L’esofagite eosinofila è una patologia cronica infiammatoria dell’esofago diffusa soprattutto tra i giovani adulti e i pazienti con una storia allergica. Spesso i sintomi sono inizialmente sottovalutati o rischiano di essere confusi con quelli che caratterizzano altre condizioni gastrointestinali, con conseguente ritardo di diagnosi.
Approfondiamo il tema con il dottor Alessandro De Marco, medico dell’unità di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva di Humanitas Gavazzeni a Bergamo, che spiega quali sono i segnali che non devono essere ignorati, come si arriva alla diagnosi e quali sono oggi le principali opzioni terapeutiche a disposizione.
Che cos’è l’esofagite eosinofila?
L’esofagite eosinofila è una patologia legata alla presenza degli eosinofili, una sottopopolazione di globuli bianchi che va a infiammare e irritare l’esofago provocando vari sintomi.
L’infiammazione persistente può alterare nel tempo la struttura dell’esofago, rendendo difficoltosa la normale deglutizione.
Quali sono i sintomi dell’esofagite eosinofila?
Il sintomo più frequente dell’esofagite eosinofila è la difficoltà ad alimentarsi e a deglutire. Tra i principali segnali della malattia ci sono inoltre:
- sensazione di cibo bloccato in gola o nel torace
- vomito
- dolore retrosternale
- reflusso gastroesofageo persistente
- impatto del bolo alimentare, in questo caso può essere necessario intervenire con un esame endoscopico d’urgenza, in Pronto Soccorso.
Quali sono le cause dell’esofagite eosinofila?
L’origine dell’esofagite eosinofila è multifattoriale. Nella maggior parte dei casi esiste una correlazione con allergie alimentari o ambientali. I fattori più spesso associati includono:
- predisposizione genetica
- allergie stagionali
- asma
- dermatite atopica
- allergie alimentari
- alterazioni della risposta immunitaria.
Come si diagnostica l’esofagite eosinofila?
La diagnosi si basa su una valutazione clinica specialistica e su esami specifici. Gli strumenti principali sono:
- visita gastroenterologica
- gastroscopia
- biopsie dell’esofago
- esame istologico dei tessuti prelevati.
La gastroscopia permette di osservare eventuali alterazioni della mucosa esofagea. Ma la conferma diagnostica arriva soprattutto attraverso le biopsie.
L’esofagite eosinofila è una malattia cronica?
Sì, è una patologia cronica. Questo significa che richiede un monitoraggio nel tempo e una gestione continuativa, soprattutto per prevenire eventuali complicanze. Se non trattata adeguatamente, l’infiammazione cronica può infatti favorire:
- restringimenti dell’esofago
- fibrosi
- episodi ricorrenti di blocco alimentare
- peggioramento della qualità di vita.
Quali sono i trattamenti disponibili per l’esofagite eosinofila?
Le terapie vengono personalizzate in base alla gravità della malattia e alle caratteristiche del paziente. Le principali opzioni terapeutiche comprendono:
- modifiche della dieta
- eliminazione degli alimenti trigger, in grado cioè di scatenare una reazione immediata e incontrollabile
- farmaci antinfiammatori
- inibitori di pompa protonica
- corticosteroidi topici
- monitoraggio endoscopico periodico.
In molti casi il trattamento consente di controllare efficacemente i sintomi e ridurre l’infiammazione. L’importante è arrivare a una diagnosi corretta e seguire il paziente nel tempo.

