Ginecologia e Ostetricia, Il Dott. Alessandro Bulfoni è il nuovo responsabile

Il Dott. Alessandro Bulfoni entra a far parte del team di Humanitas San Pio X come Responsabile dell’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia.

Chi è il Dott. Bulfoni?

Il Dott. Alessandro Bulfoni proviene dalla Scuola di Specializzazione diretta dal Prof G. Pardi con il quale ha sviluppato una significativa esperienza all’interno dell’Azienda Ospedaliera San Paolo dove, sotto la Direzione del Prof L. Fedele, ha svolto attività assistenziale con la qualifica di Aiuto Responsabile della Day-Surgery e successivamente, sotto la direzione del Prof M. Candiani, attività di Coordinatore della Ginecologia fino al dicembre 2009. Nel 2010 si è trasferito presso la Clinica Mangiagalli Fondazione IRCCS Ca’ Granda Policlinico di Milano dove ha svolto la funzione di Aiuto Ostetrico e Ginecologo Responsabile dell’Endoscopia ginecologica e dove ha potuto sviluppare competenze di rilievo in ambito della chirurgia ginecologica sia miniinvasiva (endoscopica e robotica) sia laparotomica e vaginale. Ha partecipato a diverse ricerche scientifiche per patologia maligna (neoplasie endometriali e cevicali) dirette dal Prof G. Bolis sia per patologia benigna (malformazioni genitali, endometriosi, fibromi uterini, infertilità e cisti ovariche) dirette dal Prof L. Fedele. Ha, inoltre, svolto attività didattica durante i corsi di Laurea e Specializzazione in Ostetricia e Ginecologia dell’Università Statale di Milano. In ambito ostetrico ha dedicato particolare attenzione all’assistenza di gravidanze sia fisiologiche sia a rischio collaborando all’attività del reparto di Patologia della gravidanza e della Sala Parto della Clinica Mangiagalli.

Cosa offre l’équipe diretta dal Dott. Bulfoni?

L’attività svolta dall’Unità Operativa di Ginecologia e Ostetricia è volta a favorire un precoce contatto ed una profonda conoscenza tra la coppia madre-neonato. L’équipe è particolarmente sensibile ed attenta a creare e mantenere condizioni ambientali di sicurezza e riservatezza per ridurre al minimo indispensabile le occasioni di separazione madre-neonato; Alle future mamme viene fornita un’assistenza ostetrica “one to one”, 24 ore 24, 365 giorni all’anno, nel più totale rispetto della fisiologia del travaglio di parto.

Giornata mondiale del sonno, i consigli per una buona nanna

I neonati dormono almeno 16 ore al giorno, spesso suddivise in riposini di qualche ora. Sebbene inizialmente sembra non vi sia una regola, con il passare del tempo i ritmi tenderanno a regolarizzarsi, anche in armonia con le poppate. In occasione della giornata mondiale del sonno, la dottoressa Suzanne Veehof dell’Unità Operativa di Neonatologia di Humanitas San Pio X ci spiega perché insegnare ai bambini a dormire bene è importante per il loro sviluppo. “I neonati – spiega la dottoressa Veehof – così come anche il feto negli ultimi mesi di vita intrauterina, alternano fasi di sonno e di veglia di breve durata, fasi che via via si raggruppano nel corso del primo anno portando abitualmente a un periodo di sonno notturno più lungo e alcuni periodi di sonno più brevi durante il giorno. Nel secondo e terzo anno il sonno diurno si riduce al solo pomeriggio e dai quattro anni in poi di solito scompare. A partire dai 3-4 mesi, o anche prima, i piccoli possono dormire anche cinque ore di fila e, sebbene ogni bambino sia diverso, entro il primo anno di età è possibile che dorma tutta la notte. Per il primo anno di vita, o almeno per i primi sei mesi, è bene che i piccoli dormano nella stessa stanza dei genitori; questo non solo aiuta la gestione delle poppate notturne, ma previene anche la SIDS, la sindrome della morte in culla. È consigliabile, dunque, posizionare la culla o il lettino nella camera matrimoniale, in modo da avere il bimbo sempre vicino a sé”. “Dopo i 10-12 mesi di vita – continua la dottoressa – il bambino comincia ad essere più cosciente del mondo che lo circonda. L’avventurarsi nel mondo esterno è indispensabile alla crescita e allo sviluppo però comporta inevitabilmente difficoltà, ansie e paure che richiedono una base sicura cui restare collegati e da cui poter tornare. Come in ogni fase di crescita, il bambino deve essere accompagnato ad affrontare la nuova esperienza e incamerarla nel suo apprendimento. Se prematura o non sufficientemente gestita, la separazione dall’ambiente e dalle persone conosciute, come l’andare all’asilo nido ma anche l’addormentamento, può essere un’esperienza traumatica”.

I nostri consigli

Alcuni accorgimenti, soprattutto se si comincia ad instaurarli fin dall’inizio, possono aiutare i piccoli a vivere serenamente il momento della nanna e a stabilire un buon ritmo sonno-veglia.

Vivere a pieno la giornata

Quando i piccoli sono svegli durante il giorno, è bene stimolarli con attività a loro misura. È importante parlare, cantare e giocare con loro. Attenzione però a non sovra-eccitarli e a non “bersagliarli” di novità, i bambini hanno bisogno di certezze e conferme.

Costruire il rito della nanna

È importante stabilire una routine che accompagni il bambino al sonno. Si può fare un bagnetto, cantare o ascoltare musica tranquilla, leggere una storia, fare le coccole. Il bambino assocerà pian piano queste attività alla quiete e al riposo e si predisporrà al sonno notturno.

Ambientarsi nel lettino

I neonati hanno bisogno del contatto fisico e spesso si addormentano in braccio, magari dopo aver mangiato. Se sono rilassati e si stanno addormentato, si può anche provare ad adagiarli nella culla o nel lettino e stando loro accanto, lasciare che si addormentino. “Il bambino – sottolinea la dottoressa – dovrebbe fin dall’inizio avere un suo posto specifico per dormire: dalla culla nei primi mesi, al lettino a cancelli dal secondo semestre fino ai due tre anni e infine un vero e proprio letto singolo in una camera diversa da quella dei genitori. Esclusi i primi 6 mesi, il lettone dei genitori non è un tabù (se non diventa una regola), ma resta un’eccezione legata a comodità di allattamento, stanchezza dei genitori, occasioni particolari, malesseri e malattie, la domenica mattina per stare insieme ecc. Ma è bene appunto che resti un’eccezione e che non si imponga come un’abitudine”. Non sempre è facile per i piccoli dormire nel lettino, ma è importante far sentire la propria presenza, coccolarli e rassicurarli, accarezzandoli e sussurrando parole di rassicurazione. “Per ambientarsi – consiglia la dottoressa – può essere utile metterli nel lettino anche qualche minuto quando sono svegli così che possano iniziare a riconoscerlo”. La fase dell’addormentamento è bene che venga vissuta nel proprio lettino, con gli aiuti e la compagnia dei genitori a turno, preceduta da una diminuzione dell’attività, con rituali di separazione tranquillizzanti che avvicinino al momento dell’andare a letto (lavarsi i denti, mettersi in pigiama, racconto di fiaba, lettura di breve brano di un libro, bacio della buonanotte). È bene fargli compagnia stando accanto e non nel letto col bambino. “Così facendo – spiega la dottoressa Veehof – il bambino può abituarsi a essere da solo nel letto e nella stanza, per periodi progressivamente più lunghi, anche se è sveglio, abituandosi anche alla situazione di ‘solitudine’, che non vuol dire ‘abbandono’: sa che i genitori sono nell’altra stanza, disponibili, ma a una giusta distanza, che è forse la parola chiave dello sviluppo normale”.

