Abbiamo imparato che Covid-19 causa quadri clinici molto complessi, che non riguardano solo i polmoni ma anche altri organi, tra cui il cuore e l’apparato vascolare.

Approfondiamo questo aspetto, in una prospettiva di convivenza con il Covid, in cui sarà importante conoscere i segnali del proprio corpo e prendersi cura di sé stessi senza dimenticare la prudenza.

«La buona notizia – spiega Alberto Cremonesi, responsabile della Cardiologia di Humanitas Gavazzeni e coordinatore del Dipartimento Cardiovascolare dell’ospedale – è che più osserviamo e impariamo, meglio sappiamo curare i pazienti e dare indicazioni utili sia a chi manifesta i primi sintomi sia a chi fortunatamente si è lasciato questa patologia alle spalle».

Da un lato, dunque, è importante non sottovalutare alcune manifestazioni fisiche che nulla parrebbero avere in comune con tosse e raffreddore, come palpitazioni e tachicardia (battito accelerato), senso di oppressione al torace o dolore alla bocca dello stomaco e sensazione di svenimento fino alla sincope (caduta a terra). Dall’altro, è bene essere coscienti del quadro clinico lasciato dal virus per tornare nel modo più corretto a uno stile di vita attivo e sano.

 

Una ripresa fisica graduale e individualizzata

«Molti pazienti lamentano un affaticamento marcato, anche solo nel fare pochi scalini – spiega il dottor Cremonesi –. Ricordiamo che il virus colpisce i polmoni a livello degli alveoli, lì dove i sottilissimi capillari si occupano di “pulire il sangue”, eliminando l’anidride carbonica e caricandosi di ossigeno. Così il sangue torna in circolo nel corpo per nutrire tutte le cellule. Se questo meccanismo si inceppa o rallenta, tutto il corpo ne paga le conseguenze. Senza contare il fatto, poi, che ogni manifestazione infiammatoria di risposta all’ingresso del virus nel corpo provoca danni cellulari».

È normale, dunque, che chi è stato esposto a Covid-19 debba affrontare un recupero più o meno lento, tanto che molti pazienti vengono anche sottoposti a riabilitazione polmonare.

Pensando alla Fase 2 che stiamo vivendo, dunque, viene spontaneo chiedersi come gestire il ritorno a una vita attiva senza stressare il cuore.

«La regola d’oro è prendersi i giusti tempi – continua il cardiologo –: la malattia virale da Covid-19 si è espressa con quadri clinici estremamente difformi, da una semplice influenza paucisintomatica a sindromi complesse caratterizzate da severo coinvolgimento non solo del polmone ma anche di altri organi vitali. Questo significa che, una volta guariti, la ripresa fisica deve essere sì graduale ma soprattutto individualizzata, evitando sforzi eccessivi o prolungati. Sotto questo profilo, confrontarsi con il proprio medico di riferimento è cruciale per capire che cosa si può fare e che cosa è meglio evitare».

 

Scrollarsi di dosso la sedentarietà

Per quanti invece non hanno contratto il virus e, con la ripartenza degli allenamenti all’aria aperta vogliono scrollarsi di dosso la sedentarietà degli ultimi mesi, l’esperto ha consigli precisi.

«Per alcuni mesi non abbiamo potuto allenarci se non nelle nostre case – sintetizza Cremonesi –. Per chi ha dovuto arrangiarsi alla meno peggio (la stragrande maggioranza delle persone), l’indicazione è iniziare le attività aerobiche all’aperto (camminata veloce, jogging, corsa, ciclismo) con progressività e costanza, ma senza esagerare. Se ci facciamo assistere dalla tecnologia, che ci permette di monitorare la frequenza cardiaca, come i cardiofrequenzimetri, ancora meglio».

 

Evitare le soluzioni “fai da te”

Esiste poi un’ultima categoria di persone, quelle che già prima del COVID-19 erano sotto controllo perché affette da patologia cardiovascolare. Per loro il consiglio è semplice: «Qualsiasi siano le loro esigenze – conclude il responsabile della Cardiologia di Gavazzeni –, il “fai da te” per recuperare le performance fisiche perse è sconsigliato, mentre è opportuno discutere con il proprio medico di base o col cardiologo la migliore strategia di ripresa».