Clorfeniramina

La clorfeniramina è un antistaminico che agisce bloccando l’azione dell’istamina e contribuendo così a ridurre sintomi come gli starnuti e la lacrimazione degli occhi.  

A che cosa serve la clorfeniramina?

La clorfeniramina viene usata quando c’è la necessità di ridurre i sintomi della congestione nasale, cioè gli starnuti, la lacrimazione degli occhi, il prurito alla gola, il prurito al naso e i fastidi provocati da infezioni alle vie respiratorie superiori, come quelle procurate da allergie, febbre da fieno o raffreddore.  

Come si assume la clorfeniramina?

La clorfeniramina viene somministrata per via orale – in varie forme: compresse, sospensione, sciroppi – o per via endovenosa.  

Quali effetti collaterali ha l’assunzione di clorfeniramina?

L’assunzione di clorfeniramina può aumentare la sensibilità della pelle ai raggi solari. Altri effetti collaterali possono essere: capogiri, diarrea, costipazione, nausea, perdita dell’appetito, sonnolenza, vomito, debolezza. È consigliabile contattare subito un medico nel caso in cui, dopo l’assunzione di questo principio attivo si manifestino sintomi come: rash, prurito, orticaria, gonfiore di viso, bocca, labbra e lingua, convulsioni, battito cardiaco accelerato o irregolare, tremori, mal di testa, problemi alla vista e insonnia.  

Quali sono le controindicazioni all’uso di clorfeniramina?

Non bisogna assumere clorfeniramina insieme al sodio oxibato o quando nei 14 giorni precedenti si sono assunti furazolidone o MAO inibitori. Prima di assumerla è bene informare il medico della presenza di:
  • allergia al principio attivo, ai suoi eccipienti o ad altri farmaci o alimenti
  • assunzione in corso di medicinali, integratori, fitoterapici e in particolare furazolidone, MAO inibitori, sodio oxibato, antidepressivi triciclici e idantoine
  • sofferenza presente o passata di battito cardiaco accelerato, rallentato o riregolare, problemi cardiovascolari e polmonari, asma, pressione alta, glaucoma, ictus, diabete, blocchi alla vescica, blocchi intestinali, ipertrofia prostatica, problemi di minzione, ipertiroidismo o convulsioni
  • test allergico cutaneo già fissato, da eseguire a breve
  • stato di gravidanza o di allattamento al seno.
L’assunzione di clorfeniramina può rendere difficoltosa la guida di autoveicoli o la manovra di macchinari pericolosi, soprattutto in caso di contestuale consumo di sostanze alcoliche. Medici, chirurghi e dentisti devono sempre essere informati dell’assunzione di questo principio attivo.  

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Clortalidone

Il clortalidone è un farmaco diuretico che agisce agevolando l’eliminazione di potassio e sodio attraverso le urine e dunque promuovendo l’eliminazione di maggiori quantità di acqua.  

A che cosa serve il clortalidone?

Il clortalidone viene utilizzato per contrastare la pressione alta. Un suo uso combinato con altri farmaci può essere previsto anche per trattare la ritenzione idrica causata dall’assunzione di farmaci o da problemi come disturbi renali o epatici o come lo scompenso cardiaco.  

Come si assume il clortalidone?

Il clortalidone viene assunto per via orale, sotto forma di compresse. La sua assunzione può essere associata a un integratore di potassio.  

Quali effetti collaterali ha l’assunzione di clortalidone?

Tra gli effetti causati dall’assunzione di clortalidone ci possono essere: costipazione, mal di testa, capogiri, sensazione di testa leggera, aumento della sensibilità della pelle al sole. È importante contattare al più presto un medico se in seguito all’assunzione di questo diuretico si presentano sintomi di questo tipo: orticaria, rash, prurito, senso di oppressione al petto, difficoltà respiratorie, gonfiore di volto, bocca, labbra o lingua, secchezza delle fauci, sonnolenza, dolori muscolari, crampi muscolari, nausea, vomito, battito cardiaco irregolare o accelerato, ittero.  

Quali sono le controindicazioni all’uso di clortalidone?

Il clortalidone non deve essere assunto quando si soffre di difficoltà a urinare. La sua assunzione può compromettere la capacità di guidare veicoli o manovrare macchinari pericolosi, soprattutto nel caso sia associata a consumo di alcolici o altri medicinali. Prima di iniziare una cura a base di questo principio attivo è doveroso avvisare il proprio medico di:
  • presenza di allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti ad alimenti o ad altri farmaci, in particolare ai sulfamidici o ai tiazidici
  • assunzione di medicinali, fitoterapici o integratori, soprattutto quando sono a base di diazossido, glicosidi della digitale, ketanserina o litio
  • sofferenza attuale o passata di gotta, malattie renali, allergie o asma bronchiale, lupus o bassi livelli ematici di sodio o potassio.
  • situazione di gravidanza o di allattamento al seno.
 

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Cloruro di potassio

Che cos’è il cloruro di potassio?

Il cloruro di potassio sotto forma di integratore viene utilizzato per prevenire o trattare carenze di potassio, che è il più presente nelle cellule del corpo umano. I livelli di questo minerale nell’organismo possono essere ridotti da vari fattori come vomito, diarrea, problemi ormonali e terapie a base di diuretici.  

A che cosa serve il cloruro di potassio?

Gli integratori di cloruro di potassio sono utilizzati per ripristinare la giusta presenza di potassio nel corpo umano, al fine di permettere lo svolgimento delle varie azioni da esso svolte, tra cui le principali sono:
  • partecipare alla contrazione muscolare, compresa quella d muscolo cardiaco
  • contribuire alla regolazione dell’equilibrio dei fluidi e dei minerali all’interno e all’esterno delle cellule
  • aiutare a tenere sotto controllo la pressione sanguigna.
 

Possibili controindicazioni del cloruro di potassio?

