Il cuore è una pompa a quattro camere in cui ogni valvola ha un compito preciso. Quando quella mitralica, che separa atrio e ventricolo sinistro, o tricuspidalica, che fa lo stesso a destra, non si chiudono più correttamente, il sangue torna indietro invece di procedere nel suo cammino.
Si parla in questo caso di insufficienza mitralica o tricuspidalica. Ne parliamo con il dottor Elvis Brscic, responsabile di Cardiologia in Humanitas Gavazzeni.
Che cosa sono l’insufficienza mitralica e quella tricuspidalica?
Sono due patologie che riguardano valvole diverse ma con un meccanismo simile: un malfunzionamento nella chiusura che provoca un rigurgito di sangue.
Entrambe possono avere origine degenerativa o essere legate a un difetto congenito, come per esempio il prolasso valvolare. Possono inoltre essere funzionali e secondarie alla dilatazione dell’atrio, come nei soggetti con fibrillazione atriale, oppure del ventricolo, in caso di miopatia o di esiti infartuali.
Quali sono i sintomi dell’insufficienza mitralica e tricuspidalica?
Il segnale più classico è la mancanza di fiato, che peggiora man mano che il cuore si sovraccarica. Possono comparire:
La capacità funzionale e la qualità della vita del paziente peggiorano progressivamente. Lo scompenso cardiaco è la forma conclamata di questa evoluzione e richiede in genere l’ospedalizzazione.
Come si arriva a una diagnosi accurata?
L’esame cardine è l’ecocardiografia, transtoracica e transesofagea, che permette di definire gravità e causa del difetto. Con i moderni ecografi è oggi possibile eseguire anche una ricostruzione 3D dell’anatomia valvolare, per valutare in maniera ancora più approfondita il livello dell’insufficienza.
Con l’ausilio dell’intelligenza artificiale riusciamo è possibile inoltre integrare immagini provenienti da più fonti (come ecocardio e TAC) per migliorare ulteriormente l’analisi dell’anatomia. Un elemento cruciale sia per la diagnostica che per la strategia terapeutica.
Quali sono oggi le possibilità terapeutiche?
Oggi insieme alla terapia medica sono a disposizione ampie possibilità di cura dell’insufficienza mitralica e di quella tricuspidalica attraverso la correzione meccanica del difetto valvolare. La chirurgia continua a essere un pilastro fondamentale, sia nelle forme classiche sia in quelle mininvasive, fino alla cardiochirurgia robotica.
L’evoluzione tecnologica ha poi reso di comune impiego anche tecniche di correzione per via percutanea, non chirurgica, del difetto sia mitralico sia tricuspidalico.
Quali opzioni per i pazienti che non possono affrontare un intervento chirurgico ?
Sono quelle offerte dalla cardiologia interventistica, che prevedono la possibilità di riparare il difetto mediante impianto per via non chirurgica – passando dalla vena femorale attraverso l’inguine – di clip che, applicate alla valvola, ne riducono l’area di insufficienza, migliorando il grado di sovraccarico.
La scelta del ricorso a tali strategie è sempre subordinata a una discussione collegiale multidisciplinare, che valuta attentamente l’anatomia della valvola, il tipo di insufficienza, la situazione clinica generale e la fragilità, visto che spesso vengono sottoposti a tale procedura pazienti anziani.

