Della spalla si parla sempre molto poco. Spesso ci si accorge della sua importanza – non dimentichiamoci che da questa articolazione dipendono i movimenti dell’arto superiore – solo quando si generano problematiche che la riguardano.

«Tra quelle presenti nel corpo umano, la spalla è l’articolazione che ha il più ampio raggio di movimento – sottolinea il dottor Eugenio Cesari, Responsabile dell’Unità Operativa di Chirurgia della spalla di Humanitas Gavazzeni Bergamo – e per questo ha una struttura complessa e delicata. I problemi che la riguardano possono comprendere la lussazione post traumatica, ossia la dislocazione gleno-omerale, e l’usura sino alla rottura dei tendini della cuffia dei rotatori, che formano una sorta di cappellino sulla testa dell’omero e sono coinvolti nei movimenti che le braccia compiono al di sopra dell’altezza delle spalle. Questi tendini, a seguito di gesti ripetuti nel tempo, possono andare incontro da prima a infiammazione, quindi a tendinite, poi a degenerazione, quindi tendinosi, e alla rottura».

 

Il principale fattore di rischio è l’età

I fattori di rischio delle problematiche alla spalla sono vari e differenti fra loro. «Il primo è sicuramente l’età – spiega lo specialista –: circa la metà della popolazione con più di 70 anni ha una lesione della cuffia che può essere più o meno sintomatica. Tra i giovani, invece, l’attività lavorativa e/o sportiva gioca un ruolo fondamentale: ne soffrono principalmente i soggetti che utilizzano ripetutamente l’arto in movimenti rotatori compiuti al di sopra della altezza delle spalle».

I sintomi delle patologie infiammatorie o degenerative della cuffia dei rotatori sono spesso di difficile interpretazione. «Spesso si avverte un dolore notturno – precisa il dottor Cesari –, che può partire dalla spalla e arrivare fino alle dita della mano, svegliando il paziente e rendendo il suo sonno difficoltoso. Durante il giorno, dunque, si riescono a svolgere le proprie attività senza avvertire problemi: il dolore si riacutizza solo quando giunge il momento di coricarsi. Quando si è invece in presenza di lesioni post traumatiche o massive con coinvolgimento di più tendini, si può generare uno sbilanciamento dell’articolazione che ha come conseguenza un’impotenza funzionale completa dell’arto superiore interessato, cioè il braccio corrispondente alla spalla danneggiata non può essere né mosso, né utilizzato».

 

Il primo esame da eseguire è la radiografia

Che cosa bisogna fare quando sorge il dubbio di essere vittima di una lesione della cuffia dei rotatori? Importante è sottoporsi appena possibile a esami strumentali mirati: «Il primo esame da eseguire – spiega lo specialista – è la radiografia, soprattutto nel caso in cui ci sia stato un trauma anche banale, dovuto ad esempio a una scivolata sul ghiaccio, per escludere che vi siano fratture ossee. In secondo luogo è necessario eseguire una risonanza magnetica basale, che offre la possibilità di avere una visione a 360 gradi dell’articolazione e quindi di analizzare lo stato di salute dei tendini, dei legamenti e della cartilagine».

 

Un intervento chirurgico mini invasivo artroscopico

In presenza di una lesione, la scelta del tipo di trattamento dipende da diversi fattori: lo stato di salute generale del paziente, la sua età, le richieste funzionali e, naturalmente, il tipo di lesione diagnosticata. L’approccio in primo luogo è conservativo, con riposo funzionale e trattamenti anti infiammatori orali e/o locali. Può, in casi selezionati, diventare chirurgico: «L’opzione chirurgica è di tipo mini invasivo artroscopico, in anestesia loco-regionale e regime di day surgery. Questa tecnica, eseguita di routine dalla nostra equipe di Humanitas Gavazzeni con una casistica di circa 500 interventi all’anno, permette al paziente di essere dimesso nella stessa giornata dell’intervento con un minimo impatto sul suo stato di salute e con grande beneficio su quelli che saranno i tempi di recupero» conclude il dottor Cesari.

Per giungere alla guarigione clinica, è necessario osservare un opportuno periodo d’immobilizzazione dell’arto con tutore della durata di circa quattro settimane, rispettando un successivo corretto percorso riabilitativo post operatorio che prevede una prima mobilizzazione della spalla per il ripristino delle comuni attività quotidiane e una seconda fase di rinforzo muscolare per una ripresa dell’attività lavorativa o sportiva. Il tutto, ovviamente, da eseguirsi con l’assistenza di personale esperto.

 

L’artrosi della spalla

Che cos’è l’artrosi della spalla e come si può intervenire quando si manifesta? «L’artrosi è l’usura della cartilagine che ricopre le ossa presenti in tutte le articolazioni del nostro corpo – spiega il dottor Cesari –. Nella spalla si manifesta con un dolore sordo, associato a rigidità articolare e a scrosci, particolari rumori che si sentono durante il movimento. Diversi sono i trattamenti: quello principale è di tipo conservativo e prevede l’assunzione di farmaci antinfiammatori e con esecuzione di infiltrazioni con acido ialuronico al fine di un miglior controllo del dolore».

Si tratta di terapie palliative che, associate a esercizi di riabilitazione, hanno lo scopo di preservare il più a lungo possibile la funzionalità della spalla, ma non sono in grado di guarire il paziente, come precisa lo specialista di Humanitas Gavazzeni: «L’artrosi è una patologia irreversibile che può essere solo ritardata, diventa per cui fondamentale imparare a conviverci. Per questo è importante che chi ne è colpito sia informato bene su quello che può o non può fare, così che possa cercare di preservare nel tempo la funzionalità della sua spalla, ritardando il più possibile l’intervento finale di sostituzione protesica».