11 febbraio, scopri il nostro Punto Nascita

Sabato 11 febbraio si terrà il prossimo open day del Punto Nascita di Humanitas San Pio X, per le future mamme e i futuri papà. Durante la mattinata sarà possibile visitare gli spazi dedicati alla maternità (reparto, ambulatori, sale parto, nido) e conoscere gli specialisti che seguiranno la coppia durante tutto il percorso. Sarà inoltre possibile conoscere tutti i servizi del Punto Nascita (pre e post parto) incontrando direttamente il team multidisciplinare di ginecologi, ostetriche, neonatologi e anestesisti dell’ospedale. L’evento è gratuito, alcune attività sono su prenotazione. A breve sul sito www.sanpiox.net  il programma completo e il form di registrazione per le visite guidate.

Come proteggere i bambini dal caldo

I bambini si adattano meno facilmente dell’adulto alle alte temperature e per questo risultano più vulnerabili al caldo. In particolar modo, la sensibilità alle ondate di calore è maggiore per quei bambini con problemi di salute come malattie cardiache o respiratorie (asma).

Qualche consiglio per un’estate sicura

Vediamo insieme alla Dott.ssa Paola Marangione, Responsabile dell’Unità Operativa di Neonatologia e Patologia Neonatale, qualche suggerimento utile per riparare il bambino dal caldo soffocante:
  • Evitare di portare il bambino in locali chiusi, caldi e poco ventilati. “In queste condizioni – spiega la Dott.ssa Marangione – il colpo di calore è in agguato. Per i viaggi in auto, il consiglio è quello di areare l’abitacolo e idratare il bambino”.
  • Per areare al meglio i locali, tenere aperte le finestre quando i raggi solari sono meno forti (mattino presto e sera) o quando il sole è tramontato. Durante le ore più calde della giornata meglio oscurare le finestre più esposte al sole.
  • Idratare spesso il bambino con acqua a temperatura ambiente da bere a piccoli sorsi. “I bambini – aggiunge la Dott.ssa Marangione – non grondano sudore come gli adulti, ma con il caldo perdono molti sali e liquidi anche quando non ce ne rendiamo conto. Insegnare loro come idratarsi è importante perché impareranno un gesto prezioso per tutta la vita”.
  • Allattare spesso. “Fino a 6 mesi – continua la Dott.ssa Marangione – il lattante probabilmente chiederà più pasti al seno per placare non solo la fame, ma anche la sete. La mamma deve tenersi pronta a soddisfare la richiesta”.

Idratazione è la parola chiave

Non solo acqua, anche la dieta ha un ruolo importante per l’integrazione di sali e liquidi. “La frutta di stagione, ma anche la verdura, sono degli ottimi alleati in estate per restituire al bambino quanto perso con la sudorazione – sottolinea la Dott.ssa Marangione. Bene tagliare il consumo di snack, alimenti troppo calorici, bevande gassate e cibi con grassi animali”. Per proteggere i più piccoli dall’esposizione diretta al sole, scegliere vestiti leggeri e in fibra naturale che non siano aderenti al corpo e che lascino traspirare la pelle. “La protezione è efficace – continua la Dott.ssa Marangione – se i piccoli hanno la possibilità di ripararsi all’ombra, in ambienti freschi o circondati dal verde”. Per i bambini più grandi, è bene non svolgere attività fisica all’aperto durante le ore più calde del giorno e bere prima e durante le ore di gioco.  

Corso di accompagnamento alla nascita, il calendario

In Humanitas San Pio X i futuri genitori si possono preparare al giorno più bello con il supporto di un team di esperti multidisciplinare.

Perché frequentare un corso?

  • Per vivere l’attesa in modo sereno e prepararsi ad affrontare il delicato momento del parto nel miglior modo possibile
  • Per vivere con consapevolezza e fiducia l’esperienza di nascita del proprio figlio, confrontandosi con professionisti e con gli altri partecipanti agli incontri
  • Per entrare in stretto contatto con l’ostetrica, punto professionale di riferimento in tutto il percorso, dagli esami di gravidanza, al momento del parto, all’allattamento.

Il corso base

Gli incontri teorico-pratici previsti sono 11 e sono aperti alla partecipazione di piccoli gruppi di genitori I temi affrontati sono gravidanza, alimentazione, nascita, travaglio-parto, dolore (metodi naturali e farmacologici), allattamento e nutrizione neonatale, genitorialità, movimento e posizioni libere in travaglio di parto I professionisti coinvolti sono ostetrica, ginecologo, psicologo, anestesista e neonatologo.

