Moxonidina

Moxonidina   Si prescrive nel trattamento dell’ipertensione.   Che cos’è la Moxonidina? Agisce rilassando i muscoli presenti nella parete dei vasi sanguigni, promuovendo la loro dilatazione: il risultato che ne deriva è la riduzione della pressione sanguigna.   Come si assume la Moxonidina? Si assume via bocca sotto forma di compresse da deglutire con dell’acqua.   Effetti collaterali della Moxonidina Fra gli effetti indesiderati più comunemente associabili alla cura a base di moxonidina sono inclusi: fauci secche sensazione di sonnolenza problemi allo stomaco mal di testa male alla schiena stato di insonnia   È importante rivolgersi subito ad un medico in caso di: rash orticaria prurito difficoltà respirare o deglutire sensazione di pesantezza o oppressione al petto o alla gola gonfiore a bocca, volto, labbra o lingua   Avvertenze Il consumo di bevande alcoliche può aumentare gli effetti indesiderati della moxonidina. Prima di assumere il farmaco è opportuno informare il medico: circa la presenza di eventuali allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti, ad altri medicinali, ad alimenti o a qualsiasi altra sostanza dei medicinali, dei fitoterapici e degli integratori già assunti in passato se si soffre (o si è sofferto nel pregresso) di disturbi renali, cardiaci o angina in caso di donne gravide o in fase di allattamento È inoltre sempre importante far sapere medici, chirurghi e dentisti che si sta assumendo questo farmaco.

Nafcillina

Nafcillina   La nafcillina viene utilizzata per trattare e prevenire alcune infezioni batteriche.   Che cos’è la Nafcillina? La nafcillina impedisce la sintesi della parete cellulare dei batteri sensibili alla sua azione. In questo modo ne provoca la morte.   Come si assume la Nafcillina? La nafcillina può essere somministrata per via orale (in genere sotto forma di capsule) o mediante iniezioni direttamente in vena.   Effetti collaterali della Naficillina L’assunzione a lungo termine o ripetuta di nafcillina può causare una seconda infezione. Fra gli altri suoi possibili effetti avversi sono inclusi:
  • lieve diarrea
  • nausea
  • vomito
È importante contattare subito un medico in caso di:
  • rash cutaneo
  • orticaria
  • prurito
  • difficoltà respiratorie o di deglutizione
  • sensazione di oppressione al petto o alla gola
  • gonfiore di bocca, volto, labbra o lingua
  • sangue nelle feci
  • febbre
  • dolori muscolari
  • dolore, arrossamento o gonfiore al sito di iniezione
  • grave diarrea
  • dolori o crampi allo stomaco
  • irritazione o perdite vaginali
Avvertenze La nafcillina non deve essere assunta in caso di trattamento con una tetraciclina. Inoltre è importante ricordare che la sua assunzione può compromettere l’efficacia dei contraccettivi ormonali. Prima di assumere il farmaco è bene informare il medico:
  • di eventuali allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti, ad altri medicinali (in particolare a una cefalosporina o ad altri antibiotici beta-lattamici), ad alimenti o a qualsiasi altra sostanza
  • dei medicinali, dei fitoterapici e degli integratori assunti, in particolare tetracicline, anticoagulanti, eparina, metotressato, aminoglicosidi o contraccettivi orali
  • se si soffre (o si ha sofferto) di asma
  • in caso di gravidanza o allattamento

Nasce il nuovo punto prelievi

Stiamo realizzando il nuovo punto prelievi e la nuova area dedicata al pre-ricovero, per offrirvi un ospedale sempre più accogliente, confortevole e funzionale. Momentaneamente, fino alla prima metà di settembre, il punto prelievi si troverà nei pressi della radiologia nell’area piramide al piano -1. Sfoglia la gallery. [Best_Wordpress_Gallery id=”5″ gal_title=”prericovero”]

Nashi o pera asiatica

Nashi o pera asiatica   Che cos’è il nashi o pera asiatica? Il nashi è il frutto del Pyrus pyrifolia, specie appartenente alla famiglia delle Rosaceae. Chiamato anche “pera asiatica”, il frutto ha origini proprio in Asia. In particolare, vengono indicate come nashi sia le cosiddette pere cinesi sia le pere giapponesi che quelle coreane. In confronto alla pera europea, il nashi contiene maggiori quantità di acqua e ha una consistenza più granulosa; spesso anche la forma è diversa: le pere asiatiche tendono a essere più tonde, più simili a una mela. Attualmente la Cina risulta essere il principale produttore mondiale di nashi, seguono il Giappone, la Corea del Sud, la Nuova Zelanda e gli Stati Uniti.   Che proprietà nutrizionali ha il nashi? 100 g di nashi apportano 43 Calorie. In un frutto da 255 g sono presenti circa: 28,82 g di carboidrati 0,77 g di proteine 0,26 g di lipidi 2,3 g di fibre 7,65 di vitamina C 0,51 mg di niacina 0,36 mg di acido pantotenico 0,26 mg di vitamina E 0,05 mg di tiamina 0,05 mg di piridossina 15,3 µg di folati 1,28 µg di biotina 357 mg di potassio 18,05 mg di fosforo 12,75 mg di magnesio 5,53 mg di ferro 5,1 mg di calcio 0,26 mg di zinco 0,15 mg di rame 0,1 mg di manganese   Possibili effetti collaterali del nashi Non si ha evidenza di possibili interazioni del nashi (o più ingenerale delle pere) con farmaci o sostanze. È consigliabile consultare il proprio medico in caso di dubbi.   Stagionalità del nashi La stagione del nashi è l’autunno. In Italia solitamente è disponibile in commercio fino al mese di dicembre.   Possibili benefici e controindicazioni del nashi I benefici derivanti dal consumo di nashi dipendono soprattutto dal suo elevato contenuto di magnesio, minerale che è in grado di contrastare stanchezza e affaticamento. Inoltre si presenta come un alimento ricco di fibre e di micronutrienti che possono contribuire a proteggere la salute cardiovascolare e quella delle ossa. Generalmente, il consumo alimentare di pere non presenta particolari controindicazioni e non vi è testimonianza di particolari rischi per la salute.   Disclaimer Le seguenti informazioni rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Natale, gli orari festivi di Humanitas San Pio X

Durante le feste di Natale, gli orari di Humanitas San Pio X subiranno le seguenti modifiche:

3° piano

Chiusura: 24/12/2016 Riapertura: 09/01/2017

Blocco operatorio

Chiusura totale (guardia garantita h/24 e urgenze chirurgiche):
  • 23-24-25-26 dicembre 2016
  • 30-31 dicembre 2016 e 1-2-6 gennaio 2017
Attività ridotta (2 sale lunghe al giorno+ reperibilità):
  • 27-28-29 dicembre 2016
  • 3-4-5- gennaio 2017

Poliambulatori

Chiusura totale:
  • dal 24 al 31/12/2016
  • il 07/01/2017
Apertura ridotta:
  • dal 27/12/2016 al 05/01/2017
dalle ore 07.30 alle ore 17.00

Visite anestesiologiche e accertamenti pre-ricovero

Chiusura:
  • 23/12/2016
  • 30/12/2016
  • 05/01/2017
Riapertura:
  • 27/12/2016
  • 03/01/2017
  • 09/01/2017