Un aiuto dal ciuccio

Alcuni bimbi si rilassano grazie al ciuccio; la sua introduzione – una volta che l’allattamento è ben avviato – può essere di aiuto nel rito del sonno. Il ciuccio, così come il posizionamento dei bambini a pancia in su nella culla, contrasta, inoltre, il rischio SIDS.

Sonno movimentato

Può capitare che durante la notte i piccoli piangano, si muovano o si agitino. Sebbene le mamme tendano a svegliarsi al minimo rumore, non sempre è necessario alzarsi per intervenire. È consigliabile infatti aspettare qualche secondo e ascoltare cosa sta succedendo, in molti casi, la situazione torna tranquilla da sola.

La notte è la notte

Se il bambino ha bisogno di mangiare o di accudimenti particolari durante la notte, è bene comunque ricordargli che è notte. Per farlo, è consigliabile parlare piano, utilizzare luci soffuse, fare il minimo rumore possibile.

Effetti dei disturbi del sonno

“La quantità e la qualità del sonno, oltre che essere segno degli aspetti educativi e di contenimento psichico ambientali, si rispecchiano – conclude la dottoressa Veehof – nel benessere quotidiano dei bambini o, viceversa, la loro insufficienza si riflette in altre difficoltà durante la vita diurna. La carenza di sonno è una delle possibili cause di iperattività e difficoltà di attenzione. Spesso il miglioramento del sonno e delle regole educative diminuisce i disturbi diurni senza rischi e effetti collaterali. Cattive abitudini come dormire regolarmente nel lettone con un genitore sopra i cinque, sei anni o addirittura durante l’adolescenza sono spesso causa di problemi scolastici o comportamentali, in quanto creano una confusione di ruoli e di spazi che nell’adolescenza è particolarmente dannosa”. Accompagnare i bambini a dormire bene è importante per la loro salute e il loro benessere e anche per quello dell’intera famiglia. Se nonostante le accortezze, si fa fatica a vivere serenamente il momento della nanna, è bene chiedere consiglio al pediatra.

Gravidanza gemellare, cosa comporta per la mamma?

Aspettare un figlio è una notizia che provoca emozioni molto forti in una donna, sapere di essere incinta di due gemelli (o più) può essere particolarmente sconvolgente. Una gravidanza gemellare merita maggior attenzione, proviamo a scoprire cosa comporta insieme alla Dott.ssa Marinella Dell’Avanzo dell’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia di Humanitas San Pio X.

Gemelli identici o no?

“Una gravidanza gemellare – spiega la Dott.ssa Dell’Avanzo – può essere frutto del caso oppure essere causata da precisi fattori, come l’ereditarietà da parte materna, l’età della madre o tecniche di fecondazione assistita”. Nel nostro Paese la nascita dei gemelli è in aumento in quanto si ricorre più frequentemente a procedure di fecondazione in vitro. Si parla di gravidanza gemellare dizigotica o bicoriale (la più frequente) quando due ovuli separati sono fecondati da due spermatozoi diversi. Ogni feto ha la propria placenta e il proprio sacco amniotico (gravidanza bicoriale e biamniotica). Nella gravidanza gemellare bicoriale biamniotica, i gemelli hanno un diverso patrimonio genetico e hanno due placente separate. Possono nascere due maschi, due femmine o un maschio e una femmina e fisicamente non saranno uguali. In questo caso, si parla di gemelli non identici. La gravidanza gemellare monozigotica o monocoriale, invece, si instaura quando un ovulo viene fecondato da un solo spermatozoo, ma si divide in due zigoti distinti, da cui si formeranno due embrioni separati. I cosiddetti gemelli identici hanno in genere un proprio sacco amniotico e un proprio cordone ombelicale, ma condividono la placenta. Avranno lo stesso sesso e presenteranno tratti fisici molto simili. La gravidanza gemellare monocoriale può essere biamniotica, per cui i gemelli sono contenuti in due sacchi separati o, raramente, monoamniotica, per cui i gemelli sono contenuti nello stesso sacco. La gravidanza gemellare monocoriale biamniotica è una condizione di rischio per alcune complicanze (come la trasfusione feto-fetale) che richiedono una sorveglianza ecografica (controlli bisettimanali a partire dalla 15esima settimana in poi) e talora un trattamento in utero (laser).

Come procede la gravidanza gemellare?

“La gravidanza gemellare – continua la dottoressa – deve essere seguita con controlli maggiori rispetto alla gravidanza singola. In genere, è durante l’ecografia del primo trimestre che una donna scopre di aspettare due gemelli (o più), anche se l’individuazione può essere precedente. Già alla 12a settimana è possibile sapere se si tratta di gemelli dizigoti o monozigoti”. È importante distinguere se la gravidanza è gemellare bicoriale o monocoriale perché la gestione successiva è differente. “La gravidanza gemellare monocoriale – spiega la Dott.ssa Dell’Avanzo- in considerazione del rischio elevato di complicanze, deve essere monitorata con controlli ecografici seriali bisettimanali. L’ecografia – aggiunge la dottoressa – è l’unica tecnica che disponiamo attualmente per verificare se insorgono complicanze come la trasfusione feto-fetale che necessita un trattamento laser in utero“. È possibile, quindi, che si rendano necessari controlli più frequenti per monitorare la crescita dei feti. Importante è affidarsi al ginecologo di fiducia per i controlli necessari o, qualora fosse necessario ai centri di riferimento soprattutto per le gravidanze monocoriali.

Eventuali complicazioni

Le donne che affrontano una gravidanza gemellare corrono un rischio maggiore di ipertensione o pressione elevata. Se questa è associata alla presenza di proteine nelle urine, si parla di pre-eclampsia, una condizione da non sottovalutare per tutelare il benessere di mamma e bambino. Difficilmente le gravidanze gemellari arrivano alla data presunta del parto. Il parto pretermine è più frequente nelle gravidanze gemellari rispetto alle gravidanze singole. A seconda della settimana in cui si avvia il travaglio o si rende necessario il parto per altre complicazioni, mamma e bambini necessiteranno di cure specifiche o assistenza neonatale nei reparti specializzati.

Parto naturale o cesareo?

