11 febbraio, scopri il nostro Punto Nascita Sabato 11 febbraio dalle ore 10.00 alle ore 14.00 si terrà il prossimo open day del Punto Nascita di Humanitas San Pio X, un evento dedicato alle future mamme e ai futuri papà che durante la mattinata potranno conoscere i servizi e gli specialisti e visitare gli spazi del Punto Nascita. Sarà l’occasione per avere risposte a tutti i dubbi e le curiosità del percorso maternità. L’evento è gratuito, alcune attività sono su prenotazione.   VISITE GUIDATE AL PUNTO NASCITA Durante le visite guidate al Punto Nascita, i futuri genitori potranno visitare gli spazi dedicati alla maternità, (il reparto, le sale parto, il nido, le sale visita e gli ambulatori), guidati dalle ostetriche di Humanitas San Pio X. Le visite sono gratuite previa prenotazione al link..(inserire link) n.posti disponibili: 15 (specificare 1 ticket a persona) – se posti online terminati telefonare al 02.69517500 orari: 10 – 11 – 12 – 13 durata: 45 minuti ca   DESK INFORMATIVI Per l’intera mattinata le future mamme e i futuri papà potranno conoscere tutti i servizi del Punto Nascita (pre e post parto) incontrando direttamente, il team multidisciplinare di ginecologi, ostetriche, neonatologi ed anestesisti.   ECO 3D Guarda in faccia il tuo bambino. Ecografia 3D per mamme dalla 22esima alla 30esima settimana di gestazione. Grazie all’esecuzione di un’ecografia, non finalizzata alla diagnostica della morfologia e del benessere fetale, con strumentazione bi e tridimensionale, potrai “vedere” il tuo bambino davvero da vicino e, se lo vorrai, potremo stampare alcune immagini. Per mamme dalla 22esima alla 30esima settimana di gestazione. La prestazione è erogata gratuitamente, previa prenotazione telefonica (a partire da lunedì 23 gennaio) allo 02.69517500.        

“Manager in Salute” con Humanitas San Pio X

Humanitas San Pio X è una delle due Strutture operanti a Milano ad aderire alla Campagna “Manager in salute”, protocollo di prevenzione offerto da FederManager a tutti gli iscritti al Fondo Sanitario ASSIDAI. La campagna di prevenzione, gestita da RBM Salute S.p.a., offre agli associati la possibilità di usufruire gratuitamente, presso la nostra Struttura, di un test cardiovascolare da sforzo (ECG sotto sforzo) e di un controllo bioimpedenziometrico per misurare la composizione corporea tra massa grassa e massa magra. L’iniziativa “Manager in Salute” nasce dall’esigenza di promuovere la prevenzione e la tutela della salute di tutti i manager del settore industriale che vivono, quotidianamente, la loro professione ad alta intensità, e per contrastare il calo registrato dell’aspettativa di vita della popolazione italiana, che vede tra le cause principali proprio la mancata prevenzione. Il pacchetto è prenotabile per tutto il mese di giugno ed eseguibile entro il 31 dicembre 2016.

Modalità di attivazione del pacchetto prevenzione “Manager in Salute”

Per attivare il pacchetto è necessario:
  • contattare Humanitas San Pio X o compilare il modulo online alla seguente pagina
  • prenotare data e ora delle prestazioni (da effettuare in un’unica soluzione)
  • entrare nella propria area riservata Assidai collegandosi al sito oppure utilizzando la App Assidai
  • cliccare sull’area “Manager in Salute”
  • inserire i dati dell’appuntamento (data, ora, struttura)
Comparirà un coupon con riportati i dati dell’appuntamento. Il coupon deve essere stampato e consegnato, il giorno dell’appuntamento, presso la Struttura. Una volta stampato il coupon, l’autorizzazione è automatica. L’appuntamento può essere rinviato, contattando l’ospedale, solo 2 volte previo preavviso di 72 ore. In mancanza di preavviso si beneficerà di un solo rinvio. Il Coupon può essere stampato una sola volta e ha validità anche se l’Assistito ha cambiato giorno e ora dell’appuntamento.

“Manager in salute”, prenota anche a luglio.

Grande successo per la campagna di prevenzione “Manager in salute”. L’iniziativa, gestita da RBM Salute S.p.a e alla quale ha aderito Humanitas San Pio X, è stata infatti estesa a tutto il mese di luglio.  Ricordiamo che il protocollo di prevenzione offerto da FederManager a tutti gli iscritti al Fondo Sanitario ASSIDAI offre agli associati la possibilità di usufruire gratuitamente, presso la nostra Struttura, di un test cardiovascolare da sforzo (ECG sotto sforzo) e di un controllo bioimpedenziometrico per misurare la composizione corporea tra massa grassa e massa magra. Il pacchetto, prenotabile ancora per tutto il mese di luglio, è eseguibile entro il 31 dicembre 2016.

Modalità di attivazione del pacchetto prevenzione “Manager in Salute”

Per attivare il pacchetto è necessario:
  • contattare Humanitas San Pio X o compilare il modulo online alla seguente pagina
  • prenotare data e ora delle prestazioni (da effettuare in un’unica soluzione)
  • entrare nella propria area riservata Assidai collegandosi al sito oppure utilizzando la App Assidai
  • cliccare sull’area “Manager in Salute”
  • inserire i dati dell’appuntamento (data, ora, struttura)
Comparirà un coupon con riportati i dati dell’appuntamento. Il coupon deve essere stampato e consegnato, il giorno dell’appuntamento, presso la Struttura. Una volta stampato il coupon, l’autorizzazione è automatica. L’appuntamento può essere rinviato, contattando l’ospedale, solo 2 volte previo preavviso di 72 ore. In mancanza di preavviso si beneficerà di un solo rinvio. Il Coupon può essere stampato una sola volta e ha validità anche se l’Assistito ha cambiato giorno e ora dell’appuntamento.

