La Sindrome dell’Intestino Irritabile (SII), conosciuta anche come intestino irritabile o colon irritabile, è uno dei disturbi gastrointestinali funzionali cronici più diffusi. Colpisce una quota significativa della popolazione, con una maggiore prevalenza nelle donne e nelle persone sotto i 50 anni.
La SII non è associata a lesioni organiche evidenti, ma a un’alterazione del funzionamento dell’intestino. Si tratta di una condizione legata alla complessa interazione tra intestino e cervello, il cosiddetto asse intestino-cervello, che spiega perché fattori emotivi, stress e cambiamenti dello stile di vita possano influenzare l’intensità dei sintomi gastrointestinali.
La sindrome dell’intestino irritabile è una patologia cronica e recidivante: i disturbi possono attenuarsi per lunghi periodi e poi riacutizzarsi, spesso in concomitanza con momenti di stress, cambi di routine o eventi emotivamente rilevanti.
Ne parliamo con il dottor Alessandro De Marco, gastroenterologo di Humanitas a Bergamo.
Sintomi della sindrome dell’intestino irritabile
La sindrome dell’intestino irritabile si manifesta principalmente con dolore o fastidio addominale e alterazioni dell’alvo, ovvero cambiamenti nella frequenza e nella consistenza delle evacuazioni.
Il dolore addominale è generalmente ricorrente e spesso tende ad alleviarsi dopo l’evacuazione. Questo sintomo è strettamente correlato alle modificazioni dell’alvo, che rappresentano un elemento chiave per la classificazione dei diversi sottotipi di sindrome dell’intestino irritabile:
- SII con stitichezza prevalente (SII-C): feci dure, evacuazioni difficoltose;
- SII con diarrea prevalente (SII-D): feci molli o liquide frequenti;
- SII mista (SII-M): alternanza di stipsi e diarrea;
- SII non classificabile: quando i sintomi non rientrano chiaramente nelle categorie precedenti.
Oltre ai sintomi principali, la sindrome dell’intestino irritabile può associarsi anche a:
- sensazione di evacuazione incompleta
- urgenza evacuativa
- presenza di muco nelle feci
- gonfiore e distensione addominale.
Cause della sindrome dell’intestino irritabile
La SII è una condizione multifattoriale, ovvero non riconducibile a un’unica causa. In ogni paziente possono coesistere diversi fattori che contribuiscono alla comparsa e al mantenimento dei sintomi.
Tra le principali cause e meccanismi coinvolti troviamo:
- fattori psicosociali ed emotivi: l’intestino è spesso definito “secondo cervello” per la sua stretta comunicazione con il sistema nervoso centrale. Stress, ansia e tensioni emotive possono influenzare la funzionalità intestinale, così come i disturbi intestinali possono avere un impatto sul benessere psicologico;
- aumentata sensibilità viscerale, che rende l’intestino più reattivo agli stimoli;
- alterazioni della motilità intestinale, con transito accelerato o rallentato;
- disbiosi del microbiota intestinale, ovvero un’alterazione dell’equilibrio dei batteri intestinali;
- processi infiammatori o infezioni intestinali, anche pregresse.
Diagnosi della sindrome dell’intestino irritabile
Attualmente non esiste un test diagnostico specifico per la sindrome dell’intestino irritabile. La diagnosi si basa principalmente su criteri clinici standard, che tengono conto della presenza di dolore addominale associato a cambiamenti nella frequenza o nella forma delle feci.
Poiché sintomi simili possono essere causati da altre patologie, è fondamentale escludere condizioni organiche attraverso esami mirati, tra cui:
- esami del sangue e delle feci, per escludere celiachia, infezioni o infiammazioni
- test del respiro, utili per individuare intolleranze alimentari o sovracrescita batterica
- colonscopia, per la valutazione diretta del colon
- esami di imaging addominale (ecografia o TAC), se indicati.
La visita gastroenterologica approfondita resta il momento centrale del percorso diagnostico: consente di valutare la storia clinica del paziente, i sintomi riferiti e di impostare un corretto iter di diagnosi e gestione personalizzata della sindrome dell’intestino irritabile.