Nella maggior parte dei casi, il parto avviene tramite taglio cesareo, anche se è possibile affrontare il parto naturale, ammesso che il primo bambino sia in presentazione cefalica e dunque a testa in giù. È anche possibile, qualora si inizi il parto naturale, che si debba passare al taglio cesareo, se insorgono complicazioni. Questa evenienza è comunque presente anche nelle gravidanze singole. Scoprire di aspettare due gemelli può destare sgomento e preoccupazione, soprattutto nelle fasi iniziali della gravidanza. Fare riferimento al ginecologo, condividendo con lui dubbi ed emozioni, è importante per affrontare la gravidanza gemellare in maniera serena e sicura.

Halloween, come trascorrerlo con i più piccoli

Festività di origine celtica, tipica degli Stati Uniti e del Canada, Halloween è, da qualche anno, diventata occasione di divertimento per adulti e bambini anche in Italia. Non solo travestimenti spaventosi; i dolciumi costituiscono l’elemento chiave della festa più mostruosa dell’anno. Con qualche accorgimento, comunque, la giornata può diventare divertente, gustosa, ma più sana.

5 consigli per un Halloween con i bambini

La Dott. Francesca Albani, dietista del Centro di Chirurgia Obesità e Malattie Metaboliche di Humanitas San Pio X ci da qualche consiglio per trascorrere questa giornata di festa con i più piccoli.
  • Ricrea momenti di divertimento che non prevedano consumo di dolci e caramelle

Sposta il focus del divertimento della giornata su travestimenti e decorazioni creative per la casa. Coinvolgi i tuoi vicini di casa per confrontare i costumi dei più piccoli. “Durante la giornata scegliete – consiglia la Dott. Albani – il momento della merenda come “spazio” dedicato al consumo dei dolcetti”.
  • Via libera a dolci salutari

Dai il buon esempio distribuendo dolci salutari come barrette ricche di fibre, frutta secca, snack di frutta o cioccolato fondente (70% cacao). Se non riesci a rinunciare ai dolci tradizionali, preferisci le scatole che prevedono porzioni più piccole. “Prepara – continua la Dott. Albani – dei dolcetti “fatti in casa”, magari dei biscotti o delle torte, utilizzando ingredienti sani, come uova, burro, latte e farina, privi di coloranti e conservanti artificiali e aiutandoti con degli stampini a tema per decorarli”.
  • Evita grassi Trans, oli idrogenati o parzialmente idrogenati

Ingredienti che si trovano spesso in merendine, barrette, snack e patatine fritte. Attenzione anche ai grassi saturi: scegli dolci che contengano al massimo 2 o 3 grammi di grassi saturi per porzione. L’etichetta nutrizionale ci aiuta a tale scopo. “Spendere qualche minuto in più al supermercato (anche se siamo sempre di fretta) – spiega la dottoressa – ci permette di poter portare in casa gli alimenti giusti. È molto importante perché ciò che mettiamo in dispensa resta a disposizione 24 h su 24″.
  • Mangia zucchero con moderazione

Zuccheri in eccesso vengono immagazzinati come grassi nel sangue sotto forma di Trigliceridi. Alti livelli di trigliceridi sono un fattore di rischio per la formazione di placche sulle pareti delle arterie. Un altro ingrediente da evitare è lo sciroppo di fruttosio, una forma di zucchero processato e altamente concentrato in dolci e caramelle. “A tal proposito – aggiunge la Dott.ssa Albani – meglio dosare il consumo di caramelle a 2-3 al massimo nell’arco della giornata, meglio favorire una bella merenda che possa saziare ed evitare ulteriori “pasticci”.
  • Salta il dessert dopo cena

Assicurati che i bambini finiscano il loro pasto e le porzioni di frutta e verdura previste prima di consumare altre caramelle, soprattutto se già mangiate durante la giornata. Con l’aumento dell’obesità tra i bambini, è importante che i genitori ricreino in casa delle abitudini alimentari corrette e salutari sin dall’infanzia. “È importante inoltre – conclude la dottoressa – insegnare ai bambini a scegliere momenti ben precisi deputati al consumo dei cibi, così da evitare comportamenti di compensazione (in caso di noia, rabbia, capricci, tristezza)”. Utilizza un’occasione di festa, come quella di Halloween, per insegnare ai tuoi bambini cos’è la moderazione. Queste abitudini corrette sicuramente “getteranno le basi” per comportamenti altrettanto adeguati anche nell’età adulta.  

Humanitas MAMA, al via le iscrizioni gratuite

Sabato 15 ottobre, dalle 10.00 alle 17.00, si terrà il primo Humanitas MAMA, open day del Punto Nascita di Humanitas San Pio X dedicato alle mamme di oggi e di domani  e alle loro famiglie.

Le novità di Humanitas MAMA

Durante l’intera giornata sarà possibile incontrare ginecologi, ostetriche, neonatologi e anestesisti, visitare gli spazi dedicati alla maternità e conoscere i servizi dell’ospedale, come l’ambulatorio di osteopatia neonatale e di allergologia pediatrica, l’ambulatorio babygreen sulla corretta alimentazione per le mamme vegane e vegetariane e il corso di massaggio neonatale. I bambini potranno partecipare a momenti di intrattenimento organizzati con realtà del territorio (incontri di lettura ad alta voce, concerti, laboratori di gioco…) sempre affiancati dai medici dell’ospedale, mentre i genitori potranno seguire il corso di disostruzione delle vie aeree o imparare a trasportare in maniera sicura in automobile il proprio bimbo. L’evento è patrocinato dell’ATS Città metropolitana di Milano.

Il programma

Tutto il programma sulla pagina dedicata all’evento di Humanitas MAMA.
mama salute

Su iscrizione gratuita

  • Seduta di osteopatia neonatale
  • Ecografia 3D per mamme dalla 22esima alla 30esima settimana di gravidanza
Scopri di più
mama gym

Su iscrizione gratuita

  • Corso di massaggio neonatale
  • Riabilitazione del Perineo
  • Yoga in gravidanza
Scopri il programma e registrati gratuitamente
mama baby

Su iscrizione gratuita

  • Musica in fasce®. Laboratorio musicale per piccolissimi secondo la Music Learning Theory di Edwin E. Gordon
  • Corso il linguaggio segreto dei neonati.
  • Musica per le nostre pance. Laboratorio musicale per futuri mamma e papà secondo il metodo Gordon.
Scopri il programma e registrati gratuitamente
mama play

Accesso libero

PER TUTTA LA GIORNATA DISEGNA CON NOI!
  • Storie ad alta voce. Letture animate.
  • Giocare fa bene! Segui gli stili di vita sani e vincerai nel gioco e nella vita.
Scopri di più
visita punto nascita

Su iscrizione gratuita

Visite guidate al Punto Nascita, alle sale parto e al nido dell’ospedale. Scopri di più
mama photo

Accesso libero

Fai la tua foto con il pancione o con la tua famiglia, e conserva il ricordo di una giornata speciale.
mama talk

Su iscrizione gratuita

  • Manovre salvavita pediatriche.
  • Meglio saperlo prima. Come trasportare in auto in sicurezza il tuo bebè.
  • Noi ci vogliamo bene! Talk show con lo chef e divulgatore scientifico Marco Bianchi e i medici di Humanitas San Pio X.
Scopri il programma e registrati gratuitamente
mama nursery Uno spazio accogliente e riservato per il cambio e la pappa del bebè.
mama bar Con centrifugati, macedonie di frutta, piatti sani e gustosi. Per una merenda o un pranzo in salute.