In genere i prodotti a base di cloruro di potassio sono ben tollerati dalla maggior parte delle persone. La loro assunzione può però comportare disturbi a carico del sistema gastrointestinale, come diarrea, nausea, vomito e meteorismo. Possibile è anche il formarsi di problemi come deglutizione difficile o dolorosa e sensazione di avere la gola bloccata. Nel caso in cui all’assunzione di integratori di questo tipo facciano seguito dolori di stomaco o dell’addome o emissione di feci nere è necessario prestare grande attenzione e rivolgersi al proprio medico. L’uso di integratori di cloruro di potassio può interferire con alcuni farmaci:
  • aumentando il livello di potassio nell’organismo, come nel caso degli ACE-inibitori, di alcune pillole anticoncezionali e dei diuretici
  • rallentare il movimento di potassio in stomaco e intestino, come ad esempio con la scopolamina, l’atropina, i farmaci antispastici, alcuni antistaminici e alcuni farmaci con cui viene trattata la malattia di Parkinson.
 

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Cobalto

Che cos’è il cobalto?

Il colbalto è un minerale presente in piccole quantità nell’organismo umano, e per questo chiamato anche “microelemento”, “oligoelemento” o “microcostituente”. Nell’organismo umano svolge ruoli molto importanti. Il suo simbolo chimico è Co.  

A che cosa serve il cobalto?

Il cobalto riveste notevole importanza biologica, soprattutto come costituente della vitamina B12 e come cofattore di diversi enzimi. A livello del sistema nervoso è utile per il benessere della mielina, la guaina che riveste nervi, garantendo la trasmissione dell’impulso nervoso. È inoltre coinvolto nella produzione dei globuli rossi e di composti antibatterici e antivirali che prevengono le infezioni, partecipa al metabolismo dei grassi e dei carboidrati, alla produzione delle proteine e alla conversione dei folati nella loro forma attiva.  

In quali alimenti è presente il cobalto?

Diversi sono gli alimenti in cui è presente il cobalto: fegato, reni, ostriche, vongole, pesce, latte, soia e birra.  

Qual è il fabbisogno giornaliero di cobalto?

Il fabbisogno giornaliero medio di cobalto per un soggetto adulto è compreso tra 5 e 8 mg.  

Quali conseguenze può determinare la carenza di cobalto?

Diverse sono le conseguenze cui può dar vita la carenza di cobalto, soprattutto quando associata a carenza di vitamina B12: anemia perniciosa, affaticamento, debolezza, intorpidimento degli arti, nauseaperdita di peso, confusione, mal di testa. Se prolungata nel tempo la carenza di questo minerale può causare disturbi neurologici, danni ai nervi, perdita di memoria, cambiamenti dell’umore e psicosi.  

Quali conseguenze può determinare un eccesso di cobalto?

Quantità eccessive di cobalto possono comportare l’insorgenza di problemi cardiaci, oltre a un aumento del rischio di formazione di coaguli sanguigni e di ictus dovuto a una produzione eccessiva di globuli rossi.  

È utile assumere cobalto sotto forma di integratori e supplementi alimentari?

Per il trattamento di condizioni come l’anemia perniciosa il cobalto può essere prescritto sotto forma di vitamina B12. Per garantire però al proprio organismo un’assunzione sufficiente di questo minerale è bene seguire un’alimentazione equilibrata e varia.

Codeina

La codeina è un analgesico che ha anche effetti antiussigeni, che agisce intervenendo sul modo in cui il cervello e il sistema nervoso percepiscono il dolore e riducendo l’attività delle parti del cervello che controllano la tosse.  

A che cosa serve la codeina?

La codeina può essere assunta per alleviare il dolore lieve o moderato o per tenere sotto controllo gli attacchi di tosse.  

Come si assume la codeina?

La codeina si assume per uso orale sotto forma di compresse, capsule o soluzione, ogni 4 o 6 ore a seconda della situazione. Il suo principio attivo può essere combinato ad altri farmaci come aspirina, paracetamolo e carisoprodol.  

Quali effetti collaterali ha l’assunzione della codeina?

L’assunzione di codeina può avere vari effetti, tra i quali spiccano: mal di stomaco, mal di testa, cambiamenti d’umore, sonnolenza, nausea, vomito, difficoltà a urinare, costipazione. È consigliabile rivolgersi al proprio medico se, nel corso del trattamento, si avvertono sintomi come: convulsioni, prurito, orticaria, rash, respiro sibilante, difficoltà a deglutire, problemi alla vista, sonnolenza.  

Quali sono le controindicazioni all’uso della codeina?

È importante non eccedere con l’assunzione di codeina e attenersi alle indicazioni del medico perché si tratta di una sostanza che può dare dipendenza. I prodotti a base di questo principio attivo associato a prometazina non devono essere per nessun motivo assunti da soggetti che abbiano un’età inferiore ai 16 anni I primi giorni della sua assunzione, inoltre, può causare capogiri quando si passa dalla posizione sdraiata a quella eretta. Prima di assumerla, è bene informare il proprio medico di:
  • presenza di allergie a questo principio attivo o ad altri farmaci
  • assunzione contestuale di altri medicinali, fitoterapici o integratori, in particolare di antidepressivi, ansiolitici, psicofarmaci e farmaci contro tosse, raffreddore o allergie
  • recenti traumi o recenti interventi chirurgici subiti
  • stato di gravidanza o allattamento al seno.
Nel caso in cui ci si sottoponga a un intervento medico o chirurgico è necessario avvisare gli specialisti che si stanno assumento medicinali a base di questo principio attivo.  

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Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Colostro

Che cos’è il colostro?

Il colostro è il fluido che viene prodotto dalla ghiandola mammaria nei giorni immediatamente successivi al parto.  

A che cosa serve il colostro?

Il colostro è fonte di carboidrati, vitamine, proteine, grassi, minerali e anticorpi. Quello bovino, in particolare, viene utilizzato per produrre anticorpi capaci di combattere i batteri della diarrea infettiva e le infezioni intestinali. In generale viene utilizzato tra l’altro per bruciare grassi, aumentare energie, migliorare le prestazioni sportive e le difese immunitarie, oltre che per combattere l’invecchiamento e favorire benessere e buonumore. L’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, non ha però approvato alcun claim che certifichi benefici che derivino dalla sua assunzione.  

Possibili controindicazioni del colostro

Quando assunto per via orale il colostro sembra essere sicuro: solo in casi del tutto rari, come ad esempio in caso di sieropositività all’HIV, potrebbe scatenare nausea o vomito e ridurre i livelli di globuli rossi. Non sono da escludere reazioni allergiche, in particolare nei soggetti che già sono allergici al latte vaccino e ai suoi derivati. In stato di gravidanza o durante l’allattamento al seno, prima di assumere prodotti a base di questa sostanza è consigliabile chiedere consiglio al proprio medico curante.  

