11 febbraio, scopri il nostro Punto Nascita

Sabato 11 febbraio si terrà il prossimo open day del Punto Nascita di Humanitas San Pio X, per le future mamme e i futuri papà. Durante la mattinata sarà possibile visitare gli spazi dedicati alla maternità (reparto, ambulatori, sale parto, nido) e conoscere gli specialisti che seguiranno la coppia durante tutto il percorso. Sarà inoltre possibile conoscere tutti i servizi del Punto Nascita (pre e post parto) incontrando direttamente il team multidisciplinare di ginecologi, ostetriche, neonatologi e anestesisti dell’ospedale. L’evento è gratuito, alcune attività sono su prenotazione. A breve sul sito www.sanpiox.net  il programma completo e il form di registrazione per le visite guidate.

Allattamento, come attaccare il bambino al seno

L’allattamento può essere una delle esperienze più difficili della vita di una mamma, ma è anche una di quelle più gratificanti e che riserva maggiori soddisfazioni. È importante scegliere la posizione che sembra più confortevole per la mamma e per il proprio neonato. Alcune mamme preferiscono stare a letto, altre in poltrona, altre ancora, specie dopo un taglio cesareo, preferiscono allattare sdraiate.

Quali sono le posizioni più favorevoli per l’allattamento?

 

La posizione a culla

La testa del bambino è appoggiata nell’incavo del braccio della mamma. È una posizione molto confortevole che permette di controllare agevolmente l’attacco perché la bocca del neonato è ben visibile. Per stare ancora più comode, ci si può anche aiutare con un cuscino per sorreggere il peso del bambino.

La posizione a rugby

La mamma é seduta e il bambino giace con il corpo accanto al fianco della mamma, la testa è appoggiata nella sua mano. È una posizione che permette di sfruttare lo svuotamento di aree del seno laterali, che normalmente non vengono svuotate. È dunque consigliata per mamme che hanno un’abbondante produzione di latte, così da evitare gli ingorghi mammari.

Sdraiata

La mamma è sdraiata sul letto sul fianco e il bambino è appoggiato pancia contro pancia alla mamma, anche lui sdraiato sul letto. È una posizione molto comoda da sfruttare soprattutto la notte o nei momenti di stanchezza perché la mamma può riposare mentre il bimbo succhia in autonomia.

L’approfondimento nel nostro video

Sperimentate le diverse posizioni fino a trovare quella in cui vi sentite più a vostro agio, permettendo così al bambino di nutrirsi meglio. Vi ricordiamo che Sabato 15 ottobre, dalle ore 10.00 alle ore 17.00, si terrà il primo Humanitas MAMA, Open Day del Punto Nascita di Humanitas San Pio X. Scopri il programma e vieni a trovarci!

Diagnosi prenatale, cosa c’è da sapere?

La diagnosi prenatale, che include esami di screening e test diagnostici, può fornire informazioni sullo stato di salute del tuo bambino.

È importante, però, capire quali sono le possibili opzioni per ottenere informazioni dettagliate sulla salute del futuro neonato.

Quali sono i test?

Vediamo insieme alla Dott.ssa Marinella Dell’Avanzo dell’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia di Humanitas San Pio X, quali sono i possibili test di diagnosi prenatale:

 

Esami di screening

Lo screening prenatale rileva se il bambino ha più o meno probabilità di sviluppare possibili difetti cromosomici. Questi test includono esami del sangue, ecografia (ad esempio il Bitest), test del DNA fetale libero circolante (NIPT). I test di screening prenatale vengono eseguiti, generalmente, durante il primo o il secondo trimestre di gravidanza, ma non garantiscono una diagnosi certa e definitiva. In caso di risultato a rischio (positivo) è bene rivolgersi al proprio ginecologo curante per discutere dei possibili e ulteriori esami da eseguire successivamente. Importante è il counseling da seguire con la coppia all’inizio della gravidanza. “Meglio affidarsi – aggiunge la Dott.ssa Dell’Avanzo – ad un consulto pregravidico. A volte, infatti, nelle famiglie esistono malattie ereditarie, come cardiopatie, fibrosi cistica, sordità e così via, che necessitano di un counseling preconcezionale con genetista e ginecologo.”  

Test di screening del primo trimestre

Durante il primo trimestre, dopo il colloquio con il ginecologo, è possibile eseguire un esame del sangue per dosare analiti PAPP-A e Free B-hCG e un’ecografia per misurare lo spessore retronucale del feto (translucenza nucale o NIPT). Questo test prende il nome di Bitest o Ultrasceen. L’elaborazione combinata del dato biochimico (sangue) ed ecografico (translucenza nucale) permette di ottenere una stima del rischio di trisomia 13, 18 e 21. “In presenza di Sindrome di Down e di altre condizioni, come ad esempio cardiopatie, – spiega la Dott.ssa Marinella Dell’Avanzo – la translucenza nucale può, infatti, risultare aumentata”. L’attendibilità del test è del 90%. Ciò significa che il Bitest ha la capacità di identificare il 90% dei feti affetti da patologia.  

Il test del DNA fetale libero circolante o NIPT

Questo sofisticato esame del sangue esamina il DNA del feto circolante nel sangue materno (CFDNA). Il test è finalizzato alla diagnosi di alcune patologie dei cromosomi numeriche, tra cui la Sindrome di Down. Il test può fornire anche informazioni sul sesso del feto (presenza/assenza del cromosoma Y). L’esame viene consigliato se l’età (più di 35 anni), la storia familiare e quella clinica suggeriscono un incremento delle possibilità di avere bambini affetti da anomalie cromosomiche, oppure su richiesta della coppia dopo previo counseling, ma potrebbe anche essere indicato nel caso in cui altri esami di screening, come la translucenza nucale, indichino la presenza di un possibile rischio per il feto. L’attendibilità del test è del 99%.  