Humanitas MAMA, grande successo per lo speciale Open Day del Punto Nascita

Grande successo per il primo Humanitas MAMA, lo speciale open day di Humanitas San Pio X dedicato alla salute delle mamme di oggi e di domani che sabato 15 ottobre ha dato vita a tanti corsi ed eventi.

Una giornata dedicata dai nostri esperti alle mamme di oggi e di domani

Per tutta la giornata ginecologi, neonatologi, anestesisti e ostetriche di Humanitas San Pio X hanno risposto ai dubbi e alle curiosità delle tante coppie e mamme con passeggini o pancione. Sold out le iscrizioni alle visite guidate al Punto Nascita, le sedute di osteopatia neonatale e le ecografie 3D offerte alle famiglie. Grande interesse per i corsi di massaggio neonatale, yoga in gravidanza, riabilitazione del perineo, i laboratori musicali per piccolissimi e per i futuri genitori realizzati con l’Associazione Italiana Gordon per l’Apprendimento Musicale (AIGAM) e il corso sul linguaggio segreto dei neonati in collaborazione con il Gruppo di Educazione Pediatrica e Ostetrica (GEPO). Mamme, papà e nonni hanno imparato le manovre salvavita pediatriche insieme alla Croce Rossa Milano e a come trasportare in maniera sicura in auto il proprio bebè, grazie ai consigli della Polizia Locale.

Spazio ai più piccoli

Per l’occasione, l’area accettazione dell’ospedale si è trasformata in MAMAPLAY dove i bambini da 2 a 8 anni hanno disegnato, ascoltato le storie raccontate dai lettori della Libreria dei Ragazzi, e imparato a seguire stili di vita sani nel grande Gioco dell’Oca della Salute.

Noi ci vogliamo bene

Nel pomeriggio, invece, spazio alla corretta alimentazione in pre-concepimento, gravidanza, allattamento e svezzamento nel talk show “Noi ci vogliamo bene”, insieme a Marco Bianchi, chef e divulgatore scientifico di Fondazione Veronesi, la nutrizionista Simona Ferrero, la Dott.ssa Paola Marangione, responsabile dell’Unità Operativa di Neonatologia e Patologia Neonatale, e il Dott. Alessandro Bulfoni, responsabile dell’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia.

Un ricordo speciale

Infine ogni pancione ha avuto la sua foto, da solo, in coppia o in famiglia. All’interno del video troverete alcuni dei momenti più belli raccontati da chi ha partecipato in prima persona a questa giornata unica per raccontare tutte le novità del Punto Nascita.

Humanitas MAMA, in arrivo il nuovo Open Day del Punto Nascita

Sabato 15 ottobre dalle 10.00 alle 17.00 si terrà il primo Humanitas MAMA, open day del Punto Nascita di Humanitas San Pio X dedicato alle mamme di oggi e di domani  e alle loro famiglie.

Le novità di Humanitas MAMA

Durante l’intera giornata sarà possibile incontrare ginecologi, ostetriche, neonatologi e anestesisti, visitare gli spazi dedicati alla maternità e conoscere i servizi dell’ospedale, come l’ambulatorio di osteopatia neonatale e di allergologia pediatrica, l’ambulatorio babygreen sulla corretta alimentazione per le mamme vegane e vegetariane e il corso di massaggio neonatale. I bambini potranno partecipare a momenti di intrattenimento organizzati con realtà del territorio (incontri di lettura ad alta voce, concerti, laboratori di gioco…), sempre affiancati dai medici dell’ospedale, mentre i genitori potranno seguire il corso di disostruzione delle vie aeree o imparare a trasportare in maniera sicura in automobile il proprio bimbo. L’evento è patrocinato dell’ATS Città metropolitana di Milano. A breve sul sito www.sanpiox.net  il calendario completo degli incontri, gratuiti previa iscrizione.

Humanitas San Pio X al Baby Shower di FattoreMamma

Negli Stati Uniti, il Baby Shower è il tradizionale festeggiamento con il quale si accoglie la futura nascita di un bambino. Il termine shower si riferisce alla doccia di regali, utili al bambino, che le future mamme ricevono durante questa festa. Partendo da questa idea, FattoreMamma, in collaborazione con PeriodoFertile, ha organizzato la seconda giornata dedicata alle future mamme e neomamme con bambini fino a sei mesi per aiutarle a prepararsi con serenità all’arrivo del neonato.

Il programma

La giornata prevede numerose iniziative, laboratori, attività e interventi di professionisti che risponderanno alle domande e alle curiosità delle partecipanti. Per scoprire di più, consulta il PROGRAMMA COMPLETO della giornata.

Humanitas San Pio X tra i partner dell’evento

All’evento parteciperanno anche gli specialisti di Humanitas San Pio X con tre incontri:
  • alle 11.30, la Dott.ssa Paola Marangione, Responsabile dell’Unità Operativa di Neonatologia e Patologia Neonatale, e il Dott. Valeriano Genovese, ginecologo dell’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia, si occuperanno di nutrizione in gravidanza, svezzamento e allattamento.
  • alle ore 12.00, la Dott.ssa Paola Marangione spiegherà come ridurre i rischi legati alla SIDS (Sudden Infant Death Syndrome)
  • dalle 14.30 alle 15.15, Maria Assunta Facchi, ostetrica senior consultant dell’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia illustrerà  la ginnastica specifica per la riabilitazione del pavimento pelvico (laboratorio riservato alle gestanti)

Dove e quando?

Il Baby Shower Party si terrà domenica 4 dicembre dalle ore 10 alle 16.30 presso l’Hotel Westin Palace di Milano (Piazza della Repubblica 20) Per partecipare basta iscriversi e registrarsi sul sito. Vi aspettiamo numerose.

Il bagnetto ai neonati

I neonati non hanno la necessità di essere lavati quotidianamente per questioni di igiene, tuttavia un bagnetto giornaliero è un momento molto piacevole per il bambino, poiché ricrea la situazione di immersione nel liquido amniotico che lo ha accolto per nove mesi; è, inoltre, un’occasione di contatto tra il genitore ed il bambino. Non c’è un orario ideale durante il quale fare il bagnetto, ma è preferibile in ogni caso farlo lontano dal pasto per non disturbare la digestione e in un momento di calma anche per la mamma. Occorre preparare tutto l’occorrente a portata di mano e soprattutto non lasciare mai solo il bambino sul fasciatoio.

Come si svolge?

La dimostrazione all’interno del nostro video.
  Il bagnetto può durare fino a quando il bambino mostra di gradirlo, controllando di tanto in tanto che l’acqua sia sempre sufficientemente calda. Questo, naturalmente, dopo la caduta del moncone ombelicale, perché fino a quando il moncone ombelicale non è caduto, occorre evitare il bagno ad immersione ed il bagnetto non va prolungato oltre i 5 minuti.