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Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Cortisone

Il cortisone è un ormone che viene secreto dalle ghiandole surrenali che è utilizzato come farmaco per i suoi forti poteri antinfiammatori e immunosoprressori. In particolare, la sua azione consiste nel ridurre o prevenire la risposta infiammatoria influendo sulla reazione messa in campo dall’organismo che si trova a contrastare alcuni stimoli immunitari.  

A che cosa serve il cortisone?

Il cortisone sotto forma di farmaco è utilizzato, tra l’altro, in presenza di asma, artrite, gravi allergie, sclerosi multipla e problemi che riguardano il derma.  

Come si assume il cortisone?

Il cortisone viene in genere assunto per via orale o con iniezioni intramuscolari. Può essere però anche utilizzato sotto forma di pomate, creme e colliri.  

Quali effetti collaterali può provocare l’assunzione di cortisone?

L’assunzione di cortisone può provocare molti effetti collaterali di lieve entità, tra cui: mal di testa, capogiri, aumento dell’appetito, insonnia, sudorazione aumentata, digestione difficile, nervosismo. Meglio rivolgersi a un medico nel caso in cui si verifichino alcuni effeti collaterali più gravi, tra cui: orticaria, prurito, rash, diffcoltà respiratorie, dolore al petto, dolore agli occhi, dolore a ossa e articolazioni, gonfiore di viso, bocca, labbra o lingua, convulsioni, nausea o vomito persistenti, gonfiore di piedi e gambe, problemi alla vista, feci nere.  

Quali sono le controindicazioni all’uso di cortisone?

Non bisogna assumere cortisone in presenza di infezione sistemica da funghi o in caso di assunzione di mifepristone. È bene informare il medico prima dell’assunzione di questo farmaco, quando:
  • si è soggetti ad allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti, ad altri farmaci o ad alimenti
  • si fa uso di altri medicinali, fitoterapici o integratori
  • si soffre o si ha sofferto di ipotiroidismo, pressione alta, problemi di stomaco o intestinali, morbillo, varicella, problemi renali e infezioni varie
  • se si ha contratto di recente la tubercolosi
  • se ci si vuole vaccinare
  • se c’è gravidanza o si sta allattando al seno.
L’assunzione di questo farmaco deve essere sempre dichiarata prima di un intervento di medici, chirurghi e dentisti.  

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Crampi addominali

Che cosa sono i crampi addominali?

I crampi addominali sono manifestazioni dolorose che interessano la parte di corpo compresa tra l’inguine e il torace. Possono durare a lungo ed essere associati a mal di testa.

 

Quali sono le cause dei crampi addominali?

I crampi addominali possono essere conseguenza di un accumulo eccessivo di gas all’interno dell’apparato digerente.

Alla base dei crampi addominali possono però esserci anche alcune patologie, tra le quali ci sono: allergie e intolleranze alimentari, appendicite, botulismo, celiachia, colite, endometriosi, fibrosi cistica, gastroenterite, intolleranza al lattosio, occlusione intestinale, peritonite, sindrome dell’intestino irritabile, tumore all’intestino (colon).

 

Quali sono i rimedi contro i crampi addominali?

Se i crampi addominali si presentano subito dopo i pasti e sono localizzati nella parte alta dell’addome possono essere curati con l’assunzione di antiacidi e con una maggiore attenzione all’alimentazione. In particolare, vanno evitati i cibi grassi o fritti, quelli a base di pomodoro, alcolici, bevande gassate e caffeina.

Nel caso in cui i crampi addominali siano associati a nausea e vomito, invece bisogna evitare di assumere cibi solidi per qualche ora e, a seguire, evitare i latticini e cibarsi di riso in bianco e cracker.

Sotto il profilo alimentare, il consiglio è comunque sempre quello di bere molto limitando però le bevande con gas, diminuire la quantità ma aumentare la frequenza dei pasti, seguire una dieta ricca di fibre e praticare un’attività fisica moderata ma costante.

 

Crampi addominali, quando rivolgersi al proprio medico?

È consigliabile rivolgersi al proprio medico quando i crampi addominali:

È invece consigliato rivolgersi al più vicino pronto soccorso quando si avvertono crampi addominali e:

  • si è sottoposti a un trattamento antitumorale,
  • il dolore si irradia al petto, al collo e alle spalle,
  • si avvertono difficoltà a respirare,
  • la pancia è tesa e dolente al tatto,
  • si è in stato di gravidanza.
 

Area medica di riferimento per i crampi addominali

In Humanitas Gavazzeni Bergamo l’area medica di riferimento per i crampi addominali è l’Unità Operativa di Gastroenterologia ed endoscopia digestiva.  

Dipiridamolo

Il dipiridamolo è un farmaco cardiovascolare, in particolare vasodilatatore delle coronarie che agisce aumentando il flusso di sangue verso il cuore.  

A che cosa serve il dipiridamolo?

Il dipiridamolo viene utilizzato prima di eseguire analisi di imaging volte a verificare l’esistenza di patologie alle coronarie per la sua capacità di sostituire, mimandola, l’attività fisica richiesta in pazienti che non possono eseguirla.  

Come si assume il dipiridamolo?

Il dipiridamolo viene somministrato dal medico con un’iniezione eseguita prima di procedere con le analisi di imaging.  

Quali effetti collaterali ha l’assunzione di dipiridamolo?

L’assunzione di dipiridamolo può provocare l’insorgenza di: mal di testa, capogiri, nausea, affaticamento e arrossamenti. È importante rivolgersi al più presto a un medico nel caso in cui si manifestino reazioni tipo: rash, prurito, orticaria, gonfiore a volto, bocca, labbra e lingua, senso di oppressione al petto, stato confusionale, battito cardiaco irregolare, accelerato o rallentato, convulsioni.  

Quali sono le controindicazioni all’uso di dipiridamolo?

L’assunzione di dipiridamolo può rendere difficoltosa la guida di automezzi e la manovra di macchinari pericolosi, soprattutto in caso di concomitante uso di alcolici. Questo principio attivo non deve essere assunto dai bambini. Prima della sua assunzione bisogna evitare di consumare alimenti contenenti caffeina. Il medico deve inoltre essere informato di:
  • presenza di allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti o ad altri farmaci o alimenti
  • assunzione di farmaci, fitoterapici o integratori, in particolare di teofilline, adenosina e anticolinesterasici
  • sofferenza attuale o passata di probemi cardiaci, battito cardiaco anomalo, irregolare, rallentato o accelerato, angina, asma
  • situazione di grave debolezza muscolare
  • gravidanza o allattamento al seno.
 

