo (ad esempio in caso di emorragia). Il ferro partecipa infine all’attività di molti enzimi e alla produzione di ormoni e tessuto connettivo.  

In quali alimenti è presente il ferro?

Diversi sono i cibi ricchi di questo microelemento, soprattutto fegato e frattaglie in generale, carnepescetuorlo d’uovo. Tra i vegetali ne sono buona fonte le verdure a foglia verde scuro (ad esempio gli spinaci), i legumi, la frutta secca e il cioccolato. È però da tenere presente che la forma di ferro presente negli alimenti di origine vegetale e nelle uova è meno assorbibile rispetto a quella dei cibi di origine animale. È bene inoltre ricordare che l’acido citrico e la vitamina C aiutano a fissare il ferro: per aumentarne l’assorbimento è quindi consigliabile, ad esempio, aggiungere limone su carne, pesce e verdure.  

Qual è il fabbisogno giornaliero di ferro?

Il fabbisogno di ferro varia a seconda dell’età, del sesso, e aumenta in caso di gravidanza e allattamento. Se, infatti, il fabbisogno di un bambino si aggira intorno ai 7-9 mg giornalieri, un uomo adulto necessita di 10/12 milligrammi al giorno e una donna di circa 18 mg, soprattutto se allatta. Per la gestante il fabbisogno sale invece a 30 mg al giorno.  

Quali conseguenze può determinare la carenza di ferro?

La principale conseguenza della carenza di ferro è l’anemia, condizione caratterizzata dalla riduzione dei globuli rossi nel sangue e dalla conseguente limitata capacità del sangue di ossigenare organi e tessuti. L’anemia può risultare a sua volta caratterizzata da stanchezza, disturbi gastrointestinali, difficoltà di memoria e concentrazione, riduzione delle difese immunitarie e problemi di termoregolazione. In gravidanza la carenza di ferro può comportare l’aumento del rischio di parto prematuro e basso peso alla nascita.  

Quali conseguenze può determinare un eccesso di ferro?

Un eccesso di ferro può dar vita a problemi di stomaco, costipazione, nausea o vomitodolori addominali e svenimenti e ridurre l’assorbimento dello zinco. Nei casi più gravi (dosi molto alte dell’ordine di centinaia di grammi) può portare a convulsionicoma e morte.  

Perché le donne in gravidanza necessitano di assumere maggiori quantitativi di ferro?

Durante la gestazione per far fronte alla rapida espansione del volume del sangue e alla crescita dei tessuti aumenta anche il fabbisogno di ferro, che servirà a soddisfare le esigenze della futura mamma e del nascituro.

Fitoestrogeni

Che cosa sono i fitoestrogeni?

I fitoestrogeni sono sostanze di origine vegetale strutturalmente e funzionalmente simili agli estrogeni. Scientificamente, con il termine “fitoestrogeno” si indica “qualsiasi estrogeno extragonadico di origine vegetale”. Sono molte le fonti alimentari di queste sostanze. Le principali sono i legumi, soprattutto la soia, i cereali integrali, molti frutti e altri vegetali come, ad esempio, il trifoglio rosso.  

A che cosa servono i fitoestrogeni?

I fitoestrogeni dal punto di vista terapeutico vengono divisi in tre classi:
  • isoflavoni
  • cumestani
  • lignani.
Tra le attività riconosciute a queste sostanze, la principale è quella di espletare azioni simili a quelle degli estrogeni, riducendo gli eventuali disturbi sorti per una carenza o un eccesso di questi ultimi. Altri effetti sembrano essere quelli di ridurre:
  • gli effetti collaterali della menopausa,
  • i livelli di colesterolo nel sangue,
  • i rischi dell’insorgenza di eventi di natura cardiovascolare
  • il rischio di fratture in presenza di osteoporosi
  • l’incidenza di tumori cosiddetti femminili (all’ovaio, alla mammella, all’endometrio).
 

Possibili controindicazioni dei fitoestrogeni?

Non sono conosciuti effetti indesiderati all’assunzione di fitoestrogeni, sostanze che sono ben sopportate dall’organismo umano. Leggeri disturbi possono essere solo l’insorgenza di mal di stomaco e nausea. È comunque sempre consigliabile astenersi dall’assunzione di queste sostanze durante la gravidanza o in concomitanza con l’assunzione di terapie medicinali a base di ormoni.  

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Fluconazolo

Il fluconazolo è un farmaco antifungino utilizzato per trattare le infezioni micotiche, in particolare quelle da lieviti che possono sorgere in gola, esofago, polmoni, vagina, unghie e addome. Può essere adatto anche per combattere le infezioni da micotiche nel sangue o le meningiti causate da funghi, le infezioni da lieviti in pazienti che si stanno sottoponendo a chemioterapia o a radioterapia in seguito a un trapianto di midollo. Può infine essere utilizzato nella prevenzione di infezioni micotiche in persone che sono a rischio di un tumore, di un trapianto o di un’infezione da HIV.  

A che cosa serve il fluconazolo?

Il fluconazolo svolge azione di rallentamento della proliferazione dei funghi.  

Come si assume il fluconazolo?

Il fluconazolo viene assunto in genere per via orale, sotto forma di compresse o di sospensioni liquide. La posologia può variare da una sola dose a una cura che può durare settimane o addirittura mesi, nel corso dei quali deve essere assunto tutti i giorni. In casi specifici il trattamento può essere raddoppiato, sempre e solo su indicazione del medico.  

