Per praticare gli sport invernali, e in particolare lo sci, in sicurezza è importante, anzi fondamentale, arrivare preparati fisicamente all’appuntamento con l’attività sulle piste, qualsiasi sia il livello in cui la si pratichi, agonistico o amatoriale.
L’obiettivo primario, oltre a quello dell’ottenimento dei migliori risultati sotto il profilo della prestazione, è la prevenzione dei traumi che possono generarsi a causa di cadute ma anche di torsioni improvvise o movimenti innaturali che possono influire sulla salute di muscoli e articolazioni.
Ne parliamo con il dottor Gennaro Fiorentino, responsabile dell’Ortopedia e Traumatologia di Humanitas Gavazzeni a Bergamo.
A livello agonistico, quali sono i traumi in cui è più facile incorrere quando si pratica sci?
«I traumi più frequenti riguardano il ginocchio, in particolare la rottura del legamento crociato anteriore, che può avvenire quando l’articolazione viene sottoposta a una rotazione forzata o a una violenta iperestensione. È un tipo di problema che si può verificare in forma isolata o che può essere associata a lesioni di altre parti del ginocchio, come i menischi e gli altri legamenti presenti in quest’area».
Come si può curare la rottura del legamento crociato anteriore?
«L’unico intervento previsto, in caso di sua rottura, è quello chirurgico. Se invece si tratta di una semplice lesione, dopo un periodo di riposo associato a terapia con antinfiammatori e applicazione locale di ghiaccio è possibile riprendere una vita quotidiana normale, ma saranno da evitare le attività a livello agonistico che comportino un surplus di sforzo per le ginocchia, come appunto lo sci».
Come si possono prevenire i traumi da sci?
«Gli atleti agonisti devono prevedere un tipo di prevenzione che si basa su tre e aspetti fondamentali:
- la preparazione atletica: è fondamentale effettuare una preparazione che miri a evitare che le ginocchia possano avere delle sollecitazioni patologiche sulle cunette piuttosto che nelle curve, quindi esercizi che favoriscano la propriocettività – cioè la capacità del corpo di “sentire” in modo automatico come si sta muovendo – e i cambi di direzione, da eseguirsi sotto la guida di personale esperto del settore nel campo agonistico
- la corretta tecnica, che consiste nella capacità dell’atleta di mantenere una corretta posizione del corpo sugli sci e un buon uso di questi, con una giusta gestione delle curve e un giusto rispetto di equilibrio e coordinazione. L’applicazione di queste regole tecniche, frutto di preparazione e allenamenti seri e costanti, evita che si vengano a creare problemi come il sovraccarico delle articolazioni, la diminuzione del controllo degli sci e di conseguenza la possibilità di cadute, anche brutte, con eventuali infortuni, soprattutto a ginocchia e schiena
- i dispositivi, di protezione e no: tra i primi, nello slalom speciale, disciplina che prevede che gli atleti entrino in continuo contatto con i pali snodati, devono essere utilizzate protezioni apposite per mani, gambe e volto. Nello slalom gigante, dove le curve sono più ampie e la velocità comincia a essere sensibile devono essere previste protezioni a ginocchia e gomiti, per evitare impatti troppo traumatici in caso di caduta. Per quanto riguarda i secondi, i dispositivi non di protezione, altrettanta attenzione deve essere prestata nella scelta dei materiali, come sci, scarponi, casco e guanti, che devono essere adeguati al tipo di disciplina e al tipo di gara che si sta praticando».
Un consiglio in più per chi non è agonista ma uno sciatore amatoriale, anche se di buon livello?
«Molto spesso gli infortuni sono dovuti alla velocità con cui ci si lancia sulla neve: nella maggior parte delle volte questa contribuisce a determinare la maggiore o minore gravità di un trauma subito a seguito di una caduta. Ecco, il primo consiglio che mi sento di dare agli sciatori amatoriali è proprio quello di controllare la propria velocità, mantenendola proporzionata alla propria preparazione atletica e al proprio livello tecnico».

