L’ipertrofia prostatica benigna è una condizione molto diffusa negli uomini dopo i 50 anni e può provocare disturbi urinari anche significativi, incidendo sulla qualità della vita. Quando i farmaci non sono sufficienti, è possibile ricorrere a trattamenti chirurgici sempre più mirati e meno invasivi.
Tra questi c’è Aquabeam, una tecnologia robotica che utilizza un getto d’acqua ad alta pressione per rimuovere il tessuto prostatico in eccesso, senza impiegare calore e con un importante vantaggio: preservare l’eiaculazione in circa il 90% dei casi.
Ne parliamo con il professor Angelo Porreca, responsabile dell’Urologia degli ospedali Humanitas Gavazzeni e Humanitas Castelli e docente presso Humanitas University.
Che cos’è l’ipertrofia prostatica benigna e quali disturbi provoca?
L’ipertrofia prostatica benigna consiste in un aumento del volume della prostata, non legato a una patologia tumorale. La crescita della ghiandola può comprimere l’uretra e ostacolare il normale flusso urinario. Tra i sintomi più frequenti troviamo:
- difficoltà a urinare
- flusso urinario debole o intermittente
- sensazione di svuotamento incompleto della vescica
- aumento della frequenza urinaria
- necessità di alzarsi più volte durante la notte per urinare (nicturia).
Spesso gli uomini tendono a sottovalutare i primi disturbi e arrivano dallo specialista dopo mesi di disagio.
Che cos’è Aquabeam e come funziona?
Aquabeam, o Aquablation, è una procedura chirurgica minimamente invasiva che utilizza un getto d’acqua ad alta pressione, controllato da un sistema robotico, per rimuovere con precisione il tessuto prostatico in eccesso.
A differenza di altre tecniche, non utilizza energia termica, ma un getto d’acqua che segue un piano di trattamento personalizzato. Il chirurgo, attraverso un’interfaccia digitale e le immagini anatomiche della prostata, programma l’intervento individuando le aree da trattare. Il robot esegue quindi l’ablazione in modo automatico e preciso.
Questa tecnologia consente di:
- rimuovere selettivamente il tessuto prostatico in eccesso
- ridurre il trauma chirurgico e quello a carico dei tessuti circostanti
- preservare strutture importanti come l’apice prostatico e i dotti eiaculatori
- evitare l’impiego di calore durante l’ablazione.
Quando è indicato il trattamento?
Aquabeam è indicato per gli uomini con iperplasia prostatica benigna che presentano sintomi urinari e necessitano di un trattamento chirurgico, in particolare quando desiderano preservare la funzione eiaculatoria. La tecnica può essere utilizzata anche in presenza di adenomi prostatici voluminosi.
Per valutare l’indicazione all’intervento sono necessari alcuni esami preparatori, tra cui:
Quanto dura l’intervento e come avviene il recupero?
Uno dei vantaggi di Aquabeam è la rapidità della procedura: il trattamento richiede mediamente 2-3 minuti e può arrivare a circa 4-5 minuti nei casi di prostate particolarmente grandi.
L’intervento viene eseguito in anestesia loco-regionale associata a sedazione. La degenza è generalmente di una o due notti, con dimissione in 24-48 ore. In molti casi il paziente può lasciare l’ospedale senza catetere vescicale.
Quali sono i vantaggi per la qualità di vita del paziente?
Uno degli aspetti più rilevanti di questa tecnologia è la possibilità di preservare l’eiaculazione in circa l’85-90% dei pazienti.
La complicanza più frequente di molti interventi per l’ipertrofia prostatica è l’eiaculazione retrograda. Con Aquabeam, grazie alla precisione del getto d’acqua e alla possibilità di risparmiare i dotti eiaculatori, è possibile preservare questa funzione nella maggior parte dei casi.
La riduzione del trauma sui tessuti e la precisione del trattamento favoriscono inoltre un recupero funzionale rapido. Aquabeam rappresenta quindi un’importante evoluzione nella chirurgia dell’ipertrofia prostatica benigna: una tecnologia robotica che consente di intervenire in modo mirato ed efficace, con particolare attenzione alla conservazione delle funzioni sessuali e alla qualità di vita del paziente.