Quali effetti collaterali ha l’assunzione di fluconazolo?

L’assunzione di fluconazolo può generare vari effetti collaterali, tra cui: capogiri, mal di testa, diarrea, bruciori di stomaco, mal di stomaco. È fondamentale contattare al più presto un medico in caso di nausea, vomito, ittero, emorragie o lividi, urine scure, feci pallide, convulsioni, rash cutanei, orticaria, prurito, difficoltà a respirare o difficoltà a deglutire.  

Quali sono le controindicazioni all’uso di fluconazolo?

L’assunzione di fluconazolo può incidere sulla capacità di guida o di manovra di macchinari pericolosi. Prima di farne uso è necessario informare il proprio medico di:
  • allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti, ad altri farmaci o antifungini
  • farmaci, fitoterapici o integratori assunti
  • sofferenza presente o passata di patologie come tumori, battito cardiaco irregolare, carenze di calcio, magnesio, potassio, sodio, intolleranza al lattosio o saccarosio, malattie renali, epatiche o cardiache
  • gravidanza o allattamento al seno.
Chirurghi e dentisti devono sempre avvisati di terapie a base di questo farmaco in corso  

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Folati

Che cosa sono i folati?

Quando si parla di folati ci si riferisce sia all’acido folico presente sotto varie forme nel cibo, sia all’acido folico di origine sintetica che è presente in integratori e alimenti fortificati. Sono noti anche come vitamina B9 e sono molto importanti per il nostro organismo. Una loro carenza può comportare l’insorgenza di alcune forme di cancro, aumentare il rischio di anomalie congenite, di disfunzioni congenite della terza età e di malattie cardiovascolari, provocare anemia megaloblastica.  

A che cosa servono i folati?

L’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, riconosce vari claim relativi ai folati. In particolare, sono loro riconosciute le capacità di contribuire alla crescita dei tessuti durante la gravidanza, alla normale formazione del sangue, alla normale sintesi degli aminoacidi, al normale funzionamento del sistema immunitario, alla riduzione della stanchezza e della fatica, al normale metabolismo dell’omocisteina oltre che di svolgere un ruolo nel processo di divisione cellulare.  

Possibili controindicazioni dei folati?

In genere l’assunzione di folati è considerata sicura. È necessario però rimanere nelle dosi consigliate, per evitare il formarsi di sintomi come nausea, gonfiore e insonnia. Dal punto di vista dell’interazione con farmaci, si sottolinea che l’assorbimento dell’acido folico può essere ridotto dall’assunzione di molti farmaci, tra cui gli antidiabetici, gli antibiotici e i medicinali contro l’insonnia. Dosi elevate di acido folico, invece, possono ridurre l’efficacia dei farmaci anticonvulsivanti.  

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Funghi

I funghi sono organismi che appartengono al regno dei Mycetae. Sono in genere disponibili tutto l’anno, visto le tante varietà presenti in natura, non tutte commestibili. Se non si è esperti conoscitori di queste varietà è meglio non improvvisarsi raccoglitori di funghi o, in ogni caso, è meglio chiedere consiglio a esperti – come ad esempio gli ispettori micologici delle varie ASL (o ATS o ASP, e altre denominazioni che variano regione per regione e che indicano gli enti pubblici che si occupano dell’erogazione di servizi sanitari) – prima di mangiarne di colti da sé.  

Quali sono le proprietà nutrizionali dei funghi?

L’apporto di macronutrienti varia a seconda delle specie di funghi. Prendendo in considerazione 100 grammi di:
  • coltivati prataioli crudi (Agaricus campestris), hanno un apporto di circa 20 calorie, così ripartite: 76% proteine, 15% carboidrati e 9% grassi
  • coltivati pleurite crudi (Pleurotes ostreatus), hanno un apporto di circa 28 calorie, così ripartite: 59% carboidrati, 31% proteine, 10% grassi
  • porcini crudi (Boletus edulis), hanno un apporto di circa 26 calorie, così ripartite: 61% proteine, 14% carboidrati e 25%grassi.
Questi sono invece i micronutrienti presenti in tutte le specie: I funghi sono inoltre ricchi di fibre e grassi essenziali.  

Quando non bisogna mangiare funghi?

Non si conoscono possibili interazione tra il consumo di funghi commestibili e l’assunzione di farmaci o di altre sostanze.  

Quali sono i possibili benefici dei funghi?

Grazie alle fibre di cui sono ricchi, i funghi favoriscono il benessere dell’intestino. Grazie alle loro proteine con elevato valore biologico e all’acido linoleico, agevolano il buon funzionamento del sistema immunitario, della pressione del sangue, del processo di aggregazione delle piastrine. I minerali e le vitamine danno loro potere antiossidante, di protezione di ossa e denti e della salute cardiovascolare. Le vitamine del gruppo B garantiscono il buon funzionamento del metabolismo.  

Quali sono le controindicazioni dei funghi?

I funghi possono essere difficili da digerire a causa della presenza di micosina. Se dopo averli mangiati si presentano sintomi come nausea, vomito o diarrea è necessario rivolgersi con urgenza al più vicino Pronto soccorso.  

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Ginkgo Biloba

Che cos’è il ginkgo biloba?