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Disopiramide

La disopiramide è un farmaco cardiovascolare antiaritmico in grado di stabilizzare il battito cardiaco quando è accelerato o irregolare.  

A che cosa serve la disopiramide?

La disopiramide è utilizzata nel trattamento o per la prevenzione di aritmie particolarmente intense o di altre anomali che riguardano il ritmo cardiaco.  

Come si assume la disopiramide?

La disopiramide viene in genere assunta per via orale sotto forma di capsule, sia stomaco pieno, sia a stomaco vuoto.  

Quali effetti collaterali ha l’assunzione della disopiramide?

L’assunzione di disopiramide può generare vari effetti collaterali, tra cui: dolori, gonfiore, costipazione, vista appannata, secchezza di occhi, naso, bocca e gola, mal di testa, gas, nausea e stanchezza. È importante contattare subito un medico in caso di: rash, prurito, orticaria, gonfiore di volto, bocca, labbra o lingua, dolori al petto, svenimento, febbre, difficoltà respiratorie, battito cardiaco rallentato, accelerato o irregolare, mal di gola, edema, fiato corto.  

Quali sono le controindicazioni all’uso della disopiramide?

L’uso della disopiramide deve essere evitato in caso di blocco cardiaco di secondo o terzo grado (in assenza di pacemaker) o altri problemi di natura cardiaca come ad esempio il battito cardiaco irregolare congenito o lo shock cardiogeno. L’uso deve essere evitato anche nel caso si assumano artemizolo, antiaritmici di classe III, primozide, chinoloni o terfenadina. Prima di iniziare il trattamento è necessario avvisare il medico in caso di:
  • allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti o a qualsiasi altro farmaco o alimento
  • utilizzo concomitante di altri medicinali, fitoterapici o integratori come astemizolo, beta bloccanti, antiaritmici di classe III, droperidolo, macrlidi, pimozide, chinoloni
  • sofferenza attuale o passata di problemi cardiaci, glaucoma, diabete, malattie epatiche o renali, problemi alla prostata, ostruzioni alla vescica, alterazione dei livelli di potassio nel sangue
  • situazione di gravidanza o allattamento al seno
Chirurghi e dentisti devono essere avvisati dell’assunzione di questo principio attivo. Questo farmaco può interferire con la guida di autoveicoli o la manovra di macchinari pericolosi. La sua assunzione deve essere evitata mentre ci si surriscalda per non aumentare il rischio di eventi cardiovascolari.  

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Diuretici

Che cosa sono i diuretici?

I diuretici sono farmaci che servono per stimolare la secrezione di acqua ed elettroliti dai reni attraverso l’aumento della produzione e dell’escrezione dell’urina, cioè della diuresi. Il loro utilizzo viene prescritto per la cura di varie problematiche come l’ipertensione, gli stati edematosi, le situazioni di ipervolemia e quelle in cui ci sia la necessità di rimuovere con una certa rapidità scorie o sostanze tossiche che siano presenti nell’organismo. I farmaci diuretici possono essere suddivisi in sei diversi gruppi, che si differenziano a seconda del meccanismo d’azione:
  • tiazidici, che inibendo il riassorbimento del cloro e del sodio nei tubuli renali provocano un corrispondente aumento di escrezione di potassio
  • dell’ansa, che favoriscono un’intensa diuresi, di durata relativamente breve
  • che riducono la perdita di potassio
  • che inibiscono l’anidrasi carbonica e sono utilizzati soprattutto per ridurre la pressione intraoculare del glaucoma
  • osmotici, che vengono utilizzati per ridurre la pressione intraoculare e prevenire l’edema cerebrale
  • mercuriali, che vengono utilizzati ormai sempre meno dal punto di vista terapeutico.
 

Come si assumono i diuretici?

I diuretici sono possono essere assunti sotto forma di compresse o capsule per uso orale o sotto forma di soluzioni da assumere attraverso iniezioni. Devono essere sempre consumati a seguito di prescrizione medica, rispettando la posologia e le modalità di assunzione indicate dal medico.  

Controindicazioni ai diuretici?

L’assunzione di farmaci diuretici può comportare il sorgere di sintomi cosiddetti “minori” o di sintomi “potenzialmente gravi”. Tra i sintomi minori ci sono diarrea, cefalea, vista offuscata, vertigine, ipotensione ortostatica. Tra i sintomi “potenzialmente gravi” sono compresi: nausea, vomito, crampi muscolari, debolezza, polso debole e irregolare, bocca secca, sete aumentata, confusione mentale, alterazione dell’umore. Più raramente l’uso di diuretici può provocare la presenza di sangue nelle urine o sangue nelle feci oltre a maggiore predisposizione a eruzioni cutanee o emorragie.  

I principali diuretici

Leggi gli approfondimenti: Altri principali diuretici sono:
  • Acetazolamide
  • Acido etacrinico
  • Amiloride
  • Bumetanide
  • Clorotiazide
  • Conivaptan
  • Eplerenone
  • Furosemide
  • Mannitolo
  • Metolazone
  • Piretanide
  • Probenecid
  • Spironolattone
  • Tiopronina
  • Tolvaptan
  • Torsemide
  • Triamterene
   

Dolore addominale

Che cos’è il dolore addominale?

Il dolore addominale è un dolore che viene avvertito a livello della cavità addominale, cioè tra il bacino e l’inizio delle costole. Il dolore addominale può essere continuo o presentarsi sotto forma di contrazioni intermittenti e ripetute (spasmi), con momenti di dolore intenso alternati ad altri di assenza del disturbo.  

Quali altri sintomi possono essere associati al dolore addominale?

Spesso il dolore addominale si accompagna ad altri sintomi come nausea, vomito, brontolii, flatulenza e eruttazioni.  

Quali sono le cause del dolore addominale?

