In genere quando ci si riferisce ai disturbi del sonno si parla per lo più di insonnia, dimenticando che esistono molte altre vere e proprie malattie che ci colpiscono durante la notte, nelle ore che vorremmo dedicare al riposo.

Ne parliamo con la dottoressa Paola Merlo, responsabile della Neurologia di Humanitas Gavazzeni Bergamo all’interno della quale opera l’Ambulatorio per la patologia del sonno.

Dottoressa Merlo, quali sono i disturbi del sonno più frequenti e quali le loro cause?

«Il più diffuso è l’insonnia, che tutti conosciamo molto bene e che è provocata da disturbi dell’addormentamento e del mantenimento del sonno. Poi ci sono l’ipersonnia, cioè l’eccessiva durata del sonno e l’eccessiva sonnolenza diurna che sono in genere causate da disturbi respiratori, da malattie neurodegenerative di origine neurologica o da lesioni post-traumatiche. Un altro disturbo è la sindrome delle apnee notturne, condizione che si può porre al confine con la malattia pneumologica. Poi ci sono la sindrome delle gambe senza riposo, la narcolessia, la paralisi del sonno, improvvisi addormentamenti con cadute a terra e tutta la categoria delle parasonnie, che si presentano soprattutto durante l’infanzia e che si chiamano sonnambulismo, sonniloquio, risvegli terrifici e bruxismo».

Per vivere bene, quanto e quando si dovrebbe dormire?

«Il sonno degli adulti di solito è monofasico, si concentra cioè tutto nelle ore notturne. Ma può essere anche bifasico, quando si adotta l’abitudine di schiacciare un sonnellino pomeridiano. Le ore di sonno adatte dipendono da persona a persona. La media tra le persone adulte è di 7 ore a notte, ma c’è chi ne dorme 8-9 e si sente insoddisfatto e chi ne dorme molte meno e non denuncia peggioramenti nella sua qualità della vita. In genere si ritiene che le ore di sonno di ciascun individuo siano abbondanti rispetto a quello che sarebbe il suo effettivo bisogno. Spesso le persone più anziane, per esempio, si coricano subito dopo avere cenato e si svegliano dopo sette ore, nel cuore della notte avendo l’impressione di non avere dormito abbastanza, ma non è così, di fatto hanno già riposato a sufficienza».

Quando l’insonnia e gli altri disturbi del sonno divengono un problema per la salute?

«Il problema sorge quando si rompe l’equilibrio naturale tra sonno e veglia. La difficoltà di passare dall’essere svegli al sonno può essere il primo campanello d’allarme di malattie neurologiche, in particolare quelle neurodegenerative, dal Parkinson alle demenze».

Ci sono comportamenti che possiamo osservare per agevolare l’arrivo del sonno?

«Ogni persona è diversa, ma tutti dovrebbero cercare di mantenere uno stile di vita salutare o, meglio ancora, un’opportuna “igiene del sonno”. Quando si fa fatica ad addormentarsi, inoltre, possono essere adottate ritualità che possono contribuire a predisporsi alla dormita nel migliore dei modi: coricarsi solo quando si è davvero stanchi, mantenere orari regolari, cercare di tenere sotto controllo lo stress accumulato nell’arco della giornata, evitare di usare schermi luminosi come tv o cellulari prima di chiudere gli occhi, adottare gesti rilassanti che preparino il corpo al sonno come ascoltare musica soft o leggere un libro».

Si può dire che i disturbi del sonno riguardano in prevalenza le donne?

«È indubbio che la differenza di genere è ormai un elemento che può incidere più o meno sullo sviluppo di alcune malattie. Per quanto riguarda i disturbi del sonno registriamo di sicuro una prevalenza femminile nel rapporto esistente tra cefalea emicranica e disturbi del sonno. Una condizione che può segnalare la presenza di una malattia degenerativa, come ad esempio la demenza, che sta interessando un numero sempre maggiore di donne».

La situazione attuale, contraddistinta dalla presenza di pandemia da coronavirus, ha aumentato il numero delle persone che soffrono di disturbi del sonno?

«Purtroppo sì, e a più livelli. Questa situazione sta incidendo in modo notevole sui ritmi biologici del nostro organismo a causa del disagio psicologico che si è creato, dell’ansia e della paura della malattia e dal crearsi di situazioni che hanno inciso sui ritmi biologici del nostro organismo. Penso ad esempio agli effetti generati dalla socialità vissuta, che è venuta sempre più a mancare e che è diventata mediatica – cioè filtrata attraverso schermi –, spesso protratta fino a tarda ora».

 

(ispirato dall’articolo “L’insonnia va combattuta su più fronti” di Tiziano Zaccaria, pubblicato sul settimanale Viversani&Belli del 27 novembre 2020)