Il ginkgo biloba è un albero originario dell’Asia le cui foglie vengono utilizzate per ottenere estratti utilizzati per scopi curativi. Nell’antichità, oltre alle foglie, venivano utilizzati anche i semi che però – si è scoperto in seguito – contengono una sostanza chimica chiamata ginkgotossina che può causare crisi epilettiche e reazioni anche gravi, capaci di causare la morte. Anche le foglie contengono questa sostanza, ma in quantità decisamente inferiori. Resta il fatto che gli estratti di questa pianta devono comunque essere sempre utilizzati in modo appropriato e controllato.  

A che cosa serve il ginkgo biloba?

Gli effetti del ginkgo biloba sul nostro organismo riguardano soprattutto il miglioramento dei disturbi circolatori, tra i quali la claudicatio intermittens, che consiste in un dolore causato dal restringimento delle arterie. Viene utilizzato inoltre per il trattamento di alcune disfunzioni sessuali, contro l’insorgenza dell’Alzheimer e di altre forme di demenza, per migliorare la memoria e ridurre il tinnito.  

Possibili controindicazioni del ginkgo biloba?

Gli effetti collaterali dovuti all’assunzione di prodotti derivanti dal ginkgo biloba sono vari e molto differenti tra loro: diarrea, vertigini, mal di testa, nausea, disturbi gastrointestinali. Reazioni possono inoltre essere reazioni allergiche cutanee o, anche se più rare, reazioni allergiche di una certa intensità. Un uso controllato deve essere osservato da coloro che si stanno sottoponendo a una cura a base di farmaci anticoagulanti, che soffrono di emorragie o che devono sottoporsi a procedure dentistiche o interventi chirurgici. visto che si ritiene che i derivati da questa pianta abbiano potere di aumentare il rischio di sanguinamento.  

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Glucosamina

Che cos’è la glucosamina?

La glucosamina (o glucosammina, Glcn) è un aminozucchero che viene coinvolto nella sintesi di lipidi e proteine glicosilate. Tra le varie forme di glucosamina esistenti, le più note sono: la glucosamina solforato (presente nell’eparina), la glucosamina idrocloridrato e la N-scetilglucosamina (presente nell’acido ialuronico).  

A che cosa serve la glucosamina?

Alla glucosamina sono associate varie proprietà. La principale riguarda la sua potenziale capacità di rinforzare le articolazioni e di contribuire a preservare la struttura e il grado di elasticità della cartilagine. Questa sostanza rappresenterebbe anche un valido sostengo dell’organismo in caso di lavoro fisico e mentale intenso e, secondo specifici studi, avrebbe capacità anti-infiammatorie. L’Efsa, Autorità europea per la sicurezza alimentare, non ha però approvato alcun claim specifico in relazione a prodotti a base di glucosamina a causa dell’assenza di prove scientifiche in grado di dimostrare le proprietà sopra descritte.  

Possibili controindicazioni della glucosamina?

In genere l’uso di integratori di glucosamina non provoca l’insorgenza di effetti collaterali. Ciò non toglie che in alcuni casi si possano creare effetti avversi come nausea, vomito, diarrea, costipazione e bruciore di stomaco. Anche se reazioni allergiche gravi dovute all’assunzione di questa sostanza sono molto rare, è comunque bene non assumerla in presenza di un’ipersensibilità accertata o presunta verso questo principio attivo.  

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Guaranà

Che cos’è il guaranà?

Il guaranà è una pianta originaria dell’Amazzonia dai cui semi si ricava una bevanda molto diffusa nel Sud America. Questi stessi semi oggi sono spesso utilizzati a scopo medicinale grazie al loro contenuto di caffeina, sostanza in grado di stimolare il sistema nervoso centrale, i muscoli e il cuore. Oltre alla caffeina, il guaranà contiene due molecole a questa simili: la teobromina e teofillina.  

A che cosa serve il guaranà?

Il guaranà viene proposto per varie situazioni: perdere peso, aumentare le performance atletiche, diminuire l’ansia, ridurre l’affaticamento mentale e fisico, combattere la pressione bassa, prevenire dissenteria e malaria, aumentare il desiderio sessuale, aumentare il flusso d’urina, contro il mal di testa, la febbre, la diarrea, i dolori alla schiena e alle articolazioni e contro i problemi cardiaci. Non esistono però prove scientifiche sufficienti a garantirne l’efficacia in relazione a tutti questi punti.  

Possibili controindicazioni del guaranà?

Quando assunto come medicinale, il guaranà non deve essere utilizzato troppo a lungo. Inoltre, a causa della sua forte presenza di caffeina, l’assunzione di dosi eccessive di questa sostanza possono produrre effetti collaterali come nervosismo, aumento della frequenza cardiaca, insonnia, ansia, tremori, nausea, vomito e acufeni. Si sconsiglia il consumo di guaranà in presenza di ansia, diabete, diarrea, sindrome dell’intestino irritabile, pressione alta, osteoporosi, glaucoma, disturbi emorragici e malattie cardiache. Questa sostanza, infine, non deve essere assunta in concomitanza ad anfetamine, cocaina e efedrina o con altri principi attivi come adenosina, chinoloni, cimetidina, clozapina, dipiridamolo, disulfiram, estrogeni, fluvoxamina, litio, MAO inibitori, anticoagulanti e antiaggreganti, nicotina, teofillina, verapamil, alcol, pillola anticoncezionale, fluconazolo, antidiabetici, mexiletina e terbinafina.  

Disclaimer

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Infarto del miocardio

Che cos’è l’infarto del miocardio?