Alla base del dolore addominale possono esserci molte cause, come traumi o patologie, tra le quali ci sono: aneurisma aortico, angina addominale, angina pectoris, appendicite, calcoli renali, celiachia, colica renale, colite, endometriosi, epatite, fibrosi cistica, gastroenterite, gonorrea, infarto miocardico, intolleranza al lattosio, intolleranze alimentari, leucemia, lupus erimatoso sistemico, malattia di Crohn, occlusione intestinale, pancreatite, prostatite, rettocolite ulcerosa, sindrome dell’intestino irritabile, tumori ai testicoli, alla vescica, al fegato, al pancreas e al colon-retto, varicella.  

Quali sono i rimedi contro il dolore addominale?

Per curare il dolore addominale è necessario risalire alla sua causa e intervenire su questa. Nel frattempo un rimedio può essere il riposo, condizione che è in grado di lenire il sintomo e favorire la ripresa.  

Dolori addominali, quando rivolgersi al proprio medico?

È necessario rivolgersi al proprio medico quando il dolore addominale deriva da un trauma o quando chi ne soffre è a rischio di una delle patologie associate (tra le quali ci sono quelle sopra elencate).  

Unità Operativa di riferimento

In Humanitas Gavazzeni Bergamo l’area medica di riferimento per il dolore addominale è l’Unità Operativa di Gastroenterologia ed endoscopia digestiva.

Dolore in sede ombelicale

Che cos’è il dolore in sede ombelicale?

Il dolore in sede ombelicale è un malessere che viene avvertito nell’area dell’addome dietro all’ombelico. Si tratta di un dolore che può essere continuo o alternato e più o meno intenso.

 

Quali altri sintomi possono essere associati al dolore in sede ombelicale?

Al dolore in sede ombelicale possono associarsi altri sintomi come gorgoglio addominale, flatulenza, nausea, vomito, eruttazioni, febbre e muco o sangue nelle feci.

 

Quali sono le cause del dolore in sede ombelicale?

In genere il dolore in sede ombelicale può essere causato da un trauma o da disturbi che riguardano il sistema gastro-intestinale. Tra le patologie che possono provocare questo sintomo ci sono: appendicite, diverticolosi, diverticolite, ernia ombelicale, gastrite, peritonite, sindrome dell’intestino irritabile, ulcera duodenale, ulcera gastrica.

 

Quali sono i rimedi contro il dolore in sede ombelicale?

Per poter curare il dolore in sede ombelicale è necessario individuare e intervenire sulla patologia che ne rappresenta la causa.

 

Dolore in sede ombelicale, quando rivolgersi al proprio medico?

Il dolore in sede ombelicale deve essere sottoposto all’attenzione del medico di fiducia quando deriva da un trauma, se è accompagnato da sangue o muco nelle feci o se si è in presenza o a rischio di una delle patologie che possono essere associate a questo sintomo (vedi elenco sopra).

 

Area medica di riferimento per il dolore in sede ombelicale

In Humanitas Gavazzeni Bergamo l’area medica di riferimento per il dolore in sede ombelicale è l’Unità Operativa di Gastroenterologia ed endoscopia digestiva.

Dolore testicolare

Che cos’è il dolore testicolare?

Il dolore testicolare è una sensazione dolorosa che riguarda i testicoli o lo scroto, la sacca che contiene i testicoli e che può irradiarsi anche in aree vicine, come l’inguine e l’addome.

Il dolore ai testicoli può essere:

  • temporaneo, quando è causato da problemi per lo più esterni come urti, abbigliamento troppo aderente, infiammazioni, pressioni
  • prolungato, in genere di origine patologica.
 

Quali sono le cause del dolore testicolare?

Tra le patologie che possono essere associate al dolore testicolare, ci sono: calcoli renali, ernia inguinale, idrocele, neuropatia diabetica, orchite, prostatite, tumore ai testicoli, torsione testicolare, varicocele.

 

Quali sono i rimedi contro il dolore testicolare?

Per curare il dolore testicolare occorre individuare e intervenire sulla causa esterna o patologica – che ne è alla base.

Il dolore in alcuni casi può essere alleviato con farmaci antinfiammatori o applicando impacchi freddi. Meglio inoltre evitare abiti troppo aderenti.

 

Dolore testicolare, quando rivolgersi al proprio medico?

Se il dolore testicolare è particolarmente intenso ed è conseguenza di un trauma o di una contusione è necessario recarsi in un pronto soccorso per ricevere le cure d’urgenza necessarie.

Il pronto soccorso deve essere coinvolto soprattutto nel caso vi sia una cosiddetta torsione testicolare, condizione che può rappresentare un pericolo grave per la salute dell’apparato riproduttivo.

Il dolore testicolare deve inoltre essere portato con urgenza alla conoscenza del proprio medico quando è particolarmente intenso e acuto, se dura per più di un’ora, se nello scroto si avverte la presenza di un nodulo, se lo scroto risulta gonfio o grosso e se il sintomo è associato a febbre, nausea o vomito.

 

Area medica di riferimento per il dolore testicolare

In Humanitas Gavazzeni Bergamo l’area medica di riferimento per il dolore testicolare è l’Unità Operativa di Urologia.

Esomeprazolo

L’esomeprazolo è un principio attivo inibitore della pompa protonica, che agisce sullo stomaco riducendo la produzione di acidi che avviene in questo organo dell’apparato digestivo.  

A che cosa serve l’esomeprazolo?

L’esomeprazolo viene utilizzato anzitutto per trattare i sintomi del reflusso gastroesofageo e per curare i tessuti dell’esofago che sono danneggiati dal reflusso. I farmaci basati su questo principio attivo sono utilizzati anche per ridurre il rischio di ulcera in chi assume Fans e, in combinazione con altri farmaci, per prevenire o trattare il riformarsi di ulcere provocate dall’Helicobacter pylori.  

Come si assume l’esomeprazolo?

L’esomeprazolo viene assunto per via orale sotto forma di compresse, capsule o granulati. La cadenza di assunzione è di una-due volte al giorno. Le compresse o capsule a rilascio prolungato non devono essere masticate, divise o sbriciolate.  

Quali effetti collaterali ha l’assunzione di esomeprazolo?

L’assunzione di esomeprazolo in dosi massicce o per un tempo prolungato può aumentare il rischio di fratture al polso, all’anca o alla colonna vertebrale. Può inoltre provare l’insorgenza di vari disturbi, tra cui: mal di testa, nausea, costipazione, gas, secchezza delle fauci. È necessario contattare un medico in presenza di: diarrea grave, febbre, difficoltà a respirare, capogiri, convulsioni, difficoltà a deglutire, mal di stomaco, orticaria, prurito, raucedine, rash, spasmi muscolari, tremori incontrollabili.  