11 febbraio, scopri il nostro Punto Nascita

Sabato 11 febbraio si terrà il prossimo open day del Punto Nascita di Humanitas San Pio X, per le future mamme e i futuri papà. Durante la mattinata sarà possibile visitare gli spazi dedicati alla maternità (reparto, ambulatori, sale parto, nido) e conoscere gli specialisti che seguiranno la coppia durante tutto il percorso. Sarà inoltre possibile conoscere tutti i servizi del Punto Nascita (pre e post parto) incontrando direttamente il team multidisciplinare di ginecologi, ostetriche, neonatologi e anestesisti dell’ospedale. L’evento è gratuito, alcune attività sono su prenotazione. A breve sul sito www.sanpiox.net  il programma completo e il form di registrazione per le visite guidate.

3° Corso Inter-Regionale SIUCP

Il 2 Dicembre 2016, presso Humanitas San Pio X, si svolgerà il 3° Corso Inter-Regionale SIUCP. Il Consiglio Direttivo della SIUCP ha progettato tre corsi inter-regionali societari, rivolti ai propri iscritti ed in generale agli specialisti che si occupano di Chirurgia Colo-Rettale, Proctologica e del Pavimento Pelvico. Si tratta dell’evento conclusivo per il 2016.

Condividere il valore della formazione e delle esperienze

Le alterazioni anatomo-funzionali del pavimento pelvico interessano prevalentemente il sesso femminile, con un’incidenza che aumenta progressivamente col progredire dell’età fino a superare il 40% della popolazione oltre i 60 anni di età. In Italia le stime parlano di oltre 4 milioni di donne affette da patologie del pavimento pelvico, ma il dato è ritenuto sottostimato per fenomeni di pudore ed è stimato in crescita in considerazione dell’aumento progressivo dell’invecchiamento della popolazione. I disturbi di questo distretto corporeo coinvolgono alterazioni della funzione urinaria (ritenzione e incontinenza), alterazioni della statica pelvica (prolasso di vescica, utero e retto in varia combinazione), alterazioni della defecazione (stipsi e incontinenza), dolore pelvico cronico; tali disturbi pregiudicano la salute e la qualità di vita dei pazienti affetti, influenzando negativamente anche il senso di autostima, libertà ed integrazione sociale. Da qui l’esigenza di condividere un approccio integrato alle diverse patologie di questi distretti per perfezionare sia la comprensione dei processi fisiopatologici e conseguentemente l’iter diagnostico-terapeutico, sia l’outcome dei trattamenti.

Il programma del corso

La chirurgia del pavimento pelvico è senza ombra di dubbio un argomento di grande attualità: è necessario parlare un idioma condiviso e conoscere strategie e risultati dei trattamenti tra professionisti di aree specialistiche diverse, così da ottenere oltre alla riparazione anatomica anche la correzione dei sintomi. Tutte le soluzioni chirurgiche sono di principio corrette, si tratta di selezionare i pazienti che ne avranno un beneficio. Al termine della prima sessione i partecipanti avranno avuto una panoramica rappresentativa della diverse alternative chirurgiche e saranno in grado di definire e di comprendere i vantaggi ed i limiti di ognuna di esse. La seconda sessione vedrà la partecipazione straordinaria di ospiti stranieri di grande rilievo nel panorama chirurgico colo-rettale, che terranno lezioni magistrali su argomenti di grandi attualità chirurgica e sulle controversie esistenti. Un ospite italiano di pari livello commenterà l’argomento, contestualizzandolo alla realtà esistente nel nostro paese. Una terza sessione è dedicata a dare voce a temi di attualità e controversie. Si tratta di un evento SIUCP che prevede l’accreditamento ECM e la partecipazione dei tradizionali sponsor e partner che supportano con costanza e impegno le attività della nostra società scientifica.

Dove?

Il corso si terrà presso l’Auditorium di Humanitas San Pio X in Via Francesco Nava, 31, Milano. Presidente del corso: Prof. Jacques Mégevand, Responsabile dell’Unità Operativa di Chirurgia Generale di Humanitas San Pio X. Direttore scientifico: Dott. Leonardo Lenisa, Aiuto dell’Unità Operativa di Chirurgia Generale di Humanitas San Pio X.

Informazioni Generali

 

Provider ECM

Asef aggiornamento scientifico e formazione: Albo Provider ECM ID 3840 Via Salaria, 406 – 00198 Roma Tel: 0686212551 Federica Speziali: cell. 3388135585 info@asefmed.comwww.asefmed.com

Segreteria organizzativa

Società Italiana Unitaria di ColonProctologia Elisabetta Lanzetta: cell. 348 4534256 segreteria@siucp.org

Specializzazioni

Chirurgia Generale, Ginecologia ed Ostetricia, Urologia, Gastroenterologia, Infermieristica, Ostetricia e fisioterapia.   Numero Partecipanti: 100 Crediti ECM: 8,5   Scarica il PROGRAMMA COMPLETO