Test diagnostici

Se l’esame di screening (Bitest o il test del DNA fetale libero circolante) indicano un rischio aumentato per trisomina 21, 18 e 13, è possibile prendere in considerazione la possibilità di svolgere altri esami più invasivi come la villocentesi (durante la quale viene prelevato un campione di placenta) o l’amniocentesi (durante il quale viene prelevato un campione di liquido amniotico). Questi esami presentano un lieve rischio di aborto spontaneo (circa l’1%)

Gli esami di screening prenatale, invasivi e non, per la rilevazione di anomalie cromosomiche fetali sono opzionali.

“È importante – continua la Dott.ssa Dell’Avanzo – informarsi riguardo i rischi e fare una scelta ragionata. La decisione di quali esami svolgere deve essere presa consapevolmente della coppia secondo la propria etica ed è fondamentale che il medico informi la coppia con dati scientifici”.

Quali domande porsi?

Prima di proseguire con la diagnosi prenatale, considera i seguenti quesiti.

  • Perché eseguire i test?

Risultati negativi potrebbero ridurre l’ansia. D’altro canto, risultati positivi potrebbero aiutare a pianificare in anticipo esami successivi.

  • Il risultato condizionerà la tua assistenza prenatale?

Alcuni test rilevano condizioni fetali che possono essere trattate durante la gravidanza. In alcuni casi preparano la coppia ad esami aggiuntivi.

  • Quanto sono accurati i risultati?

I test di diagnosi prenatale non sono perfetti. Il numero dei risultati poco accurati, conosciuti come falsi-negativi o falsi-positivi, variano da test a test.

  • Quali sono i rischi?

Confronta i rischi di specifici test (ansia, dolore e possibile aborto spontaneo) con l’importanza delle informazioni che acquisirai.

La decisione è tua

I test di diagnosi prenatale possono fornire risultati che influenzeranno il corso dell’assistenza prenatale. È necessario, quindi, ricordare che alcuni test di screening necessitano di attente decisioni personali. Infine, la decisione di sottoporsi o meno a tali test spetta solo a te.

Discuti dei rischi e dei benefici con il tuo ginecologo di fiducia e prenditi tutto il tempo necessario per valutare le diverse opzioni e prendere la migliore decisione per te e il tuo bambino.

“Ricorda – conclude la Dott.ssa Dell’Avanzo – che il counseling prenatale è un passaggio fondamentale per prepararsi nel migliore dei modi all’evento della nascita”

 

Giornata mondiale del sonno, i consigli per una buona nanna

I neonati dormono almeno 16 ore al giorno, spesso suddivise in riposini di qualche ora. Sebbene inizialmente sembra non vi sia una regola, con il passare del tempo i ritmi tenderanno a regolarizzarsi, anche in armonia con le poppate. In occasione della giornata mondiale del sonno, la dottoressa Suzanne Veehof dell’Unità Operativa di Neonatologia di Humanitas San Pio X ci spiega perché insegnare ai bambini a dormire bene è importante per il loro sviluppo. “I neonati – spiega la dottoressa Veehof – così come anche il feto negli ultimi mesi di vita intrauterina, alternano fasi di sonno e di veglia di breve durata, fasi che via via si raggruppano nel corso del primo anno portando abitualmente a un periodo di sonno notturno più lungo e alcuni periodi di sonno più brevi durante il giorno. Nel secondo e terzo anno il sonno diurno si riduce al solo pomeriggio e dai quattro anni in poi di solito scompare. A partire dai 3-4 mesi, o anche prima, i piccoli possono dormire anche cinque ore di fila e, sebbene ogni bambino sia diverso, entro il primo anno di età è possibile che dorma tutta la notte. Per il primo anno di vita, o almeno per i primi sei mesi, è bene che i piccoli dormano nella stessa stanza dei genitori; questo non solo aiuta la gestione delle poppate notturne, ma previene anche la SIDS, la sindrome della morte in culla. È consigliabile, dunque, posizionare la culla o il lettino nella camera matrimoniale, in modo da avere il bimbo sempre vicino a sé”. “Dopo i 10-12 mesi di vita – continua la dottoressa – il bambino comincia ad essere più cosciente del mondo che lo circonda. L’avventurarsi nel mondo esterno è indispensabile alla crescita e allo sviluppo però comporta inevitabilmente difficoltà, ansie e paure che richiedono una base sicura cui restare collegati e da cui poter tornare. Come in ogni fase di crescita, il bambino deve essere accompagnato ad affrontare la nuova esperienza e incamerarla nel suo apprendimento. Se prematura o non sufficientemente gestita, la separazione dall’ambiente e dalle persone conosciute, come l’andare all’asilo nido ma anche l’addormentamento, può essere un’esperienza traumatica”.

I nostri consigli

Alcuni accorgimenti, soprattutto se si comincia ad instaurarli fin dall’inizio, possono aiutare i piccoli a vivere serenamente il momento della nanna e a stabilire un buon ritmo sonno-veglia.

Vivere a pieno la giornata

Quando i piccoli sono svegli durante il giorno, è bene stimolarli con attività a loro misura. È importante parlare, cantare e giocare con loro. Attenzione però a non sovra-eccitarli e a non “bersagliarli” di novità, i bambini hanno bisogno di certezze e conferme.