Medicina Nucleare

Chiusura: 22/12/2016 Riapertura: 09/01/2017

Nilotinib

Nilotinib   Il Nilotinib può essere utilizzato nel trattamento di alcuni tipi di leucemia, ad esempio la leucemia mieloide acuta. Che cos’è il Nilotinib? Il Nilotinib previene la crescita delle cellule tumorali. Agisce inibendo l’attività dell’enzima tirosinasi. Come si assume il Nilotinib? Il Nilotinib viene somministrato per via orale, in genere sotto forma di capsule da assumere a stomaco vuoto (almeno un’ora prima o 2 ore dopo i pasti). Effetti collaterali del Nilotinib L’assunzione di Nilotinib può essere associata a gravi alterazioni del battito cardiaco. Sono stati segnalati casi di morte improvvisa. Il trattamento può aumentare la sensibilità alle infezioni, ridurre il numero di piastrine nel sangue o aumentare la formazione di trombi. Fra gli altri possibili effetti avversi del farmaco sono inclusi:
  • mal di schiena
  • dolori a ossa, articolazioni o muscoli
  • costipazione
  • diarrea
  • capogiri
  • pelle secca
  • arrossamenti
  • gas
  • perdita dei capelli
  • mal di testa
  • perdita dell’appetito
  • prurito lieve
  • lievi crampi o spasmi muscolari
  • lievi fastidi allo stomaco
  • nausea
  • sudorazioni notturne
  • naso chiuso o che cola
  • starnuti
  • stanchezza
  • difficoltà a dormire
  • vomito
  • debolezza
È importante contattare subito un medico in caso di:
  • rash cutaneo
  • orticaria
  • prurito
  • difficoltà respiratorie o di deglutizione
  • sensazione di oppressione al petto o alla gola
  • gonfiore di bocca, volto, labbra o lingua
  • bruciore, intorpidimento o pizzicore
  • variazioni nella quantità di urina prodotta
  • dolori al torace
  • confusione
  • svenimenti
  • battito cardiaco rallentato, accelerato o irregolare
  • sensazione di avere la testa leggera
  • problemi psicologici o cambiamenti d’umore
  • intorpidimento o debolezza a un braccio o a una gamba
  • debolezza a un lato del corpo
  • convulsioni
  • capogiri, mal di testa, stanchezza o debolezza gravi o persistenti
  • mal di stomaco, nausea o vomito forti o persistenti
  • fiato corto
  • difficoltà a parlare
  • aumento improvviso di peso
  • gonfiore di mani, piedi, caviglie o occhi
  • emorragie
  • infezioni
  • problemi epatici
  • pancreatite
  • problemi alla vista
Avvertenze Il trattamento con Nilotinib può compromettere le capacità di guidare e di manovrare macchinari pericolosi. L’effetto può essere aggravato dall’alcol o da altri medicinali. Il Nilotinib non deve essere assunto in caso di sindrome del QT lungo, prolungamento dell’intervallo QT, bassi livelli ematici di potassio o di magnesio, intolleranza al galattosio, grave carenza di lattasi, problemi di assorbimento del glucosio o del galattosio o gravi intolleranze al lattosio. Il trattamento con Nilotinib è inoltre controindicato in caso di assunzione di amiodarone, disopiramide, procainamide, chinidina, sotalolo o altri antiaritmici, carbamazepina, clorochina, claritromicina, dexametasone, aloperidolo, itraconazolo, ketoconazolo, metadone, moxifloxacina, nefazodone, fenobarbital, fenitoina, pimozide, inibitori delle proteasi, PPI, rifabutina, rifampicina, rifapentina, iperico, telitromicina, voriconazolo o farmaci che possono portare a un prolungamento dell’intervallo QT. Infine, durante il trattamento è necessario evitare l’assunzione di pompelmo e del suo succo. Prima di assumere il farmaco è bene informare il medico:
  • di eventuali allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti, ad altri medicinali, ad alimenti o a qualsiasi altra sostanza
  • di un’eventuale intolleranza al lattosio
  • dei medicinali, dei fitoterapici e degli integratori assunti, in particolare amiodarone, disopiramide, procainamide, chinidina, sotalolo o altri antiaritmici, clorochina, claritromicina, aloperidolo, itraconazolo, ketoconazolo, metadone, moxifloxacina, nefazodone, pimozide, inibitori delle proteasi, telitromicina, voriconazolo, alfentanil, ciclosproine, diidroergotamina, ergotamina, fentanile, midazolam (per via orale), sirolimus, tacrolimus, carbamazepina, dexametasone, fenobarbital, fenitoina, PPI, rifabutina, rifampicina, rifapentina e iperico
  • se si soffre (o si ha sofferto) di altre forme tumorali oltre alla leucemia, problemi cardiaci, epatici, renali, pancreatici o al midollo osseo, globuli bianchi o piastrine bassi, anemia o anomalie nei livelli di elettroliti nel sangue (ad esempio fosforo, calcio o sodio)
  • in caso di casi di prolungamento dell’intervallo QT in famiglia
  • in caso di gastrectomia totale
  • in caso di gravidanza o allattamento
È inoltre importante informare medici, chirurghi e dentisti dell’assunzione di Nilotinib e parlare con un medico prima di sottoporsi a qualunque vaccino, in particolare a quelli vivi.

Nitrito di amile

Nitrito di amile   Il nitrito di amile è utilizzato nel trattamento associato agli attacchi di angina. Che cos’è il Nitrito di amile? Il nitrito di amile permette il rilassamento dei vasi sanguigni, aumenta l’apporto di sangue e ossigeno al cuore e riduce contemporaneamente il carico di lavoro per il muscolo cardiaco. Come si assume il Nitrito di Amile? Nel maggior parte dei casi si assume per via inalatoria. Effetti avversi riconosciuti Fra i possibili effetti avversi del nitrito di amile sono inclusi:
  • capogiri o sensazione di avere la testa leggera
  • polso accelerato
  • arrossamenti del viso e del collo
  • lieve mal di testa
  • nausea o vomito
  • irrequietezza
È importante contattare subito un medico in caso di:
  • rash cutaneo
  • stanchezza o debolezza insolite
  • cianosi di labbra, unghie o palmi delle mani
  • forti capogiri o svenimenti
  • sensazione di forte pressione nel cranio
  • fiato corto
  • battito cardiaco debole e accelerato
Complicazioni e avvertenze Questo principio attivo può causare capogiri o la sensazione di avere la testa leggera soprattutto alzandosi dalla posizione sdraiata a quella seduta. Questa complicazione è aggravata dal consumo di alcolici. Prima di assumere il farmaco è bene informare il medico:
  • di eventuali allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti, ad altri medicinali, ad alimenti o a qualsiasi altra sostanza
  • dei medicinali, dei fitoterapici e degli integratori assunti, in particolare avanafil, riociguat, sildenafil, tadalafil e vardenafil
  • se si soffre (o si ha sofferto) di anemia, glaucoma o ipertiroidismo
  • in caso di ictus, infarti o traumi cranici recenti
  • in caso di gravidanza o allattamento

Norgestrel

Norgestrel   Il norgestrel, spesso detto “minipillola”, può essere prescritto alle donne che vogliono evitare una gravidanza o per ridurre i dolori e le perdite mestruali. In altri casi viene utilizzato per regolarizzare il ciclo mestruale. Come anticoncezionale può essere meno efficace rispetto ad altri metodi ormonali. Per questo in genere viene utilizzato a tale scopo solo dalle donne che non possono assumere contraccettivi a base di estrogeni. Che cos’è il Norgestrel? Il norgestrel agisce modificando l’utero e il muco della cervice in modo da rendere più difficoltoso l’impianto di un eventuale ovulo fertilizzato. Inoltre nel 50% delle donne che ne fanno uso l’assunzione regolare previene inoltre l’ovulazione. Come si assume il Norgestrel? Il norgestrel si assume per via orale, sotto forma di compresse. In genere la posologia è di una compressa al giorno; nel caso in cui scateni nausea o problemi di stomaco è consigliabile assumerla prima di andare a dormire. Effetti collaterali del Norgestrel In rari casi l’assunzione di norgestrel può essere associata alla formazione di trombi. Fra gli altri suoi possibili effetti avversi sono inclusi:
  • nausea
  • vomito
  • crampi allo stomaco
  • gonfiore
  • capogiri
  • mal di testa
  • stanchezza
  • sensibilità del seno
  • riduzione del volume del seno
  • acne
  • capelli grassi
  • perdita di capelli
  • aumento di peso
  • infezioni vaginali
È importante contattare subito un medico in caso di:
  • rash cutaneo
  • prurito
  • gonfiore a volto, lingua o gola
  • difficoltà respiratorie
  • forti capogiri
  • emorragie vaginali prolungate (più di 8 giorni)
  • assenza delle mestruazioni per 2 cicli consecutivi
  • depressione
  • irsutismo
  • piedi o caviglie gonfi
  • fiato corto, dolore al petto, alla mascella o al braccio sinistro, confusione, sangue nell’espettorato, capogiri o svenimenti, dolore, gonfiore o caldo all’inguine o a un polpaccio, pizzicore, debolezza o intorpidimento di gambe o braccia, mal di testa insoliti, difficoltà a parlare, debolezza a un lato del corpo, problemi alla vista
  • forte dolore a stomaco, pancia o a livello addominale
  • noduli al seno
  • stanchezza insolita
  • urine scure
  • ittero
Avvertenze In caso di vomito entro 4 ore dall’assunzione di norgestrel e in caso di diarrea l’efficacia contraccettiva può diminuire; nei 2 giorni successivi è bene utilizzare anche altri metodi anticoncezionali. Prima di assumere norgestrel è bene informare il medico:
  • di eventuali allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti, ad altri medicinali, ad alimenti o a qualsiasi altra sostanza
  • dei medicinali, dei fitoterapici e degli integratori assunti, in particolare principi attivi che velocizzano il transito intestinale, isotretinoina, troleandomicina, griseofulvina, modanafil, rifamicine, iperico, anticonvulsivanti e farmaci contro l’HIV
  • delle malattie e dei problemi di salute di cui si soffre (o si ha sofferto)
  • in caso di gravidanza o allattamento
L’assunzione di norgestrel può interferire con i risultati di alcuni esami di laboratorio.