Ablazione della fibrillazione atriale

Ablazione della fibrillazione atriale   Che cos’è la fibrillazione atriale? La fibrillazione atriale è un’aritmia cardiaca caratterizzata da attività atriale rapida e non ritmica, con perdita della contrazione degli atri. Gli atri infatti non risultano più in grado di espellere tutto il sangue, che pertanto resterà in parte all’interno delle camere con il pericolo che si formino coaguli. Questo ritmo alterato è assolutamente compatibile con la vita, ma può provocare complicanze potenzialmente molto invalidanti. La fibrillazione atriale può essere causata, tra l’altro, da difetti delle valvole cardiache o difetti cardiaci congeniti, dall’assunzione di farmaci, caffeina, tabacco e consumo di alcol, dall’ipertiroidismo o altri squilibri metabolici e dall’apnea notturna. In gran parte dei casi, la fibrillazione atriale viene dunque determinata da una malattia cardiovascolare, ma è possibile che si manifesti anche in soggetti che non soffrono di alcuna cardiopatia. In questo caso, solitamente si parla di fibrillazione atriale isolata (30% dei casi). Se alla fibrillazione atriale è correlato anche un vizio strutturale del cuore si tratta di fibrillazione atriale concomitante (50% dei casi). In alcuni individui colpiti da fibrillazione atriale non si manifesta nessun sintomo, o se sono presenti non vengono riconosciuti dal paziente, che si limita ad adeguare il proprio stile di vita. Questi soggetti spesso vivono senza rendersi conto della loro condizione fino al momento in cui questa non viene riscontrata dal medico in occasione di un esame obiettivo o di un elettrocardiogramma. I pazienti che invece presentano sintomi, più frequentemente segnalano palpitazioni, dispnea, debolezza o affaticabilità, di rado sincope e dolore toracico. Viene effettuata la diagnosi attraverso esame obiettivo, elettrocardiogramma o ECG holter delle 24 ore. Clinicamente, a seconda del modo di presentazione, la fibrillazione atriale viene suddivisa in parossistica (quando gli episodi si manifestano, ma si risolvono spontaneamente in un tempo inferiore a una settimana), persistente (quando l’episodio aritmico non si interrompe spontaneamente ma solo attraverso interventi terapeutici esterni) e permanente (quando gli interventi terapeutici si sono rivelati inefficaci).   Che cos’è l’intervento di ablazione chirurgica della fibrillazione atriale? Quando sia la terapia farmacologica sia un’eventuale cardioversione elettrica si siano rivelati inefficaci nel controllo del ritmo o della frequenza, se si manifestano gravi sintomi invalidanti, il trattamento di scelta nel cercare una soluzione al problema in caso di fibrillazione atriale isolata può essere un’ablazione transcatetere. Se anche l’ablazione transcatetere risulta inefficace, è possibile effettuare un’ablazione chirurgica con la chiusura dell’auricola sinistra: ci saranno probabilità di riuscita sicuramente più elevate a scapito di una maggiore invasività. In caso di fibrillazione atriale correlata ad un’altra patologia strutturale del cuore, si eseguirà l’intervento seguendo le modalità e l’approccio richiesto dalla patologia cardiaca strutturale (sternotomia o minitoracotomia con circolazione extracorporea o a cuore battente). In caso di fibrillazione atriale isolata di tipo parossistico, è possibile eseguire l’intervento di ablazione attraverso una doppia toracoscopia a cuore battente, con un’invasività minima. In caso di fibrillazione atriale persistente o cronica, verrà effettuato un intervento di ablazione in minitoracotomia, con l’ausilio della circolazione extracorporea. La probabilità di ripristino del ritmo normale del cuore (ritmo sinusale) può variare dal 70 al 90% in base al tipo di fibrillazione atriale e alla durata della fibrillazione prima di essersi sottoposti all’intervento.   L’intervento di ablazione chirurgica della fibrillazione atriale è pericoloso o doloroso? I rischi associati a questo tipo di intervento sono il sanguinamento, le infezioni, il danno neurologico e il possibile impianto di un pace-maker.   Follow-up Dopo l’intervento il paziente viene trasferito in terapia intensiva, per restare sotto osservazione per 12-24 ore, prima di essere ritrasferito in reparto di degenza. Dopo 4 o 5 giorni dall’intervento il paziente può essere dimesso dall’ospedale ed essere trasferito direttamente presso un centro di riabilitazione cardiologica, dove resterà ricoverato per circa 15 giorni o direttamente a domicilio a seconda dei casi.

Ablazione della via accessoria

Ablazione della via accessoria   In caso di sindrome di Wolff-Parkinson-White (WPW), una volta confermata l’indicazione al trattamento con RF, si procede con il ricorso all’ablazione della via accessoria, costituita dall’erogazioni di polsi puntiformi, millimetrici, di radiofrequenza, effettuati con un catetere ablatore in corrispondenza della via anomala: in questo modo si interrompe la conduzione elettrica lungo tale struttura. Una volta eliminata la via anomala, viene nuovamente eseguito lo studio elettrofisiologico in modo da confermare la buona riuscita della procedura, registrando l’impossibilità che le tachicardie vengano nuovamente indotte. L’esame elettrofisiologico e l’ablazione vengono eseguiti in anestesia locale, effettuata a livello inguinale destro. Gli elettrocateteri necessari per lo studio elettrofisiologico e per l’ablazione vengono introdotti mediante la puntura della vena femorale. Il pomeriggio stesso il paziente è in grado di alzarsi e la mattina successiva può essere dimesso. Dopo aver eseguito una ablazione efficace, se non si presentano altri tipi di aritmia o di cardiopatia, non è necessario iniziare alcuna terapia farmacologica.