Il Dott. Stefano Acerboni nel team di Humanitas San Pio X

Il Dott. Stefano Acerboni entra a far parte del team di Humanitas San Pio X come Referente dell’Area Ostetrica dell’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia.

Chi è il Dott. Stefano Acerboni?

Il Dott. Stefano Acerboni proviene da una lunga e significativa esperienza presso l’Ospedale Policlinico Mangiagalli di Milano. Ha acquisito competenze di rilievo nell’ambito dell’ostetricia, della diagnosi prenatale e della patologia della gravidanza oltre che nell’ambito del contenzioso medico legale in ostetricia. Ha partecipato come relatore a diversi congressi sulla diagnosi prenatale e la colpa medica in ostetricia, mentre nell’ambito della ricerca e attività scientifica ha posto particolare attenzione al controllo del benessere fetale, insieme alla programmazione del parto, pubblicando diversi testi inerenti la valutazione del benessere fetale, l’oncologia ginecologica e la cronobiologia nella patologia ostetrica. Ha partecipato, inoltre, all’elaborazione e stesura di numerosi protocolli diagnostico-terapeutici in ambito ostetrico.

Cosa offre l’equipe di Ostetricia e Ginecologia?

L’attività svolta dall’Unità Operativa di Ginecologia e Ostetricia è volta a favorire un precoce contatto ed una profonda conoscenza tra la coppia madre-neonato. L’équipe è particolarmente sensibile ed attenta a creare e mantenere condizioni ambientali di sicurezza e riservatezza per ridurre al minimo indispensabile le occasioni di separazione madre-neonato; Alle future mamme viene fornita un’assistenza ostetrica “one to one”, 24 ore 24, 365 giorni all’anno, nel più totale rispetto della fisiologia del travaglio di parto.

Il massaggio neonatale, un modo di stare con il proprio bambino.

Il massaggio neonatale costituisce uno strumento efficace che favorisce il legame di attaccamento e rafforza la relazione genitore-neonato: è realmente un modo di comunicare profondamente con il proprio bambino. L’evidenza clinica e i recenti studi presenti in letteratura hanno confermato l’effetto positivo del massaggio sullo sviluppo e sulla maturazione neurocomportamentale del neonato a diversi livelli; ogni genitore può apprenderlo facilmente, adattandolo alle esigenze del proprio neonato: è possibile, in questo modo, accompagnare, proteggere e stimolare la crescita e la salute del nostro bambino, privilegiando la comunicazione ed il contatto con lui.

I benefici del massaggio neonatale

Infatti, il massaggio neonatale:
  • Favorisce uno stato di benessere nel bambino
  • Lo aiuta a scaricare e dare sollievo alle tensioni provocate da situazioni nuove, stress o piccoli malesseri,
  • può rivelarsi un buon sostegno nei disturbi del ritmo sonno-veglia
  • favorisce nel bambino la conoscenza delle varie parti del corpo sostenendo lo sviluppo dell’immagine di sé, così da far sentire il bambino aperto, sostenuto ed amato
Secondo alcuni studi, il massaggio stimola, fortifica e regolarizza il sistema circolatorio, respiratorio, muscolare, gastro-intestinale, prevenendo e dando sollievo a quel fenomeno così diffuso che sono le coliche gassose. Un’altro importante beneficio del massaggio neonatale è la stimolazione: principalmente viene stimolato il tatto come organo di senso, in quanto la pelle stimolata manda, attraverso le vie nervose, afferenze al cervello dove vengono elaborate e riceve efferenze creando così un rapporto con l’ambiente.Una conseguenza diretta di questa stimolazione è l’accelerazione della mielinizzazione (processo non ancora completo nel neonato) delle fibre nervose. Oltre a ciò, il massaggio gioca un ruolo importante nella stimolazione sensoriale. Viene coinvolta la
  • Vista: durante il massaggio c’è un diretto contatto visivo con la madre; il bambino osserva il volto (contorni e particolari), nota le espressioni. Se tenuto nella posizione a culla col capo allineato con il resto del corpo riceve stimolazioni simmetriche e ciò naturalmente acuisce la capacità visiva e la messa a fuoco, accelerando la mielinizzazione del nervo ottico e quindi la funzionalità visiva (secondo il principio che la funzione crea l’organo).
  • Udito: infatti, sempre nella posizione a culla simmetrica, la madre (o il padre) parla al bambino con una voce adatta (cioè ad alta frequenza) che conosce (o riconosce) istintivamente. Il bambino riceve simmetricamente lo stimolo uditivo e comincia a misurare le distanze. Parlare al bambino diventa anche un rinforzo del linguaggio. Il bambino, quando la madre parla, per imitazione produce dei suoni e la madre (o il padre) li rinforza creando così un primo dialogo verbale.
  • Olfatto: la vicinanza e lo stretto contatto fanno sì che la madre e il bambino si riconoscano, soprattutto nei primi mesi. Infatti si consiglia di usare un olio non profumato.
  All’interno del video, la Dott.ssa Paola Marangione, Responsabile dell’Unità Operativa di Neonatologia e Patologia Neonatale di Humanitas San Pio X, spiega tutti gli altri benefici del massaggio.  

Infortunio alla mano per Kyle Johnson, operato in Humanitas San Pio X

In seguito a un infortunio che ha coinvolto il giocatore di basket Kyle Johnson durante l’allenamento di martedì sera, la Società Novipiù Junior Casale comunica che il cestista della squadra ha subito una lesione sottocutanea del tendine estensore del terzo dito della mano destra. Dopo una visita specialistica svoltasi presso l’Ospedale Humanitas San Pio X, Johnson è stato sottoposto mercoledì pomeriggio a un intervento chirurgico eseguito dall’équipe dei Dottori Giorgio Pivato e Loris Pegoli, responsabili dell’Unità Funzionale di Chirurgia della Mano e Microchirurgia Ricostruttiva. L’intervento è perfettamente riuscito e la situazione verrà rivalutata fra 15 giorni.

Intolleranze e allergie alimentari: come distinguerle?

Parte oggi l’iniziativa SpecialmenteDonna di Humanitas San Pio X: una settimana di visite mediche ed esami gratuiti mirati alla prevenzione e alla salute delle donne in occasione della loro festa. Tra le proposte rivolte alle pazienti, un colloquio personale riguardo a intolleranze e allergie alimentari con la dottoressa Alessandra Piona, Responsabile dell’Unità Operativa di Medicina Generale e specialista in allergologiala quale sarà disponibile mercoledì 8 marzo dalle 15.30 alle 17.00 e giovedì 9 dalle 16.30 alle 20.00 per fare un’anamnesi e fornire consigli personalizzati per prevenire i disturbi derivati dall’alimentazione.

Intolleranze e allergie alimentari, che cosa sono?

Sempre più spesso si sente parlare di disturbi alimentari quali allergie e intolleranze. Effettivamente, avere una qualche reazione a un determinato cibo è un fenomeno molto diffuso, ma nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a un’intolleranza piuttosto che a una vera e propria allergia. Poiché però entrambe presentano alcuni sintomi comuni quali nausea, dolore allo stomaco, diarrea e vomito, spesso vengono confuse. L’allergia, tuttavia, è più rara e può rappresentare un problema più serio.