Quali sono le controindicazioni all’uso di esomeprazolo?

Prima di assumere omeprazolo bisogna informare il medico della presenza di:
  • allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti o ad altri farmaci o alimenti
  • assunzioni in atto di medicinali, fitoterapici o integratori
  • carenze di magnesio o malattie epatiche attuali o anche passate
  • stato di gravidanza o di allattamento al seno.
 

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Farmaci cardiovascolari

Che cosa sono i farmaci cardiovascolari?

I farmaci cardiovascolari agiscono direttamente o indirettamente sull’apparato cardiovascolare. Possono essere di vario tipo:
  • antiaggreganti, utilizzati per prevenire l’aggregazione delle piastrine presenti nel sangue ed evitare la formazione di coaguli sulle pareti dei vasi sanguigni
  • antianginosi, che stimolano il flusso coronarico e sono impiegati per trattare il dolore legato alle crisi di angina pectoris
  • anticoagulanti, che rallentano o impediscono la coagulazione del sangue
  • antipertensivi, che agiscono sui meccanismo che regolano la pressione e per questo sono utilizzati nel controllo dell’ipertensione che possono essere suddivisi, a loro volta, in quattro gruppi:
    • diuretici, che agiscono sull’equilibrio sodio-acqua
    • simpaticolitici, che agiscono sul funzionamento del sistema nervoso simpatico
    • farmaci che agiscono sul controllo nervoso della motilità vasale (vasocostrizione o vasodilatazione)
    • farmaci che agiscono sul sistema renina-angiotensina, che è il meccanismo ormonale che regola la pressione sanguigna, il tono della muscolatura arteriosa e il volume di sangue circolante
  • diuretici, utilizzati per stimolare la secrezione di acqua ed elettroliti dai reni attraverso una maggiore espulsione di urina. Sono utilizzati in particolare in presenza di ipertensione e per eliminare rapidamente scorie o sostanze tossiche presenti nell’organismo. I farmaci diuretici possono essere a loro volta suddivisi in
    • diuretici tiazidici
    • diuretici dell’ansa
    • diuretici che riducono la perdita di potassio
    • inibitori dell’anidrasi carbonica
    • diuretici osmotici
    • diuretici mercuriali
  • fibrinolitici, usati per dissolvere e rimuovere coaguli presenti nei vasi sanguigni
  • cardiostimolanti, che stimolano alcune attività funzionali cardiache, I più importanti sono gli stimolanti periferici ad azione diretta sul miocardio
  • ipolipemizzanti, utilizzati in caso di eccessiva concentrazione di lipidi nel sangue. Possono essere suddivisi in vari gruppi:
    • statine, che inibiscono la sintesi del colesterolo
    • fibrati, con cui trattare l’ipertrigliceridemia
    • resine sequestranti gli acidi biliari, con cui ridurre la presenza di colesterolo nel sangue
    • probucolo, utile a diminuire la presenza nel sangue di colesterolo-LDL e di colesterolo-HDL
    • ezetimibe, usato per le ipercolesterolemie
  • vasoattivi, che agiscono sui centri nervosi deputati al controllo della motilità dei vasi sanguigni
  • antiaterosclerotici, usati per prevenire o trattare la formazione di ateromi o placche aterotomatose. Si suddividono in:
    • acido acetil salicilico, che inibisce la partecipazione delle piastrine al processo aterosclerotico
    • calcio-antagonisti, usati per prevenire le lesioni coronariche
    • beta-bloccanti, che riducono l’aggregazione piastrinica e hanno azione antiossidante
    • ACE-inibitori, che hanno effetti protettivi sull’endotelio.
 

Come si assumono i farmaci cardiovascolari?

I farmaci cardiovascolari possono essere assunti sotto varie forme: compresse, capsule o soluzioni per iniezioni. Il loro uso deve sempre fare seguito a una prescrizione medica, prestando particolare attenzione alle indicazioni che riguardano la posologia e le modalità di assunzione.  

Controindicazioni dei farmaci cardiovascolari?

I farmaci cardiovascolari possono produrre vari effetti collaterali, che variano a seconda del dosaggio e della tipologia di farmaco assunta. Tra i disturbi più frequenti causati dall’assunzione di questi farmaci, ci sono quelli di natura: I farmaci cardiovascolari sono controindicati in presenza di asma, nefropatie, epatopatie e diabete. In gravidanza e durante l’allattamento la somministrazione di questi farmaci deve essere attentamente valutata, tenendo conto dei benefici clinici per la mamma e la possibilità di rischi per il nascituro o neonato.  

I principali farmaci cardiovascolari

Leggi gli approfondimenti: Altri principali farmaci cardiovascolari sono:
  • Abciximab
  • Acido fenofibrico
  • Albumina
  • Alglucosidasi alfa
  • Altoplase
  • Amlodipina
  • Amrinone
  • Anagrelide
  • Anistreplasi
  • Apibaxan
  • Atorvastatina
  • Attivatori del plasminogeno (Attivatori tissutali del plasminogeno)
  • Avanafil
  • Bepridile
  • Bivalirudina
  • Bretilio
  • Candesartan
  • Carbossimaltosio ferrico
  • Certoparina
  • Cianocobalamina
  • Cilostazolo
  • Clopidogrel
  • Colestipolo
  • Colestiramina
  • Compactina
  • Complesso protrombinico umano
  • Dabigatran
  • Dalteparina
  • Deferasirox
  • Desirudina
  • Dicumarolo
  • Digitossina
  • Dobutamina
  • Dofetilide
  • Doxazosina
  • Dronedarone
  • Droxidopa
  • Eltrombopag
  • Enalapril
  • Enoxaparina
  • Ergotamina
  • Esmololo
  • Fattore VIII di coagulazione
  • Felodipina
  • Fenossibenzamina
  • Fentolamina
  • Ferroso gluconato
  • Fibrinogeno umano concentrato
  • Filgastrim
  • Flecainide
  • Fluvastatina
  • Fondaparinux
  • Fosinopril
  • Gadodiamide
  • Gadofosveset
  • Gadoteridolo
  • Gemfibrozil
  • Guanfacina
  • Ibutilide
  • Idralazina
  • Idroclorotiazide
  • Imiglucerasi
  • Inibitore della C1
  • Iopromide
  • Irbesartan
  • Irudina
  • Isorbide dinitrato
  • Isossisuprina
  • Ivabradina
  • Ketanserina
  • Lovastatina
  • Metildopa
  • Metisergide
  • Metoprololo
  • Metossammina
  • Metossipolietilenglicole-eritropoetina beta
  • Mibefradil
  • Milrinone
  • Minoxidil
  • Misoprostolo
  • Moexipril
  • Nadololo
  • Nicardipina
  • Nimodipina
  • Nitrendipina
  • Nitrito di amile
  • Olmesartan
  • Ouabaina
  • Pentossifillina
  • Perindopril
  • Pravastatina
  • Procainamide
  • Propranololo
  • Protamina solfato
  • Quinapril
  • Ramipril
  • Rivaroxaban
  • Sildenafil
  • Simvastatina
  • Sodio ferrigluconato
  • Sotalolo
  • Streptochinasi
  • Tadalafil
  • Tenecteplase
  • Terazosina
  • Tetanitrato di pentaeritritolo
  • Ticagrelor
  • Ticlopidina
  • Tinzaparina
  • Trandolapril
  • Urochinasi
  • Valsartan
  • Vardenafil

