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Sindrome orale allergica, che cos’è, come si manifesta e come la si può curare

Prurito alle labbra dopo avere mangiato una mela, gonfiore alla lingua con il sedano crudo, fastidio alla gola quando si beve un centrifugato di frutta fresca. Sono sintomi che molti tendono a ignorare, eppure possono essere il segnale di una patologia precisa: la sindrome orale allergica.

Ne parliamo con la dottoressa Chiara De Renzis, allergologa dell’Ambulatorio di Allergologia di Humanitas Gavazzeni a Bergamo.

Che cos’è la sindrome orale allergica?

È una delle forme di allergia alimentare più comuni che si incontrano nella pratica clinica, la cui portata spesso viene sottovalutata. Una volta identificata e gestita correttamente, però, la qualità di vita del paziente migliora significativamente.

Quali sono le persone più a rischio di sindrome orale allergica?

La sindrome orale allergica può colpire circa il 20% dei pazienti che soffrono di un’allergia ai pollini, anche se i dati reali sono probabilmente più alti, visto che molti non ne parlano con il medico, convinti che qualche fastidio passeggero non meriti una particolare attenzione. Può comparire già in età prescolare e tendere a persistere nel tempo, seguendo la progressione delle allergie respiratorie.

Come si genera la sindrome orale allergica?

l meccanismo alla base di questa forma allergica è quello caratteristico delle cosiddette allergie crociate: chi è già sensibile a certi pollini può sviluppare reazioni anche ad alcuni alimenti, perché frutta e verdura crude contengono proteine strutturalmente simili a quelle dei pollini.

Il problema non origina dal cibo in sé, ma dal polline. Il paziente sviluppa prima un’allergia respiratoria – alla betulla, alle graminacee – e solo in seguito, a volte dopo anni, inizia a manifestare sintomi orali. È una progressione che va monitorata con attenzione. Le combinazioni più frequenti legano la betulla, per esempio, a mele, pere, pesche e sedano; le graminacee a melone, arachidi e kiwi.

Quali sono i sintomi della sindrome orale allergica?

I sintomi, che compaiono rapidamente, nel giro di pochi minuti dall’ingestione, sono: prurito e gonfiore a labbra, lingua, palato e gola. In genere si risolvono spontaneamente e la cottura degli alimenti è sufficiente a neutralizzare le proteine responsabili dell’allergia. La situazione diventa più complessa nei pazienti con asma bronchiale o in presenza di cofattori quali alcool, esercizio fisico o assunzione di antinfiammatori, nei cui casi le reazioni possono essere più intense e richiedere una gestione più attenta.

Come si diagnostica e cura la sindrome orale allergica?

La diagnosi della sindrome orale allergica si avvale del prick test e della ricerca di specifici anticorpi nel sangue. Per quanto riguarda la cura, può essere controproducente eliminare dalla dieta tutti gli alimenti che risultano positivi ai test, anche quando non causano sintomi. La valutazione dello specialista, da questo punto di vista, è indispensabile per stabilire quale alimento vada davvero evitato. La terapia più efficace nel lungo periodo è l’immunoterapia specifica — il cosiddetto “vaccino per le allergie” — somministrata in gocce o compresse sublinguali per un percorso di tre anni. Nei pazienti che la seguono correttamente si osservano riduzione dei sintomi, minor ricorso ai farmaci e spesso la possibilità di reintrodurre gradualmente gli alimenti in precedenza non tollerati.

Allergologia e Immunologia Clinica

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