Ablazione delle tachicardie atriali

Ablazione delle tachicardie atriali   Lo studio elettrofisiologico permette la creazione di una mappa elettrica del cuore e l’individuazione del punto da cui la tachicardia ha origine; attraverso il catetere ablatore, poi, vengono erogate scariche di radiofrequenza che andranno a bruciare il gruppo di cellule responsabili dell’aritmia.   Che cos’è l’ablazione delle tachicardie atriali? Le tachicardie atriali sono aritmie secondarie ad aumentata automaticità di alcune cellule atriali, che in particolari condizioni si attivano e scatenano l’aritmia. Il trattamento di scelta di queste aritmie è l’ablazione transcatetere. Il flutter atriale è un’aritmia secondaria alla presenza di un circuito elettrico aggiuntivo che si trova quasi sempre in atrio destro, di rado in atrio sinistro. Il circuito elettrico è rappresentato da un anello che occupa tutta la circonferenza dell’atrio.   Funzionamento dell’ablazione delle tachicardie atriali Lo studio elettrofisiologico determina la creazione della mappa elettrica del cuore e l’individuazione del punto da cui la tachicardia ha origine; successivamente, attraverso il catetere ablatore, vengono erogate scariche di radiofrequenza che andranno a bruciare il gruppo di cellule responsabili dell’aritmia. Nel caso in cui il gruppo di cellule responsabile si trovi in atrio destro, la procedura risulta essere tecnicamente più semplice; nel caso in cui il focus aritmogeno sia posizionato nelle sezioni di sinistra, la procedura risulta più complessa, per cui analogamente al trattamento della fibrillazione atriale viene richiesto un passaggio tramite ago attraverso il forame ovale (puntura transettale). La procedura di scelta per il trattamento della forma più comune di flutter, quella destra, è rappresentata dall’interruzione del circuito attraverso la procedura di ablazione con radiofrequenza in una particolare zona, definita istmo cava inferiore-tricuspide, che si può facilmente individuare dal punto di vista elettrico e tramite guida fluoroscopica (raggi X).   Come avviene la procedura? Il tutto viene eseguito in regime di ricovero. Durante l’esecuzione della procedura il paziente è cosciente: viene eseguita solo l’anestesia locale in sede di accesso venoso (femorale destro). La durata della procedura può variare a seconda della difficoltà nel raggiungere il focus aritmico con il catetere ablatore (1-4 ore). Se non si verificano complicanze, il paziente può essere dimesso già il giorno successivo.   L’ablazione delle tachicardie atriali è dolorosa o pericolosa? In genere la procedura viene ben tollerata; gli unici disturbi che possono manifestarsi nel paziente sono il reperimento dell’accesso vascolare e, in alcuni casi, il momento dell’ablazione (sensazione di bruciore al petto). Durante la procedura esiste anche la possibilità che il paziente avverta la tachicardia, che l’operatore cerca di indurre allo scopo di poterla adeguatamente mappare e reperirne il punto di origine.   Chi può sottoporsi al trattamento? Sono candidabili alla procedura tutti i pazienti che manifestano tachicardie atriali non responsive ai farmaci antiaritmici o che non tollerano questi ultimi.   Follow up I successivi controlli possono prevedere valutazioni cliniche e l’esecuzione periodica di ecg holter per poter rivelare eventuali recidive asintomatiche.

Ablazione delle tachicardie da rientro

Ablazione delle tachicardie da rientro   L’ablazione delle tachicardie da rientro è una terapia ablativa fondata sull’individuazione della via accessoria attraverso lo studio elettrofisiologico endocavitario e successiva ablazione tramite radiofrequenza della stessa.   Che cos’è l’ablazione delle tachicardie da rientro? Le tachicardie da rientro nodale (AVNRT) sono aritmie secondarie alla presenza di una via elettrica aggiuntiva a livello del nodo atrioventricolare, la cui presenza determina la possibilità che si verifichino dei “cortocircuiti” attraverso i quali l’impulso elettrico continua a diffondersi attraverso le due vie (quella fisiologica e quella aggiuntiva) perpetrando l’aritmia. La terapia ablativa è basata sull’ablazione transcatetere con radiofrequenza della via nodale aggiuntiva, la cui posizione è solitamente semplice da individuare e piuttosto simile in ogni individuo.   Le tachicardie da rientro atrioventricolare (AVRT) sono aritmie secondarie alla presenza di un fascio accessorio, esterno al normale sistema di conduzione: questo unisce atri e ventricoli e consente una rapida conduzione degli impulsi da una camera all’altra, favorendo il verificarsi di aritmie da rientro.   Funzionamento dell’ablazione delle tachicardie da rientro La terapia definitiva è basata sull’individuazione della via accessoria attraverso lo studio elettrofisiologico endocavitario e la successiva ablazione tramite radiofrequenza della stessa. Dal punto di vista tecnico la procedura risulta essere più complicata nel caso in cui la via accessoria sia posizionata nelle sezioni sinistre del cuore, poiché richiede il passaggio da destra a sinistra tramite l’utilizzo di un ago attraverso il forame ovale.   Come avviene la procedura? Il tutto viene effettuato in regime di ricovero. Durante la procedura il paziente resta cosciente: viene eseguita solo l’anestesia locale in sede di accesso venoso (femorale destro). La durata della procedura può variare a seconda della difficoltà nel raggiungere il punto esatto con il catetere ablatore (1-2 ore). Se non si verificano complicanze, il paziente può essere dimesso il giorno successivo.   L’ablazione delle tachicardie da rientro è dolorosa o pericolosa? Solitamente la procedura viene ben tollerata; gli unici disturbi che possono manifestarsi nel paziente sono il reperimento dell’accesso vascolare e, in alcuni casi, il momento dell’ablazione (sensazione di bruciore al petto). Inoltre, mentre la procedura viene eseguita, il paziente potrebbe avvertire la tachicardia: è l’operatore che cerca di innescarla per poterla adeguatamente mappare e reperirne il punto di origine.   Chi può sottoporsi al trattamento? È necessario considerare l’ablazione transcatetere come la prima scelta terapeutica per i pazienti colpiti da tachicardia da rientro nodale, in considerazione dell’elevata efficacia e sicurezza della procedura. Inoltre rappresenta la prima scelta terapeutica per i pazienti portatori di vie accessorie atrioventricolari sintomatici per tachicardie da rientro o la cui via presenti delle caratteristiche elettrofisiologiche di particolare pericolosità.   Follow-up Nei successivi controlli possono esserci delle valutazioni cliniche e l’esecuzione periodica di ecg holter nel primo anno dopo l’ablazione. In seguito, in presenza di stabilità clinica, è possibile che non siano necessari ulteriori controlli cardiologici.    

