Nel mondo occidentale le malattie cardiovascolari sono le prime cause di morte e disabilità. Per questo è molto importante cercare di agire sui fattori di rischio modificabili – quelli legati alle condizioni ambientali e alle abitudini personali – con azioni preventive volte a eliminare questo triste primato.

Come fare? Lo chiediamo al dottor Alberto Cremonesi, coordinatore del Dipartimento Cardiovascolare e responsabile della Cardiologia di Humanitas Gavazzeni Bergamo.

Quali sono i fattori di rischio legati alle patologie cardiovascolari?

«I principali sono l’età, il sesso, la predisposizione genetica, il peso, la circonferenza addominale, la dieta, la sedentarietà, la pressione arteriosa, l’abitudine al fumo e la presenza di alcune patologie come la colesterolemia o il diabete».

I fattori di rischio modificabili sono quelli su cui possiamo agire. Quanto incidono sulla possibilità che le arterie si ammalino?

«Incidono molto. Il fumo, ad esempio, è il principale responsabile dell’aumento di rischio cardiovascolare nelle persone che hanno un’età compresa tra i 40 e i 50 anni. L’ipertensione, invece, è il fattore di rischio più incidente al di sopra dei 50 anni. Su entrambi possiamo intervenire modificando il nostro stile di vita e l’alimentazione oppure con l’assunzione di farmaci specifici. L’importante è sottoporsi a controlli costanti, spesso si è ipertesi, ad esempio, e non lo si sa».

Come si può tenere sotto controllo la pressione?

«Anzitutto riducendo la quantità di sale consumato a tavola, diminuendo quello utilizzato come condimento ma anche rinunciando a cibi che per loro natura o in seguito alla loro preparazione o conservazione ne contengono molto. Penso ad esempio agli insaccati, ai dadi da brodo, ad alcuni condimenti industriali, ad alcune bevande, gelatine e dolci. Ma penso anche a pane, grissini, crackers e merendine che rappresentano un’aggiunta di sali e che per questo devono essere consumati con attenzione».

Quali altri accorgimenti dobbiamo osservare dal punto di vista alimentare?

«L’ideale è che chi soffre di malattie cardiovascolari si rivolga a uno specialista dell’alimentazione, che sappia consigliare un regime dietetico adatto alla sua situazione specifica. In generale, comunque, si può dire che il rischio cardiovascolare può essere attenuato aumentando il consumo di pesce, preferendo i grassi vegetali e limitando quelli animali, riducendo il consumo di bevande gassate e di alcol, consumando almeno 4-5 porzioni al giorno di frutta e verdura. Ma ogni situazione fa a sé, ed è quindi sempre fondamentale rivolgersi a uno specialista per capire bene come ci si deve comportare».

Per quanto riguarda l’attività fisica, invece, che cosa è consigliabile fare?

«Bisogna dedicarsi al movimento con costanza, cioè non solo una volta alla settimana. Gradualità, regolarità e rispetto dei propri limiti sono le carte vincenti per mantenersi in salute. Anche in questo caso non tutti si devono comportare allo stesso modo. Chi ha già avuto problemi di natura cardiovascolare, ad esempio, dovrà ovviamente fare maggiore attenzione all’attività fisica da svolgere, dovrà concordarla volta per volta con il proprio specialista di riferimento».

 

(Ispirato all’articolo dal titolo “Ipertensione e fumo restano i grandi killer del nostro cuore” pubblicato sul quotidiano “L’Eco di Bergamo” il 3 marzo 2019)