Calendario e iscrizioni

È possibile partecipare al corso di accompagnamento alla nascita solo previa registrazione, impegnativa e pagamento del ticket. Per iscriverti consulta il calendario degli incontri qui di seguito e iscriviti online o contatta il numero 02.69517421.
  • 03 febbraio 2017 (Data Presunta Parto APRILE)
Consulta il calendario degli incontri Eventbrite - Corso di accompagnamento alla nascita
  •  07 febbraio 2017 (Data Presunta Parto APRILE)
Eventbrite - Corso di accompagnamento alla nascita
  •  03 marzo 2017 (Data Presunta Parto MAGGIO)
Eventbrite - Corso di accompagnamento alla nascita
  •  05 aprile 2017 (Data Presunta Parto GIUGNO)
Eventbrite - Corso di accompagnamento alla nascita
  •  04 maggio 2017 (Data Presunta Parto LUGLIO)
Eventbrite - Corso di accompagnamento alla nascita
 

Giornata mondiale del sonno, i consigli per una buona nanna

I neonati dormono almeno 16 ore al giorno, spesso suddivise in riposini di qualche ora. Sebbene inizialmente sembra non vi sia una regola, con il passare del tempo i ritmi tenderanno a regolarizzarsi, anche in armonia con le poppate. In occasione della giornata mondiale del sonno, la dottoressa Suzanne Veehof dell’Unità Operativa di Neonatologia di Humanitas San Pio X ci spiega perché insegnare ai bambini a dormire bene è importante per il loro sviluppo. “I neonati – spiega la dottoressa Veehof – così come anche il feto negli ultimi mesi di vita intrauterina, alternano fasi di sonno e di veglia di breve durata, fasi che via via si raggruppano nel corso del primo anno portando abitualmente a un periodo di sonno notturno più lungo e alcuni periodi di sonno più brevi durante il giorno. Nel secondo e terzo anno il sonno diurno si riduce al solo pomeriggio e dai quattro anni in poi di solito scompare. A partire dai 3-4 mesi, o anche prima, i piccoli possono dormire anche cinque ore di fila e, sebbene ogni bambino sia diverso, entro il primo anno di età è possibile che dorma tutta la notte. Per il primo anno di vita, o almeno per i primi sei mesi, è bene che i piccoli dormano nella stessa stanza dei genitori; questo non solo aiuta la gestione delle poppate notturne, ma previene anche la SIDS, la sindrome della morte in culla. È consigliabile, dunque, posizionare la culla o il lettino nella camera matrimoniale, in modo da avere il bimbo sempre vicino a sé”. “Dopo i 10-12 mesi di vita – continua la dottoressa – il bambino comincia ad essere più cosciente del mondo che lo circonda. L’avventurarsi nel mondo esterno è indispensabile alla crescita e allo sviluppo però comporta inevitabilmente difficoltà, ansie e paure che richiedono una base sicura cui restare collegati e da cui poter tornare. Come in ogni fase di crescita, il bambino deve essere accompagnato ad affrontare la nuova esperienza e incamerarla nel suo apprendimento. Se prematura o non sufficientemente gestita, la separazione dall’ambiente e dalle persone conosciute, come l’andare all’asilo nido ma anche l’addormentamento, può essere un’esperienza traumatica”.

I nostri consigli

Alcuni accorgimenti, soprattutto se si comincia ad instaurarli fin dall’inizio, possono aiutare i piccoli a vivere serenamente il momento della nanna e a stabilire un buon ritmo sonno-veglia.

Vivere a pieno la giornata

Quando i piccoli sono svegli durante il giorno, è bene stimolarli con attività a loro misura. È importante parlare, cantare e giocare con loro. Attenzione però a non sovra-eccitarli e a non “bersagliarli” di novità, i bambini hanno bisogno di certezze e conferme.

Costruire il rito della nanna

È importante stabilire una routine che accompagni il bambino al sonno. Si può fare un bagnetto, cantare o ascoltare musica tranquilla, leggere una storia, fare le coccole. Il bambino assocerà pian piano queste attività alla quiete e al riposo e si predisporrà al sonno notturno.