Ablazione di tachicardia atriale

Ablazione di tachicardia atriale   Attraverso l’ablazione si può eliminare il gruppo di cellule responsabili dell’aritmia.   In caso di tachicardia atriale, gli approcci per l’ablazione saranno diversi in base al sito di origine.   In caso di tachicardie ad origine dall’atrio sinistro potrà essere necessario eseguire la puntura transettale per raggiungere le sezioni cardiache di sinistra.   Alcune tachicardie atriali possono dipendere invece da un rientro riconoscibile macroscopicamente e, solitamente, si presentano a frequenza più elevata (anche oltre i 250 bpm). In questi casi si parla di flutter atriali, che sono delle aritmie da rientro in cui l’intero corto circuito a sostegno dell’aritmia è posizionato all’interno degli atri. Parliamo di flutter atriale tipico se il circuito si trova nell’atrio destro e attraversa l’area tra la vena cava inferiore e la valvola tricuspide. Solitamente il flutter atriale risulta poco sensibile ai farmaci e spesso è richiesta la cardioversione elettrica. È possibile che lo studio elettrofisiologico confermi la diagnosi di flutter atriale tipico: in tal caso verrà eseguita l’ablazione transcatetere dell’istmo cavo-tricuspidalico. Si verificherà il ripristino del ritmo sinusale durante l’erogazione di radiofrequenza se viene eseguita in corso di aritmia. Nel caso di flutter atriale atipico sarà necessaria l’identificazione del circuito specifico dell’aritmia: in genere la manifestazione di un flutter atipico avviene in presenza di una cardiopatia strutturale e in esiti di un intervento cardiochirurgico.   Generalmente il circuito dell’aritmia si verifica attorno alle barriere di conduzione rappresentate dalle suture chirurgiche correlate alle barriere anatomiche fisiologiche. Dopo avere individuato il percorso dell’aritmia, dunque, sarà necessaria l’identificazione del “punto debole”, dove l’ablazione potrà avere successo con maggiore sicurezza e semplicità.

Ablazione trans catetere

Ablazione trans catetere   L’ablazione trans catetere rappresenta una procedura terapeutica mirata al trattamento e all’eliminazione di diverse aritmie cardiache mediante la bruciatura, in seguito all’erogazione di radiofrequenza del sito o della via anomala che determinano l’aritmia.   Che cos’è l’ablazione trans catetere? L’ablazione trans catetere è una procedura terapeutica capace di trattare ed eliminare molte delle aritmie cardiache tramite la bruciatura, con radiofrequenza, del sito o della via anomala interessati dalla genesi dell’aritmia stessa. L’esecuzione di questa procedura viene effettuata dopo lo studio elettrofisiologico, ossia un altro esame che consiste nel valutare il sistema elettrico del cuore e che rappresenta la base per la successiva caratterizzazione ed eliminazione dell’eventuale aritmia presente.   Funzionamento dell’ablazione trans catetere L’esecuzione dell’ablazione trans catetere avviene attraverso l’erogazione di energia elettrica (radiofrequenza) dalla punta metallica di un particolare elettrocatetere, di materiale plastico, che viene introdotto per via venosa (generalmente femorale) e portato, sotto guida fluoroscopia (raggi X) all’interno del cuore; l’erogazione di energia elettrica determina un riscaldamento della punta metallica, e tale riscaldamento causa delle piccolissime bruciature. In base alla lettura dei segnali elettrici riportati, si posiziona il catetere nel punto in cui appare più facile l’ottenimento dell’interruzione dell’aritmia; con questa metodica si applica la radiofrequenza soltanto nei punti interessati dalla genesi dell’aritmia e il tessuto miocardico normale non viene danneggiato.   Come avviene la procedura? Le ablazioni trans catetere in gran parte vengono eseguite quando il paziente è cosciente (tranne nel caso dell’ablazione della fibrillazione atriale) e pertanto in qualsiasi momento è possibile per il paziente comunicare con il medico operatore, segnalando ogni eventuale disturbo. In gran parte dei casi, tuttavia, la procedura non dà luogo ad una particolare sintomatologia se non una lieve sensazione di bruciore mentre viene erogata la radiofrequenza. Perché la procedura abbia successo è necessario avere la collaborazione del paziente, il quale deve muoversi il meno possibile (in special modo mentre viene erogata la radiofrequenza) per evitare che il catetere ablatore cambi posizione, evenienza che potrebbe influire sull’esito positivo della procedura stessa.    

Ablazione trans catetere della tachicardia da rientro nodale

Ablazione trans catetere della tachicardia da rientro nodale   Una volta risolto l’episodio aritmico, si può procedere con lo studio elettrofisiologico con ablazione trans catetere del circuito della tachicardia, che attualmente rappresenta la terapia riconosciuta come gold standard per il trattamento della tachicardia da rientro nodale. Nei pazienti con doppia via nodale il decorso della via rapida all’interno del nodo atrioventricolare corrisponde al tratto superiore e anteriore, mentre il tratto posteriore corrisponde alla via lenta. Lo studio elettrofisiologico comporta l’esecuzione di stimolazioni atriali e ventricolari allo scopo di evidenziare la presenza della duplicità nodale AV. Dopo aver confermato la presenza di doppia via nodale e dopo aver fatto diagnosi di TRN, si prosegue con l’ablazione della via lenta che consiste nell’erogazioni di polsi puntiformi, millimetrici, di radiofrequenza, effettuati con un catetere ablatore, in corrispondenza della via lenta, in modo tale da interrompere la conduzione elettrica lungo uno dei due bracci del cortocircuito (la via lenta anterograda). Dopo aver eliminato la via lenta viene nuovamente eseguito lo studio elettrofisiologico in modo da confermare la buona riuscita della procedura, registrando l’impossibilità a comportare di nuovo tachicardie. L’esame elettrofisiologico e l’ablazione vengono eseguiti in anestesia locale, eseguita a livello inguinale destro. Gli elettrocateteri necessari per lo studio elettrofisiologico e per l’ablazione vengono inseriti mediante la puntura della vena femorale. Il pomeriggio stesso il paziente si può alzare e la mattina successiva può essere dimesso.

