Quando camminiamo, corriamo, saliamo le scale, facciamo sport, tra le parti del nostro corpo più sollecitate agli sforzi ci sono le articolazioni delle gambe, soprattutto quelle definite “di carico”, cioè anche e ginocchia. Una situazione che può condurre a usura delle stesse articolazioni e che può richiedere, nei casi più estremi, l’esecuzione di un intervento chirurgico con cui vengono applicate delle protesi.

DI questo si è parlato nel corso di una diretta Facebook che ha avuto come protagonista il dottor Francesco Verde, Responsabile dell’Unità Funzionale di Chirurgia protesica di Anca e Ginocchio di Humanitas Gavazzeni Bergamo, di cui qui riproduciamo un estratto.

Perché le articolazioni si usurano?

«I fattori che incidono sull’usura delle articolazioni sono molti. Il primo e più evidente è il fatto che in ogni nostra azione legata al movimento anche e ginocchia subiscono un aumento del carico dovuto all’effetto del peso del corpo. E non si tratta del solo peso del corpo che misuriamo sulla bilancia: questo va moltiplicato per l’azione della leva muscolare. L’attivazione dei muscoli produce infatti un’energia che si traduce in carico sull’articolazione».

Quali sono i segnali con cui il nostro corpo ci avverte che le nostre ginocchia e le nostre anche sono in sofferenza?

«Il primo dei segnali è il dolore, il secondo è la limitazione dei movimenti che si avverte quando si svolgono attività quotidiane semplici, come allacciarsi le scarpe, alzarsi da una sedia, scendere o salire le scale…».

E se abbiamo già delle protesi impiantate? Quali segnali ci devono mettere in allerta quando ricominciamo a fare sport?

«Anche in questo caso il primo segnale è il dolore. Alla ripresa dello sport, dopo un intervento di protesi, si può incorrere in problemi muscolari a causa dell’indebolimento del tono dei muscoli legato allo stesso intervento. Per questo il recupero deve essere progressivo, soprattutto per quei pazienti che sono arrivati all’intervento senza avere una forma fisica ideale».

Nel caso in cui il dolore sia persistente e perduri nel tempo, che cosa bisogna fare nell’immediato?

«Prima di tutto bisogna fermarsi e mettere a riposo l’articolazione. Poi può essere utile assumere antinfiammatori per circa una settimana. Se dopo questo periodo il dolore è scomparso si può riprendere progressivamente l’attività sportiva, in caso contrario è meglio consultare un medico».

È possibile intervenire su entrambe le ginocchia o entrambe le anche?

«È un’evenienza abbastanza comune perché l’artrosi spesso interessa più di un’articolazione e per questo il paziente, soprattutto se ha un’età avanzata, deve mettere in programma una serie di interventi che gli consentano di tornare a una condizione di vita normale. È possibile intervenire contemporaneamente sulle articolazioni, senza che ci siano complicazioni maggiori rispetto ai singoli interventi. Questo avviene soprattutto per i pazienti più giovani che devono programmare più interventi nel tempo e che potrebbero avere impatti sull’attività lavorativa importanti».

Può capitare di dover reintervenire su una protesi?

«Sì. Come detto si tratta di elementi meccanici che per questo, soprattutto quando si parla delle articolazioni di carico, sono anch’essi soggetti a usura e possono richiedere quindi un reintervento. È difficile prevedere la durata dei vari impianti. In condizioni ideali oggi l’aspettativa su una protesi d’anca è di circa 20-25 anni, mentre quella legata al ginocchio è di 15-20 anni. Ma sono calcoli che possono variare in base alle specifiche situazioni e, anche, alla capacità di ogni singolo chirurgo».

In caso di intervento di protesi ad anca o ginocchio è necessario sottoporsi a esami di follow-up e, se sì, a quale distanza?

«Le protesi vanno seguite nel tempo, con regolarità, perché sono elementi meccanici estranei al nostro organismo e per questo possono generare problemi. Superati i primi due anni dall’esecuzione dell’impianto il follow-up prosegue ogni due anni per i primi dieci dall’intervento. A seguire i controlli dovrebbero essere svolti una volta l’anno».

È possibile prevenire l’usura delle articolazioni?

«La prevenzione, anche in questo caso, è legata alle sane abitudini di vita. Bisognerebbe mangiare correttamente, non ingrassare, muoversi tutti i giorni. Oltre alla camminata, bisognerebbe svolgere con regolarità dell’attività fisica un po’ più intensa, perfetta sarebbe una ginnastica che impegni tutte le articolazioni.

 

Domande da casa

Francesca chiede: “Ho delle protesi a entrambe le anche e una totale al ginocchio. Oltre al nuoto e alla palestra quali altri sport posso praticare?».

«La tecnologia legata alle protesi ha fatto passi da gigante, in questi ultimi anni e oggi sono consentite azioni che tempo fa erano impensabili. Resta il fatto, però, che gli sport troppo di impatto generano forze usuranti e per questo devono essere evitati da chi già ha protesi. La corsa, per esempio, può aumentare la velocità dell’usura dell’articolazione ed è per questo sconsigliata. Meglio praticare sport che non hanno questo tipo di carico, quindi. Il nuoto è perfetto, da questo punto di vista, ma anche l’andare in bici. A basso impatto sono inoltre altre attività sportive, che mi sento di consigliare, come lo sci di fondo, il tennis in doppio, il golf, il pilates e, in generale, le attività che vengono svolte in palestra».