Costruire il rito della nanna

È importante stabilire una routine che accompagni il bambino al sonno. Si può fare un bagnetto, cantare o ascoltare musica tranquilla, leggere una storia, fare le coccole. Il bambino assocerà pian piano queste attività alla quiete e al riposo e si predisporrà al sonno notturno.

Ambientarsi nel lettino

I neonati hanno bisogno del contatto fisico e spesso si addormentano in braccio, magari dopo aver mangiato. Se sono rilassati e si stanno addormentato, si può anche provare ad adagiarli nella culla o nel lettino e stando loro accanto, lasciare che si addormentino. “Il bambino – sottolinea la dottoressa – dovrebbe fin dall’inizio avere un suo posto specifico per dormire: dalla culla nei primi mesi, al lettino a cancelli dal secondo semestre fino ai due tre anni e infine un vero e proprio letto singolo in una camera diversa da quella dei genitori. Esclusi i primi 6 mesi, il lettone dei genitori non è un tabù (se non diventa una regola), ma resta un’eccezione legata a comodità di allattamento, stanchezza dei genitori, occasioni particolari, malesseri e malattie, la domenica mattina per stare insieme ecc. Ma è bene appunto che resti un’eccezione e che non si imponga come un’abitudine”. Non sempre è facile per i piccoli dormire nel lettino, ma è importante far sentire la propria presenza, coccolarli e rassicurarli, accarezzandoli e sussurrando parole di rassicurazione. “Per ambientarsi – consiglia la dottoressa – può essere utile metterli nel lettino anche qualche minuto quando sono svegli così che possano iniziare a riconoscerlo”. La fase dell’addormentamento è bene che venga vissuta nel proprio lettino, con gli aiuti e la compagnia dei genitori a turno, preceduta da una diminuzione dell’attività, con rituali di separazione tranquillizzanti che avvicinino al momento dell’andare a letto (lavarsi i denti, mettersi in pigiama, racconto di fiaba, lettura di breve brano di un libro, bacio della buonanotte). È bene fargli compagnia stando accanto e non nel letto col bambino. “Così facendo – spiega la dottoressa Veehof – il bambino può abituarsi a essere da solo nel letto e nella stanza, per periodi progressivamente più lunghi, anche se è sveglio, abituandosi anche alla situazione di ‘solitudine’, che non vuol dire ‘abbandono’: sa che i genitori sono nell’altra stanza, disponibili, ma a una giusta distanza, che è forse la parola chiave dello sviluppo normale”.

Un aiuto dal ciuccio

Alcuni bimbi si rilassano grazie al ciuccio; la sua introduzione – una volta che l’allattamento è ben avviato – può essere di aiuto nel rito del sonno. Il ciuccio, così come il posizionamento dei bambini a pancia in su nella culla, contrasta, inoltre, il rischio SIDS.

Sonno movimentato

Può capitare che durante la notte i piccoli piangano, si muovano o si agitino. Sebbene le mamme tendano a svegliarsi al minimo rumore, non sempre è necessario alzarsi per intervenire. È consigliabile infatti aspettare qualche secondo e ascoltare cosa sta succedendo, in molti casi, la situazione torna tranquilla da sola.

La notte è la notte

Se il bambino ha bisogno di mangiare o di accudimenti particolari durante la notte, è bene comunque ricordargli che è notte. Per farlo, è consigliabile parlare piano, utilizzare luci soffuse, fare il minimo rumore possibile.

Effetti dei disturbi del sonno

“La quantità e la qualità del sonno, oltre che essere segno degli aspetti educativi e di contenimento psichico ambientali, si rispecchiano – conclude la dottoressa Veehof – nel benessere quotidiano dei bambini o, viceversa, la loro insufficienza si riflette in altre difficoltà durante la vita diurna. La carenza di sonno è una delle possibili cause di iperattività e difficoltà di attenzione. Spesso il miglioramento del sonno e delle regole educative diminuisce i disturbi diurni senza rischi e effetti collaterali. Cattive abitudini come dormire regolarmente nel lettone con un genitore sopra i cinque, sei anni o addirittura durante l’adolescenza sono spesso causa di problemi scolastici o comportamentali, in quanto creano una confusione di ruoli e di spazi che nell’adolescenza è particolarmente dannosa”. Accompagnare i bambini a dormire bene è importante per la loro salute e il loro benessere e anche per quello dell’intera famiglia. Se nonostante le accortezze, si fa fatica a vivere serenamente il momento della nanna, è bene chiedere consiglio al pediatra.

Gravidanza gemellare, cosa comporta per la mamma?

Aspettare un figlio è una notizia che provoca emozioni molto forti in una donna, sapere di essere incinta di due gemelli (o più) può essere particolarmente sconvolgente. Una gravidanza gemellare merita maggior attenzione, proviamo a scoprire cosa comporta insieme alla Dott.ssa Marinella Dell’Avanzo dell’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia di Humanitas San Pio X.

Gemelli identici o no?