Aborto spontaneo

Aborto spontaneo   Il termine medico “aborto spontaneo” sta ad indicare un’interruzione di gravidanza che avviene spontaneamente entro i primi 180 giorni di gravidanza ed è un evento abbastanza comune: le statistiche evidenziano infatti che l’aborto spontaneo succede nel 30% delle gravidanze.   Che cos’è l’aborto spontaneo? L’aborto spontaneo può essere “completo” e dunque consistere nell’espulsione spontanea totale dell’embrione o feto senza vita, o “incompleto” o “ritenuto” ossia quando la gravidanza è parzialmente o completamente presente nella cavità uterina, ma non è presente nessuna attività cardiaca del feto.   Quali sono le cause dell’aborto spontaneo? Le cause che possono portare le donne in gravidanza ad un aborto spontaneo sono tante, tra le principali vi sono:
  • anomalie cromosomiche (è sicuramente la causa più frequente di abortività spontanea. La frequenza aumenta con l’aumentare dell’età materna);
  • malformazioni congenite (utero setto, unicorne ecc) o acquisite (polipi, fibromi) dell’utero;
  • incontinenza cervicale (il collo uterino tende a dilatarsi in epoca molto precoce di gravidanza, anche in assenza di contrazioni, conducendo all’espulsione del feto);
  • malattie autoimmuni o trombofiliche (in cui aumenti , cioè, la coagulazione del sangue);
  • patologie infettive come toxoplasmosi, rosolia, infezione da citomegalovirus che possono contagiare il feto e causarne la sofferenze e poi la morte;
  • infezioni vaginali non trattate;
  • insufficienza del corpo luteo che non produce abbastanza progesterone, l’ormone che favorisce l’impianto e il mantenimento della gravidanza nel primo trimestre.
  Quali sono i sintomi dell’aborto spontaneo? A volte possono capitare anche i cosiddetti aborti silenti, manifestazioni che nonostante la diagnosi è clinica fatta con l’ecografia, non hanno comunque presentato alcuna tipologia sintomatica. Altre casistiche hanno evidenziato invece perdite ematiche o contrazioni uterine. I sintomi con cui si può presentare un aborto spontaneo possono essere molto diversi tra loro e variabili in rapporto alle diverse situazioni cliniche.   Come prevenire un aborto spontaneo? Le azioni di prevenzione dell’aborto spontaneo sono anche molto diverse e variano in base alla causa all’origine dell’aborto. Il riposo è senza dubbio il principale deterrente e il trattamento fondamentale consigliato dal medico quando la gestante è un soggetto a rischio di minaccia d’aborto. – Una terapia preventiva a base di progesterone può essere efficace nei casi in cui si sospetti una insufficienza del corpo luteo. In caso di patologie autoimmuni (come la sindrome da antifosfolipidi) o in condizioni di eccessiva trombofilia, possono essere prescritti l’utilizzo di eparina o di acido acetil-salicilico. Quando i soggetti soffrono di incompetenza cervicale si esegue il cerchiaggio della cervice. È bene provvedere al trattamento di patologie come il diabete o a carico della tiroide già prima dell’inizio di una gravidanza.   Diagnosi In linea di massima la diagnosi di aborto spontaneo viene fatta a seguito di:
  • visita ginecologica;
Possono essere prescritti anche:
  • test di gravidanza;
  • dosaggio plasmatico della frazione beta dell’ormone della gravidanza (HCG). L’HCG viene prodotto a partire dall’impianto in utero e aumenta costantemente fino al terzo mese di gravidanza. Le sue modificazioni sono utili per capire l’evolutività o meno di una gravidanza.
  Trattamenti Diagnosticato un aborto spontaneo, le strade possibili sono generalmente due: 1) la terapia chirurgica: è il cosiddetto “raschiamento” mediante isterosuzione. In pratica, si procede all’aspirazione del materiale abortivo ritenuto in cavità uterina, mediante una cannula inserita attraverso il canale cervicale. 2) in alcuni casi si può decidere di attendere la spontanea espulsione del materiale abortivo dall’utero o facilitarne l’espulsione stessa tramite la somministrazione di farmaci che facilitino la contrazione uterina. Si parla in questo caso di “condotta di attesa”, che viene applicata quasi esclusivamente in presenza di aborto incompleto (più raramente nel caso degli aborti interni), e soprattutto se l’aborto è avvenuto nelle settimane iniziali di gravidanza.

Accompagnamento alla nascita, al via il nuovo corso

Il 30 giugno 2016 partirà il nuovo corso di Accompagnamento alla Nascita e post parto dedicato alle donne in gravidanza con data presunta del parto nel mese di settembre. Il corso è gratuito e suddiviso in incontri teorico-pratici che si terranno presso la sede di Humanitas San Pio X. Durante le varie giornate le future mamme avranno l’opportunità di confrontarsi con l’ostetrica, il ginecologo, lo psicologo, l’anestesista e il neonatologo della Struttura. Il calendario prevede le seguenti date:
  • 3o giugno
  • 7 luglio
  • 14 luglio
  • 21 luglio – dalle 17.00 alle 19.00 presso l’auditorium
  • 27 luglio – dalle 16:00 alle 18:00 presso l’auditorium
  • 28 luglio
  • 3 agosto – dalle 13.00 alle 15.00 presso l’auditorium
  • 4 agosto
  • 11 agosto
Per discutere dei primi bisogni e delle prime esperienze del neonato, è previsto un ulteriore incontro dopo il parto, il giorno
  • 12 ottobre – dalle 11.00 alle 13.00 presso l’auditorium
Aiutare le future mamme a vivere la nascita con serenità, consapevolezza e fiducia, e a condividere la propria esperienza con le altre partecipanti è l’obiettivo principale del corso di Accompagnamento alla Nascita. Gli incontri, inoltre, sono utili per preparare la coppia ad affrontare il delicato momento del parto nel miglior modo possibile. Il corso si terrà presso Humanitas San Pio X in Via Francesco Nava, 31, Milano presso l’Aula al III° piano dalle 13.00 alle 15.00. Eventbrite - Corso di Accompagnamento alla Nascita e post parto