Giampiera chiede: «Le punture di acido ialuronico possono aiutare a evitare l’intervento di protesi?».

«Purtroppo no. L’acido ialuronico, così come tutti gli altri additivi che utilizziamo nelle fasi precoci di usura, non è in grado di impedire l’evoluzione della patologia degenerativa cronica dell’artrosi. Si tratta di farmaci che hanno un ruolo semplicemente palliativo, che accompagnano cioè i pazienti attraverso le varie fasi dell’evoluzione della malattia nel tentativo di offrire loro un benessere prima che si giunga allo stadio terminale, quando l’intervento di protesi non potrà più essere rimandato».

Francesco chiede: «Ho 53 anni e sono affetto da gonartrosi al ginocchio destro per un trauma. Dopo vari tentativi con l’acido ialuronico si è deciso per una protesi totale, con l’obiettivo di riuscire a fare sport almeno a basso impatto. Il chirurgo che mi ha operato mmi aveva promesso che avrei potuto fare molto, ma a 5 anni dall’intervento, nonostante la mia determinazione, i risultati sono deludenti. Che cosa mi può dire a proposito?»

«È una situazione un po’ particolare, perché si sta parlando di un’artrosi secondaria, che non si è sviluppata cioè per via naturale ma è stata provocata da un evento traumatico, imprevedibile. Il risultato è anzitutto legato alla qualità dell’intervento di osteosintesi, quello con cui si è sistemata l’articolazione. L’esperienza dice che ci sono un tasso di rigidità articolare e un tasso di infezione molto più alti tra i pazienti su cui viene impiantata una protesi dopo una frattura. Per questo in una situazione di questo tipo è difficile fare promesse ai pazienti, il risultato va considerato caso per caso».

Bettina chiede: «Ho il ginocchio destro varo, con la cartilagine consumata e una sofferenza al menisco. L’ortopedico mi ha consigliato l’uso di plantari. Praticavo fit boxe ma l’ho abbandonata, ora faccio solo sport in acqua. Potete consigliarmi un’altra attività fisica che consenta di tonificare e dimagrire senza forzare il ginocchio?».

«Questo è un esempio di condizioni predisponenti che dipendono dalla forma delle gambe. La maggior parte della popolazione ha una forma delle gambe che noi definiamo volgarmente “a cavaliere”, quando il ginocchio è varo. Le deviazioni rispetto allo standard della popolazione possono accelerare lo sviluppo di un danno artrosico perché dal punto di vista meccanico contribuiscono ad aumentare i carichi in maniera esponenziale, favorendo l’usura. Anche in questo caso, quindi, sono da preferire gli sport a basso impatto. Ottimi sono gli sport acquatici, cui possono essere affiancate tutte le attività che prevedano l’uso della bicicletta».

Giovanni chiede: «Da giovane mi sono rotto il crociato e il menisco. Dopo l’intervento ho continuato a praticare calcetto e corsa, ma spesso il ginocchio mi fa male. Mi è stato detto che potrei dovermi mettere una protesi, non c’è alternativa?».

«In linea di massima un paziente che si è già sottoposto a un intervento chirurgico ha già introdotto un vizio nell’articolazione. Il primo vizio è legato al trauma, il secondo è legato all’intervento. E ogni intervento comporta una perdita, seppur minima, di integrità che rappresenta una delle variabili indipendenti che può modificare l’evoluzione nel tempo della patologia artrosica, accelerandola. E quando questo accade l’intervento di protesi diviene in pratica inevitabile».

Luigi chiede: «Sono stato operato a Bergamo alle due ginocchia con protesi monocompartimentale. Ho 77 anni. Per adesso va benissimo. Quanto durano queste protesi? E perché molti medici sono contrari alle monocompartimentali a una certa età?

«È difficile fare una previsione sulla durata effettiva di una protesi, come già detto, del resto per quanto si tenda a dare una prospettiva di 15-20 anni per un impianto di questo tipo, c’è da considerare che con l’aumentare dell’età il livello di attività fisica tende a diminuire e con esso le possibilità di usura dell’impianto. Nella mia esperienza nei pazienti over 75  si hanno i migliori risultati. Questo dato è da mettersi in relazione, appunto, alle basse richieste funzionali legate all’età e al fatto che spesso si tratta di pazienti con altre patologie nei quali è più opportuno eseguire un’impianto mininvasivo come una protesi Monocompartimentale. I chirurghi che lo sconsigliano, tenuto conto di quanto detto, lo fanno per mancanza di esperienza in questo tipo di chirurgia».

Lucia chiede: «Per la necrosi della testa del femore si possono fare infiltrazioni con acido ialuronico?»

«Le infiltrazioni di acido ialuronico all’anca, eco-guidate, sono entrate nella pratica comune. In realtà il razionale è poco comprensibile trattandosi di un’articolazione che non offre spazi fisici per accogliere lo stesso liquido e essendo tutt’altro che agevole da raggiungere. Cionondimeno alcuni pazienti riferiscono di aver avuto beneficio».