Ambientarsi nel lettino

I neonati hanno bisogno del contatto fisico e spesso si addormentano in braccio, magari dopo aver mangiato. Se sono rilassati e si stanno addormentato, si può anche provare ad adagiarli nella culla o nel lettino e stando loro accanto, lasciare che si addormentino. “Il bambino – sottolinea la dottoressa – dovrebbe fin dall’inizio avere un suo posto specifico per dormire: dalla culla nei primi mesi, al lettino a cancelli dal secondo semestre fino ai due tre anni e infine un vero e proprio letto singolo in una camera diversa da quella dei genitori. Esclusi i primi 6 mesi, il lettone dei genitori non è un tabù (se non diventa una regola), ma resta un’eccezione legata a comodità di allattamento, stanchezza dei genitori, occasioni particolari, malesseri e malattie, la domenica mattina per stare insieme ecc. Ma è bene appunto che resti un’eccezione e che non si imponga come un’abitudine”. Non sempre è facile per i piccoli dormire nel lettino, ma è importante far sentire la propria presenza, coccolarli e rassicurarli, accarezzandoli e sussurrando parole di rassicurazione. “Per ambientarsi – consiglia la dottoressa – può essere utile metterli nel lettino anche qualche minuto quando sono svegli così che possano iniziare a riconoscerlo”. La fase dell’addormentamento è bene che venga vissuta nel proprio lettino, con gli aiuti e la compagnia dei genitori a turno, preceduta da una diminuzione dell’attività, con rituali di separazione tranquillizzanti che avvicinino al momento dell’andare a letto (lavarsi i denti, mettersi in pigiama, racconto di fiaba, lettura di breve brano di un libro, bacio della buonanotte). È bene fargli compagnia stando accanto e non nel letto col bambino. “Così facendo – spiega la dottoressa Veehof – il bambino può abituarsi a essere da solo nel letto e nella stanza, per periodi progressivamente più lunghi, anche se è sveglio, abituandosi anche alla situazione di ‘solitudine’, che non vuol dire ‘abbandono’: sa che i genitori sono nell’altra stanza, disponibili, ma a una giusta distanza, che è forse la parola chiave dello sviluppo normale”.

Un aiuto dal ciuccio

Alcuni bimbi si rilassano grazie al ciuccio; la sua introduzione – una volta che l’allattamento è ben avviato – può essere di aiuto nel rito del sonno. Il ciuccio, così come il posizionamento dei bambini a pancia in su nella culla, contrasta, inoltre, il rischio SIDS.

Sonno movimentato

Può capitare che durante la notte i piccoli piangano, si muovano o si agitino. Sebbene le mamme tendano a svegliarsi al minimo rumore, non sempre è necessario alzarsi per intervenire. È consigliabile infatti aspettare qualche secondo e ascoltare cosa sta succedendo, in molti casi, la situazione torna tranquilla da sola.

La notte è la notte

Se il bambino ha bisogno di mangiare o di accudimenti particolari durante la notte, è bene comunque ricordargli che è notte. Per farlo, è consigliabile parlare piano, utilizzare luci soffuse, fare il minimo rumore possibile.

Effetti dei disturbi del sonno

“La quantità e la qualità del sonno, oltre che essere segno degli aspetti educativi e di contenimento psichico ambientali, si rispecchiano – conclude la dottoressa Veehof – nel benessere quotidiano dei bambini o, viceversa, la loro insufficienza si riflette in altre difficoltà durante la vita diurna. La carenza di sonno è una delle possibili cause di iperattività e difficoltà di attenzione. Spesso il miglioramento del sonno e delle regole educative diminuisce i disturbi diurni senza rischi e effetti collaterali. Cattive abitudini come dormire regolarmente nel lettone con un genitore sopra i cinque, sei anni o addirittura durante l’adolescenza sono spesso causa di problemi scolastici o comportamentali, in quanto creano una confusione di ruoli e di spazi che nell’adolescenza è particolarmente dannosa”. Accompagnare i bambini a dormire bene è importante per la loro salute e il loro benessere e anche per quello dell’intera famiglia. Se nonostante le accortezze, si fa fatica a vivere serenamente il momento della nanna, è bene chiedere consiglio al pediatra.

Gravidanza gemellare, cosa comporta per la mamma?

Aspettare un figlio è una notizia che provoca emozioni molto forti in una donna, sapere di essere incinta di due gemelli (o più) può essere particolarmente sconvolgente. Una gravidanza gemellare merita maggior attenzione, proviamo a scoprire cosa comporta insieme alla Dott.ssa Marinella Dell’Avanzo dell’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia di Humanitas San Pio X.

Gemelli identici o no?

