Pap test e HPV test sono due esami importanti per la prevenzione del tumore del collo dell’utero. Vengono spesso nominati insieme, ma non sono la stessa cosa: analizzano aspetti diversi e possono essere indicati in momenti differenti della vita.
Entrambi fanno parte dei percorsi di screening e consentono di individuare precocemente eventuali alterazioni del collo dell’utero, spesso prima della comparsa di sintomi. La scelta dell’esame più appropriato dipende dall’età, dalla storia clinica e dalle indicazioni del ginecologo o del programma di screening.
Approfondiamo l’argomento con il dottor Stefano Rodolfi, medico dell’unità di Medicina di Humanitas Gavazzeni.
Pap test e HPV test: che cosa sono?
Il Pap test è un esame che analizza le cellule prelevate dal collo dell’utero. Serve a individuare eventuali modificazioni cellulari che possono richiedere ulteriori controlli.
L’HPV test, invece, ricerca la presenza di alcuni tipi di Papillomavirus umano, o HPV, che sono associati a un elevato rischio oncogeno. L’esame non ricerca direttamente un tumore, ma segnala la presenza di un’infezione da HPV ad alto rischio che, se persistente, rappresenta la principale causa di tumore del collo dell’utero.
Entrambi gli esami vengono eseguiti attraverso un semplice prelievo di cellule dal collo dell’utero con uno strumento dedicato, una procedura semplice e generalmente non dolorosa.
Quali alterazioni possono individuare Pap test e HPV test?
Il Pap test permette di osservare se le cellule del collo dell’utero presentano alterazioni che possono rappresentare lesioni precancerose. Queste modificazioni possono essere lievi e temporanee oppure richiedere ulteriori approfondimenti, a seconda del risultato.
L’HPV test rileva invece la presenza di alcuni tipi di HPV considerati a maggior rischio. Un risultato positivo non indica automaticamente la presenza di una lesione o di un tumore: significa che è stato rilevato il virus e che può essere necessario approfondire la situazione.
Quando è indicato uno o l’altro esame
Nelle fasce di età in cui l’infezione da HPV tende a essere più persistente, l’HPV test viene utilizzato come test di riferimento perché è più sensibile del Pap test nell’individuare le infezioni da HPV ad alto rischio associate allo sviluppo delle lesioni precancerose del collo dell’utero. Questo permette di identificare precocemente le persone che necessitano di ulteriori accertamenti.
Nelle donne più giovani, invece, l’infezione da HPV è frequente ma spesso transitoria. In questi casi, un HPV test eseguito troppo precocemente potrebbe rilevare infezioni destinate a risolversi spontaneamente, generando controlli non necessari. Per questo, nei programmi di screening organizzato:
- il Pap test è generalmente utilizzato tra i 25 e i 29 anni
- l’HPV test rappresenta il test di riferimento dai 30 anni in poi.
Che cosa succede in caso di risultato positivo?
Un risultato positivo all’HPV test non significa avere un tumore. Nella maggior parte dei casi, indica la presenza del virus e la necessità di effettuare ulteriori controlli per verificare se siano presenti alterazioni cellulari. A seconda del risultato, possono essere indicati ulteriori approfondimenti, come la valutazione citologica (Pap test), la ripetizione dell’HPV test dopo un intervallo di tempo oppure la colposcopia.
Anche un Pap test con alterazioni non corrisponde automaticamente a una diagnosi di tumore: il significato del risultato viene sempre valutato nel contesto clinico e solitamente richiede esami di approfondimento.
L’importanza del follow-up e dei controlli successivi
Quando un test evidenzia la presenza di HPV o di alterazioni cellulari, rispettare il programma di follow-up è fondamentale. I controlli successivi consentono di verificare se l’infezione si è risolta, se le alterazioni sono regredite o se è necessario proseguire con ulteriori accertamenti.
Il follow-up non è un segnale di allarme, ma una parte essenziale della prevenzione: permette di monitorare nel tempo la situazione e intervenire, quando necessario, nelle fasi più precoci.
Pap test e HPV test non sono esami alternativi, ma strumenti complementari che vengono utilizzati in momenti diversi della vita e in situazioni differenti. Partecipare regolarmente ai programmi di screening e seguire le indicazioni ricevute consente di individuare eventuali alterazioni prima che evolvano in un tumore.
Lo screening non sostituisce la vaccinazione anti-HPV. La vaccinazione rappresenta infatti lo strumento più efficace per prevenire l’infezione dai principali tipi di HPV ad alto rischio e ridurre il rischio di sviluppare il tumore del collo dell’utero. La vaccinazione però non sostituisce lo screening: anche le persone vaccinate devono aderire ai programmi di screening secondo le raccomandazioni previste.