Si ha infarto del miocardio quando si verifica la morte di alcune cellule del cuore a causa di un’occlusione parziale o totale di un’arteria coronarica, cioè di uno dei vasi sanguigni che hanno il compito di irrorare il muscolo cardiaco. L’infarto del miocardio può causare arresto cardiaco e può essere conseguenza di un intenso sforzo fisico o di una grande emozione, ma può presentarsi anche in una situazione di assoluto riposo.  

Quali sintomi possono essere associati a un infarto del miocardio?

sintomi collegati all’infarto al miocardio sono molti e variano in base a ogni caso specifico. In genere le avvisaglie della presenza di un infarto sono un forte dolore al petto – che può irradiarsi sul braccio sinistro, sul collo, sulla mandibola, sulla gola e anche a livello dello stomaco – sudorazione freddanauseavomito, senso di angoscia.  

Che cosa bisogna fare in caso di infarto del miocardio?

In presenza di infarto del miocardio o anche solo in sospetto che vi sia un infarto, è necessario chiamare tempestivamente i soccorsi. In attesa che questi arrivino, la persona colpita deve essere mantenuta a riposo e in posizione semisdraiata.  

Che cosa non bisogna fare in caso di infarto del miocardio?

In caso di sospetto infarto al miocardio non bisogna per nessun motivo sottovalutare i sintomi che si presentano e pensare che il momento di crisi passi da sé, soprattutto se si sa di essere soggetti a rischio di malattie cardiovascolari.  

Importante avvertenza

Le informazioni di questa scheda forniscono semplici suggerimenti utili a tenere sotto controllo la situazione in caso di attesa dei soccorsi e non sono in nessun caso da considerarsi interventi che possano sostituire l’intervento degli operatori di primo soccorso.

Infezione da Dientamoeba fragilis

Che cos’è un’infezione da Dientamoeba fragilis?

L’infezione da Dientamoeba fragili è provocata dal parassita che porta questo nome e che si trova in genere all’interno dell’intestino umano. È più facile contrarre questa infezione in zone del mondo in cui il livelli di igiene sono scarsi. È possibile avere l’intestino colonizzato da questo parassita senza avere alcun sintomo.  

Come si contrae un’infezione da Dientamoeba fragilis?

È molto probabile che l’infezione da Dientamoeba fragilis avvenga per via fecale-orale, cioè abbia luogo quando si portano alla bocca le mani dopo che queste sono venute a contatto con le feci di una persona infetta oppure quando si ingerisce acqua o alimenti che risultano essere contaminati dal parassita.  

Come si previene un’infezione da Dientamoeba fragilis?

L’infezione da Dientamoeba fragilis può essere prevenuta osservando alcune elementari norme igieniche, tra cui:
  • lavarsi le mani prima di mangiare, in particolar modo dopo essere stati alla toilette o dopo avere maneggiato pannolini
  • evitare di entrare in contatto o consumare acqua che possa essere stata contaminata da scarichi fognari
  • lavare e sbucciare sempre frutta e verdura prima di consumarle crude
  • non bere acqua del rubinetto prima di averla bollita in Paesi dove ci possano essere problemi di approvvigionamento idrico.
 

Quali sono i sintomi di un’infezione da Dientamoeba fragilis?

I più comuni sintomi associabili a un’infezione da Diantomoeba fragilis sono perdita di feci, diarrea e dolore addominale associati a perdita di peso, nausea, stanchezza e perdita di appetito. Molti soggetti possono ospitare questo parassita senza manifestare alcun sintomo.  

Come si può curare un’infezione da Dientamoeba fragilis?

L’infezione da Dientamoeba fragilis viene in curata con uno specifico farmaco, lo iodochinolo.  

Importante avvertenza

Le informazioni di questa scheda forniscono semplici indicazioni generali e non possono in nessun caso sostituirsi al parere del medico. In presenza di una situazione di malessere è sempre dunque consigliabile rivolgersi al proprio medico o recarsi al più vicino pronto soccorso.

Infezione da Proteus

Che cos’è un’infezione da Proteus?

L’infezione da Proteus è causata da un batterio del genere Proteus. Si tratta di bacilli che in genere sono presenti nella flora batterica umana (Proteus miranilis) e in diversi ambienti come case di cura o ospedali (Proteus vulgaris e Proteus penneri).  

Come si contrae un’infezione da Proteus?

Il Proteus miranilis e il Proteus vulgaris colpiscono con maggior frequenza le donne e i soggetti già malati o che hanno un sistema immunitario compromesso. In ambito ospedaliero l’infezione si trasmette attraverso una contaminazione di materiali come i cateteri o le strumentazioni uretrali. L’infezione può essere inoltre conseguenza di infezioni alle vie urinarie, trattamenti protratti nel tempo a base di antibiotici e ostruzioni delle vie urinarie.  

Quali sono i sintomi di un’infezione da Proteus?

Tra i sintomi che possono rivelare l’esistenza di un’infezione da Proteus ci sono:  

Quali malattie possono essere associate a un’infezione da Proteus?

All’infezione da Proteus possono essere associate a varie malattie, tra cui: uretriti, cistiti, prostatiti, pielonefriti, calcoli, sepsi.  

Come si può curare un’infezione da Proteus?

Le infezioni da Proteus sono curate con l’assunzione di specifici farmaci indicati dal medico. Tali farmaci cambiano a seconda della tipologia e della gravità dell’infezione in atto. In caso di ricovero i farmaci possono essere assunti anche per via parenterale (sottocutanea, intraarteriosa, ecc.).  