La differenza nei sintomi

Le allergie si manifestano immediatamente, o quasi, in seguito all’ingestione anche di minime quantità di un determinato alimento. Si tratta di una reazione di difesa del sistema immunitario, che scambia queste sostanze per agenti esterni pericolosi per l’organismo e dunque li attacca, provocando diversi tipi di sintomi sparsi per tutto il corpo come: Gli alimenti che scatenano la stragrande maggioranza delle allergie sono: frutta secca, pesce, molluschi, latte, uova, soia e grano. Le intolleranze, invece, si sviluppano gradualmente e dipendono dalla quantità e dalla frequenza con cui si assumono determinati cibi. Si tratta di problemi, più o meno acuti, di digestione e perciò comportano più che altro irritazioni allo stomaco e all’intestino, con disturbi localizzati quali aerofagia, gonfiore, crampi e acidità, e altri disturbi ad esse legati come emicrania, irritabilità e nervosismo. I diversi sintomi spiegati dalla dottoressa Alessandra Piona all’interno del video.

Le cause delle intolleranze alimentari

Tra le più comuni intolleranze alimentari c’è quella al lattosio, che è causata dall’assenza di un particolare enzima necessario alla completa digestione di un cibo, nel caso del lattosio di uno zucchero presente nel latte e nei latticini. L’intolleranza al glutine (proteina presente nel grano e nei cereali), presenta alcune caratteristiche proprie dell’allergia perché è causata da una reazione immunitaria. Tuttavia, i sintomi sono per lo più gastrointestinali e le persone colpite da celiachia non rischiano lo shock anafilattico. Tra le altre cause di intolleranza ci sono la sindrome dell’intestino irritabile, un disturbo cronico che può provocare crampi, costipazione e diarrea, l’intossicazione alimentare, causata da tossine presenti in cibi avariati che possono provocare gravi problemi digestivi, sensibilità ad additivi alimentari, come per esempio i solfiti, che possono scatenare attacchi d’asma nelle persone sensibili a questa sostanza. In aggiunta alle intolleranze si osserva sempre anche una disbiosi intestinale, vale a dire un’alterazione della flora intestinale con conseguente infiammazione cronica, che acuisce i sintomi della sensibilità a un dato alimento.

Prevenzione e cura

Per qualsiasi disturbo alimentare sospetto è consigliabile rivolgersi a un medico, che in base a specifici esami stabilirà se si tratta di allergia o intolleranza. In Humanitas San Pio X è possibile eseguire un test su un’ampia batteria di alimenti che consente di individuare gli alimenti che determinano i disturbi nei pazienti. Sempre seguendo le indicazioni mediche, in caso di allergia occorre eliminare completamente dalla propria dieta i cibi che la scatenano e verificare con il medico la necessità di tenere sempre con sé dosi iniettabili di epinefrina (adrenalina) per emergenza da anafilassi. In caso di intolleranza, oltre che evitare o ridurre i cibi mal digeribili, si possono scegliere prodotti particolari come latte privo di lattosio o gli innumerevoli prodotti senza glutine commercializzati, insieme a integratori di enzimi. Anche per curare la disbiosi intestinale associata alle intolleranze possono venire prescritti integratori e fermenti probiotici per ristabilire la flora intestinale. In generale, per evitare disturbi bisogna prendere la buona abitudine di identificare e riconoscere i cibi e le dosi che provocano i sintomi e informarsi sempre circa gli ingredienti contenuti nelle pietanze.

Il medico risponde

Tutti gli approfondimenti della dottoressa Piona all’interno del video.
   

L’adiponectina: l’ormone “buono” contro le malattie cardiovascolari

Dopo aver ricevuto dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna (Onda) due Bollini Rosa per l’impegno e l’attenzione verso la salute delle donne, in occasione della Festa della donna, Humanitas San Pio X organizza una settimana di incontri ed esami gratuiti dedicati proprio alla prevenzione femminile Tra gli esami offerti, la misurazione dell’adiponectina, un ormone “buono” prodotto dal grasso addominale, utilissimo per prevenire il rischio di malattie cardiovascolari e non solo. A parlarci dell’innovativo esame, il dottor Roberto Colombo, coordinatore e medico di riferimento dei laboratori di analisi di Humanitas San Pio X, che sarà a disposizione delle pazienti nelle giornate di martedì 7, giovedì 9 e sabato 11 marzo­, dalle 8.30 alle 10.30.

 Che cos’è l’adiponectina e a che cosa serve?

“Innanzitutto – sottolinea il dott. Colombo – ci tengo a premettere una cosa molto importante: il grasso addominale non è più considerato un tessuto di deposito, bensì un organo endocrino. Esso produce degli ormoni che sono estremamente importanti per i nostri metabolismi”. L’adiponectina è un ormone prodotto dal grasso addominale, in particolare quando mangiamo. Essa, per il nostro benessere, agisce in due modalità estremamente importanti:
  1. è vasodilatante, quindi è attiva contro il rischio aterosclerotico e quello cardiovascolare;
  2. l’adiponectina aiuta l’insulina ad agire.

Che cos’è l’insulina?

“L’insulina – continua il medico – è un ormone che riduce gli zuccheri nel sangue, li fa penetrare nelle cellule e, quindi, stabilizza e regolarizza il metabolismo degli zuccheri.”

Che cosa succede all’adiponectina quando il grasso addominale aumenta?

“Quando il grasso addominale aumenta, l’adiponectina diminuisce e, di conseguenza, aumenta il rischio cardiovascolare, perché diminuisce anche la sua azione vasodilatante e quella anti-aterosclerotica. Ma, soprattutto, quando il grasso addominale aumenta e diminuisce l’adiponectina, l’insulina fa più fatica ad agire. Questo in medicina si chiama “resistenza all’insulina”, una situazione che, a lungo andare, porta al diabete. Risulta quindi evidente il ruolo chiave rivestito da questo ormone nella sua azione contro il rischio cardiovascolare e il suo stretto rapporto con l’insulina. Per semplificare – chiarisce il dott. Colombo –: se abbiamo un po’ di pancia, l’adiponectina è in grado di dirci quanto è pericolosa la nostra pancia, ossia il nostro grasso addominale. Se il valore dell’ormone è molto basso vuol dire che il grasso addominale sta lavorando contro il nostro benessere.” È un parametro comune a entrambi i sessi? “È un parametro comune a entrambi i sessi, così come le modalità di misurazione. C’è da dire però – aggiunge il medico – che, solitamente, il sesso femminile è molto più attento al proprio benessere e ai propri metabolismi rispetto a quello maschile. È un parametro in più, molto attuale, che in pochi conoscono e usano, per capire i propri metabolismi e avere un’indicazione precisa circa il grasso addominale.”

Perché proprio il grasso addominale?

“Il grasso addominale – spiega il dottore – è il più importante. Immaginatelo come un “capolinea dei tram”: esso è vicino alla maggiore vascolarizzazione del corpo, che prende il sangue dall’intestino e lo riporta in tutto l’organismo. Il grasso addominale, oltre all’adiponectina, produce altri ormoni che, quando “sballano”, generano la sindrome cardiometabolica. Quest’ultima, a sua volta, può portare ad aterosclerosi, tumori, diabete, infiammazione e fegato grasso”.

