L’11 maggio è stata la giornata nazionale del mal di testa, occasione per rendere più efficace il messaggio di consapevolezza sulle cefalea e sensibilizzare la popolazione.

A tale proposito la SISC, Società Italiana per la Cefalea, la SIN, Società Italiana di Neurologia, e l’Associazione Neurologica Italiana per la ricerca delle Cefalee-ANIRCEF hanno deciso di unire le proprie forze in un momento importante: il 18 Aprile 2019 infatti la Camera dei Deputati ha approvato il riconoscimento della Cefalea Cronica come Malattia Sociale.

La cefalea, infatti, non è una patologia da sottovalutare. «Troppo spesso – commenta Paola Merlo, responsabile dell’Unità Operativa di Neurologia di Humanitas Gavazzeni Bergamo che è sede certificata di Centro Cefalee SISC, riconosciuto anche dalla European Federation Headache-si tende a sottostimare e a non dare il giusto peso alla disabilità che deriva dai vari tipi di cefalee o mal di testa, come comunemente si dice . Basterebbe pensare che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha collocato le cefalee primarie, come l’emicrania, al 7° posto come causa di disabilità (causa la cronicità, durata di malattia nel corso della vita)”.

Evitare le cure fai da te

Il mal di testa è una patologia che richiede cure attente e adeguate e che per questo deve essere affidata all’attenzione dei medici di fiducia, degli specialisti del settore con anche il coinvolgimento dei Medici di Asistenza Primaria e dei farmacisti, perché «l’autogestione del problema – avverte la dottoressa Merlo – come ampiamente dimostrato, può solo causare effetti severi e non porta a nulla di positivo».

In primo luogo è molto importante riuscire a ottenere una diagnosi precisa, che riesca a distinguere le forme primarie da quelle secondarie, che a differenza delle prime dipendono da cause organiche come, ad esempio l’ipertensione o altre patologie di natura endocranica, come quelle vascolari o alcuni tumori.

Passaggio che deve essere effettuato presso un centro specializzato che, oltre a riconoscere il tipo di cefalea, permette di razionalizzare gli interventi di cura.

Piani diagnostici e nuove terapie

Da questo punto di vista, negli ultimi 20 anni sono stati fatti passi da gigante. Oggi il percorso di approccio al paziente è standardizzato, impostato sui PDTA, i Piani Diagnostico Terapeutici Assistenziali, impostati così che siano ben chiari fin da subito i metodi di valutazione degli obiettivi, i criteri di accesso ai trattamenti e il rapporto costo/beneficio degli interventi.

Il tutto per gestire al meglio il decorso di questa malattia che, quando diviene cronico, rappresenta un grosso problema di salute.

«La cefalea è una malattia caratterizzata da problematiche difficili da risolvere – conclude la dottoressa Merlo –. Per nostra fortuna i grandi cambiamenti degli ultimi anni hanno portato a nuove terapie, tra cui gli anticorpi monoclonali che sembrano agire bloccando l’attività del CGRP, la proteina che è responsabile dello scatenarsi degli attacchi emicranici».

Cefalee primarie e cefalee secondarie

Quando si parla in modo generico di mal di testa non si pensa che ci si sta riferendo a una patologia che viene scientificamente suddivisa in 13 forme principali, con oltre 150 sottocategorie (secondo l’ultima Classificazione Internazione ICDH III, settembre 2018).

In generale le forme di cefalea vengono distinte tra primarie e secondarie:

  • le cefalee primarie sono quelle in cui il mal di testa è un disturbo autonomo, non dipendente da altre patologie, per cui può essere considerato una malattia vera e propria. Le più frequenti cefalee primarie sono l’emicrania (senza aura, con aura o cronica), la cefalea di tipo tensivo (episodica o cronica), la cefalea a grappolo (episodica o cronica)
  • le cefalee secondarie sono quelle per cui il mal di testa è il sintomo di una patologia sottostante, come ad esempio l’ipertensione arteriosa, un trauma cranico, una sinusite, una malattia oculare, un’artrosi cervicale o una lesione cerebrale.

Cefalee primarie, cause e fattori scatenanti

Le cause o meglio l’eziologia delle diverse forme di cefalea è stata ampiamente studiata, ma è meglio parlare di fattori scatenanti variabili a seconda delle diverse forme.

Per l’emicrania si possono ricordare:

  • stress emozionale e fisico
  • alimentazione non corretta, che provoca sensibilità o intolleranza ad alcuni cibi
  • variazioni ambientali e metereologiche, passaggio a un’alta quota, inquinamento atmosferico, rumori assordanti
  • squilibrio tra sonno e veglia
  • patologie legate alla colonna cervicale
  • variazioni ormonali, nelle donne, durante il periodo mestruale o a seguito di uso di ormoni come quelli della pillola anticoncezionale o dei cerotti per la menopausa
  • assunzione di alcuni farmaci. A volte gli stessi che curano il dolore possono provocare una mal di testa di rimbalzo – “rebound”.

Per la cefalea di tipo tensivo possono intervenire tutti i fattori precedenti e in particolar modo:

  • situazione di stress persistente e prolungato
  • postura scorretta
  • disturbi del tono dell’umore
  • stanchezza fisica, disturbi del sonno

La cefalea a grappolo, prevalente nei maschi, può essere un capitolo a parte proprio per la differenza di tipologia. Si presenta con raggruppamenti di episodi di durata 20-30 giorni in certi periodi dell’anno, con attacchi al massimo di 180 minuti ma presenti a ore fisse nella giornata e con dolore elevatissimo. Ricordiamo alcuni come fattori scatenanti, e talvolta non necessariamente presenti, per tale tipo di dolore:

  • consumo di alcol, che può agire anche con il consumo di piccole quantità
  • cambiamento del ritmo circadiano
  • alterazione dei ritmi personali e cambiamenti ambientali, dovuta ad esempio a cambiamento di fuso orario, turni di lavoro variabili o notturni, cambio di lavoro, di stile di vita, trasferimento in altra città, cambiamenti di temperatura e luminosità.