Nortriptilina

Nortriptilina   La nortriptilina è utilizzata principalmente nel trattamento dei sintomi della depressione. Che cos’è la Nortriptilina? La nortriptilina è un antidepressivo triciclico. Agisce sui livelli di molecole cerebrali ristabilendo l’equilibrio. Come si assume la Nortriptilina? In genere la nortriptilina si assume per via orale. Effetti collaterali della Nortriptilina Chi assume questo principio attivo ha riscontrato, in alcuni casi, una modifica della propria capacità di reazione e di ragionamento e un aumento della sensibilità cutanea al sole. Fra gli altri suoi possibili effetti avversi sono inclusi:
  • nausea, vomito, perdita dell’appetito
  • ansia, insonnia
  • secchezze delle fauci o strano sapore in bocca
  • riduzione della minzione
  • costipazione
  • problemi alla vista
  • gonfiore delle mammelle
  • problemi nella sfera sessuale
È importante contattare subito un medico in caso di:
  • vista appannata o a tunnel, dolore o gonfiore agli occhi, aloni attorno alle luci
  • movimenti incontrollati di occhi, lingua, mascella o collo
  • sensazione di svenimento
  • convulsioni
  • dolore al petto, battiti cardiaci pesanti, strane sensazioni nel torace
  • debolezza o intorpidimenti improvvisi, problemi alla vista, a parlare o di equilibrio
  • febbre, mal di gola, lividi, emorragie
  • macchi violacee sottopelle
  • dolore alla parte alta dello stomaco, perdita dell’appetito, ittero
  • minzione dolorosa o difficoltosa
  • agitazione, allucinazioni, febbre, battito cardiaco accelerato, riflessi iperattivi, nausea, vomito, diarrea, perdita della coordinazione, svenimenti
Avvertenze Non assumere nortriptilina in caso di infarto recente, somministrazione di blu di metilene o nei 14 giorni precedenti ad un trattamento con MAO inibitori. Da evitare anche l’assunzione contemporanea di alcolici, di pompelmo e del suo succo. L’efficacia del farmaco non è immediata. Si consiglia di non interrompere il farmaco senza consultare il proprio medico, per non incorrere in crisi d’astinenza. Prima di assumerla è invece importante informare il medico:
  • di eventuali allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti, ad altri medicinali (in particolare ad altri antidepressivi), ad alimenti o a qualsiasi altra sostanza
  • dei medicinali, dei fitoterapici e degli integratori assunti, in particolare sonniferi, narcotici, miorilassanti, medicinali contro ansia o depressione, anticonvulsivanti e SSRI (anche se assunti nelle 5 settimane precedenti)
  • se si soffre (o si ha sofferto) di malattie cardiache, convulsioni, disturbo bipolare, schizofrenia o altre malattie mentali, patologie epatiche, problemi alla tiroide, diabete, glaucoma ad angolo stretto o problemi di minzione
  • in caso di infarto o ictus
  • di casi, in famiglia, di morte improvvisa associata a un’anomalia del ritmo cardiaco
  • in caso di gravidanza o allattamento
È bene informare medici, chirurghi e dentisti dell’assunzione di nortriptilina.

Nuovi orari ambulatoriali

Nuovi orari ambulatori in Humanitas San Pio X. A partire da maggio 2016 è possibile usufruire dei servizi ambulatoriali fino alle ore 20.00.

Nuovi Orari

Ambulatori

dal lunedì al venerdì dalle 08.00 alle 20.00 e il sabato dalle 08.00 alle 14.00

Servizio Diagnostica per immagini (TAC e Risonanze)

dal lunedì al venerdì dalle 08.00 alle 20.00 e il sabato dalle 08.00 alle 14.00

Punto Prelievi SSN

dal lunedì al venerdì dalle 7.00 alle 10.00 e il sabato dalle 08.00 alle 12.00

Punto Prelievi Privati

dal lunedì al venerdì dalle 07.30 alle 14.00 e il sabato dalle 08.00 alle 11.00   All’interno della Struttura è disponibile l’opuscolo Pronto Pio per consultare numeri di telefono e orari.  

Obesità infantile, come intervenire?

In Europa, un bambino su tre, nella fascia d’età compresa tra i 6 e i 9 anni, è sovrappeso od obeso. È questa la denuncia contenuta in un report della United European Gastroenterology che richiede un maggiore impegno da parte delle istituzioni europee nel promuovere la prevenzione, la ricerca e il trattamento dei disturbi metabolici in età pediatrica. Tra i Pesi più colpiti, l’Italia. Il report, dal titolo “La salute digestiva in età pediatrica”, mostra come in 46 Stati un terzo dei bambini ha chili di troppo. Spagna e Italia, in particolare, registrano rispettivamente il 24% delle undicenni e il 34% degli undicenni colpiti. Le previsioni vedono un futuro incremento del disturbo: dai 41 milioni attuali ai 70 milioni di bambini obesi entro il 2025. Ma, a destare ulteriore preoccupazione, sono anche i numeri relativi alle malattie a carico di intestino e fegato. Sempre più comuni nei bambini sono, infatti, le patologie epatiche: l’ epatosteatosi non alcolica, causata dall’obesità, colpisce il 10% dei bambini europei, diventando la causa principale di malattia epatica cronica più comune nei bambini e negli adolescenti. Non solo, anche le malattie infiammatorie intestinali nel 20 – 30% dei casi sorgono in età pediatrica.

Allattamento al seno come prima prevenzione

Vediamo insieme alla Dott.ssa Paola Marangione, Responsabile dell’Unità Operativa di Neonatologia e Patologia Neonatale di Humanitas San Pio X, quali sono i rischi che possono sorgere in caso di obesità infantile. “Il bambino – spiega la Dott.ssa Marangione – rischia di diventare un adolescente e poi un adulto obeso o sovrappeso”, “per evitare che questa condizione lo accompagni nella sua crescita  esponendolo al rischio di malattie del metabolismo o a disturbi cardiovascolari – continua la Dott.ssa Marangione – è bene intervenire il prima possibile. La prevenzione di sovrappeso e obesità inizia in epoca neonatale con la promozione dell’allattamento esclusivo al seno per i primi 6 mesi di vita del bambino. Il latte materno, infatti, contiene macro e micronutrienti adeguati e bilanciati da un punto di vista nutrizionale, capaci di prevenire una sorta di imprinting metabolico che a sua volta può portare a un peso corporeo eccessivo».

