La cistite interstiziale, nota anche come sindrome del dolore vescicale, è una patologia cronica della vescica che può avere un impatto importante sulla qualità di vita. Spesso i sintomi vengono inizialmente confusi con quelli delle comuni infezioni urinarie, con il rischio di ritardare la diagnosi e l’avvio del trattamento più appropriato.
Per comprendere meglio le cause della malattia, il percorso diagnostico e le opzioni terapeutiche oggi disponibili, ne parliamo con il dottor Daniele D’Agostino, urologo dell’équipe di Urologia del professor Angelo Porreca, in Humanitas Gavazzeni di Bergamo.
Quali sono i sintomi della cistite interstiziale?
I sintomi principali della cistite interstiziale possono essere:
- dolore o pressione a livello pelvico
- bruciore urinario (disuria) persistente
- urgenza minzionale persistente
- aumento della frequenza delle minzioni (pollachiuria)
- disagio durante il riempimento della vescica.
Per rientrare nella diagnosi di cistite interstiziale, il dolore e i sintomi urinari devono generalmente essere presenti da almeno sei mesi. A differenza della cistite batterica, la cistite interstiziale non risponde alla terapia antibiotica. Un aspetto, questo, che contribuisce spesso a ritardare la diagnosi.
Quali sono le cause della cistite interstiziale?
Le cause della cistite interstiziale non sono ancora del tutto chiare. L’ipotesi oggi più accreditata riguarda un’alterazione dello strato di glicosaminoglicani che riveste internamente la parete della vescica. Questo strato svolge una funzione protettiva nei confronti delle sostanze che sono contenute nelle urine. Quando la sua integrità viene compromessa, la mucosa può diventare più vulnerabile agli stimoli irritativi e sviluppare un processo infiammatorio cronico.
Tra i possibili fattori associati, possono esserci:
- precedenti infezioni delle vie urinarie
- interventi chirurgici
- alcune infezioni virali
- predisposizione individuale.
Tuttavia, come detto, il meccanismo che porta allo sviluppo della malattia non è ancora del tutto definito.
Perché è importante rivolgersi all’urologo?
Quando compaiono sintomi urinari o dolore pelvico, molte donne tendono inizialmente a consultare il ginecologo. Si tratta di un passaggio comprensibile, poiché alcune patologie ginecologiche possono manifestarsi con disturbi simili. Quando però gli accertamenti ginecologici risultano negativi e i sintomi persistono, è opportuno effettuare una valutazione urologica.
L’urologo è infatti lo specialista che si occupa delle patologie della vescica e dell’apparato urinario e dispone degli strumenti necessari per studiare le vie urinarie, escludere altre patologie con sintomi sovrapponibili, formulare una diagnosi corretta e impostare il trattamento più adeguato.
Una valutazione specialistica tempestiva può contribuire a ridurre il rischio di diagnosi tardive e trattamenti inefficaci.
Come si arriva alla diagnosi di cistite interstiziale?
La diagnosi della cistite interstiziale si basa anzitutto sull’esclusione di altre condizioni che possono provocare sintomi analoghi. Gli accertamenti possono comprendere:
- esame delle urine
- urinocoltura
- citologia urinaria
- ecografia dell’apparato urinario.
Quando indicato, il percorso prosegue con la cistoscopia in narcosi associata a distensione vescicale. Questo esame consente di valutare direttamente la parete della vescica e di identificare eventuali lesioni caratteristiche, come le ulcere di Hunner o piccole emorragie puntiformi.
In casi selezionati può essere eseguita una biopsia, utile per escludere altre patologie.
Quali sono i trattamenti disponibili per la cistite interstiziale?
Il trattamento della cistite interstiziale è personalizzato e viene definito sulla base delle caratteristiche cliniche di ogni singolo paziente. Le opzioni terapeutiche possono includere:
- farmaci per proteggere la mucosa vescicale
- farmaci antinfiammatori
- farmaci analgesici
- farmaci antistaminici
- instillazioni vescicali con sostanze in grado di favorire la riparazione dell’urotelio (il tessuto che ricopre l’interno di gran parte delle vie urinarie).
In casi selezionati possono essere utilizzate tecniche avanzate, come gli attivatori di permeazione e l’EMDA (Electro Motive Drug Administration), che facilitano la penetrazione dei farmaci nella parete vescicale. L’obiettivo del trattamento è ridurre i sintomi, migliorare la funzionalità vescicale e preservare la qualità di vita.
Cistite interstiziale, quanto può incidere sulla qualità di vita?
La cistite interstiziale può influenzare in modo significativo diversi aspetti della vita quotidiana. Tra le conseguenze più frequenti ci sono: alterazione del sonno, difficoltà nelle attività lavorative, riduzione della vita sociale, problemi nella sfera sessuale, aumento del rischio di ansia e depressione.
Per questo motivo, una diagnosi precoce e un approccio terapeutico appropriato rappresentano elementi fondamentali nella gestione della malattia.
Approccio multidisciplinare alla cistite interstiziale: perché è importante?
La cistite interstiziale non sempre si presenta come una condizione isolata. In particolare nelle donne con dolore pelvico cronico possono coesistere altre problematiche, tra cui incontinenza urinaria, prolasso degli organi pelvici, dispareunia (dolore genitale o pelvico) o disturbi anorettali.
Il pavimento pelvico è un sistema complesso costituito da muscoli, fasce, legamenti e strutture nervose che lavorano in modo integrato. Quando uno dei compartimenti coinvolti presenta un’alterazione, anche gli altri possono risentirne. Per questo motivo la presa in carico del paziente può richiedere la collaborazione di più specialisti, tra cui urologo, ginecologo, colonproctologo, fisioterapista del pavimento pelvico.
Un approccio multidisciplinare consente di definire un percorso di cura personalizzato e orientato alle specifiche esigenze della persona.