Importante avvertenza

Le informazioni di questa scheda forniscono semplici indicazioni generali e non possono in nessun caso sostituirsi al parere del medico. In presenza di una situazione di malessere è sempre dunque consigliabile rivolgersi al proprio medico o recarsi al più vicino pronto soccorso.

Infezione da stafilococco Vancomicina-Sensibili (VISA)

Che cos’è un’infezione da stafilococco Vancomicina-Sensibili (VISA)?

L’infezione da stafilococco Vancomicina-sensibili (VISA) è provocata da un batterio Gram-positivo che appartiene al genere Staphylococcus e ha una resistenza intermedia alla vancomicina – un antibiotico. Per bloccare la crescita di un stafilococco Vancomicina-sensibile sono necessarie dosi dalle 4 alle 8 volte superiori alla quantità minima richiesta.  

Come si contrae un’infezione da stafilococco Vancomicina-Sensibili (VISA)?

L’infezione da stafilococco Vancomicina-sensibili (VISA) si contrae a seguito del contatto con persone infette o superfici o oggetti contaminati. Il batterio entra nell’organismo attraverso la bocca, il naso o aperture, come le ferite, della pelle.  

Quali sono i sintomi di un’infezione da stafilococco Vancomicina-Sensibili (VISA)?

I sintomi dell’infezione da stafilococco Vancomicina-sensibili (VISA) variano a seconda della sua tipologia e possono consistere in: febbre, arrossamenti, dolore e gonfiore cutanei, dolori muscolari, sensazione di calore al tatto, dolori al petto, tosse, difficoltà respiratorie, debolezza, mal di testa, sonnolenza, battito cardiaco accelerato, problemi alla vista, nausea, vomito, rash.  

Quali malattie possono essere associate a un’infezione da stafilococco Vancomicina-Sensibili (VISA)?

In genere l’infezione da stafilococco Vancomicina-sensibili (VISA) colpisce la pelle e i tessuti molli posti sotto di essa. In seguito possono però diffondersi nel resto dell’organismo causando: vari problemi di cuore tra cui l’endocardite, batteriemia, artrite, polmonite, meningite, ostomielite, cellulite e ascessi.  

Come si può curare un’infezione da stafilococco Vancomicina-Sensibili (VISA)?

L’infezione da stafilococco Vancomicina-sensibili (VISA) viene trattata con antibiotici e, quando necessario, con il drenaggio del materiale accumulato nell’area in cui si è sviluppata l’infezione. Quando gli antibiotici non sono efficaci o se si è portatori di protesi metalliche può essere necessario sottoporsi a un intervento chirurgico.  

Importante avvertenza

Le informazioni di questa scheda forniscono semplici indicazioni generali e non possono in nessun caso sostituirsi al parere del medico. In presenza di una situazione di malessere è sempre dunque consigliabile rivolgersi al proprio medico o recarsi al più vicino pronto soccorso.

Interferone alfa n-1

L’interferone alfa n-1 è un principio attivo che sembra esercitare un’azione antivirale e immunomodulatrice oltre che contrastare la proliferazione cellulare.  

A che cosa serve l’interferone alfa n-1?

L’interferone alfa n-1 viene utilizzato per il trattamento della tricoleucemia, della leucemia mieloide cronica e di alcune forme croniche dell’epatite B e dell’epatite C.  

Come si assume l’interferone alfa n-1?

L’interferone alfa n-1 è somministrato attraverso iniezioni sottocutanee o intramuscolari.  

Quali effetti collaterali ha l’assunzione di interferone alfa n-1?

Leggeri effetti collaterali derivati dall’assunzione di interferone alfa n-1 possono essere: mal di testa, febbre, brividi, dolori alle gambe, dolori articolari, mal di schiena, nausea, vomito, stanchezza, leggeri pruriti o rash. Meglio invece ricolgersi al medico nel caso in cui si evidenzino: rash grave, orticaria, forte prurito, gonfiore a volto, labbra, lingua e gola, difficoltà di respirazione.  

Quali sono le controindicazioni all’uso di interferone alfa n-1?

Prima di sottoporsi a un trattamento a base di interferone alfa n-1 è necessario informare il medico di:
  • allergie al principio attivo, ai suoi derivati o ad altri farmaci e alimenti
  • cure in corso con medicinali, fitoterapici o integratori
  • sofferenza attuale o passata di malattie cardiache, malattie polmonari, diabete, convulsioni o psoriasi
  • stato di gravidanza o di allattamento al seno.
 

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Interferone alfa-2a

L’interferone alfa-2a è un principio attivo che esercita un’azione antivirale. Il suo meccanismo non è del tutto noto, ma si ritiene agisca contro virus e cellule tumorali aiutando il sistema immunitario a eliminarli.  

A che cosa serve l’interferone alfa-2a?

L’interferone alfa-2a trova impiego nella cura dell’epatite C e di alcune forme di leucemia.  

Come si assume l’interferone alfa-2a?

L’interferone alfa-2a viene somministrato con iniezioni.  

Quali effetti collaterali ha l’assunzione di interferone alfa-2a?

