Cardiomiopatia dilatativa

Che cos’è la cardiomiopatia dilatativa?

La cardiomiopatia dilatativa (miocardiopatia dilatativa) è una condizione che si verifica quando la cavità cardiaca si allarga in seguito a una perdita di forza di contrazione del muscolo cardiaco, riducendo così in maniera sensibile la capacità che ha il cuore di pompare il sangue.

Quali sono le cause della cardiomiopatia dilatativa?

L’origine della dilatazione del ventricolo (di solito il sinistro) del cuore, è dovuta a cause molteplici: ischemiche (pregresso infarto o aterosclerosi), valvolari (generalmente insufficienza mitro-aortica), virali (ad esempio miocardite acuta), concomitanti a un’altra patologia cardiaca (ad esempio neuromuscolare o collagenopatia), dovute all’assunzione di farmaci (chemioterapici come doxorubicina ciclofosfamide) all’abuso di alcolici o droghe (cocaina).

Come può essere individuata la cardiomiopatia dilatativa?

Di solito la cardiomiopatia dilatativa è associata ai classici segni di scompenso cardiaco che si manifestano sotto forma di affaticamento in presenza di sforzo o a difficoltà respiratorie (dispnea) sia di giorno, sia di notte e in condizione di riposo.

Altri disturbi più specifici da tenere sotto controllo per riconoscere i sintomi della cardiomiopatia dilatativa sono gli edemi declivi, le aritmie (sia lente – brachicardia, che veloci, tachicardia) e la cardiopatia ischemica.

A fronte di un quadro così variegato è bene sottoporsi a esami medici che valutino l’eventuale insorgenza della cardiomiopatia dilatativa con diversi gradi di approfondimento: si va dai test basilari (elettrocardiogramma) a verifiche più circostanziate come l’ecocardiogramma e il cateterismo cardiaco, che servono rispettivamente per valutare le dimensioni e la funzione del cuore e per escludere l’origine ischemica della cardiopatia.

Come si può curare la cardiomiopatia dilatativa?

Le terapie per la cardiomiopatia dilatativa variano a seconda della gravità. Il primo passo da intraprendere è di certo la scelta di una dieta a basso contenuto di sale, successivamente si potranno considerare le terapie farmacologiche a base di vasodilatatori, diuretici, betabloccanti e talvolta anticoagulanti (per evitare le tromboembolie), mentre per quanto riguarda i casi più gravi il trattamento da intraprendere sarà l’impianto di pacemaker biventricolare antiscompenso associato o meno a defibrillatore.

In casi di particolare gravità e fino all’età relativamente giovane, può essere necessario anche il trapianto di cuore.

Quali sono le possibilità di guarigione dalle cardiomiopatie dilatative?

Il quadro patologico della cardiomiopatia dilatativa è ampio: si va dalla presenza di altre patologie cardiache all’abuso di farmaci o altre sostanze, fino alle cardiomiopatie dilatative di origine virale. Vi sono casi in cui l’abolizione della noxa patogena (alcol) consente la regressione della patologia; la rivascolarizzazione del miocardio o la sostituzione/riparazione delle valvole può portare alla guarigione.

In caso di forme virali è possibile tornare a recuperare una normale funzione cardiaca dopo aver intrapreso un adeguato trattamento medico.

La chemioterapia può provocare cardiomiopatia dilatativa?

La chemioterapia e quindi un eventuale danno da agenti farmacologici a essa collegato può determinare una cardiomiopatia dilatativa. È importante quindi eseguire un ecocardiogramma color doppler per valutare le dimensioni e la funzione del cuore; conseguentemente impostare una terapia cardiologica.

Esiste un esame che permetta di distinguere con certezza tra cardiomiopatia dilatativa idiopatica e una malattia alle coronarie?

La coronarografia è l’esame con cui è possibile risolvere questo genere di dubbi.

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