Il tumore ovarico è una neoplasia tra le più insidiose in campo ginecologico perché nella maggior parte dei casi viene scoperto in stadio avanzato, quando le possibilità di cura sono molto ridotte.
Parliamo di questo aspetto e di tanti altri che riguardano il tumore ovarico con il dottor Mauro Signorelli, dell’Ambulatorio di Ginecologia e Ostetricia di Humanitas Gavazzeni, specialista in ginecologia oncologica chirurgica.
Perché il tumore ovarico viene diagnosticato così tardi?
Perché nelle sue fasi iniziali la neoplasia non provoca sintomi evidenti, ma solo gonfiore addominale, pesantezza, difficoltà digestive: per lo più segnali aspecifici che spesso vengono attribuiti ad altre cause. Non esistono test di screening specifici come, per l’individuazione di altre patologie di natura ginecologica, il Pap test o la mammografia. L’ecografia pelvica transvaginale e il dosaggio del marcatore CA125 restano gli strumenti principali, ma nessuno dei due è sufficiente da solo per riuscire a ottenere una diagnosi precoce.
Quali donne sono più a rischio di tumore ovarico?
Il fattore di rischio più rilevante per il tumore ovarico è la familiarità: chi ha parenti di primo grado con tumore ovarico o mammario deve prestare attenzione. Le mutazioni dei geni BRCA1 e BRCA2, identificabili con un esame del sangue, aumentano dal 30 al 70% il rischio di sviluppare il tumore. La presenza di infertilità e di endometriosi sembra correlarsi a un rischio maggiore di contrarre questo tumore, mentre condizioni specifiche come la gravidanza, l’allattamento e l’uuso prolungato di contraccettivi estroprogestinici sembrano ridurne l’incidenza.
Come ci si può tutelare concretamente dal tumore ovarico?
Pur non essendoci un esame di screening, la visita ginecologica eseguita ogni anno e il corretto inquadramento dei sintomi sono il punto di partenza migliore per avviare un corretto iter diagnostico e terapeutico.
In presenza di un elevato rischio familiare o personale, inoltre, è possibile eseguire i test genetici e, in caso di mutazioni genetiche accertate, una chirurgia profilattica di asportazione delle ovaie e delle tube, che consente di ridurre del 96-98% il rischio di tumore ovarico.
Che cosa accade se la diagnosi di tumore ovarico arriva in stadio avanzato?
Il trattamento del tumore ovarico richiede sempre chirurgia e chemioterapia:
- negli stadi iniziali l’intervento può essere mini-invasivo con tecnica laparoscopica o robotica. In alcuni casi è possibile anche conservare l’utero e l’ovaio sano, mantenendo la funzione ormonale e riproduttiva
- negli stadi avanzati, invece, la chirurgia può richiedere la rimozione del tumore da strutture e organi della cavità addominale coinvolti dalla malattia, come peritoneo, intestino, milza o diaframma, con l’obiettivo di eliminare tutta la malattia visibile.
Quanto è importante il lavoro di équipe?
Anche nella cura del tumore ovarico il lavoro d’équipe è determinante. Questo tumore richiede un approccio multidisciplinare: in Humanitas Gavazzeni i casi vengono discussi in incontri periodici che coinvolgono ginecologo, oncologo, radioterapista, anatomopatologo, e psicologo oncologico.
Un confronto tra specialisti che permette di definire per ogni paziente il percorso più adeguato, senza ritardi.