Insegnare le buone abitudini a tavola

L’indagine ha rilevato un alto consumo da parte dei bambini europei di grassi saturi e trans, di zucchero e sale e un basso consumo di frutta, verdura e cereali integrali: “l’alimentazione sana deve proseguire in età pediatrica, con una dieta varia ed equilibrata, che rispetti la regola dei 4 pasti giornalieri ed escluda snack, spuntini, fuori pasto e il consumo di zuccheri semplici. Uno stile di vita corretto si basa, invece, sul giusto apporto calorico, sul movimento e un’appropriata attività fisica. Il consumo di bevande zuccherate e gassate, cibi calorici e fast food, assieme alla sedentarietà, mette a rischio la salute metabolica e la crescita armonica del bambino” – conclude la Dottoressa.

I suggerimenti della nostra dietista

“Le abitudini familiari sono importanti” afferma la Dott.ssa Francesca Albani, dietista dell’Unità Operativa di Chirurgia Bariatrica di Humanitas San Pio X. “Sono i genitori stessi – continua la Dott.ssa Albani – a dover guidare il bambino verso la scelta di alimenti sani e il consumo di piatti bilanciati”. Il controllo alimentare, infatti, inizia proprio nel momento in cui il cibo viene portato in casa e rimane a disposizione 24 ore su 24. Inoltre, spese frettolose e piatti preparati in poco tempo possono essere causa di pasti veloci e improvvisati con alimenti già confezionati (quindi ipercalorici). Punti cardini, quindi, sono il tempo impiegato e dedicato alla spesa unitamente al tempo impiegato e dedicato alla preparazione delle pietanze. “Una delle cattive abitudini alimentari che mi capita di vedere più spesso – afferma la Dott.ssa Albani – sono il consumo troppo frequente di tè freddi, succhi di frutta confezionati e bevande gassate, ricche di zuccheri e che potrebbero essere sostituite con spremute o centrifughe di frutta fresca, frullati o frappè con del latte magro e della frutta fresca di stagione”. “Anche per merenda – suggerisce la Dott.ssa Albani – la scelta può ricadere su una bella macedonia di frutta fresca con 1 cucchiaio di yogurt, della frutta secca oppure uno yogurt alla frutta o un tramezzino preparato con del pane integrale e del prosciutto magro; sicuramente meglio delle merendine confezionate o degli snack salati, ricchi di sale e di zuccheri. Per la colazione mi sento di consigliare 1 fetta di torta fatta in casa (ad esempio una crostata o una torta margherita allo yogurt), del pane con burro e marmellata o dei biscotti secchi o frollini (meglio ancora se fatti in casa)”. “Certo – spiega la Dott.ssa Albani – non si può togliere ad un bambino la pasta o il pane; è necessario però controllarne la quantità, soprattutto se è già presente una forma di sovrappeso o obesità. Sarà sufficiente pesare la pasta e aggiungere un secondo piatto di carne o pesce magri con delle verdure fresche come contorno”. È bene evitare i bis, soprattutto dei primi piatti e scegliere dei condimenti semplici e poco elaborati come pomodoro, pesto, verdure e legumi. “Questo modello alimentare – conclude la Dott.ssa Albani – all’apparenza sembrerebbe richiedere più impegno da parte di tutta la famiglia, in realtà si tratta solamente di impostare delle abitudini che diventeranno con il tempo meccaniche e che saranno fondamentali nelle scelte future dei figli.    

Obesità, 9 consigli per riconoscerla e affrontarla

L’obesità è una malattia caratterizzata da un accumulo patologico di grasso corporeo che porta a conseguenze importanti per lo stato di salute e la qualità della vita. L’obesità è un problema di salute pubblica a livello mondiale e incide sulla durata della vita perché può portare all’insorgere di disturbi quali pressione alta, diabete mellito, apnee notturne e patologie cardiovascolari. Il Dott. Ezio Lattuada, Responsabile del Centro di Chirurgia della Grande Obesità e Malattie Metaboliche di Humanitas San Pio X ci aiuta a rispondere alle domande più frequenti che riguardano questa malattia.

Essere sovrappeso può portare alla comparsa di alcuni disturbi?

Si, il sovrappeso è spesso correlato a problemi di salute, tra cui:
  • Problemi cardiaci e infarto
  • Pressione alta
  • Diabete
  • Cancro
  • Colecisti e calcoli biliari
  • Osteoartrite
  • Gotta
  • Problemi respiratori, come apnee del sonno e asma
“Numerosi studi clinici hanno evidenziato – afferma il Dott. Ezio Lattuada – che la gravità delle malattie correlate all’obesità sono direttamente proporzionali all’eccesso ponderale ed incidono negativamente sulla qualità di vita del paziente obeso”.

Come sapere se si è in sovrappeso?

Viene definita obesità un eccesso di grasso corporeo totale. Per la misurazione dell’obesità viene comunemente utilizzato l’Indice di Massa Corporea (BMI) che calcola il peso in relazione all’altezza. Viene considerata obesa una persona il cui indice di massa corporea è pari o superiore a 30.

Tutto il grasso è cattivo?

Una certa quantità di grassi all’interno della dieta è necessaria per la salute. Ma, è importante evitare quelli saturi e privilegiare quelli non saturi, come i grassi provenienti dal grano, dalle nocciole o dalle fonti vegetali. “Generalmente, i grassi di origine animale – spiega il Dott. Lattuada – sono quelli che aumentano i livelli della colesterolemia ed in particolare del colesterolo LDL, che può danneggiare le pareti delle arterie”.

Quali step seguire per perdere peso?

Per perdere definitivamente peso è importante:
  • Educare se stessi ad abitudini alimentari più sane
  • Avere un obiettivo realistico
  • Formulare un piano alimentare strutturato con un medico e un dietologo e ricevere un adeguato follow-up.
  • Fare esercizio fisico
“È sbagliato – continua il Dott. Lattuada – pensare di dimagrire stabilmente con i digiuni forzati, bisogna invece fare attenzione alla scelta degli alimenti, riducendo in particolare i cibi ipercalorici e bisogna soprattutto aumentare l’attività fisica”.

Quale sport praticare?

Non importa quale tipo di sport o attività fisica verrà praticata; sport, esercizio, faccende domestiche o attività legate al lavoro portano tutte a dei benefici. Negli ultimi anni, vengono privilegiati gli esercizi di routine per la riduzione e il mantenimento del peso. Alcune pubblicità mostrano come un solo macchinario possa far lavorare tutto il corpo e raggiungere, così, i risultati di cui si ha bisogno. Comunque, molti di questi attrezzi potrebbero essere d’aiuto solo per specifiche condizioni, come quelle cardiovascolari. Inoltre, questi macchinari permettono un numero limitato di esercizi e non vanno bene per tutti i casi. Per scegliere un programma mirato alle proprie esigenze, è consigliabile rivolgersi al proprio medico o ad un trainer sportivo certificato.

Quanta attività fisica svolgere?

Gli studi dimostrano che anche le persone più sedentarie possono raggiungere risultati significativi con solo 30 minuti o più di attività fisica al giorno. Per maggiori benefici, gli esperti suggeriscono 30 minuti di attività aerobica di media intensità, 3 volte a settimana, più esercizio anaerobico come potenziamento muscolare e stretching due volte alla settimana. Se si è stati inattivi per molto tempo, è consigliabile iniziare con attività meno faticose, come camminata o nuoto a ritmo regolare così da non stressare il corpo. Una volta raggiunta una migliore forma fisica è bene aumentare gradualmente il carico di attività. “Le persone obese non devono perdere occasioni per aumentare l’attività fisica; devono cercare – continua il Dott. Ezio Lattuada – di utilizzare meno possibile gli ascensori, l’automobile o la moto e privilegiare le scale, i mezzi pubblici e delle salutari camminate)

L’effetto “yo-yo” può essere dannoso?