Come avviene la misurazione dell’adiponectina? Di che tipo di esame si tratta?

“È un prelievo di sangue. Con esso è possibile identificare il valore di questo ormone nel sangue, insieme a tutti gli altri ormoni che il grasso addominale produce. Successivamente al prelievo – conclude il dott. Colombo –, come medico di riferimento del laboratorio di Humanitas San Pio, sarò a disposizione delle pazienti per un colloquio atto a stilare un quadro completo dello stato del grasso addominale e commentare i risultati ottenuti”. Il dottor Roberto Colombo ci da maggiori informazioni all’interno del video.

L’ambulatorio Baby Green protagonista al Tg3

Un’alimentazione varia ed equilibrata è importante tanto in gravidanza quanto nel post parto. I consumi e le abitudini a tavola cambiano con il mutare della società e spesso le sensibilità individuali portano sempre più spesso verso diete vegetariane e vegane. Ne hanno parlato gli specialisti di Humanitas San Pio X, in cui è attivo l’ambulatorio Baby green, in un servizio trasmesso a “Buongiorno Regione Lombardia” su Rai3. L’ambulatorio Baby green va proprio incontro a queste nuove scelte alimentari, per consigliare partorienti e neo-mamme sui corretti stili alimentari, anche nel caso in cui si scelga di eliminare prodotti di origine animale. Spiega il Dott. Alessandro Bulfoni, Responsabile dell’Unità Operativa di Ginecologia e Ostetricia: “Abbiamo voluto aprire a 360 gradi la possibilità di far affluire tutte le mamme e non creare solo un punto nascita di nicchia”. “Le donne vegane sono molto preparate, mentre le donne vegetariane sono talvolta meno preparate sugli alimenti da aggiungere alla propria nutrizione”, commenta il Dott. Valeriano Genovese, ginecologo. “È importante sottolineare che il bambino non deve mangiare come i genitori, può mangiare quello che mangiano i genitori, ma deve mangiare in maniera diversa perché ha differenti esigenze nutrizionali. Gli errori grossolani capitano di frequente, anche negli onnivori, è il caso – per esempio – dei bambini che mangiano troppe proteine animali”, sottolinea il Dott. Marco Nuara, allergologo dell’Unità Operativa di Neonatologia e Patologia Neonatale. Oltre all’ambulatorio Baby Green, Humanitas San Pio X offre altri servizi importanti, come l’ecografia in 3d, lo yoga in gravidanza, un servizio “zero stress” che concentra gli esami e le visite del bebè in un giorno solo, fino al massaggio e all’osteopatia neonatale. “Stiamo cercando di migliorare sempre più in termini di qualità e sicurezza per bebè e future mamme”, spiega il Dott. Bulfoni. “L’attenzione e la personalizzazione della cura, mettersi a fianco alla famiglia e accompagnarla nei primi momenti è la strategia vincente nel creare una relazione importante di accoglienza del neonato”, conclude la Dott.ssa Paola Marangione, Responsabile dell’Unità Operativa di Neonatologia e Patologia Neonatale. All’interno del video è possibile rivedere il servizio.

La gravidanza extrauterina: cause, diagnosi e terapia

Che cos’è la gravidanza extrauterina?

La gravidanza extrauterina è una localizzazione ectopica, quindi erronea, della gravidanza che non si annida in utero ma altrove e nel 98% dei casi si annida in una tuba. Ne parliamo con il dottor Stefano Acerboni, medico dell’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia di Humanitas San Pio X.

Come si effettua la diagnosi?

“Ogni alterazione anatomica della tuba – spiega il dottore – cioè ogni fattore che non permette al prodotto del concepimento di annidarsi correttamente nell’utero, può facilitare il formarsi della gravidanza extrauterina”. La gravidanza extrauterina si verifica in circa l’1% di tutte le gravidanze e diagnosticarla non è semplicissimo. Ci si basa sui sintomi riferiti dalla paziente, che possono essere anche gravi sintomi di shock nel caso di rottura della tuba, o sul dosaggio delle HCG e sull’ecografia transvaginale.

Quali sono le terapie?

“Ci si può avvalere – continua il medico – della terapia medica e di quella chirurgica, che è quasi sempre laparoscopica e che nella maggior parte dei casi deve asportare la tuba coinvolta”. Una quota non indifferente di gravidanze extrauterine va incontro a risoluzione spontanea con il verificarsi di un aborto tubarico nelle primissime fasi della gravidanza e dunque non si rende necessaria alcuna terapia.

Il medico risponde

Tutti gli approfondimento del dottor Stefano Acerboni all’interno del video.
 

Lenti protettive, quali utilizzare?

È noto che l’esposizione alla luce del sole e ai raggi UV possa essere altamente pericolosa e nociva per le strutture oculari, e nel corso della storia gli uomini hanno sviluppato numerose tecniche per ridurre al minimo il rischio di incorrere in patologie gravi. Già nell’antichità erano stati messi a punto dispositivi in grado di ridurre l’esposizione degli occhi alla luce solare, come maschere d’Avorio che permettevano la visione attraverso sottili fessure poste in corrispondenza degli occhi. Al giorno d’oggi gli occhiali da sole sono diventati un oggetto di uso comune, anche se è fondamentale fare attenzione alla tipologia di lenti utilizzate in modo da evitare lenti di scarsa qualità che non sono in grado di garantire una protezione adeguata. I raggi UVB e UVA (raggi blu) per esempio, sui nostri occhi, possono provocare gravi disturbi alla cornea, al cristallino, alla retina e alle palpebre. Anche la mancanza di una adeguata protezione contro gli agenti atmosferici come vento, polvere, sabbia causano facilmente arrossamenti, congiuntiviti, lacrimazioni che possono degenerare in vere e proprie patologie. Gli occhi, come la pelle, necessitano di filtri appositi capaci di assorbire la luce dannosa. Per questo motivo la scelta dall’occhiale da sole e il suo utilizzo deve essere fatto in maniera attenta e coscienziosa per avere la certezza di offrire ai propri occhi la protezione di cui necessitano.

Quali lenti utilizzare?

Vediamo insieme al Dott. Claudio Savaresi, Responsabile dell’Unità Operativa di Oculistica di Humanitas San Pio X quali sono i requisiti essenziali di sicurezza per lenti da sole di qualità:

L’assorbimento UV (protezione contro le radiazioni)

Indica la percentuale di schermatura nei confronti dei raggi UVA e UVB e cioè il rapporto tra la quantità di luce che colpisce la superficie della lente e quella che attraversa la lente stessa per giungere all’occhio. “Per ogni situazione esistono lenti che hanno capacità di filtrare la luce differentemente – spiega il Dott. Savaresi – e sono contrassegnate da un numero che va da 0 a 4″. Per gli occhiali da sole, il filtro abitualmente utilizzato è tra il 2 e il 3. Il numero massimo (4) ha un potere filtrante pressoché totale, e quindi necessario soltanto in zone molto luminose come sui ghiacciai.