Aceclofenac

Aceclofenac L’aceclofenac viene consigliato per la terapia del dolore e dell’infiammazione collegati all’artrosi, all’artrite reumatoide e alla spondilite anchilosante. Che cos’è l’aceclofenac? Si tratta di un medicinale antinfiammatorio non steroideo (Fans). Opera bloccando gli enzimi cicloossigenasi, ostacolando così la creazione di molecole (le prostaglandine) incluse nella formazione della sensazione di dolore, del gonfiore e dell’infiammazione. Come si prende l’aceclofenac? L’aceclofenac si prende per bocca, in forma di pastiglie da prendere di solito due volte al dì. Effetti collaterali dell’aceclofenac Prendere aceclofenac può venire collegato a una crescita del pericolo di trombosi, ostacolare l’aggregazione delle piastrine e provocare gravi reazioni cutanee. Può anche danneggiare la fertilità femminile. Tra gli altri suoi eventuali effetti collaterali troviamo anche: anemia, anemia emolitica depressione del sistema immunitario granulocitopenia neutropenia iperpotassiemia depressione sogni inusuali insonnia disturbi alla vista parestesie tremori sonnolenza dolore alla testa cambiamenti del gusto scompenso cardiaco palpitazioni vertigini acufene ipertensione arrossamenti o vampate vasculite dispnea dispepsia dolori addominali nausea diarrea flatulenza gastrite costipazione vomito ulcere orali melena emorragie e ulcere gastrointestinali stomatite crescita dei sintomi della patologia di Crohn e della colite ulcerosa sangue nel vomito pancreatite dermatite o dermatite bollosa angioedema porpora crampi alle gambe crescita dell’urea o della creatinina nel sangue insufficienza renale sindrome nefrosica scompenso renale crescita degli enzimi epatici epatite e altri disturbi al fegato crescita della fosfatasi alcalina nel sangue edema affaticamento crescita di peso È fondamentale avvertire immediatamente un dottore in presenza di: rash orticaria prurito problemi respiratori sensazione di oppressione al petto gonfiore di bocca, viso, labbra o lingua ittero Controindicazioni e avvertenze L’aceclofenac non è indicato durante la gravidanza, nello specifico durante il terzo trimestre di gestazione. Prima di prenderlo è fondamntale avvertire il dottore: di possibili allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti, a ogni altro medicinale (nello specifico ad altri Fans), a cibi o ad altre sostanze dei farmaci, dei fitoterapici e degli integratori presi, nello specifico altri Fans o analgesici, diuretici, antipertensivi, glicosidi cardiaci, litio, digossina, metotressato, mifepristone, corticosteroidi, anticoagulanti, antibiotici (soprattutto chinoloni), anti-piastrinici, SSRI, ciclosporina, tacrolimus, zidovudina e antidiabetici se si soffre (o si ha sofferto) di ulcere peptiche o emorragiche, emorragie, diatesi emorragica, problemi emorragici o ematologici, scompenso cardiaco o scompenso cardiaco congestizio, patologie ischemiche, patologie cerebrovascolari, arteriopatie periferiche, scompenso epatico o renale, emorragie o perforazioni gastrointestinali collegate all’assunzione di Fans, asma bronchiale, ipertensione, colite ulcerosa, patologia di Crohn e lupus eritematoso sistemico in presenza di gravidanza o allattamento Nell’eventualità di assunzione a lungo termine è meglio controllare con regolarità la funzionalità renale, quella epatica e i livelli dei diversi elementi del sangue. L’aceclofenac può alterare le capacità di guidare e di manovrare macchinari pericolosi.

Acemetacina

Acemetacina   L’acemetacina si usa nella terapia dell’artrosi, dell’artrite reumatoide, della spondilite anchilosante, degli attacchi acuti di gotta, della periartrite scapolo-omerale e delle infiammazioni gravi dell’apparato osteoarticolare.   Che cos’è l’acemetacina? L’acemetacina svolge attività antinfiammatoria, analgesica e antipiretica. Opera disturbando a più livelli i processi infiammatori, per esempio bloccando la sintesi delle prostaglandine.   Come si prende l’acemetacina? L’acemetacina si prende per bocca, di solito in forma di capsule. Per minimizzare possibili problemi gastrointestinali la si può prendere a stomaco pieno, combinata con un antiacido.   Effetti collaterali dell’acemetacina? L’acemetacina può provocare problemi gastrointestinali (per esempio emorragie) e provocare ritenzione idrica o diminuzione della perfusione renale.   Tra gli altri suoi eventuali effetti collaterali troviamo anche: nausea vomito bruciore di stomaco dolori addominali diarrea crescita delle transaminasi cefalea vertigini tremori astenia muscolare parestesie neuropatie periferiche convulsioni ansia depressione allucinazioni problemi della personalità anemia agranulocitosi trombocitopenia porpora trombocitopenica epistassi emorragie vaginali congiuntivite fotofobia disturbi alla vista iperpotassiemia ipertensione edema sangue nelle urine proteine nelle urine nefrite interstiziale iperazotemia   È fondamentale avvertire immediatamente un dottore in presenza di: rash orticaria prurito problemi respiratori sensazione di oppressione al petto gonfiore di bocca, viso, labbra o lingua   Controindicazioni e avvertenze L’acemetacina non è indicata prima dei 14 anni di età, in presenza di asma, orticaria o rinite collegate all’assunzione di Fans, epilessia, sindrome parkinsoniana, insufficienza epatica o renale, scompenso cardiaco congestizio, diatesi emorragica o emorragie in atto, ulcera peptica e certi disturbi gastrici. Non è consigliata alle donne con disturbi di fertilità sicuri o sospetti e a quelle che vogliono concepire un figlio, durante la gravidanza e l’allattamento. Il medicinale non si deve prendere combinato con anticoagulanti.   Prima di prenderlo è fondamentale avvertire il dottore: di possibili allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti, a ogni altro medicinale (nello specifico a indometacina e acido acetilsalicilico), a cibi o ad altre sostanze dei farmaci, dei fitoterapici e degli integratori presi, nello specifico anticoagulanti, idantoina, salicilati, sulfamidici, sulfaniluree, diuretici, litio, metotressato, antibiotici aminoglucosidici, ACE-inibitori e probenecid se si soffre (o si ha sofferto) di depressione o altri problemi psicologici o psichiatrici, ipertensione, cardiopatie, disturbi epatici o renali in presenza di gravidanza o allattamento   Nell’eventualità di assunzione a lungo termine è meglio controllare frequentemente la funzionalità renale e quella epatica. L’acemetacina può alterare le capacità di guidare e di manovrare macchinari pericolosi.