La continua perdita e ripresa di peso viene definita effetto “yo-yo”. La perdita di peso può essere graduale o più sostanziosa; tuttavia, alcuni esperti sostengono che l’effetto yo-yo sia dannoso per la salute e che, per le persone affette da obesità, sia meglio mantenere cercare di mantenere un peso stabile. Tuttavia, non ci sono prove evidenti a sostegno di queste affermazioni. La maggior parte delle ricerche sull’obesità, infatti, dimostrano come gli individui affetti da questa patologia facciano più tentativi prima di riuscire a perdere peso con successo. “L’effetto “yo-yo” è dannoso – afferma il Dott. Lattuada – perché solitamente il paziente tende nel tempo ad un aumento progressivo del peso; questo determina una condizione di frustrazione e delusione che non lo aiutano ad un controllo ottimale delle proprie abitudini alimentari ed alla fine il paziente raggiunge livelli di obesità grave, con BMI superiore a 40.  Quando l’eccesso ponderale raggiunge questi livelli si deve, talvolta, ricorrere ad interventi chirurgici per l’obesità grave”.

Come evitare le diete “alla moda”?

Molte diete alla moda hanno le seguenti caratteristiche:
  • Promettono risultati veloci
  • Consigliano un singolo prodotto o regime alimentare
  • Raccomandano tesi basate su un singolo studio
  • Sostengono tesi confutate da organizzazioni scientifiche affidabili
  • Stilano una lista di cibi “buoni” o “cattivi”
  • Raccomandano prodotti da vendere
  • Raccomandano studi non verificati da altre ricerche
  • Sostengono studi che non prendono in considerazione il singolo individuo, ma un gruppo di persone
  • Eliminano uno o più di cinque gruppi alimentari.
È importante riconoscere ed evitare una dieta alla moda privilegiando, invece, un’alimentazione sana e varia.

Come prevenire il recupero del peso perso?

Per prevenire il recupero del peso è consigliabile:
  • una perdita di peso regolare e costante. Chi perde peso lentamente facendo più esercizio, infatti, tende a non recuperare i kg persi.
  • Assumere meno calorie riducendo il consumo dei grassi al 30% o meno del totale delle calorie giornaliere assunte.
  • Non saltare i pasti
  • Consumare snack poveri di grasso e con poche calorie, come frutta e verdura. Gli spuntini, infatti, hanno un grosso impatto sul totale delle calorie assunte.
  • Scegliere cibi ricchi di fibre come pane di grano, cereali, pasta, riso, frutta e verdura. Questi cibi permettono di assumere minori quantità di calorie, ma saziandosi prima.
  • Mantenere un diario giornaliero del cibo assunto. È utile scrivere tutto quello che si è mangiato o bevuto, ma è anche importante essere onesti e accurati altrimenti il diario non potrà essere d’aiuto.
  • Non escludere gruppi di alimenti per assicurarsi di assumere tutti i nutrienti di cui si ha bisogno.
“Una riduzione stabile dell’eccesso ponderale – conclude il Dott. Ezio Lattuada – può essere ottenuta solo grazie ad un cambiamento radicale del proprio comportamento che prevede: un aumento consistente dell’esercizio fisico, un diverso atteggiamento nei confronti del cibo, la scelta razionale degli alimenti. Questi obiettivi possono essere ottenuti grazie al supporto di un team multidisciplinare che comprenda dietologo e psicologo”.  

Occhiali da sole, le ultime novità nel campo delle lenti

L’innovazione tecnologica nell’ambito delle lenti oftalmiche è in continuo sviluppo e aggiornamento al fine di garantire lenti sempre più protettive e performanti. Vediamo insieme al Dott. Claudio Savaresi, Responsabile dell’Unità Operativa di Oculistica di Humanitas San Pio X quali sono le novità più importanti. L’ultima, in fatto di novità in questo settore, è l’introduzione di nuove lenti da sole ad altissima tecnologia che presentano al proprio interno le caratteristiche sopra citate, migliorandone ogni singolo aspetto:
  • Fotocromia: a differenza della classica lente fotocromatica, le lenti di ultima generazione garantiscono un perfetto funzionamento anche alla guida, senza che il parabrezza dell’auto possa inficiare il loro funzionamento. Le molecole presenti all’interno delle lenti sono in grado di ridurre e aumentare la capacità di filtrare i raggi UV in base alla luminosità ambientale, consentendo di ottenere una qualità visiva ottimale in ogni condizione.
  • Maggiore protezione dalla luce blu: nello spettro del visibile, la luce con lunghezza d’onda più corta, ovvero quella blu-violetta, è potenzialmente dannosa per l’occhio umano in quanto non viene schermata dalle strutture oculari ed è in grado di raggiungere il tessuto retinico. Le nuove lenti da sole garantiscono una maggiore protezione anche da questo tipo di luce in quanto permettono un suo assorbimento al 100%, come per i raggi UVA e UVB
  • Polarizzazione: ovviamente è una caratteristica imprescindibile per ottenere una qualità visiva superiore alla norma. Il grado di polarizzazione è ulteriormente migliorato, contribuendo ad eliminare il 99% dei riflessi di luce, permettendo così di ottenere un’immagine priva di sgradevoli aberrazioni luminose.

Anche il colore è importante

“Per una protezione oculare adeguata ed efficace – spiega il Dott. Savaresi – è importante associare alla qualità e tipo di lente una colorazione che consenta di selezionare le onde luminose”. Vediamo i colori:

Marrone, Verde, Grigio

Queste colorazioni sono quelle maggiormente utilizzate perché difendono bene dalla luce intensa, non falsano i colori originali e possono essere associate a lenti graduate.

Blu Scuro

Questa colorazione scherma i raggi infrarossi, lasciando passare gli ultravioletti, in questo caso si rimane abbagliati dalla luce senza ottenere alcuna protezione.

Giallo

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare questa colorazione non è illuminante, bensì riesce a sottrarre le radiazioni ultraviolette ma non oscurare le immagini, regalando una visione molto nitida.

Azzurro, Rosa, Fucsia

Questi tipi di colorazione sono stati lanciati soprattutto per rispondere ai canoni della moda ma, tecnicamente, non sono adatti per proteggere gli occhi dai raggi solari.

I consigli del Medico

“Prima di acquistare gli occhiali da sole – continua il Dott. Savaresi – è bene accertarsi che siano certificati col marchio CE. Meglio non lasciarsi attrarre dalle bancarelle che espongono occhiali da sole esteticamente accattivanti ma di cui non si conosce i paesi di provenienza”. Purtroppo la contraffazione è un fenomeno molto diffuso nel comparto dell’occhialeria. “Abituare anche i bambini a portare gli occhiali da sole fin da piccoli. Il loro tessuto oculare è strutturato in modo tale da permettere una maggiore penetrazione della luce e il loro potere filtrante è di gran lunga inferiore di quello degli adulti. I danni provocati negli occhi dei bambini – aggiunge il Dott. Savaresi – si rivelano soltanto quando si è adulti. Una visita preventiva presso il vostro oculista di fiducia è sempre consigliabile; il medico potrà suggerire adeguatamente il tipo di lente più adatto alle proprie esigenze e caratteristiche personali.  