“Una gravidanza gemellare – spiega la Dott.ssa Dell’Avanzo – può essere frutto del caso oppure essere causata da precisi fattori, come l’ereditarietà da parte materna, l’età della madre o tecniche di fecondazione assistita”. Nel nostro Paese la nascita dei gemelli è in aumento in quanto si ricorre più frequentemente a procedure di fecondazione in vitro. Si parla di gravidanza gemellare dizigotica o bicoriale (la più frequente) quando due ovuli separati sono fecondati da due spermatozoi diversi. Ogni feto ha la propria placenta e il proprio sacco amniotico (gravidanza bicoriale e biamniotica). Nella gravidanza gemellare bicoriale biamniotica, i gemelli hanno un diverso patrimonio genetico e hanno due placente separate. Possono nascere due maschi, due femmine o un maschio e una femmina e fisicamente non saranno uguali. In questo caso, si parla di gemelli non identici. La gravidanza gemellare monozigotica o monocoriale, invece, si instaura quando un ovulo viene fecondato da un solo spermatozoo, ma si divide in due zigoti distinti, da cui si formeranno due embrioni separati. I cosiddetti gemelli identici hanno in genere un proprio sacco amniotico e un proprio cordone ombelicale, ma condividono la placenta. Avranno lo stesso sesso e presenteranno tratti fisici molto simili. La gravidanza gemellare monocoriale può essere biamniotica, per cui i gemelli sono contenuti in due sacchi separati o, raramente, monoamniotica, per cui i gemelli sono contenuti nello stesso sacco. La gravidanza gemellare monocoriale biamniotica è una condizione di rischio per alcune complicanze (come la trasfusione feto-fetale) che richiedono una sorveglianza ecografica (controlli bisettimanali a partire dalla 15esima settimana in poi) e talora un trattamento in utero (laser).

Come procede la gravidanza gemellare?

“La gravidanza gemellare – continua la dottoressa – deve essere seguita con controlli maggiori rispetto alla gravidanza singola. In genere, è durante l’ecografia del primo trimestre che una donna scopre di aspettare due gemelli (o più), anche se l’individuazione può essere precedente. Già alla 12a settimana è possibile sapere se si tratta di gemelli dizigoti o monozigoti”. È importante distinguere se la gravidanza è gemellare bicoriale o monocoriale perché la gestione successiva è differente. “La gravidanza gemellare monocoriale – spiega la Dott.ssa Dell’Avanzo- in considerazione del rischio elevato di complicanze, deve essere monitorata con controlli ecografici seriali bisettimanali. L’ecografia – aggiunge la dottoressa – è l’unica tecnica che disponiamo attualmente per verificare se insorgono complicanze come la trasfusione feto-fetale che necessita un trattamento laser in utero“. È possibile, quindi, che si rendano necessari controlli più frequenti per monitorare la crescita dei feti. Importante è affidarsi al ginecologo di fiducia per i controlli necessari o, qualora fosse necessario ai centri di riferimento soprattutto per le gravidanze monocoriali.

Eventuali complicazioni

Le donne che affrontano una gravidanza gemellare corrono un rischio maggiore di ipertensione o pressione elevata. Se questa è associata alla presenza di proteine nelle urine, si parla di pre-eclampsia, una condizione da non sottovalutare per tutelare il benessere di mamma e bambino. Difficilmente le gravidanze gemellari arrivano alla data presunta del parto. Il parto pretermine è più frequente nelle gravidanze gemellari rispetto alle gravidanze singole. A seconda della settimana in cui si avvia il travaglio o si rende necessario il parto per altre complicazioni, mamma e bambini necessiteranno di cure specifiche o assistenza neonatale nei reparti specializzati.

Parto naturale o cesareo?

Nella maggior parte dei casi, il parto avviene tramite taglio cesareo, anche se è possibile affrontare il parto naturale, ammesso che il primo bambino sia in presentazione cefalica e dunque a testa in giù. È anche possibile, qualora si inizi il parto naturale, che si debba passare al taglio cesareo, se insorgono complicazioni. Questa evenienza è comunque presente anche nelle gravidanze singole. Scoprire di aspettare due gemelli può destare sgomento e preoccupazione, soprattutto nelle fasi iniziali della gravidanza. Fare riferimento al ginecologo, condividendo con lui dubbi ed emozioni, è importante per affrontare la gravidanza gemellare in maniera serena e sicura.

