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Tumore alla mammella, la diagnostica passa anche dall’imaging nucleare

Nel tumore della mammella, esami strumentali come la mammografia e l’ecografia mammaria possono consentire di individuare un nodulo. Ma, una volta posta la diagnosi, per definire il percorso terapeutico è necessario rispondere a domande cruciali: qual è l’estensione della malattia? Sono coinvolti i linfonodi? E, nel corso del trattamento, le terapie stanno dando i risultati attesi?

A rispondere contribuisce la medicina nucleare, che affianca le indagini morfologiche con un’immagine funzionale. Ne parliamo con Laura Evangelista, responsabile della Medicina Nucleare in Humanitas Gavazzeni e Professoressa in Diagnostica per Immagini e Radioterapia presso Humanitas University.

Che cos’è la medicina nucleare e come lavora?

È la disciplina che studia in modo non invasivo il funzionamento di tessuti e organi. Viene eseguita somministrando un radiofarmaco, una molecola biologica unita a una componente a bassa radioattività, che si distribuisce nell’organismo. Apparecchiature dedicate, come gamma-camera e PET, ne registrano poi la traccia e la trasformano in immagine.

Nel caso del tumore al seno, quello emerso da analisi nucleari corrisponde sostanzialmente a un dato molecolare che integra e completa quello anatomico di mammografia, ecografia e risonanza. Nel dettaglio sono tre le metodiche utilizzate:

La ricerca del linfonodo sentinella

È l’esame che precede l’intervento. Il radiofarmaco è in grado di individuare con chiarezza il primo linfonodo (detto sentinella) che il chirurgo asporta e l’anatomopatologo analizza. In base al risultato, poi, si decide se serve una resezione più limitata, indicata solo per chi ne ha davvero necessità.

La PET/CT con FDG

Solitamente è un esame richiesto dal medico curante per rispondere a precisi quesiti clinici. Il fluoro-deossiglucosio (FDG) è un derivato dello zucchero, che le cellule tumorali tendono a captare di più: la PET/CT rende visibile questa attività. Oggi trova indicazioni in molte fasi della malattia, dalla stadiazione, cioè la definizione dell’estensione, alla valutazione della risposta al trattamento.

La scintigrafia ossea

La scintigrafia ossea viene utilizzata per valutare il metabolismo dell’apparato scheletrico ed eventuali localizzazioni metastatiche al suo interno. Prima, durante e dopo i trattamenti. Grazie ad essa, quindi, riusciamo a monitorare la paziente nel tempo, verificando costantemente la risposta dell’osso alle cure.

Quali i vantaggi della collaborazione con le Unità di altre strutture Humanitas?

La collaborazione tra le Unità del Gruppo permette di condividere competenze, esperienze cliniche e buone pratiche, così da offrire un’assistenza omogenea e di qualità, in tutte le fasi. In più, consente di promuovere la ricerca scientifica e sviluppare nuovi approcci diagnostici e terapeutici. Per un approccio sempre più integrato e vicino alle esigenze di ogni paziente.

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