Mentre cresce sempre più l’attenzione sulla prevenzione delle patologie femminili, prima tra tutte il tumore al seno, lo stesso non si può dire per le malattie che colpiscono gli uomini. Non si parla infatti ancora abbastanza di patologie andrologiche e prevenzione, soprattutto in giovane età. Approfondiamo questa tematica con il dottor Emanuele Micheli, responsabile dell’Unità Operativa di Urologia di Humanitas Gavazzeni Bergamo.

 

Dottor Micheli, ragazzi e prevenzione: qual è il primo passo?

«Sicuramente la visita urologica anche in assenza di disturbi. Quando il servizio militare era ancora obbligatorio, a 18 anni si faceva la visita di leva, un importante momento di screening anche per le patologie degli organi genitali maschili che possono insorgere dopo la pubertà. Sarebbe quindi utile sostituire la visita di leva almeno con una visita urologica».

Di quali patologie parliamo e come si riconoscono?

«Nei maschi giovani parliamo principalmente di due patologie: il tumore al testicolo e il varicocele. Il tumore al testicolo ha, per fortuna, una bassa incidenza e colpisce di solito i maschi tra i 15 e i 40 anni. Per questo, già da ragazzi, bisogna imparare ad automonitorarsi: come si consiglia l’autopalpazione del seno alle donne, anche i ragazzi devono imparare a conoscere i propri organi genitali per notare la presenza di anomalie che possono essere sintomo della patologia come un ingrossamento del testicolo, un nodulo o una variazione di consistenza. Il varicocele, invece, è una malattia congenita causata da un’insufficienza valvolare che provoca una dilatazione anomala delle vene del testicolo. A volte può essere asintomatico e, se trascurato, può portare all’infertilità. Anche in questo caso la visita urologica diventa fondamentale per la diagnosi».

La parola tumore fa sempre paura. A che punto è la lotta al cancro ai testicoli?

«Il tumore al testicolo in Italia rappresenta circa l’1,5% di tutte le neoplasie maschili. La buona notizia, ormai consolidata da anni, è che si tratta di un tumore guaribile in oltre il 90% dei casi con trattamenti che combinano chirurgia, chemioterapia e radioterapia. Uno dei principali fattori di rischio a cui fare attenzione è il criptorchidismo, cioè la mancata discesa nello scroto di uno o entrambi i testicoli».

Qual è il percorso di diagnosi e cura?

«Si parte dalla visita specialistica dall’urologo che, nei casi sospetti, prescrive gli esami del sangue per i marcatori tumorali e un’ecografia. In caso di tumore si prospettano vari percorsi, in base all’entità della malattia. Se la massa tumorale sostituisce completamente il testicolo, allora si procede all’asportazione del testicolo stesso. Se il nodulo è piccolo e si sospetta possa essere benigno, si può asportare solo il nodulo ed eseguire l’esame istologico estemporaneo intraoperatorio sulla cui base si deciderà il successivo iter terapeutico. L’esame istologico definitivo è dirimente per stabilire se sarà necessario eseguire un trattamento chemioterapico adiuvante o meno, secondo protocolli standardizzati e validati oramai in tutti i centri uro-oncologici».

 

Per quanto riguarda invece il varicocele, come si interviene?

«La terapia è chirurgica. Esistono vari tipi di intervento, ma il più utilizzato è la scleroembolizzazione, una procedura radiologica endovascolare che consente di embolizzare la vena spermatica. Tuttavia l’intervento è necessario solo se il varicocele crea dolore o se influisce sulla spermiogenesi».

 

Ci sono altre patologie che colpiscono di più i giovani?

«Generalmente si tratta di piccoli problemi come il frenulo breve o la fimosi,  malformazioni di modesta entità a carico rispettivamente del frenulo e del prepuzio. In questi casi, però, sono i giovani stessi che, in concomitanza con l’inizio dell’attività sessuale, si presentano alla visita specialistica. Gli interventi di frenulo plastica e di circoncisione si eseguono in anestesia locale con ricovero di poche ore in day hospital».

 

(Intervista pubblicata domenica 5 novembre 2017 sul quotidiano “L’Eco di Bergamo”)