L’assunzione di interferone alfa-2a può contribuire ad aggravare alcune condizioni mediche come disturbi autoimmuni, problemi psichiatrici, infezioni o problemi di circolazione. Può inoltre diminuire le capacità dell’organismo di abbassare il numero di piastrine, aumentare i livelli di zuccheri nel sangue e combattere le infezioni. Altri effetti avversi possono essere: dolore alle ossa, capogiri, tosse, ansia, mal di testa, bocca e gola secche, perdita dell’appetito, nausea, secchezza della pelle, mal di stomaco, insonnia, stanchezza, vomito. È consigliabile rivolgersi a un medico al più presto in caso di comparsa di: prurito, orticaria, rash, difficoltà respiratorie, gonfiore di volto, bocca, labbra e lingua, senso di oppressione al petto, svenimenti, convulsioni, febbre, tosse, mal di gola, brividi, dolori muscolari o articolari, aumento di peso ingiustificato, ittero, problemi alla vista, emorragia o lividi.  

Quali sono le controindicazioni all’uso di interferone alfa-2a?

In vista di un trattamento a base di interferone alfa-2a è bene avvisare il proprio medico dell’eventuale presenza di:
  • allergie al principio attivo, a farmaci, alimenti o altre sostanze
  • altre cure a base di medicinali, fitoterapici o integratori, in particolare interleuchina-2, teofilina, fluorouracile, zidovudina.
  • sofferenza passata o futura di varie patologie tra cui: malattie cardiache, malattie autoimmuni, problemi epatici, renali o ai polmoni, gastrointestinali o alla tiroide, diabete, convulsioni, disturbi a occhi o vista, problemi al pancreas, anemia, herpes simplex, insonnia
  • infarto, trapianti, uso e abuso attuale o passato di alcolici e stupefacenti
  • gravidanza o allattamento al seno.
Nel corso del trattamento è consigliato bere molto. L’assunzione di questo principio attivo può provocare difficoltà alla guida di automezzi o alla manovra di macchinari pericolosi. L’effetto può essere aggravato dall’alcol o da alcuni medicinali come i sonniferi o i miorilassanti. Le donne in età fertile che assumono questo farmaco – o il cui partner sta assumendo questo farmaco – devono evitare di rimanere incinte.  

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Interferone alfa-2b

L’interferone alfa-2B è un farmaco antitumorale che si pensa agisca fornendo un aiuto al sistema immunitario per combattere i virus e ridurre la capacità di riprodursi degli stessi virus e delle cellule tumorali. Il suo esatto funzionamento non è però del tutto noto.  

A che cosa serve l’Interferone alfa-2b?

L’interferone alfa-2B viene utilizzato per curare alcune tipologie di leucemie, linfomi ed epatiti oltre che varie malattie associate all’AIDS e i condilomi acuminati. In combinazione con il trattamento chirurgico, inoltre viene utilizzato per combattere alcune forme di cancro alla pelle.  

Come si assume l’Interferone alfa-2b?

L’Interferone alfa-2b viene assunto attraverso un’iniezione.  

Quali effetti collaterali ha l’assunzione di Interferone alfa-2b?

L’assunzione di Interferone alfa-2b può generare gravi problemi epatici e polmonari, oltre che aumentare la sensibilità della pelle al sole e aumentare il livello di zuccheri nel sangue. Questo principio attivo può contenere albumina e per questo può creare un raro rischio di malattia di Creutzfeldt-Jacob. La sua assunzione può generare alcuni effetti avversi, tra cui: diarrea, costipazione, capogiri, aumento della sudorazione, perdita dell’appetito, stanchezza, nausea, vomito, perdita di peso. È consigliabile rivolgersi al più presto a un medico nel caso di presenza di effetti di questo tipo: rash, prurito, orticaria, feci scure, sangue nelle feci, dolore al petto, confusione, difficoltà respiratorie, svenimenti, battito cardiaco irregolare o accelerato, debolezza su un solo lato del corpo, mal di stomaco, nausea, vomito, mal di testa grave o persistente, glicemia elevata, lividi o emorragie, problemi alla vista.  

Quali sono le controindicazioni all’uso di Interferone alfa-2b?

L’assunzione di Interferone alfa-2b può essere controindicata in presenza di problemi psichiatrici, del comportamento o epatici. Prima di assumerlo, è necessario informare il medico della presenza di:
  • eventuali allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti, ad altri farmaci o altre sostanze
  • assunzione di medicinali, fitoterapici o integratori assunti, soprattutto se si tratta di anticoagulanti, flurouracile, teofilline, interleuchina-2, zidovudina e qualsiasi farmaco che potrebbe ridurre l’attività del sistema immunitario
  • sofferenza presente o passata di problemi di natura cardiaca, epatica o renale, diabete, problemi di pressione, lipidi o colesterolo elevati, epilessia, problemi ai polmoni alla tiroide o gastrointestinali, insonnia, disturbi a occhi o alla vista epatite B o epatite C, problemi al sistema immunitario, infezioni da HIV, infezioni virali, cancro, malattie autoimmuni problemi al midollo osseo o di coagulazione, disturbi emorragici, bassi livelli di cellule nel sangue, coaguli di sangue nei vasi sangugni.
  • trapianti o cure a base di immunosoppressori
  • infarto
  • dipendenza da alcol o da altre sostanze
  • condizione di gravidanza o di allattamento al seno.
Medici, dentisti e chirurghi devono essere informati dell’assunzione di questo principio attivo. Può rendere difficoltosa la guida o il manovrare macchinari pericolosi soprattutto se assunto insieme ad alcol o ad alcuni medicinali come quelli che sono in grado di provocare sonnolenza.  

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Iodio

Che cos’è lo iodio?