Occhiata

Occhiata   Che cos’è l’occhiata? L’occhiata (Oblada melanura) è un pesce di acqua salata che appartiene alla Famiglia degli Sparidi (la stessa Famiglia a cui appartiene il sarago, al quale risulta essere molto simile anche nell’aspetto). Il suo nome deriva dai suoi grandi occhi che arrivano a occupare circa la metà dell’intero muso. Vive nel mar Mediterraneo e l’Oceano Atlantico orientale e spesso si trova anche nelle acque del mar Nero. Vive principalmente su fondali rocciosi ed erbosi, non oltre i 40 metri di profondità. Si sposta in grandi branchi. Presenta un profilo ellittico, un corpo allungato e schiacciato lateralmente, ricoperto da squame grigio-argentee. Può avere una lunghezza di 20-25 centimetri; il peso di un esemplare adulto si aggira intorno al chilo. Ha delle carni pregiate che vengono consumate perlopiù alla griglia.   Che proprietà nutrizionali ha l’occhiata? 100 grammi di occhiata apportano 117 Calorie suddivise in 65% di proteine, 29% di lipidi, 6% di carboidrati In particolare 100 grammi di occhiata contengono: 77 g di acqua 19 g di proteine 3,7 g di lipidi 48 mg di colesterolo 2 g di carboidrati disponibili 2 g di zuccheri solubili 427 mg di potassio 4,2 mg di ferro 32 mg di calcio 17 mg di magnesio 1,4 mg di zinco 0,6 mg di rame 16,5 µg di selenio   Possibili effetti collaterali dell’occhiata A oggi non esiste evidenza di eventuali interazioni tra il consumo di occhiata e l’assunzione di farmaci o altre sostanze.   Stagionalità dell’occhiata In Italia l’occhiata si trova lungo le coste durante tutto l’anno. Viene pescata soprattutto in Sicilia e nel basso Adriatico.   Possibili benefici e controindicazioni dell’occhiata Le carni dell’occhiata sono molto pregiate, soprattutto per la grande quantità di proteine dall’alto valore biologico e una bassa percentuale di grassi e carboidrati. L’elevato contenuto di potassio (minerale necessario all’organismo umano per mantenere il bilancio idrico e la pressione sanguigna nella norma, per regolare l’eccitabilità neuromuscolare e la ritmicità del cuore) e di ferro (indispensabile per una corretta ossigenazione di tutti i tessuti dell’organismo) caratterizzano questo pesce dal punto di vista del contenuto minerale, insieme soprattutto al calcio e al magnesio. Il sapore dell’occhiata è molto delicato, simile a quello di orata e sarago.   Disclaimer Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Occlusione percutanea dell’auricola sinistra

Occlusione percutanea dell’auricola sinistra   Strategia terapeutica mirata all’occlusione dell’auricola sinistra, dove più frequentemente ha sede l’insorgenza di trombi. Questi determinano uno stroke ischemico in pazienti colpiti da fibrillazione atriale.   Che cos’è l’occlusione percutanea dell’auricola sinistra? Una delle complicanze più temibili della fibrillazione atriale è lo stroke ischemico, in special modo quando manca un’adeguata scoagulazione. In questi casi si deve ricercare la causa negli eventi trombo embolici secondari alla stasi del sangue all’interno della cavità atriale di sinistra che facilita l’aggregazione piastrinica e la formazione di trombi che possono distaccarsi dalle pareti e penetrare il circolo arterioso. All’interno dell’atrio di sinistra esiste un recesso anatomico, chiamato auricola, all’interno della quale la stasi ematica viene particolarmente favorita e che pertanto rappresenta frequente sede di origine di trombi.  Uno dei principali motivi per cui, all’interno delle linee guida di gestione della fibrillazione atriale, è raccomandata la scoagulazione è la prevenzione dello stroke ischemico. Nella maggior parte dei pazienti, la scoagulazione si ottiene mediante la somministrazione di anticoagulanti orali (es. warfarin, acenocumarolo). Tuttavia è possibile che la gestione di questa terapia presenti delle difficoltà, poiché l’effetto dei farmaci è prevedibile solo parzialmente, per cui deve essere costantemente monitorato effettuando esami del sangue frequenti e periodici e individualizzando la dose per ogni singolo paziente fino a trovare la posologia adatta per ottenere un adeguato regime di scoagulazione. Inoltre, ci può essere l’interazione tra diversi altri farmaci e cibi a vari livelli del metabolismo degli anticoagulanti orali, determinandone fluttuazioni dei livelli ematici e di conseguenza variazioni di efficacia (eccesso di scoagulazione o, viceversa, insufficiente scoagulazione). Nei pazienti molto anziani, poi, la gestione della terapia anticoagulante può risultare particolarmente complessa, anche a causa del rischio di sanguinamento che, spesso, risulta essere molto maggiore rispetto a quello ischemico.   Sono stati compiuti molti sforzi fatti alla ricerca di diverse strategie terapeutiche alla luce di queste limitazioni della terapia anticoagulante orale. Una di queste, molto promettente, riguarda l’occlusione transcatetere dell’auricola di sinistra, dove più frequente ha sede l’insorgenza di trombi.   Come funziona l’occlusione percutanea dell’auricola sinistra? Questa procedura si realizza introducendo occlusori meccanici per via venosa, facendoli passare attraverso il setto interatriale (tramite puntura transettale) e andando quindi a occludere l’auricola di sinistra. I pazienti che devono sottoporsi a questo tipo di procedura vengono valutati mediante ecocardiografia per ottenere precise misurazioni della grandezza dell’auricola (in modo tale da guidare la scelta del miglior device da utilizzare per l’occlusione) e vengono pretrattati (a partire da 48 ore prima della procedura) con farmaci antiaggreganti (acido acetilsalicilico e clopidogrel) e antibiotici.     pre        post   Come avviene la procedura? occl1Mentre l’intervento viene eseguito, in considerazione del fatto che gran parte delle manovre avviene all’interno delle sezioni di sinistra del cuore, viene mantenuto un adeguato regime di scoagulazione con eparina endovena. Una volta terminata la procedura, tutti i pazienti vengono mantenuti in terapia cronica con acido acetilsalicilico, a meno che non ci siano controindicazioni specifiche. Il follow up successivo avviene con esami ecocardiografici periodici. La procedura viene eseguita in regime di ricovero e solitamente ha una durata di non meno di 2 ore.   L’occlusione percutanea dell’auricola sinistra è dolorosa o pericolosa? Essendo condotta in sedazione profonda con assistenza anestesiologica la procedura non risulta essere dolorosa. Le probabilità di un rischio di eventi trombotici cerebrali secondario all’inserzione di materiale estraneo nelle sezioni di sinistra del cuore sono pochissime.   occl2Chi può sottoporsi al trattamento? Tutti i pazienti che non possono assumere terapia anticoagulante a causa di controindicazioni (sanguinamenti pregressi o in atto, ipersensibilità ai componenti) o difficoltà nel gestire la terapia e tutti coloro che hanno avuto eventi tromboembolici nonostante terapia anticoagulante ottimale.   Follow-up In assenza di complicanze il paziente viene dimesso il giorno successivo. Nei successivi controlli viene effettuata una valutazione con ecocardiogramma transesofageo dopo 4-6 mesi dall’impianto e una successiva visita clinica.    

Omacetaxina

Omacetaxina   L’omacetaxina è indicata principalmente nel trattamento di alcune forme di leucemia mieloide cronica in alcuni pazienti. Che cos’è l’omacetaxina? L’omacetaxina agisce rallentando la crescita delle cellule tumorali. Come si assume l’omacetaxina? L’omacetaxina viene somministrata mediante iniezioni. Effetti collaterali dell’omacetaxina In alcuni pazienti che assumevano omacetaxina si è riscontrato una diminuzione del numero delle piastrione e della capacità di difendersi dalle infezioni e/o un aumento di zuccheri nel sangue. Fra gli altri suoi possibili effetti avversi sono inclusi:
  • costipazione
  • tosse
  • diarrea
  • perdita dei capelli
  • mal di testa
  • dolore ad articolazioni, braccia, gambe, muscoli o schiena
  • perdita dell’appetito
  • lieve epistassi
  • lieve mal di stomaco
  • nausea
  • arrossamento, dolore o gonfiore al sito di iniezione
  • stanchezza
  • disturbi del sonno
  • debolezza
  • vomito
È importante informare subito il medico in caso di:
  • rash cutaneo
  • orticaria
  • prurito
  • difficoltà respiratorie
  • senso di oppressione o dolore al petto
  • gonfiore di bocca, volto, labbra o lingua
  • sangue nelle urine o nelle feci
  • feci scure
  • bruciori, intorpidimenti o pizzicore
  • confusione
  • sangue nell’espettorato
  • svenimenti
  • battito cardiaco accelerato, irregolare o rallentato
  • cambiamenti d’umore o del comportamento
  • debolezza da un solo lato del corpo
  • acufeni (fischi, ronzii o fruscii nelle orecchie)
  • convulsioni
  • capogiri o mal di testa forti o persistenti
  • stanchezza o debolezza forti o persistenti
  • forte mal di stomaco
  • fiato corto
  • difficoltà a parlare
  • gonfiore a mani, caviglie o piedi
  • gonfiore o indolenzimento di bocca o lingua
  • sintomi di un’infezione in corso
  • minzione aumentata, difficoltosa o dolorosa
  • lividi o emorragie
  • problemi alla vista
  • vomito che sembra caffè
Controindicazioni e avvertenze L’omacetaxina può essere controindicata in caso di diabete non controllato. Prima della somministrazione è importante informare il medico:
  • di eventuali allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti, a qualsiasi altro farmaco, ad alimenti o ad altre sostanze
  • dei medicinali, dei fitoterapici e degli integratori assunti, in particolare anticoagulanti, aspirina e Fans
  • se si soffre (o si ha sofferto) di problemi al midollo osseo, emorragie cerebrali, disturbi della coagulazione, diabete o iperglicemia
  • in presenza di casi di diabete o iperglicemia in famiglia
  • in caso di gravidanza o allattamento
È importante informare medici, chirurghi e dentisti dell’assunzione di omacetaxina. Durante il trattamento è consigliato alle donne fertili l’utilizzo di contraccettivi efficaci. L’omacetaxina può compromettere le capacità di guidare e di manovrare macchinari pericolosi. Questo effetto avverso può essere aggravato dall’alcol e da alcuni medicinali.