I tipi di lente

“Il compito principale delle lenti degli occhiali protettivi – continua il Dott. Claudio Savaresi – è quello di ridurre la quantità della luce e di selezionare i raggi solari, e quindi lasciare passare soltanto quei raggi, gli infrarossi, che permettono una visione nitida delle cose, bloccando invece, quelli dannosi per gli occhi e cioè gli ultravioletti”. La selezione è molto varia vediamo quali sono e le loro caratteristiche.  

Alla melanina

Anche nei nostri occhi c’è la melanina, pigmento noto a tutti per le sue proprietà di dare colore alle pelle e di proteggerci in modo naturale contro le radiazioni solari nocive. Però con l’avanzare degli anni la melanina originariamente presente negli occhi diminuisce, rendendoli più vulnerabili ai danni atmosferici. La ricerca scientifica ha quindi creato una sostanza chimica, compatibile con i migliori polimeri utilizzati oggi nella produzione delle lenti, molto simile alla melanina naturale e dalle stesse proprietà. I vantaggi Poiché la melanina è in grado di assorbire sia le radiazioni ultraviolette (UV) e cioè quelle invisibili ma nocive, e sia quelle visibili ad alta energia (HEV), con questo tipo di lenti si ottiene una naturale percezione dei colori, si riduce notevolmente l’abbagliamento, e aumenta la nitidezza delle immagini, tutto in perfetta sintonia con la natura. Nota da non sottovalutare, soprattutto per le donne: rallentano l’invecchiamento della pelle e la formazione delle rughe intorno agli occhi. Adatte a chi
  • A coloro che prediligono occhiali leggeri. Il materiale che viene utilizzato per queste lenti è il policarbonato (materiale sintetico con alte proprietà di leggerezza e in contemporanea di robustezza).
  • Adatte a chi desidera una protezione solare elevata, (riescono proteggere tutte le radiazioni solari tra cui quelle maggiormente dannose agli occhi).
  • Utili a coloro che prediligono un forte contrasto dei colori (generalmente queste lenti hanno colori caldi come il marrone e il giallo e quindi più luminosi) senza però disturbare e soprattutto danneggiare la vista.
 

Lenti polarizzate

Gli occhi hanno la capacità di catturare qualsiasi luce naturale e non e in qualsiasi direzione questa si espande nello spazio (abitualmente orizzontalmente e verticalmente). Quando incontra una superficie riflettente come l’asfalto, l’acqua del mare, la neve della montagna, o un punto particolarmente luminoso subisce una trasformazione e inizia a vagare in tutte le direzioni, provocando dei disturbi agli occhi. Per attenuare, anzi eliminare e non solo anche selezionare il fascio di luce adatto a non infastidire gli occhi, e cioè quello verticale sono nate le lenti polarizzate. I vantaggi Le lenti polarizzate servono a neutralizzare gli abbagliamenti, filtrando la luce riflessa lasciando passare soltanto quella necessaria al proprio comfort visivo. Quindi migliorano notevolmente la capacità visiva in situazioni di luce intensa, in lontananza, non modificano i colori naturali, diminuiscono l’affaticamento della vista, e consentono una protezione totale agli occhi contro i raggi UVA e UVB . Adatte a chi
  • Chi conduce una vita dinamica, chi fa dello sport all’aperto e desidera assicurarsi una visione nitida e rilassata, senza sforzare e affaticare gli occhi.
  • Molto adatte a soggetti particolarmente sensibili agli abbagli (fari delle automobili, raggi solari troppo intensi).
  • Chi vuole il 100% di protezione UV
  • Chi desidera una visione corretta dei colori senza alcun effetto sfumato o annebbiato
  • Consigliate a coloro che hanno subito l’intervento di cataratta.
 

Lenti fotocromatiche

Si tratta di una tecnica di fabbricazione altamente sofisticata, che grazie alle sostanze chimiche che le compongono, quando vengono esposte alla luce del sole, sono in grado di cambiare autonomamente l’intensità del colore a seconda della luce esterna e, ritornare trasparenti in ambienti interni. È sufficiente passare da una stanza in ombra al pieno sole che le lenti si scuriscono nel giro di pochi secondi e viceversa. Queste lenti hanno la caratteristica di aumentare l’intensità del colore a contatto con i raggi ultravioletti, quindi non sono indicati per la guida (i vetri dell’auto fanno da barriera ai raggi ultravioletti, quindi le lenti non si scuriscono e non evitano l’abbagliamento). I vantaggi Sono definite lenti “tuttofare” perché all’esterno sono sempre colorate, ma mai troppo o troppo poco, quindi simili agli occhiali da sole e all’interno trasparenti come un occhiale da vista. Oggi, la tecnologia la permesso di ottenere l’oscuramento e lo schiarimento delle lenti entro qualche secondo e la sua intensità in proporzione al grado di luminosità della luce e dei raggi UV. Adatte a chi Sono particolarmente apprezzate da coloro che desiderano un solo occhiale per tutte le situazioni. Indicate soprattutto per coloro che, per ragioni di difetti di vista, desiderano una visione rilassata e confortevole senza rinunciare alla propria correzione visiva.  

Lenti CPF

Si ottengono con un trattamento eseguibile su qualsiasi tipo di lente (fotocromatiche, multifocali, monofocali), in grado di filtrare selettivamente anche la luce blu ( solare e artificiale proveniente da tutti i dispositivi Led, PC e sistemi di illuminazione e lampade a basso consumo energetico). Tale trattamento riduce notevolmente l’abbagliamento e migliora il contrasto delle immagini. Non possono essere utilizzate in condizioni di bassa luminosità e neppure di notte. I vantaggi Hanno il potere di ridurre notevolmente i riflessi di qualsiasi fonte luminosa sia naturale e sia artificiale. Adatte a chi A tutti colori che soffrono di disturbi visivi e di anomalie alla retina come la retinite pigmentosa, oppure di degenerazione maculare, gli albini, e ancora chi soffre di fotofobia.  

Lenti a specchio

È un trattamento speciale che viene applicato sulla superficie esterna di ogni tipo di lenti da sole e di qualsiasi colore e fornisce un effetto “specchio” agli occhiali. La specchiatura può avere diversi gradi di intensità, fino a nascondere completamente lo sguardo di chi li indossa, oppure degradanti, o ancora presenti solo in alcune aree delle lenti, dipende dalla protezione di luce diretta dal cielo e indiretta dal terreno che desidera ottenere chi le indossa. I vantaggi Assorbono dal 10% al 60% in più di luce delle lenti da sole normali e quindi la specchiatura è altamente anti riflesso riducendo enormemente la quantità di luce che raggiunge gli occhi. I precursori delle lenti a specchio sono stati gli amanti degli sport estremi, e all’aria aperta (surf, alpinismo ad alta quota, motociclismo). Oggi fa molto glamour indossarli anche in città. Adatte a chi
  • A coloro che praticano sport all’aperto
  • A chi vuole essere alla moda: quest’anno le lenti specchiate sono un must con colori vivaci montate su occhiali altrettanto colorati.