“Una gravidanza gemellare – spiega la Dott.ssa Dell’Avanzo – può essere frutto del caso oppure essere causata da precisi fattori, come l’ereditarietà da parte materna, l’età della madre o tecniche di fecondazione assistita”. Nel nostro Paese la nascita dei gemelli è in aumento in quanto si ricorre più frequentemente a procedure di fecondazione in vitro. Si parla di gravidanza gemellare dizigotica o bicoriale (la più frequente) quando due ovuli separati sono fecondati da due spermatozoi diversi. Ogni feto ha la propria placenta e il proprio sacco amniotico (gravidanza bicoriale e biamniotica). Nella gravidanza gemellare bicoriale biamniotica, i gemelli hanno un diverso patrimonio genetico e hanno due placente separate. Possono nascere due maschi, due femmine o un maschio e una femmina e fisicamente non saranno uguali. In questo caso, si parla di gemelli non identici. La gravidanza gemellare monozigotica o monocoriale, invece, si instaura quando un ovulo viene fecondato da un solo spermatozoo, ma si divide in due zigoti distinti, da cui si formeranno due embrioni separati. I cosiddetti gemelli identici hanno in genere un proprio sacco amniotico e un proprio cordone ombelicale, ma condividono la placenta. Avranno lo stesso sesso e presenteranno tratti fisici molto simili. La gravidanza gemellare monocoriale può essere biamniotica, per cui i gemelli sono contenuti in due sacchi separati o, raramente, monoamniotica, per cui i gemelli sono contenuti nello stesso sacco. La gravidanza gemellare monocoriale biamniotica è una condizione di rischio per alcune complicanze (come la trasfusione feto-fetale) che richiedono una sorveglianza ecografica (controlli bisettimanali a partire dalla 15esima settimana in poi) e talora un trattamento in utero (laser).

Come procede la gravidanza gemellare?

“La gravidanza gemellare – continua la dottoressa – deve essere seguita con controlli maggiori rispetto alla gravidanza singola. In genere, è durante l’ecografia del primo trimestre che una donna scopre di aspettare due gemelli (o più), anche se l’individuazione può essere precedente. Già alla 12a settimana è possibile sapere se si tratta di gemelli dizigoti o monozigoti”. È importante distinguere se la gravidanza è gemellare bicoriale o monocoriale perché la gestione successiva è differente. “La gravidanza gemellare monocoriale – spiega la Dott.ssa Dell’Avanzo- in considerazione del rischio elevato di complicanze, deve essere monitorata con controlli ecografici seriali bisettimanali. L’ecografia – aggiunge la dottoressa – è l’unica tecnica che disponiamo attualmente per verificare se insorgono complicanze come la trasfusione feto-fetale che necessita un trattamento laser in utero“. È possibile, quindi, che si rendano necessari controlli più frequenti per monitorare la crescita dei feti. Importante è affidarsi al ginecologo di fiducia per i controlli necessari o, qualora fosse necessario ai centri di riferimento soprattutto per le gravidanze monocoriali.

Eventuali complicazioni

Le donne che affrontano una gravidanza gemellare corrono un rischio maggiore di ipertensione o pressione elevata. Se questa è associata alla presenza di proteine nelle urine, si parla di pre-eclampsia, una condizione da non sottovalutare per tutelare il benessere di mamma e bambino. Difficilmente le gravidanze gemellari arrivano alla data presunta del parto. Il parto pretermine è più frequente nelle gravidanze gemellari rispetto alle gravidanze singole. A seconda della settimana in cui si avvia il travaglio o si rende necessario il parto per altre complicazioni, mamma e bambini necessiteranno di cure specifiche o assistenza neonatale nei reparti specializzati.

Parto naturale o cesareo?

Nella maggior parte dei casi, il parto avviene tramite taglio cesareo, anche se è possibile affrontare il parto naturale, ammesso che il primo bambino sia in presentazione cefalica e dunque a testa in giù. È anche possibile, qualora si inizi il parto naturale, che si debba passare al taglio cesareo, se insorgono complicazioni. Questa evenienza è comunque presente anche nelle gravidanze singole. Scoprire di aspettare due gemelli può destare sgomento e preoccupazione, soprattutto nelle fasi iniziali della gravidanza. Fare riferimento al ginecologo, condividendo con lui dubbi ed emozioni, è importante per affrontare la gravidanza gemellare in maniera serena e sicura.

Humanitas MAMA, al via le iscrizioni gratuite

Sabato 15 ottobre, dalle 10.00 alle 17.00, si terrà il primo Humanitas MAMA, open day del Punto Nascita di Humanitas San Pio X dedicato alle mamme di oggi e di domani  e alle loro famiglie.

Le novità di Humanitas MAMA

Durante l’intera giornata sarà possibile incontrare ginecologi, ostetriche, neonatologi e anestesisti, visitare gli spazi dedicati alla maternità e conoscere i servizi dell’ospedale, come l’ambulatorio di osteopatia neonatale e di allergologia pediatrica, l’ambulatorio babygreen sulla corretta alimentazione per le mamme vegane e vegetariane e il corso di massaggio neonatale. I bambini potranno partecipare a momenti di intrattenimento organizzati con realtà del territorio (incontri di lettura ad alta voce, concerti, laboratori di gioco…) sempre affiancati dai medici dell’ospedale, mentre i genitori potranno seguire il corso di disostruzione delle vie aeree o imparare a trasportare in maniera sicura in automobile il proprio bimbo. L’evento è patrocinato dell’ATS Città metropolitana di Milano.

