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Pre-habilitation, la cura prima dell’intervento: il modello Humanitas Gavazzeni con il paziente al centro

Prepararsi a un intervento non significa solo attendere una data in calendario. Significa allenare il corpo, rafforzare la mente, correggere gli stili di vita e arrivare in sala operatoria nelle migliori condizioni possibili. È questa la filosofia del progetto di pre-habilitation, che accompagna i pazienti prossimi a interventi di cardiochirurgia, cardiologia e ortopedia protesica in Humanitas Gavazzeni e Castelli a Bergamo.

Pre-habilitation, approccio centrato sul paziente

La pre-habilitation è un approccio proattivo e centrato sul paziente, pensato per potenziare la capacità funzionale dell’individuo prima che questi si sottoponga a uno stress chirurgico.

L’obiettivo è duplice: da un lato migliorare la condizione fisica, psicologica e nutrizionale; dall’altro evitare rinvii dell’intervento per cause non tecniche, come esami mancanti o parametri clinici non ottimizzati. Un beneficio che si traduce anche in una minore ospedalizzazione e in un minore rischio di complicanze.

«La pre-habilitation rappresenta un cambio di paradigma – spiega il dottor Giovanni Albano, Clinical Governance Director e direttore del Dipartimento di Anestesia e Rianimazione dell’ospedale –: non aspettiamo più che il paziente affronti l’intervento per poi recuperare, ma lo prepariamo prima, così che lo possa affrontare nelle condizioni migliori. Significa lavorare sulla qualità del percorso, coordinare le figure coinvolte e costruire un sistema che riduca le criticità organizzative. Meno rinvii e degenze più brevi vogliono dire maggiore efficienza e, soprattutto, maggiore sicurezza, a tutto vantaggio dei pazienti».

Pre-habilitation: percorso condiviso, anche in telemedicina

Il progetto, attivo da un anno, prevede un percorso condiviso ma declinato a seconda dell’area clinica. È reso inoltre disponibile anche in telemedicina, con l’obiettivo di ridurre gli spostamenti e facilitare l’aderenza al programma, garantendo la stessa efficacia assistenziale prevista in presenza.

Centrale è la figura del Case Manager, che coordina esami, visite e valutazioni specialistiche, accompagnando il paziente passo dopo passo. «Il nostro compito è fare in modo che il paziente arrivi all’intervento senza ostacoli burocratici o clinici evitabili –, sottolinea Sara Cisana, Case Manager e coordinatrice del progetto per cardiochirurgia e ortopedia protesica –. Lo seguiamo nella programmazione degli esami, monitoriamo i risultati e interveniamo quando emergono fattori correggibili. Parallelamente lavoriamo sulla preparazione fisica, con programmi personalizzati di allenamento aerobico, di resistenza e di forza, e sulla consapevolezza psicologica, perché affrontare l’intervento con serenità incide sul recupero».

L’occasione per promuovere un cambiamento di stile di vita

La valutazione funzionale avviene attraverso test specifici, come la Short Physical Performance Battery e il test del cammino dei sei minuti, utili a misurare il livello di fitness e a impostare un allenamento mirato. Nei pazienti di cardiochirurgia robotica e ortopedia protesica, il percorso si integra con protocolli di mobilizzazione precoce e fisioterapia già nelle prime ore dopo l’intervento, in una logica di continuità tra preparazione e recupero.

Per l’area cardiologica, il coordinamento è affidato a Gaia Parati, che evidenzia il valore educativo del progetto: «La pre-habilitation è anche un’occasione per promuovere un cambiamento dello stile di vita. Interveniamo su alimentazione, attività fisica e gestione dello stress. Il paziente non è spettatore, ma protagonista di un percorso che inizia prima dell’ingresso in sala operatoria e prosegue anche dopo la sua dimissione».

Anestesia E Rianimazione
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