Omatropina

Omatropina   L’omatropina viene utilizzata nel trattamento di alcuni tipi di infiammazione dell’occhio per dilatare la pupilla. Inoltre può essere utilizzata nella terapia dello strabismo, nel trattamento di alcune forme di cataratta in fase iniziale, in caso di nictalopia e di miopia durante l’infanzia. L’omatropina viene inoltre utilizzata per dilatare la pupilla prima di alcuni esami diagnostici. Che cos’è l’omatropina? L’omatropina agisce bloccando il neurotrasmettitore acetilcolina. In questo modo rilassa il muscolo ciliare, portando alla dilatazione della pupilla. Come si assume l’omatropina? L’omatropina viene somministrata sotto forma di collirio. Effetti collaterali dell’omatropina L’omatropina può appannare la vista e rendere gli occhi più sensibili alla luce. Fra gli altri suoi possibili effetti avversi sono inclusi:
  • prurito, bruciore e sensazione di punture nell’occhio
  • irritazione al sito di applicazione
È importante contattare subito un medico in caso di:
  • rash cutaneo
  • orticaria
  • difficoltà respiratorie
  • senso di oppressione al petto
  • gonfiore di bocca, volto, labbra o lingua
  • difficoltà di minzione
  • bocca secca
  • dolore agli occhi
  • febbre
  • arrossamenti o pelle secca
  • battito cardiaco irregolare o accelerato
  • instabilità
Controindicazioni e avvertenze L’omatropina è controindicata in caso di glaucoma o di rischio di glaucoma. Prima di assumerla è importante informare il medico:
  • di eventuali allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti, a qualsiasi altro farmaco, ad alimenti o ad altre sostanze
  • dei medicinali, dei fitoterapici e degli integratori assunti, citando in particolare antistaminici, farmaci contro il Parkinson e antidepressivi triciclici
  • se si soffre (o si ha sofferto) di problemi alla cornea, intorpidimenti dovuti a danni ai nervi, blocco della vescica, problemi alla prostata o difficoltà di minzione
  • in caso di sindrome di Down
  • in caso di gravidanza o allattamento
L’uso di omatropina compromette la capacità di guidare e di manovrare macchinari pericolosi. Il farmaco non deve essere ingerito.