Il programma

Tutto il programma sulla pagina dedicata all’evento di Humanitas MAMA.
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Su iscrizione gratuita

  • Seduta di osteopatia neonatale
  • Ecografia 3D per mamme dalla 22esima alla 30esima settimana di gravidanza
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Su iscrizione gratuita

  • Corso di massaggio neonatale
  • Riabilitazione del Perineo
  • Yoga in gravidanza
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Su iscrizione gratuita

  • Musica in fasce®. Laboratorio musicale per piccolissimi secondo la Music Learning Theory di Edwin E. Gordon
  • Corso il linguaggio segreto dei neonati.
  • Musica per le nostre pance. Laboratorio musicale per futuri mamma e papà secondo il metodo Gordon.
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Accesso libero

PER TUTTA LA GIORNATA DISEGNA CON NOI!
  • Storie ad alta voce. Letture animate.
  • Giocare fa bene! Segui gli stili di vita sani e vincerai nel gioco e nella vita.
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Visite guidate al Punto Nascita, alle sale parto e al nido dell’ospedale. Scopri di più
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Accesso libero

Fai la tua foto con il pancione o con la tua famiglia, e conserva il ricordo di una giornata speciale.
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Su iscrizione gratuita

  • Manovre salvavita pediatriche.
  • Meglio saperlo prima. Come trasportare in auto in sicurezza il tuo bebè.
  • Noi ci vogliamo bene! Talk show con lo chef e divulgatore scientifico Marco Bianchi e i medici di Humanitas San Pio X.
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mama nursery Uno spazio accogliente e riservato per il cambio e la pappa del bebè.
mama bar Con centrifugati, macedonie di frutta, piatti sani e gustosi. Per una merenda o un pranzo in salute.

Il bagnetto ai neonati

I neonati non hanno la necessità di essere lavati quotidianamente per questioni di igiene, tuttavia un bagnetto giornaliero è un momento molto piacevole per il bambino, poiché ricrea la situazione di immersione nel liquido amniotico che lo ha accolto per nove mesi; è, inoltre, un’occasione di contatto tra il genitore ed il bambino. Non c’è un orario ideale durante il quale fare il bagnetto, ma è preferibile in ogni caso farlo lontano dal pasto per non disturbare la digestione e in un momento di calma anche per la mamma. Occorre preparare tutto l’occorrente a portata di mano e soprattutto non lasciare mai solo il bambino sul fasciatoio.

Come si svolge?

La dimostrazione all’interno del nostro video.
  Il bagnetto può durare fino a quando il bambino mostra di gradirlo, controllando di tanto in tanto che l’acqua sia sempre sufficientemente calda. Questo, naturalmente, dopo la caduta del moncone ombelicale, perché fino a quando il moncone ombelicale non è caduto, occorre evitare il bagno ad immersione ed il bagnetto non va prolungato oltre i 5 minuti.

La gravidanza extrauterina: cause, diagnosi e terapia

Che cos’è la gravidanza extrauterina?

La gravidanza extrauterina è una localizzazione ectopica, quindi erronea, della gravidanza che non si annida in utero ma altrove e nel 98% dei casi si annida in una tuba. Ne parliamo con il dottor Stefano Acerboni, medico dell’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia di Humanitas San Pio X.

Come si effettua la diagnosi?

“Ogni alterazione anatomica della tuba – spiega il dottore – cioè ogni fattore che non permette al prodotto del concepimento di annidarsi correttamente nell’utero, può facilitare il formarsi della gravidanza extrauterina”. La gravidanza extrauterina si verifica in circa l’1% di tutte le gravidanze e diagnosticarla non è semplicissimo. Ci si basa sui sintomi riferiti dalla paziente, che possono essere anche gravi sintomi di shock nel caso di rottura della tuba, o sul dosaggio delle HCG e sull’ecografia transvaginale.

Quali sono le terapie?

“Ci si può avvalere – continua il medico – della terapia medica e di quella chirurgica, che è quasi sempre laparoscopica e che nella maggior parte dei casi deve asportare la tuba coinvolta”. Una quota non indifferente di gravidanze extrauterine va incontro a risoluzione spontanea con il verificarsi di un aborto tubarico nelle primissime fasi della gravidanza e dunque non si rende necessaria alcuna terapia.

Il medico risponde

Tutti gli approfondimento del dottor Stefano Acerboni all’interno del video.
 

Mamme e Web

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Partoanalgesia, epidurale sì o no?

Il dolore del parto è uno dei timori più comuni nelle future mamme. Chi aspetta il primo figlio, non avendo idea del tipo di dolore che la attende, teme di soffrire troppo o di non saper gestire il momento del travaglio in maniera adeguata. Chi ha già affrontato un primo parto, spesso è condizionata, nel bene e nel male, dall’esperienza precedente. La partoanalgesia, nota anche come epidurale o parto indolore, è una tecnica di anestesia loco-regionale, che permette di alleviare/sopprimere la percezione del dolore determinato dalle contrazioni uterine durante il travaglio. Il Dott. Massimo Runza, Responsabile dell’Unità Operativa di Anestesia e Rianimazione di Humanitas San Pio X, ci spiega come si svolge.

Come si svolge la partoanalgesia?

“Avendo parlato con tante donne che affrontano il parto – spiega il Dott. Massimo Runza – mi sono reso conto che la loro paura fondamentale è il dolore, o meglio, il non sapere a cosa vanno incontro”. La partoanalgesia si svolge in pochi minuti. Il medico, dopo aver praticato dell’anestesia locale nella zona mediale e posteriore della schiena, procederà, sterilmente, a posizionare, tramite un ago, un catetere molto sottile a livello dello spazio peridurale. Una volta posizionato questo piccolo cateterino, potrà, ogni qualvolta sarà necessario e dopo essersi confrontato con l’ostetrica, somministrare il giusto quantitativo di farmaco.

