Non sempre quando ad ammalarsi è l’apparato urinario e genitale, i segnali sono chiari. Se per lo più patologie “minori” vengono evidenziate da disturbi e fastidi (tra i più comuni problemi di minzione e bruciori), una patologia importante come il tumore della prostata, uno dei più comuni per l’uomo, è purtroppo asintomatica.

«Il tumore della prostata è un tumore età correlato: le possibilità di ammalarsi aumentano dopo i 50 anni e circa due tumori su tre vengono diagnosticati in persone con più di 65 anni, anche se negli ultimi anni stiamo assistendo a un aumento dell’incidenza del carcinoma prostatico dopo i 45 anni», spiega il professor Francesco Greco, responsabile dell’Unità Operativa di Urologia di Humanitas Gavazzeni Bergamo, esperto di laparoscopia e chirurgia uro-oncologica nonché docente di chirurgia mini-invasiva all’Università Martin Luther di Halle (Germania) e di Vienna.

«Un altro fattore da non sottovalutare è la familiarità – continua il professor Greco –: il rischio di ammalarsi raddoppia per chi ha un parente consanguineo con la malattia. Come per molte altre patologie, non solo tumorali, la prevenzione passa attraverso uno stile di vita sano e la diagnosi precoce rappresenta uno dei principali fattori prognostici favorevoli».

 

Approccio multidisciplinare e procedure mini-invasive

Anche il tumore alla prostata è oggetto in Humanitas Gavazzeni di un approccio multidisciplinare in cui l’apporto chirurgico ha un peso importante, soprattutto se la malattia è localizzata, il paziente è in buone condizione cliniche e ha meno di 75 anni. I risultati sono positivi: il 90% dei pazienti con diagnosi precoce di un carcinoma prostatico localizzato e che si sottopone ad asportazione radicale della prostata tramite chirurgia è avviato verso la guarigione.

Le procedure mini-invasive in uso oggi, come la laparoscopia, permettono di effettuare limitate incisioni (3/4) da circa 5-12 millimetri sull’addome, ridurre il rischio di emorragie e il dolore post operatorio, consentendo un recupero più rapido e meno faticoso.

Un cambio di passo in sala operatoria che conta su strumentazioni che si avvalgono anche di ottiche che ingrandiscono le immagini di 8 volte rispetto all’occhio umano migliorando i risultati funzionali post operatori della continenza urinaria e del recupero della funzionalità erettile.

«La chirurgia cosiddetta open è ormai praticamente sostituita da quella mininvasiva – precisa Greco –. Inoltre, la maggiore informazione e la diffusione degli screening ha fatto sì che negli anni siano aumentati i casi di tumori diagnosticati precocemente, che a livello chirurgico si traducono nella possibilità di operare risparmiando, ad esempio, i nervi erigendi favorendo il recupero post operatorio della funzionalità erettile».

Stessa strada innovativa nel tumore del rene. «In questo caso prediligiamo una chirurgia conservativa, durante la quale si enuclea il tumore senza dover asportare completamente il rene; attualmente siamo tra i pochi centri in Italia a eseguire questo tipo di chirurgia per via laparoscopica anche in presenza di tumori renali più voluminosi (tra i 4 e i 7 centimetri) – prosegue Greco – al fine di conservare la funzionalità renale e ridurre quindi il rischio di insufficienza renale e dialisi. Anche il trattamento chirurgico del tumore della vescica muscolo-invasivo viene eseguita in laparoscopia con risultati decisamente interessanti».

 

(articolo pubblicato il 13 maggio 2018 sul quotidiano “L’Eco di Bergamo”)