Lo iodio è un microelemento che viene così chiamato perché rispetto ad altri minerali come calciofosforo, magnesio, potassio, zolfosodiocloro – chiamati “macroelementi” – è presente nell’organismo in piccole quantità. Sebbene sia presente nell’organismo in piccole quantità (lo iodio è presente nel corpo umano in quantità medie di 15-20 mg), ricopre un ruolo molto importante nel mantenerlo in salute. Il suo simbolo chimico è I.  

A che cosa serve lo iodio?

Lo iodio nell’organismo umano è un componente essenziale degli ormoni tiroidei; è quindi un elemento indispensabile per le numerose funzioni regolate da questi ormoni, che vanno dallo sviluppo del sistema nervoso centrale e dello scheletro, al controllo della temperatura corporea, fino ad arrivare al metabolismo di zuccheri, grassi e proteine. In particolare, la corretta funzione della ghiandola tiroidea è garantita da un adeguato apporto nutrizionale di iodio. Una profilassi iodica (che consiste in misure semplici come l’assunzione di sale iodato, cioè sale fortificato con 30 mg di iodio per chilo) può aiutare nella prevenzione del gozzo endemico e degli altri disordini da carenza iodica.  

In quali alimenti è presente lo iodio?

Tra i cibi più ricchi di iodio figurano il pesce e le alghe. Anche altri alimenti possono essere discrete fonti di questo minerale (latte, uova, carne e cereali), mentre per quanto concerne frutta e verdura le quantità di iodio in esse presenti variano molto dalla presenza di iodio nel terreno di coltivazione. Poiché i quantitativi di iodio assunti spesso non sono sufficienti a soddisfare i fabbisogni dell’organismo, sia il ministero della Salute che l’Organizzazione mondiale della sanità consigliano di prevenire le carenze utilizzando sale iodato al posto del comune sale da cucina.  

Qual è il fabbisogno giornaliero di iodio?

La dose giornaliera di iodio raccomandata a un adulto è pari a 150 microgrammi. Nelle donne in gravidanza e durante l’allattamento può raggiungere i 220-290 microgrammi al giorno.  

Quali conseguenze può determinare una carenza di iodio?

La carenza di iodio ha diversi effetti negativi sulla crescita e sullo sviluppo, ed è il principale fattore di rischio modificabile per il ritardo mentale. Durante la gestazione la carenza di iodio può causare aborti e aumentare per il nascituro il rischio di sviluppare cretinismospasticità motoriesorditàritardi nello sviluppo fisico e sessuale e aumento del rischio di sindrome da deficit di attenzione/iperattività. Nei bambini lievi carenze possono ridurre il quoziente di intelligenza. Negli adulti una carenza di iodio può sfociare in un ipotiroidismo spesso associato a gozzo. La carenza cronica di iodio può comportare l’aumento del rischio di sviluppare il cancro follicolare alla tiroide.  

Quali conseguenze può determinare un eccesso di iodio?

Assunzioni di quantità eccessive di iodio possono portare ad alcuni dei sintomi scatenati dalle sue carenze, inclusi ipotiroidismo e gozzo. Altre possibili conseguenze sono l’ipertiroidismotiroiditi e cancro papillare alla tiroide. In caso di intossicazione acuta – evenienza rara – i sintomi possono includere bruciore a bocca, gola e stomaco, febbredolori addominalinauseavomito e diarrea, fino ad arrivare al coma.  

È vero che lo iodio fa bene alla tiroide?

Sì, è vero. Questo accade perché la funzione della tiroide è regolata dall’ormone TSH, che aumenta l’assorbimento da parte della tiroide dello iodio, che risulta utile a stimolare la sintesi degli ormoni tiroidei. Un corretto apporto di iodio evita carenze che inducono la tiroide a ingrossarsi nel tentativo di assorbire questo elemento.

Ipodato

L’ipodato è un mezzo di contrasto che ha la caratteristica di bloccare il passaggio dei raggi X, di inibire la conversione della tiroxina in triiodotironina e di ridurre la secrezione degli ormoni tiroidei.  

A che cosa serve l’ipodato?

L’ipodato viene utilizzato per curare l’ipotiroidismo associato al morbo di Graves quando altre terapie risultano controindicate o quando diviene necessario far fronte rapidamente a una tireotossicosi. Viene impiegato anche per diagnosticare i disturbi della cistifellea.  

Come si assume l’ipodato?

L’ipodato in genere viene assunto per via orale, quindi tramite la bocca.  

Quali effetti collaterali ha l’assunzione di ipodato?

L’assunzione di ipodato viene in alcuni casi associata all’insorgenza di un’insufficienza renale acuta. Può interferire inoltre con alcune analisi di laboratorio. Tra gli effetti collaterali avversi che possono essere provocati dall’assunzione di ipodato, ci sono: leggera diarrea, moderati nausea o vomito, capogiri, mal di testa, bruciore di stomaco, spasmi o crampi addominali o allo stomaco, minzione difficoltosa, frequente o dolorosa. È necessario rivolgersi nel più breve tempo possibile al proprio medico, inoltre, se in corso di assunzione di questa sostanza, si nota la presenza di: gonfiore a volto, labbra, lingua o gola, prurito, orticaria, difficoltà respiratorie, senso di oppressione al petto, forte diarrea, grave nausea o vomito, lividi o emorragie, problemi della minzione.  

Quali sono le controindicazioni all’uso di ipodato?