L’epidurale è pericolosa?

Il parto è un evento naturale. La partoanalgesia è la procedura appropriata per il controllo del dolore: è vantaggiosa, riconosciuta e convalidata a livello internazionale. Si usano farmaci sicuri, con concentrazioni molto basse che non danneggiano né la mamma né il bambino, e anche il rischio eventuale di allergia è quasi del tutto assente, così come quello di complicanze. Ciononostante – precisa il Dott. Runza – pur se convalidata ed approvata dal Ministero dalla Sanità, sarà sola la gestante a decidere se ricorrervi o meno, salvo controindicazioni o motivi ginecologici che spingano l’anestesista a proporla”. La partoanalgesia è disponibile in Humanitas San Pio X 24 ore su 24. Negli ultimi mesi di gravidanza, la gestante verrà sottoposta a una visita anestesiologica al fine di tracciarne il profilo e capire se sia idonea o meno alla partoanalgesia.  

Tutti i dettagli all’interno del video.

 
 

Si può viaggiare in gravidanza? I nostri consigli

Sì, si può viaggiare in gravidanza, ma non senza i dovuti accorgimenti. Vediamo quali insieme al Dott. Alessandro Bulfoni, Responsabile dell’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia di Humanitas San Pio X.

Viaggiare in sicurezza

“Gli spostamenti – spiega il Dott. Bulfoni – possono richiedere maggiore accortezza, ma non sono controindicati, soprattutto se la gravidanza ha un andamento fisiologico”. È consigliabile informare le persone più care dei propri spostamenti. Se si parte per un periodo un po’ più lungo, soprattutto se distante da casa, è bene portare con sé la documentazione relativa alla gravidanza e informarsi circa la vicinanza di strutture ospedaliere adeguate. Se si viaggia all’estero, è consigliabile informarsi circa il funzionamento del sistema sanitario. “È consigliato effettuare un esame clinico presso il ginecologo curante poco prima di partire – continua il medico – in modo da verificare all’ultimo il benessere materno fetale e non trovarsi in difficolta’ una volta partiti”.

Automobile, treno o aereo?

Se si viaggia in automobile, è bene indossare le cinture di sicurezza, avendo cura a porle bene sopra e sotto il pancione; la cintura non rappresenta un rischio per il nascituro. Se il viaggio si preannuncia lungo, sarà necessario fermarsi almeno ogni paio d’ore per sgranchirsi le gambe, andare in bagno e prendere un po’ d’aria. Le donne incinta, se a proprio agio, possono guidare per tutta la durata della gravidanza. Anche viaggiare in aereo, per brevi tratte, non presenta grandi controindicazioni. I viaggi lunghi invece aumentano il rischio di trombosi venosa profonda, pertanto, prima di pianificarne uno, è assolutamente necessario parlarne con il proprio ginecologo. È importante controllare le indicazioni di viaggio della compagnia aerea: la maggior parte non accetta a bordo donne incinta dalla 34a settimana. Prima di affrontare un viaggio aereo è bene anche chiedere al proprio ginecologo un certificato di idoneità al viaggio, con indicata la data presunta del parto, richiesta da molte compagnie aeree. È consigliabile poi prenotare un posto lato corridoio, in modo da affrontare in maniera più semplice gli spostamenti (soprattutto se si ha il pancione) e per potersi alzare a fare due passi mentre si è in volo, anche solo per andare in bagno. “Sarebbe meglio – spiega il medico – associare sempre un assicurazione sul viaggio così d poter richiedere il rimborso nel caso in cui la paziente, per motivi medici, non riuscisse a partire”. Nel caso di un viaggio in treno è consigliabile scegliere un posto comodo e alzarsi di tanto in tanto per sgranchirsi le gambe. Prima di progettare o affrontare un viaggio, è bene comunque parlarne con il proprio ginecologo. Questi suggerirà le dovute attenzioni, alla luce dell’andamento della gravidanza, e consiglierà tutte le precauzioni da adottare per viaggiare serenamente e in sicurezza.  

Skin to skin, tutti i benefici.

Lo skin to skin è una procedura per cui subito dopo la nascita, in un parto spontaneo e fisiologico, il bimbo viene asciugato dall’ostetrica e posto sul petto della madre. Il cordone ombelicale può essere tagliato subito o, meglio e se possibile a seconda del protocollo ospedaliero e delle situazioni, quando il battito non viene più percepito. Il neonato viene coperto con un telo asciutto e caldo, stando comunque bene attenti a mantenere un diretto contatto del bimbo con la pelle della mamma. Questo rappresenta un passaggio importante sia per la mamma che per il bambino. Entrambi infatti ne traggono dei vantaggi sia dal punto di vista della salute fisica, emotiva e relazionale. Negli ultimi anni moltissimi studi hanno documentato il valore dello skin to skin per il benessere della madre, del neonato, e per un miglior sviluppo della loro relazione. All’interno del Punto Nascita di Humanitas San Pio X lo skin to skin rappresenta una procedura regolarmente offerta alla mamma.

Quali sono i benefici?