Onde d’urto

Onde d’urto   Le onde d’urto focali, introdotte in medicina agli inizi degli anni novanta per la cura dei calcoli renali (litotripsia urologica), da più di un decennio vengono impiegate anche per curare molte patologie dell’apparato muscolo scheletrico (tendini ed ossa principalmente). Metodica non invasiva, le onde d’urto sono in molti casi una valida opzione terapeutica per la cura di molte patologie (anche in fase acuta) grazie alle sue proprietà benefiche di tipo antinfiammatorio, antidolorifico ed “anti-edema” (cioè per contrastare il “gonfiore”), nonché per stimolare la riparazione tissutale. In tempi più recenti, infatti, si sono mostrate efficaci anche nell’ambito della rigenerazione cutanea, accelerando il processo di guarigione di piaghe, ulcere e ferite “difficili” di varia origine, anche post-traumatica. Che cosa sono le onde d’urto? Le onde d’urto sono onde acustiche (impulsi sonori di natura meccanica), prodotte da appositi generatori (i litotritori), ed in grado poi di propagarsi nei tessuti in sequenza rapida e ripetuta. Sono caratterizzate da una particolare forma d’onda (prima fase di pressione positiva, seguita da una altrettanto rapida fase, meno ampia, di pressione negativa), che le differenzia dagli ultrasuoni e che, nel suo complesso, è responsabile degli effetti biologici positivi applicabili in campo terapeutico. A livello microscopico, la stimolazione con le onde d’urto è paragonabile ad una sorta di “micro-idromassaggio” profondo sui tessuti e sulle cellule in grado di indurre queste ultime a reagire positivamente, con produzione di sostanze ad azione antinfiammatoria e di fattori di crescita che stimolano la rigenerazione dei tessuti stessi, a partire dalle cellule staminali. Questo tipo di stimolazione meccanica può in molti casi essere applicata con successo (in associazione con altre terapie codificate) anche per la riduzione dell’ipertono muscolare in condizioni di spasticità di diversa origine, sia degli arti inferiori che superiori, seppur con meccanismo d’azione parzialmente ancora ignoto. Grazie a questi effetti biologici di base da più di un decennio l’uso delle onde d’urto si è ampiamente diffuso, dal campo urologico all’ambito ortopedico, fisiatrico e riabilitativo, ma con sostanziali differenze legate al fatto che si agisce su tessuti viventi e non su concrezioni calcifiche non vitali (come invece i calcoli). Ben tollerate, non invasive, ripetibili e di grande efficacia clinica, le onde d’urto focali, in taluni casi opportunamente selezionati, si dimostrano essere anche un’alternativa all’intervento chirurgico, oppure una soluzione per la cura dei postumi di un trauma o di un intervento chirurgico stesso. Inoltre: -le onde d’urto focali possono agire in modo sinergico (cioè di rinforzo) con altre terapie, o anche di potenziamento ed accelerazione dei risultati attesi da un intervento chirurgico; -il trattamento con onde d’urto eseguito in prima istanza non preclude la possibilità di poter poi intervenire con altre soluzioni terapeutiche (ad esempio chirurgiche).   Le modalità di esecuzione della terapia con onde d’urto sono differenti a seconda che si tratti di patologie ossee, patologie tendinee e muscolari, spasticità o patologie cutanee. La durata di ogni seduta può variare dai 10-15 minuti nel caso di applicazioni sui tessuti “molli” (tendini, muscoli e cute) a tempi maggiori (fino ad un’ora) per i trattamenti sull’osso. Il paziente viene generalmente fatto accomodare in posizione supina sul lettino o seduta. Durante tutta la durata della terapia il paziente è sotto costante e diretto controllo medico, in modo da modificare il livello di energia anche in funzione della sensibilità del paziente.  Le onde d’urto sono sicure ed efficaci Il trattamento con onde d’urto focali è una metodica non invasiva, ambulatoriale, sicura e di comprovata efficacia. La terapia è pressoché priva di effetti collaterali di rilievo clinico e ben tollerata (se correttamente eseguita), oltre che ripetibile. I vantaggi che ne derivano per il paziente sono ormai internazionalmente riconosciuti e comprovati da circa 15 anni di esperienza nella pratica clinica quotidiana.  Le tecnologie in Humanitas L’Istituto Clinico Humanitas, centro di riferimento regionale e nazionale di alta specializzazione per il trattamento con onde d’urto focali, dispone di due litotritori di ultimissima generazione grazie ai quali è possibile eseguire tutti i tipi di trattamento attualmente contemplati dalle linee guida nazionali ed internazionali. I due litrotritori presenti a disposizione sono: -il litotritore con generatore elettromagnetico (indicato per i trattamenti sia ad alta energia sull’osso, sia a più bassa energia, eseguiti sui “tessuti molli” e in particolare sui tendini) -il litotritore con applicatore “defocalizzato” (indicato per il trattamento di tendini, muscoli, ulcere, “ferite difficili” e cicatrici chirurgiche dolorose).   Follow up Il trattamento con onde d’urto focali può, in taluni casi, avere un effetto antidolorifico immediato, ma questo non costituisce la regola. In genere, i benefici si manifestano progressivamente con il passare delle settimane. Per poter correttamente valutare l’efficacia della terapia, è consigliabile un periodo di follow up di circa 2-3 mesi. In questo periodo saranno indicati l’astensione dall’attività sportiva ed il riposo. Inoltre, nel caso di trattamenti eseguiti per problemi di consolidazione ossea (per esempio nelle pseudoartrosi), poiché è fondamentale la stabilità meccanica per la guarigione, potrà essere prescritto un tutore di immobilizzazione dell’arto, o l’uso di stampelle. Il trattamento con onde d’urto focali si rivela efficace nella cura di molte patologie a carico delle ossa e dei tessuti “molli” (tendini, legamenti), grazie alle sue proprietà benefiche di tipo antinfiammatorio, antidolorifico ed “antiedema” (cioè per contrastare il “gonfiore”), nonché per stimolare la riparazione tissutale: -trattamento con le onde d’urto contro le calcificazioni -modulazione delle onde d’urto per le patologie infiammatorie in fase acuta (cioè di più recente insorgenza e già di per sé stesse molto dolorose) -trattamento con onde d’urto per la rigenerazione dei tessuti (per la cura di ulcere cutanee di varia origine e patologie affini). -trattamento con onde d’urto per la cura delle fratture. Le onde d’urto sono dolorose o pericolose? NO, se eseguite secondo i protocolli terapeutici codificati e con apparecchiature idonee sono generalmente ben tollerate. Soprattutto se si tratta di trattamenti per patologie dei tessuti “molli” (tendini e legamenti). In alcuni casi, se il paziente dovesse avvertire un leggero fastidio, il medico può comunque dosare l’intensità dell’energia ed il numero di colpi applicati, per far sì che il trattamento venga meglio tollerato e sia comunque efficace. Inoltre, alcuni protocolli terapeutici prevedono un aumento progressivo dell’energia applicata, in modo da consentire al paziente di adattarsi senza troppa difficoltà. Nel caso di trattamenti sull’osso, per cui si applicano energie maggiori e per una durata di tempo superiore, è possibile che il dolore risulti più intenso e che sia necessario ricorrere ad anestesia locale. Trattandosi di terapia non invasiva, è sicura e pressoché priva di effetti collaterali di rilievo. In genere, possono verificarsi dopo applicazione di alte energie: -piccoli ematomi, petecchie ed ecchimosi superficiali e di breve durata; -risveglio temporaneo della sintomatologia dolorosa. La riacutizzazione del dolore dopo trattamento con onde d’urto non deve essere interpretato come un evento avverso o negativo, ma come una possibile risposta positiva alla stimolazione meccanica sui tessuti. Il trattamento con onde d’urto focali è una terapia definita “manu-medica”, ossia eseguita dal medico con specifica competenza in materia. Fondamentalmente, di criticità non ve ne sono: come tutti i trattamenti di tipo “biologico”, che implicano una risposta da parte dei tessuti, il risultato (soprattutto per la rigenerazione ossea ed, in minor misura, cutanea) non è immediato, ma si manifesta nel corso dei mesi che seguono alla fine del trattamento stesso. Va tuttavia precisato che le onde d’urto non sostituiscono in tutti i casi la terapia chirurgica. Le onde d’urto hanno controindicazioni? Ad oggi vengono riconosciute le seguenti controindicazioni, distinte in assolute e relative. Sono controindicazioni assolute: -la presenza di strutture delicate e sensibili, come encefalo, midollo spinale e gonadi nel campo focale; -la presenza di patologie tumorali e di tromboflebiti dove si dovrebbero applicare le onde d’urto; -la gravidanza -la presenza di organi cavi (es. polmone ed intestino) nel campo focale (nel passaggio infatti dell’onda sonora dal mezzo solido a quello gassoso si potrebbero verificare lesioni dei tessuti). Sono considerate controindicazioni relative: -la presenza di Pace Maker o elettrostimolatori di diversa origine (in particolare per i pazienti portatori di Pace Maker, si dovrà porre attenzione a quale tipo di generatore utilizzare); -la vicinanza di cartilagini ancora in fase di accrescimento (in realtà ormai questa viene considerata più una precauzione che una vera controindicazione, poiché in numerosi studi sperimentali è stata dimostrata l’assenza di effetti lesivi) -le malattie o le alterazioni della coagulazione del sangue (coagulopatie con tendenza al sanguinamento): in tali casi, il medico valuterà per ogni singolo paziente l’idoneità o meno al trattamento, ed eventualmente anche il tipo di strumentazione da utilizzare.   Risponde la Dott.ssa Cristina D’Agostino: Le onde d’urto focali sono molto dolorose? Le onde d’urto focali provocano ematomi anche cospicui? Le onde d’urto focali sono ripetibili? Le onde d’urto focali possono essere applicate nelle patologie in fase acuta? Le onde d’urto focali sono indicate in tutte le patologie ortopediche? Le onde d’urto focali sono radiazioni ionizzanti? Le onde d’urto focali possono essere applicate solo in presenza di calcificazioni? Esiste il rischio di lesione ad ossa, tendini, nervi o altre strutture anatomiche? Le onde d’urto possono essere prescritte anche “a scopo preventivo”? Le onde d’urto focali possono in alcuni casi essere considerate l’ultima soluzione prima dell’ intervento chirurgico? L’effetto terapeutico delle onde d’urto e’ immediato? E’ vero che le onde d’urto focali possono essere utilizzate anche per la rigenerazione dei tessuti cutanei?  

Onde d’urto contro le calcificazioni

Onde d’urto contro le calcificazioni   La terapia con onde d’urto non viene applicata per “rompere o frantumare” le calcificazioni di tendini, legamenti ed articolazioni, ma per risolvere l’infiammazione e la degenerazione tissutale di cui la calcificazione può essere la conseguenza. In alcuni casi, dopo il trattamento con onde d’urto le calcificazioni possono scomparire, si tratta però di un fenomeno che può richiedere molti mesi e soprattutto si verifica non per frantumazione ma per azione biochimica di scioglimento, legata alla riattivazione della circolazione localmente a livello microscopico. Il trattamento con onde d’urto in ambito muscolo-scheletrico può quindi essere eseguito indipendentemente dalla presenza o meno di calcificazioni. Ad oggi inoltre non vi sono dati ed esperienze scientifiche che supportino l’indicazione di eseguire onde d’urto, a scopo preventivo, in presenza di calcificazioni tendinee e in pazienti asintomatici (cioè che non lamentano dolore o fastidio).

Onde d’urto modulate per la cura di patologie infiammatorie in fase acuta

Onde d’urto modulate per la cura di patologie infiammatorie in fase acuta   Onde d’urto con energie molto basse e modulabili per piccoli incrementi ad ogni livello consentono di trattare anche le patologie infiammatorie in fase acuta (cioè di più recente insorgenza e già di per sé stesse molto dolorose). Questo grazie alla possibilità di utilizzare tecnologie avanzate e di ultimissima generazione. Questo offre un indubbio vantaggio terapeutico per i pazienti: contrariamente a quanto si possa pensare, le patologie in fase acuta sono le più indicate per questo tipo di cura, poiché il paziente trae maggior giovamento ed in tempi più rapidi, con più veloce recupero e ripristino della funzione articolare.