Può esserci controindicazione all’uso di ipodato in presenza di problemi al fegato o ai reni. Prima dell’assunzione, il medico deve essere informato di:
  • allergie al principio attivo, ad altri farmaci, sostanze o alimenti. In particolare a penicilline, ad allergeni cutanei o a mezzi di contrasto contenenti iodio
  • assunzione in corso di medicinali, fitoterapici o integratori, in particolare meglumina, colestiramina o mezzi di contrasto per l’urografia
  • presenza di problemi gastrointestinali, ostruzione epatiche o dei dotti biliari, asma, malfunzionamento del fegato, malattie coronariche, ipertiroidismo, disidratazione, iperuricemia o problemi renali
  • condizione di gravidanza o allattamento.
 

Avvertenza

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico.

Labbra gonfie

Che cosa sono le labbra gonfie?

Si rientra nella casistica delle labbra gonfie quando si accusa una situazione di gonfiore alle labbra a causa di un’infiammazione o di un eccessivo accumulo di liquidi (cosiddetto edema).

 

Quali sintomi possono essere associati alle labbra gonfie?

In genere le labbra gonfie si accompagnano ad altri sintomi come: prurito, dolore alle labbra o riduzione della sensibilità della zona delle labbra. Se il gonfiore alle labbra è causato da una forte allergia, possono manifestarsi anche nausea, vomito, difficoltà respiratorie e tachicardia.

 

Quali sono le cause delle labbra gonfie?

Le labbra gonfie possono essere causate da punture di insetti, traumi, scottature solari, allergie da contatto o da farmaci. Possono però anche essere originate da varie patologie, tra le quali ci sono: allergie alimentari, herpes simplex, insufficienza cardiaca, insufficienza renale.

 

Quali sono i rimedi contro le labbra gonfie?

Per curare le labbra gonfie è necessario individuare e intervenire sulle cause che ne sono alla base che possono essere, come detto, molto varie fra loro.

 

Labbra gonfie, quando rivolgersi al proprio medico?

Le labbra gonfie possono richiedere una visita del medico di fiducia quando derivano da un trauma o da una delle patologie che possono essere associate a questo sintomo, già diagnosticata in precedenza.

Lecitina di soia

Che cos’è la lecitina di soia?

La lecitina di soia si trova nella pianta della soia, che appartiene alla famiglia delle leguminose e che produce semi simili a fagioli, lunghi circa 5 cm. È un fosfolipide che viene coinvolto in vari processi dell’organismo umano.  

A che cosa serve la lecitina di soia?

La lecitina di soia viene proposta in vari integratori perché agirebbe sui grassi presenti nel sangue tenendo sotto controllo i valori di colesterolo. Tra le azioni a essa attribuite ci sarebbe anche la capacità di prevenire i depositi di grasso nelle arterie, con conseguente diminuzione del rischio di contrarre patologie di natura cardiovascolare. Tali indicazioni non sono però state riconosciute come valide dall’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, a causa dell’assenza di prove scientifiche sufficienti a supporto.  

Possibili controindicazioni della lecitina di soia

In genere il consumo di lecitina di soia è tollerato dalla maggior parte delle persone e non si registrano spesso situazioni di interazione tra il suo consumo e l’assunzione di farmaci o altre sostanze. Ci possono però essere casi di ipersensibilità verso il principio attivo, con conseguenti dolori all’addome, diarrea, nausea e crampi addominali. In ogni caso, è meglio evitare di assumere prodotti che la contengano in caso di gravidanza o di allattamento al seno.  

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Levodopa

La levodopa rientra nella categoria dei farmaci che agiscono sul sistema nervoso. Il principio attivo che ne sta alla base è il precursore del neurotrasmettitore dopamina. Nello specifico, dopo avere attraversato la barriera ematoencefalica, entra nei neuroni dopaminergici per essere rapidamente convertito in dopamina e supplire così alle sue carenze.  

A che cosa serve la levodopa?

La levodopa viene utilizzata per la cura della malattia di Parkinson e ad altre forme collegate come il parkinsonismo sintomatico conseguente a intossicazioni da monossido di carbonio o da manganese o il parkinsonismo post-encefalico.  

Come si assume la levodopa?

La levodopa viene assunta per via orale sotto forma di compresse o capsule.  

Quali effetti collaterali ha l’assunzione di levodopa?

L’assunzione di levodopa può provocare l’insorgenza di numerosi effetti collaterali, tra cui: capogiri, confusione, febbre, convulsioni, mal di gola, mal di stomaco, aumento della pressione, brividi, nausea, vomito, depressione, sangue nelle feci, salivazione eccessiva, ansia, agitazione, allucinazioni. La presenza di altri sintomi devono spingere a rivolgersi al più presto a un medico: diarrea, costipazione, incubi, mal di testa, dolori addominali, flatulenza, secchezza delle fauci, sudorazione eccessiva, tic muscolari.  

Quali sono le controindicazioni all’uso di levodopa?

Prima di iniziare una cura a base di levodopa è necessario avvisare il proprio medico di:
  • presenza di allergie al principi attivo o ad altri farmaci
  • di cure in corso a base di farmaci, fitoterapici o integratori, in particolare se a base di questi principi attivi: fosfenitoina, ferro destrano, isocarbossazide, metildopa, metoclopramide, paliperidone, fenelzina, fenitoina, tetrabenazina, tiotixene, tanilciclopromina, ziprasidone e zuclopentixolo.
 

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.