Farmaci dell’apparato respiratorio

Che cosa sono i farmaci dell’apparato respiratorio?

I farmaci dell’apparato respiratorio vengono utilizzati per curare le patologie respiratorie e permettere una buona respirazione. Sono vari e possono essere suddivisi in:
  • farmaci broncodilatatori, utilizzati per l’asma e per le malattie polmonari respiratorie croniche. A loro volta possono essere suddivisi in:
    • simpaticomimetici ß-adrenergici, che rilassano la muscolatura bronchiale e per questo sono utilizzati come antagonisti della broncocostrizione
    • anticolinergici, efficaci contro i broncospasmi provocati da sostanze irritanti
    • metilxantine, utilizzate nelle terapie anti asma e possono essere efficaci anche per 16-18 ore
    • inibitori del rilascio dei mediatori mastocitari, che rallentano l’attività delle cellule infiammatorie che provocano gli attacchi di asma
    • antinfiammatori steroidei, i più utilizzati per curare il processo infiammatorio cronico che è alla base dell’asma
    • antagonisti dei recettori dei leucotrieni, farmaci utilizzati per curare l’asma, ancora in fase di valutazione
  • farmaci anti tosse, a loro volta suddividibili in:
    • mucolitici, che hanno la capacità di fluidificare l’espettorato viscoso (catarro) e di migliorarne l’espettorazione
    • che agiscono a livello nervoso, che inibiscono il centro nervoso connesso con la tosse, a base di sostanze oppiacee come morfina, eroina e codeina
  • farmaci anti rinite, divisibili in:
    • agonisti α-adrenergici, che agiscono su questi recettori adrenergici che si trovano soprattutto sulla membrana delle fibre muscolari lisce
    • antistaminici H1, che agiscono come antagonisti degli effetti farmacologici dell’istamina bloccandone i recettori H1
    • cromoglicato, che agisce come antagonista degli effetti farmacologici dell’istamina inibendone la liberazione.
 

Come si assumono i farmaci dell’apparato respiratorio?

I farmaci dell’apparato respiratorio sono disponibili e possono essere assunti sotto varie forme: capsule, compresse, sciroppi, soluzioni da assumere per iniezioni. In ogni caso, questi farmaci devono essere assunti dietro prescrizione medica, prestando particolare attenzione a quanto viene indicato sia dal punto di vista della posologia, sia da quello della modalità di assunzione. Un uso non corretto di questi farmaci può rendere inutile il loro uso o può comportare rischi anche seri per la salute.  

Controindicazioni dei farmaci dell’apparato respiratorio?

I farmaci dell’apparato digerente possono essere molto vari e diversi tra loro. Per questo possono avere effetti collaterali molto differenti che variano a seconda della tipologia e del dosaggio di farmaco assunto dal paziente. In generale, i disturbi più diffusi sono di natura: I farmaci dell’apparato digerente sono controindicati per anziani con fragilità, ipertiroidismo, cardiopatie, diabete e epatopatie. In caso di gravidanza o durante l’allattamento l’uso di questi farmaci deve essere valutato bene e caso per caso, tenendo conto dei benefici clinici per la mamma e dei potenziali rischi per il nascituro o neonato.  

I principali farmaci dell’apparato respiratorio

Leggi gli approfondimenti: Altri principali farmaci dell’apparato respiratorio sono:
  • Acetilcisteina
  • Aminofillina
  • Beclometasone
  • Bromexina
  • Budesonide
  • Fenilefrina
  • Levodropropizina
  • Lisozima fenolpropamina tonzilamina
  • Montelukast
  • Omalizumab
  • Ombroxolo
  • Orciprenalina
  • Ossimetazolina
  • Roflumilast
  • Salbutamolo
  • Terbutalina
  • Tiotropio
  • Xilometazina
  • Zafirlukast
  • Zileuton.

Farmaci per iperlipidemie

Che cosa sono i farmaci per iperlipidemie?

I farmaci per iperlipidemie sono utilizzati per contrastare la presenza eccessiva di lipidi nel plasma sanguigno. In particolare, ad aumentare nel sangue in caso di iperlipidemia sono i livelli di colesterolo e lipoproteine, che sono responsabili di molte malattie cardiovascolari, come l’aterosclerosi, l’infarto miocardico, le malattie coronariche e i fenomeni trombotici. Questi farmaci possono essere suddivisi in vari gruppi, a seconda dei loro differenti meccanismi d’azione:
  • statine, che inibiscono la sintesi del colesterolo e sono utilizzate per trattare l’ipercolesterolemia
  • fibrati, che agiscono su specifici recettori e vengono usati nella cura dell’ipertrigliceridemia
  • resine sequestranti gli acidi biliari, utilizzate per ridurre il livelli di colesterolo nel sangue
  • probucolo, consigliato per i pazienti in cui le concentrazioni di LDL-colesterolo nel sangue non riescono a essere abbassate con il solo trattamento generico o con l’uso di altri farmaci
  • ezetimibe, usato come cura per le ipercolesterolemie, per la sua capacità di diminuire l’assorbimento del colesterolo a livello intestinale.
 