Tra i benefici dello skin to skin: 1) Aiuta a mantenere costanti le temperature: il neonato infatti è abituato ad una temperatura media di 37° (condizione presente all’interno dell’utero). Quando nasce, lo sbalzo termico è tale da rendere indispensabile riscaldare il neonato. Il mezzo migliore per farlo è proprio adagiarlo sul petto nudo della madre, in modo che, attraverso il contatto pelle a pelle, il calore materno possa scaldare il bambino, permettendogli di mantenere costante la sua temperatura. 2) Tranquillizza il neonato: subito dopo la nascita, infatti, il neonato è vigile e attento a ciò che lo circonda; sapere di essere al sicuro lo calma e gli permette di prestare attenzione alle voci, agli odori e all’ambiente che lo circonda. 3) Lo skin to skin favorisce il rilascio di ossitocina nella madre: è questo un fattore molto importante, perché l’ ossitocina va ad agire sull’utero e sul seno. Nel primo caso, lo aiuta a contrarsi prevenendo così l’emorragia post partum; nel secondo caso prepara il seno alla produzione di colostro, che è il primo latte. Proprio grazie all’ossitocina, il seno è pronto da subito per l’allattamento: infatti, se con il contatto pelle a pelle favoriamo anche un attaccamento precoce del neonato al seno, questo ulteriore stimolo facilita la produzione del latte, aumentando il successo dell’allattamento esclusivo al seno sia immediato che a lungo termine. 4) Il neonato cercherà spontaneamente di arrivare al seno, attaccarsi ed iniziare la suzione. Il tutto completamente da solo. Il Breast Crawl è stato descritto per la prima volta nel 1987 in Svezia: i medici hanno osservato numerosi neonati che subito dopo il parto hanno gioito del contatto pelle a pelle, e da soli hanno deciso quando era il momento di fare la prima poppata. Anche quando una donna viene sottoposta ad un taglio cesareo può fare il contatto pelle a pelle. Ovviamente i tempi sono diversi, ma se il taglio cesareo è andato bene e la madre ed il bimbo sono in salute, nulla vieta che possano conoscersi anche loro con lo skin to skin. È molto utile, anche, come terapia per i bimbi nati prematuri: questi hanno ancor più bisogno del contatto con la propria mamma. In questo caso si tratta di una vera e propria cura che prende il nome di Marsupioterapia (Kangaroo Mother Care) che favorisce lo sviluppo neurologico, psicologico e fisico del neonato prematuro; nei paesi in via di sviluppo la mortalità neonatale si è ridotta enormemente grazie a questa terapia d’amore. Lo skin to skin, dunque, è un fenomeno semplicissimo, ma con delle ricadute sul benessere mamma-neonato enormi. La Dott.ssa Paola Marangione, Responsabile dell’Unità Operativa di Neonatologia e Patologia Neonatale di Humanitas San Pio X ci spiega i dettagli all’interno del video.

Sushi in gravidanza? Sì, ma con le dovute accortezze

Negli ultimi anni i consumi alimentari nel nostro Paese hanno visto una notevole diffusione del pesce crudo, soprattutto nella versione “sushi”, cioè in abbinamento al riso, tipico della cucina giapponese. Una delle domande più comuni riguardo l’alimentazione delle donne incinta è proprio la possibilità di mangiare o meno il sushi e il pesce crudo più in generale. Il pesce crudo infatti può essere contaminato da diversi microrganismi (listeria, eschirichia coli, salmonelle), il rischio maggiore è però la presenza di Anisakis, un verme le cui larve possono impiantarsi nelle mucose dell’apparato gastrointestinale, con conseguenze anche importanti. A tal proposito, il Dott. Alessandro Bulfoni, Responsabile dell’Unità Operativa di Ginecologia e Ostetricia di Humanitas San Pio X, ci aiuta a fare chiarezza.

Come prevenire l’infezione?

Il parassita è molto sensibile alla cottura, motivo per cui il consumo di pesce cotto non è problematico, ma anche al congelamento. Sottoporre il pesce a uno di questi trattamenti, uccide le larve e allontana il rischio di infezione. Attualmente, la legislazione europea (Regolamento CE n. 853 del 2004) obbliga chi somministra prodotti ittici crudi o sottoposti ad affumicatura a freddo, a marinatura o a salatura (procedimenti che non inattivano le larve), a utilizzare prodotti congelati o sottoposti a congelamento preventivo a -20° per almeno 24 ore. “Pertanto – spiega il Dott. Bulfoni – se il pesce è stato trattato secondo le norme previste dalla legge, non si corrono rischi”. È sempre buona norma comunque informarsi presso l’esercizio commerciale in cui si acquista o si consuma il pesce crudo, avendo cura di scegliere negozi o ristoranti di cui fidarsi, che garantiscano prodotti buoni, ben trattati e ben conservati.

Pesce crudo e toxoplasmosi

“Il pesce crudo – aggiunge il medico – non è rischioso per le gestanti risultate toxo-negative e dunque suscettibili all’infezione da toxoplasma. L’unica accortezza in questo caso è l’abbinamento del pesce alle verdure crude: queste devono essere ben lavate, per scongiurare il rischio di toxoplasmosi”.

E i molluschi?

“Anche i molluschi si possono mangiare – continua il Dott. Bulfoni. Se cotti non si corre alcun rischio, se crudi è possibile incorrere in infezioni, soprattutto da salmonella e in intossicazioni alimentari. Queste condizioni non si ripercuotono sulla salute del feto, ma richiedono comunque terapie farmacologiche, che in gravidanza è bene limitare il più possibile”. In generale comunque, è consigliabile seguire un’alimentazione sana ed equilibrata che includa pesce. Non è necessario rinunciare al sushi o al pesce crudo, purché si presti attenzione e si scelgano esercizi commerciali adeguati. In caso di dubbi è sempre bene confrontarsi con il proprio medico, così come in presenza di malessere a seguito del consumo di pesce crudo.

