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Fratture vertebrali

Pubblicato in Ossa


Che cosa sono le fratture vertebrali?

Per frattura si intende la rottura o soluzione di continuo di un osso, solitamente riconducibile a un evento traumatico la cui forza viva supera la resistenza dell’osso stesso.

 

Le fratture vertebrali che riguardano la schiena possono essere suddivise a seconda del tratto di colonna in cui si manifestano in fratture toraciche o fratture lombari.

 

Le fratture vertebrali possono essere traumatiche oppure patologiche; in questo secondo caso, la frattura si sviluppa in assenza di eventi traumatici o in seguito a traumi minori, che solitamente non sono sufficienti a determinare la rottura dell’osso vertebrale, a causa della perdita di resistenza dell’osso stesso provocata da malattie di tipo metabolico (osteopenia, osteoporosi) o neoplastico (tumorale).

 

Malattie come l’osteoporosi in stadio avanzato e i tumori determinano una perdita di resistenza dell’osso al carico e alle sollecitazioni, con conseguente frattura e deformazione di una o più vertebre.

Fratture vertebrali traumatiche toraciche e lombari

Le fratture vertebrali toraciche e lombari, sono state oggetto di numerose classificazioni, ma attualmente vengono utilizzate prevalentemente quella di Denis e la classificazione AO.

 

Classificazione di Denis

Denis ha suddiviso la vertebra in tre colonne: anteriore (corpo vertebrale), media (peduncoli) e posteriore (lamine, processi articolari e spinose) con i relativi legamenti. Secondo la classificazione di Denis vi sono fratture minori, che interessano i processi trasversi e spinosi, le lamine e l’istmo articolare, e maggiori.

 

Le fratture maggiori traumatiche toraciche e lombari vengono distinte in:

  1. fratture lussazione: si accompagnano a uno scivolamento di una vertebra rispetto all’altra, con frequente coinvolgimento delle strutture nervose ospitate all’interno del canale spinale e, di conseguenza, deficit neurologici. Queste fratture sono instabili e vanno sempre trattate chirurgicamente, allo scopo di decomprimere le strutture nervose e stabilizzare il tratto di colonna fratturato mediante l’utilizzo di mezzi di sintesi metallici, solitamente in lega di titanio (viti peduncolari, sostituti di corpo vertebrale).
  2. fratture da compressione: sono fratture che si manifestano sulla base di forze compressive che tendono a provocare piccole incrinature all’interno dei corpi vertebrali, con conseguente avvallamento e perdita di altezza degli stessi. Se la perdita di altezza provocata dalla deformazione supera il 50%, è meglio procedere al trattamento chirurgico con sistemi di stabilizzazione analoghi a quelli descritti per le fratture lussazioni, oppure con dispositivi mini-invasivi che consentono di rimodellare il corpo vertebrale e rinforzarlo grazie all’uso di resine acriliche o sostituti di osso sintetici (idrossiapatite). Se la perdita di altezza è al di sotto del 50% possono essere trattate conservativamente con busto ortopedici o con tecniche di consolidamento mediante vertebroplastica percutanea. In caso provochino compressione delle strutture nervose, evento peraltro assai raro, alle suddette tecniche si aggiunge una decompressione chirurgica del canale spinale.
  3. fratture a scoppio: consistono nella frattura a più frammenti di tutto il corpo vertebrale con un meccanismo di carico assiale che porta alla divergenza dei peduncoli e alla retropulsione di un frammento di osso nel canale spinale. Sono potenzialmente instabili e vanno trattate chirurgicamente. Se è necessaria una decompressione, si procede a una laminectomia per liberare le strutture nervose oppure, se necessario, all’intera sostituzione del corpo vertebrale con protesi metalliche inserite tramite approcci anteriori attraverso il torace o l’addome. Se non è necessario procedere alla sostituzione del corpo vertebrale, generalmente quando il restringimento del canale dovuto alla retropulsione del frammento di corpo è al di sotto del 50% del diametro antero-posteriore normale, si possono usare approcci posteriori con impiego delle viti peduncolari in tecnica tradizionale aperta, oppure con tecniche percutanee mini-invasive se la situazione non necessita di decompressione chirurgica delle strutture nervose.

 

Classificazione AO

La classificazione AO suddivide le fratture toraco-lombari in tipo A (da compressione), tipo B (flessione-distrazione) e tipo C (tipo B + componente rotazionale). Tale classificazione presenta poi ulteriori categorie in base a vari parametri, ma sostanzialmente valgono le medesime considerazioni già illustrate a proposito del sistema di Denis.

Area di riferimento

Per maggiori informazioni, vedere il Centro Mal di Schiena e l'Unità Operativa di Chirurgia della Colonna di Humanitas Gavazzeni.

 

L'OSPEDALE

Ospedale polispecialistico a Bergamo con aree specializzate per la cura di malattie cardiovascolari, tumorali, ortopediche e legate all’obesità con un centro diagnostico all’avanguardia

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