Humanitas MAMA, grande successo per lo speciale Open Day del Punto Nascita

Grande successo per il primo Humanitas MAMA, lo speciale open day di Humanitas San Pio X dedicato alla salute delle mamme di oggi e di domani che sabato 15 ottobre ha dato vita a tanti corsi ed eventi.

Una giornata dedicata dai nostri esperti alle mamme di oggi e di domani

Per tutta la giornata ginecologi, neonatologi, anestesisti e ostetriche di Humanitas San Pio X hanno risposto ai dubbi e alle curiosità delle tante coppie e mamme con passeggini o pancione. Sold out le iscrizioni alle visite guidate al Punto Nascita, le sedute di osteopatia neonatale e le ecografie 3D offerte alle famiglie. Grande interesse per i corsi di massaggio neonatale, yoga in gravidanza, riabilitazione del perineo, i laboratori musicali per piccolissimi e per i futuri genitori realizzati con l’Associazione Italiana Gordon per l’Apprendimento Musicale (AIGAM) e il corso sul linguaggio segreto dei neonati in collaborazione con il Gruppo di Educazione Pediatrica e Ostetrica (GEPO). Mamme, papà e nonni hanno imparato le manovre salvavita pediatriche insieme alla Croce Rossa Milano e a come trasportare in maniera sicura in auto il proprio bebè, grazie ai consigli della Polizia Locale.

Spazio ai più piccoli

Per l’occasione, l’area accettazione dell’ospedale si è trasformata in MAMAPLAY dove i bambini da 2 a 8 anni hanno disegnato, ascoltato le storie raccontate dai lettori della Libreria dei Ragazzi, e imparato a seguire stili di vita sani nel grande Gioco dell’Oca della Salute.

Noi ci vogliamo bene

Nel pomeriggio, invece, spazio alla corretta alimentazione in pre-concepimento, gravidanza, allattamento e svezzamento nel talk show “Noi ci vogliamo bene”, insieme a Marco Bianchi, chef e divulgatore scientifico di Fondazione Veronesi, la nutrizionista Simona Ferrero, la Dott.ssa Paola Marangione, responsabile dell’Unità Operativa di Neonatologia e Patologia Neonatale, e il Dott. Alessandro Bulfoni, responsabile dell’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia.

Un ricordo speciale

Infine ogni pancione ha avuto la sua foto, da solo, in coppia o in famiglia. All’interno del video troverete alcuni dei momenti più belli raccontati da chi ha partecipato in prima persona a questa giornata unica per raccontare tutte le novità del Punto Nascita.

Humanitas MAMA, in arrivo il nuovo Open Day del Punto Nascita

Sabato 15 ottobre dalle 10.00 alle 17.00 si terrà il primo Humanitas MAMA, open day del Punto Nascita di Humanitas San Pio X dedicato alle mamme di oggi e di domani  e alle loro famiglie.

Le novità di Humanitas MAMA

Durante l’intera giornata sarà possibile incontrare ginecologi, ostetriche, neonatologi e anestesisti, visitare gli spazi dedicati alla maternità e conoscere i servizi dell’ospedale, come l’ambulatorio di osteopatia neonatale e di allergologia pediatrica, l’ambulatorio babygreen sulla corretta alimentazione per le mamme vegane e vegetariane e il corso di massaggio neonatale. I bambini potranno partecipare a momenti di intrattenimento organizzati con realtà del territorio (incontri di lettura ad alta voce, concerti, laboratori di gioco…), sempre affiancati dai medici dell’ospedale, mentre i genitori potranno seguire il corso di disostruzione delle vie aeree o imparare a trasportare in maniera sicura in automobile il proprio bimbo. L’evento è patrocinato dell’ATS Città metropolitana di Milano. A breve sul sito www.sanpiox.net  il calendario completo degli incontri, gratuiti previa iscrizione.

Humanitas San Pio X al Baby Shower di FattoreMamma

Negli Stati Uniti, il Baby Shower è il tradizionale festeggiamento con il quale si accoglie la futura nascita di un bambino. Il termine shower si riferisce alla doccia di regali, utili al bambino, che le future mamme ricevono durante questa festa. Partendo da questa idea, FattoreMamma, in collaborazione con PeriodoFertile, ha organizzato la seconda giornata dedicata alle future mamme e neomamme con bambini fino a sei mesi per aiutarle a prepararsi con serenità all’arrivo del neonato.

Il programma

La giornata prevede numerose iniziative, laboratori, attività e interventi di professionisti che risponderanno alle domande e alle curiosità delle partecipanti. Per scoprire di più, consulta il PROGRAMMA COMPLETO della giornata.