Aceto balsamico

Cos’è l’aceto balsamico?

L’aceto balsamico è un tipo di aceto italiano prodotto da mosto d’uva filtrato, cotto e fermentato con alcool e acetica in contemporanea. È color marrone scuro e molto aromatico. L’aceto balsamico detto “tradizionale” viene prodotto con mosto d’uva provenienti dalla provincia di Modena e Reggio Emilia (prodotto con marchio DOP, Denominazione di Origine Protetta). In vendita, però, si trova anche l’aceto balsamico di Modena “non tradizionale”, a cui è riconosciuta l’Indicazione Geografica protetta (IGP).

Quali sono le proprietà nutrizionali?

  • 100 millilitri di aceto balsamico apportano circa 88 calorie e contengono approssimativamente:
  • 77 g di acqua
  • 27 mg di calcio
  • 17 g di carboidrati
  • 0,72 mg di ferro
  • 19 mg di fosforo
  • 12 mg di magnesio
  • 112 mg di potassio
  • 0,49 g di proteine
  • 23 mg di sodio
  • 0,08 mg di zinco
  • 15 g di zuccheri
 

Quando non consumare l’aceto balsamico?

Si sconsiglia l’uso di tale condimento alle persone che soffrono di diabete poiché può influenzare le quantità di glucosio e insulina contenute nel sangue e potrebbe quindi avere un effetto additivo se combinato con altri farmaci per il trattamento di tale patologia. È inoltre sconsigliato aisoggetti sotto trattamento con farmaci antipertensivi poiché l’aceto balsamico sembra essere in grado di abbassare la pressione sanguigna. In ogni caso, si consiglia di chiedere il parere del proprio medico in caso di perplessità.

Reperibilità dell’aceto balsamico

L’aceto balsamico è acquistabile tutto l’anno ed è facile da reperire.

Possibili benefici e controindicazioni

Tra le proprietà benefiche dell’aceto balsamico va menzionato il contenuto elevato di sali minerali, che rallentano l’attività gastrica, senza appesantirla, e aumentano il senso di sazietà. Ha importanti proprietà disinfettanti antibatteriche e antivirali. I polifenoli dell’uva lo rendono un alimento antiossidante in grado di rafforzare il sistema immunitario, di combattere l’azione dannosa dei radicali liberi e di rallentare l’invecchiamento cellulare. Grazie al limitato apporto calorico è un condimento (a differenza di altri) che si presta a essere utilizzato anche nelle diete ipocaloriche e non contiene colesterolo, per cui può essere consumato anche da chi ha problemi cardiovascolari. Si sconsiglia il consumo di aceto alle persone che soffrono di gastrite o reflusso gastro-esofageo, poiché in ceri casi potrebbe peggiorar i sintomi connessi a tali disturbi. Disclaimer Le seguenti informazioni rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per essere certi di seguire un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto nutrizionista.

Acidi grassi a media catena

Acidi grassi a media catena   Che cosa sono gli acidi grassi a media catena? Gli acidi grassi a media catena – conosciuti anche come MCT, dall’inglese Medium Chain Triglycerides – sono grassi ricavati dalla lavorazione di oli (di solito di cocco o di semi di palma) per la produzione di prodotti a uso medicinale.   A cosa servono gli acidi grassi a media catena? Gli acidi grassi a media catena vengono inseriti come sorgente di grassi nell’alimentazione di soggetti che non possono assumere grassi di altro tipo. Si prendono insieme alle terapie farmacologiche per affrontare disturbi gastrointestinali tipo diarrea, steatorrea, celiachia, patologie epatiche e disturbi digestivi collegati a gastrectomia o sindrome dell’intestino corto. Inoltre si propongono nella cura di galatturia e chilotorace, disturbi alla cistifellea, fibrosi cistica, AIDS e, nei bambini, per le convulsioni.   Si ipotizza che gli acidi grassi a media catena possano facilatare la creazione di sostanze efficaci per l’Alzheimer. Inoltre, certi sportivi li prendono come supporto nutrizionale durante gli allenamenti e per accrescere la massa magra minimizzando contemporaneamente il grasso corporeo. L’Efsa (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare) non ha approvato i claim che affermano che gli acidi grassi a media catena: collaborano ad accrescere la sazietà, ad accrescere il consumo energetico e a calare di peso incrementando il metabolismo e hanno la tendenza di diminuire il peso corporeo e il grasso in presenza di sovrappeso; compresi nell’apporto di grassi suggerito, collaborano a conservare un peso corporeo sano ed equilibrato e collaborano a ostacolare l’accumulo di grasso, principalmente quello addominale; collaborano nella gestione del peso corporeo e a contenere l’accumulo di grasso.   Avvertenze ed eventuali controindicazioni A quanto pare gli acidi grassi a media catena non possono interferire con medicinali o altre sostanze. Se presi per bocca vengono ritenuti sicuri per la maggioranza delle persone, però possono provocare effetti collaterali tipo diarrea, vomito, irritabilità, nausea, problemi allo stomaco, meteorismo e mancanze di grassi essenziali, che possono essere parzialmente arginati prendendoli dopo mangiato. Gli acidi grassi a media catena potrebbero non essere indicati in presenza di diabete, disturbi epatici, gravidanza e allattamento. In presenza di dubbi è meglio consigliarsi con il proprio dottore.   Disclaimer Le informazioni riportate sono indicazioni generali e non soppiantano in nessuna maniera l’opinione medica. Per assicurarsi un’alimentazione sana e bilanciata è sempre meglio fare affidamento sui consigli del proprio medico curante o di un esperto nutrizionista.