Tumori vertebro-midollari

Che cosa sono i tumori vertebro-midollari?

La colonna vertebrale può essere interessata da varie forme di neoplasie. La maggior parte dei tumori vertebro-midollari sono metastasi che originano da tumori primitivi in altre parti del corpo, in particolare polmonemammella, reneprostata, tiroidecolon.

Il segmento di rachide più frequentemente colpito da tumori è quello dorsale e l’età media varia fra i 55 e i 60 anni. Esistono poi i tumori primitivi che hanno origine di varia natura (ossea, cartilaginea, fibrosa, vascolare, adiposa, meningea, nervosa), con comportamento benigno o più raramente maligno e che si distinguono in base alla loro sede di origine in:

  • extra-durali (osteoma, osteosarcoma, condroma, condrosarcoma, sarcoma di Ewing, mieloma, plasmocitoma, emangioma, emangiopericitoma, lipoma, fibroma, fibrosarcoma, cordoma, cisti aneurismatica dell’osso, granuloma eosinofilo),
  • intra-durali extra-midollari (meningioma, neurinoma),
  • intra-durali intra-midollari (astrocitoma, astrocitoma anaplastico, ependimoma).

Oltre il 70% dei tumori spinali primitivi è rappresentato da meningiomi e neurinomi; sono colpite più di frequente le donne intorno ai 50 anni.

tumori intramidollari sono invece più rari, colpiscono più frequentemente il giovane adulto e nella metà dei casi sono di natura maligna.

Quali sono i sintomi dei tumori vertebro-midollari?

Il sintomo dei tumori vertebro-midollari che compare per primo è in genere il dolore alla colonna, percepito come sordo, continuo e spesso associato a contrattura muscolare antalgica. Possono poi comparire:

  • dolori radicolari agli arti superiori e inferiori da compressione delle radici spinali,
  • deficit motori e/o sensitivi da compressione midollare,
  • disturbi sfinterici da interessamento del cono midollare.

L’evoluzione dei disturbi può essere lenta in caso di neoplasie benigne, con ingravescenza della durata anche di anni. La sintomatologia può tuttavia comparire acutamente in caso di frattura vertebrale patologica, condizione clinica grave sia per la difficile reversibilità dei sintomi neurologici in caso di compressione midollare, sia per il verificarsi di uno stato di instabilità della colonna.

Come possono essere individuati i tumori vertebro-midollari?

L’indagine diagnostica di primo livello relativa ai tumori vertebro-midollari è sempre la risonanza magnetica (RM) mirata al tratto di colonna che più probabilmente può essere interessato dalla neoplasia, in base alla valutazione clinica del paziente.

Ulteriori approfondimenti diagnostici sono rappresentati dalla tomografia computerizzata (TC) per i tumori ossei, l’angiografia spinale per i tumori vascolari o fortemente vascolarizzati, a scopo sia diagnostico sia interventistico pre-operatorio (devascolarizzazione mediante embolizzazione).

La sofferenza neurologica, quando presente, va quantificata mediante studi funzionali, quali l’elettromiografia e i potenziali evocati somatosensoriali e motori.

Come si possono curare i tumori vertebro-midollari?

Il trattamento chirurgico dei tumori vertebro-midollari rappresenta il trattamento di scelta nelle forme benigne e in caso di urgenza clinica, ovvero il verificarsi di sintomi neurologici acuti da compressione midollare.

Le neoplasie maligne non acutamente sintomatiche che più frequentemente vengono sottoposte a trattamento chirurgico sono le metastasi, se la localizzazione è unica e se la malattia di base è ragionevolmente ben controllata.

Scopo della chirurgia è l’asportazione completa della neoplasia, il ripristino della stabilità della colonna e il buon controllo del dolore. Gli interventi chirurgici possono andare dalla semplice decompressione mielo-radicolare, alla decompressione associata a stabilizzazione con mezzi di sintesi o essere molto demolitivi, con resezione e sostituzione di parti intere della colonna.

Esistono poi forme tumorali che rispondono al trattamento radio o chemioterapico come prima scelta o in associazione alla chirurgia. Nel caso delle neoplasie intramidollari la chirurgia non è quasi mai demolitiva, ma ha il maggior numero di insuccessi in termini di disabilità neurologica temporanea o permanente, soprattutto per le forme maligne infiltranti, che sono inoltre gravate da un’elevata percentuale di recidive.

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