Come si assumono i farmaci per iperlipidemie?

I farmaci per iperlipidemie possono essere assunti sotto varie forme: compresse o capsule da ingerire per via orale o soluzioni da assumere attraverso iniezioni. Devono essere sempre presi sotto indicazione medica, prestando attenzione alle informazioni che riguardano la posologia e le modalità di assunzione. Un uso non corretto di questi farmaci potrebbe vanificarne l’effetto o, peggio, mettere a serio pericolo la vita di chi li assume, dal momento che spesso i trattamenti che ne sono alla base il più delle volte diventano cronici.  

Controindicazioni dei farmaci per iperlipidemie?

I farmaci per le iperlipidemie possono generare vari effetti collaterali, che variano a seconda della tipologia di farmaco utilizzato I disturbi maggiormente generati dall’uso di questi farmaci sono soprattutto di natura gastrointestinale (nausea, vomito, stipsi, diarrea, dolori addominali, gonfiore addominale) e muscolo-scheletrica (dolori articolari e dolori muscolari). Meno di frequente si possono generare disturbi di natura:
  • metabolica: disfunzioni renali e disfunzioni epatiche
  • centrale: cefalea
  • muscolo-scheletrici gravi: rabdomiolosi.
I farmaci per le iperlipidemie sono controindicati per i pazienti che soffrono di asma, diabete, nefropatie e epatopatie. In gravidanza e durante l’allattamento prima di somministrare questi farmaci il medico valuta i benefici clinici che possono riguardare la madre e i rischi potenziali che possono riguardare il nascituro o il neonato.  

I principali farmaci per iperlipidemie

Leggi gli approfondimenti: Altri principali farmaci per iperlipidemie sono:
  • Bezafibrato
  • Cerivastatina
  • Colesevelam
  • Ezetimibe
  • Probucolo
  • Rosuvastatina.

Fenobarbital

Il fenobarbital è un farmaco che agisce sul sistema nervoso. In particolare, è un barbiturico che agisce riducendo l’attività nervosa a livello cerebrale.  

A che cosa serve il fenobarbital?

Il fenobarbital viiene prescritto per tenere sotto controllo le convulsioni, per trattare l’ansia e per prevenire i sintomi dell’astinenza da altri barbiturici quando si è nella fase in cui si sta interrompendo la loro assunzione.  

Come si assume il fenobarbital?

Il fenorbital viene assunto per via orale, sotto forma di compresse o di gocce. La posologia può variare da una a tre dosi al giorno.  

Quali effetti collaterali ha l’assunzione di fenobarbital?

Il fenobarbital può avere questi effetti collaterali: mal di testa, capogiri, sonnolenza, nausea, vomito, eccitazione o iperattività. È importante contattare al più presto un medico nel caso in cui a seguito dell’assunzione si manifestino: rash, gonfiore a occhi, guance o labbra, respiro difficoltoso, stato confusionale o febbre.  

Quali sono le controindicazioni all’uso di fenobarbital?

Il fenobarbital può creare dipendenza per cui è necessario attenersi al dosaggio indicato dal medico. Quando è assunto a lungo, inoltre, tende a perdere la sua efficacia. Non bisogna comunque mai interromperne l’uso senza avere prima consultato il medico, pena l’insorgenza di sintomi propri dell’astinenza. L’assunzione di questo farmaco può rendere difficoltose la guida di automezzi o la manovra di macchinari pericolosi, soprattutto in caso di consumo contestuale di alcol, oltre che compromettere l’effetto dei contraccettivi ormonali. In previsione dell’inizio di una terapia a base di questo principio attivo è bene informare il medico della presenza di:
  • eventuali allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti, ad altri barbiturici o ad altri farmaci
  • assunzione di medicinali, fitoterapici e integratori, citando in particolare anticoagulanti, disulfiram, doxiciclina, griseofulvina, terapia ormonale sostitutiva, Mao inibitori, farmaci contro ansia, depressione, dolore, asma, raffreddore o allergie, anticonvulsivanti, steroidi (se assunti per via orale), sedativi, pillole per dormire e tranquillanti
  • sofferenza attuale o passata di porfiria, disturbi che causano problemi respiratori o dolore, depressione, problemi al surrene o malattie epatiche o renali
  • uso attuale o passato di droghe, abuso di farmaci o alcolici e presenza di istinto suicida
  • gravidanza o allattamento al seno.
Chirurghi e dentisti devono essere informati di terapie in corso a base di questo farmaco.  

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Fenofibrato

Il fenofibrato è un farmaco per iperlipidemie che agisce agevolando il processo naturale di rimozione del colesterolo dall’organismo.  

A che cosa serve il fenofibrato?

Il fenofibrato viene utilizzato per abbassare i livelli di colesterolo e trigliceridi nel sangue e al contempo aumentare quelli di colesterolo buono (HDL).  

Come si assume il fenofibrato?

Il fenofibrato viene assunto in genere una volta al giorno per via orale, sotto forma di capsule o compresse. Può essere somministrato da solo o in combinazione con altri farmaci.  

Quali effetti collaterali ha l’assunzione di fenofibrato?

L’assunzione di fenofibrato può causare alcuni lievi effetti collaterali, tra cui: bruciore di stomaco, diarrea, costipazione, mal di testa, dolori a braccio, schiena e gambe. È bene contattare subito un medico, invece, quando si manifestano alcuni problemi, tra i quali: orticaria, prurito, rash, gonfiore a volto, bocca, labbra e lingua, difficoltà respiratorie, senso di oppressione al petto, dolore ai muscoli, dolore articolare, febbre, pelle che si desquama, vomito, nausea, fiato corto, sangue nell’espettorato  

Quali sono le controindicazioni all’uso di fenofibrato?

Prima di assumere fenofibrato bisogna avvertire il medico di:
  • allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti, ad altri farmaci o alimenti
  • uso di medicinali, fitoterapici, integratori, in particolare diuretici, anticoagulanti, betabloccanti, contraccettivi ormonali o farmaci immunosoppressori
  • malattie renali, epatiche o della cistifellea, diabete o ipotiroidismo in corso o di cui si è sofferto in passato
  • consumo di alcolici in grande quantità nel presente o nel passato
  • stato di gravidanza o di allattamento al seno.
 

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.