Zucchero, quanto ne bevono i bambini?

Durante la giornata, i bambini sono in movimento costante. La loro mente e il loro corpo sono sempre impegnati in diverse attività e, presi dal gioco, spesso dimenticano di bere. È compito dei genitori, allora, assicurarsi che il bambino assuma liquidi a sufficienza, soprattutto durante i mesi più caldi, quando i più piccoli non percepiscono quanto sudano e di quanta idratazione hanno bisogno. Bisogna porre attenzione, però, a quello che si fa bere al bambino. Molte bevande, infatti, contengono più zucchero di quanto si creda e questo ha un grave impatto sulle calorie giornaliere e sul peso corporeo complessivo. Bevande come la famosa Cola o anche il The freddo in bottiglia contengono le quantità di zucchero che andrebbero assunte nel corso di un’intera giornata. A gennaio, una commissione dell’Oms, Organizzazione Mondiale della Sanità, ha invitato i governi a imporre nuove tassazioni sulle bibite zuccherate. Nel 2015, l’Organizzazione ha consigliato di ridurre del 10% il consumo giornaliero di calorie, all’incirca l’equivalente di una lattina di gassosa, e ha stimato che 41 milioni di bambini sotto la soglia dei cinque anni sono in sovrappeso. Il network britannico Action on Sugar ha analizzato, allora, il contenuto di saccarosio (330ml) presente all’interno delle  lattine di bibite zuccherate (330 ml) rilevando che nell’88% dei casi è superiore alla dose giornaliera raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (25 grammi, pari a sei cucchiaini da tè). Vediamo insieme quanto zucchero contengono le bibite più diffuse:
  • Acqua: 0,0 gr per confezione; 0,0 per 100 ml
  • Latte e cioccolata: 11 gr per confezione (5,5 per 100 ml)
  • Multivitaminici: 24 gr per confezione (12 per 100 ml)
  • Bevanda al gusto d’arancio: 27 gr per confezione (13,5 per 100 ml)
  • Energy Drink: 27 gr per confezione (11 per 100 ml)
  • The Freddo al limone: 36 gr per confezione (7,2 per 100 ml)
  • Cola: 39 gr per confezione (10,6 per 100 ml)
Fino a qualche anno fa, in riferimento ai LARN (Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti di energia), il livello di zuccheri semplici nella dieta non doveva essere superiore al 10-12% dell’energia giornaliera. Poiché la dieta del bambino è generalmente più ricca di zuccheri semplici rispetto a quella dell’adulto poteva essere considerata accettabile una presenza di zuccheri semplici sino al 15-16% dell’energia. Oggi, visto l’elevato consumo registrato, i nuovi LARN raccomandano di limitare l’assunzione di zuccheri a valori inferiori al 15% dell’energia, comprendente sia il livello di zuccheri presenti naturalmente negli alimenti sia quelli aggiunti. Viene messa in evidenza inoltre anche l’indicazione a limitare l’utilizzo di fruttosio come dolcificante cosi come il consumo di alimenti e bevande formulati con questo dolcificante. Cosa dovrebbero bere dunque i bambini? Ecco il suggerimento della nostra dietista Francesca Albani del Centro di Chirurgia Bariatrica di Humanitas San Pio X.

SI’

Acqua: l’acqua fornisce idratazione e calma la sete senza aggiunta di calorie, grassi o zuccheri. Latte: il latte è una componente importante in tutte le diete poiché fornisce vitamina D e Calcio. I bambini dovrebbero bere 1 – 2 bicchieri di latte al giorno, meglio se latte fresco intero o latti formulati di origine vegetale o animale. Frutta fresca: un centrifugato di frutta fresca al naturale, per un pieno di vitamine e sali minerali. 

NO

Latte aromatizzato: un cartoncino di latte aromatizzato al cioccolato, alla vaniglia e così via, aggiunge quattro cucchiaini di zucchero alla dieta del bambino. Queste bevande apportano un’aggiunta di calorie non necessaria. Succhi di frutta: bevande come succhi di frutta, mix in polvere e limonate sono semplicemente acqua zuccherata. Non bisogna credere agli spot pubblicitari che affermano che ogni confezione contiene il 100% di vitamina C. Si consiglia di sostituire queste bevande con 5 tazze di frutta e verdura al giorno per fare un vero pieno di vitamine. Bibite gasate: coca cola, soda e aranciate sono bevande ricche di zucchero che non offrono alcun beneficio nutrizionale. Queste bevande possono essere causa di carie, aumento di peso e diabete di tipo 2. Molte di queste bibite, inoltre, contengono caffeina, che i bambini non dovrebbero assumere. Energy drink: queste bevande promettono idratazione estrema, ma i bambini non hanno bisogno degli otto cucchiaini di zucchero contenuti in ogni lattina.

Con moderazione

Succhi 100% di frutta: i veri succhi di frutta contengono solo zuccheri naturali, ma è importante berne con moderazione poiché anche gli zuccheri naturali aggiungono calorie extra.

Come rendere più gustoso un bicchiere d’acqua?

Prenditi del tempo con il tuo bambino per preparare bevande dissetanti e gustose, senza l’aggiunta di zuccheri. Qualche idea: Infusi naturali: aggiungi ciliegie o anguria e melone o spicchi di mela e cannella. Acque aromatizzate: aggiungi fettine di cedro o arancia, limone o foglie di menta. Create insieme combinazioni divertenti a seconda dei vostri gusti!  Per ogni eventuale dubbio o chiarimento, consulta il tuo medico.