Humanitas San Pio X tra i partner dell’evento

All’evento parteciperanno anche gli specialisti di Humanitas San Pio X con tre incontri:
  • alle 11.30, la Dott.ssa Paola Marangione, Responsabile dell’Unità Operativa di Neonatologia e Patologia Neonatale, e il Dott. Valeriano Genovese, ginecologo dell’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia, si occuperanno di nutrizione in gravidanza, svezzamento e allattamento.
  • alle ore 12.00, la Dott.ssa Paola Marangione spiegherà come ridurre i rischi legati alla SIDS (Sudden Infant Death Syndrome)
  • dalle 14.30 alle 15.15, Maria Assunta Facchi, ostetrica senior consultant dell’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia illustrerà  la ginnastica specifica per la riabilitazione del pavimento pelvico (laboratorio riservato alle gestanti)

Dove e quando?

Il Baby Shower Party si terrà domenica 4 dicembre dalle ore 10 alle 16.30 presso l’Hotel Westin Palace di Milano (Piazza della Repubblica 20) Per partecipare basta iscriversi e registrarsi sul sito. Vi aspettiamo numerose.

L’ambulatorio Baby Green protagonista al Tg3

Un’alimentazione varia ed equilibrata è importante tanto in gravidanza quanto nel post parto. I consumi e le abitudini a tavola cambiano con il mutare della società e spesso le sensibilità individuali portano sempre più spesso verso diete vegetariane e vegane. Ne hanno parlato gli specialisti di Humanitas San Pio X, in cui è attivo l’ambulatorio Baby green, in un servizio trasmesso a “Buongiorno Regione Lombardia” su Rai3. L’ambulatorio Baby green va proprio incontro a queste nuove scelte alimentari, per consigliare partorienti e neo-mamme sui corretti stili alimentari, anche nel caso in cui si scelga di eliminare prodotti di origine animale. Spiega il Dott. Alessandro Bulfoni, Responsabile dell’Unità Operativa di Ginecologia e Ostetricia: “Abbiamo voluto aprire a 360 gradi la possibilità di far affluire tutte le mamme e non creare solo un punto nascita di nicchia”. “Le donne vegane sono molto preparate, mentre le donne vegetariane sono talvolta meno preparate sugli alimenti da aggiungere alla propria nutrizione”, commenta il Dott. Valeriano Genovese, ginecologo. “È importante sottolineare che il bambino non deve mangiare come i genitori, può mangiare quello che mangiano i genitori, ma deve mangiare in maniera diversa perché ha differenti esigenze nutrizionali. Gli errori grossolani capitano di frequente, anche negli onnivori, è il caso – per esempio – dei bambini che mangiano troppe proteine animali”, sottolinea il Dott. Marco Nuara, allergologo dell’Unità Operativa di Neonatologia e Patologia Neonatale. Oltre all’ambulatorio Baby Green, Humanitas San Pio X offre altri servizi importanti, come l’ecografia in 3d, lo yoga in gravidanza, un servizio “zero stress” che concentra gli esami e le visite del bebè in un giorno solo, fino al massaggio e all’osteopatia neonatale. “Stiamo cercando di migliorare sempre più in termini di qualità e sicurezza per bebè e future mamme”, spiega il Dott. Bulfoni. “L’attenzione e la personalizzazione della cura, mettersi a fianco alla famiglia e accompagnarla nei primi momenti è la strategia vincente nel creare una relazione importante di accoglienza del neonato”, conclude la Dott.ssa Paola Marangione, Responsabile dell’Unità Operativa di Neonatologia e Patologia Neonatale. All’interno del video è possibile rivedere il servizio.

Obesità infantile, come intervenire?

In Europa, un bambino su tre, nella fascia d’età compresa tra i 6 e i 9 anni, è sovrappeso od obeso. È questa la denuncia contenuta in un report della United European Gastroenterology che richiede un maggiore impegno da parte delle istituzioni europee nel promuovere la prevenzione, la ricerca e il trattamento dei disturbi metabolici in età pediatrica. Tra i Pesi più colpiti, l’Italia. Il report, dal titolo “La salute digestiva in età pediatrica”, mostra come in 46 Stati un terzo dei bambini ha chili di troppo. Spagna e Italia, in particolare, registrano rispettivamente il 24% delle undicenni e il 34% degli undicenni colpiti. Le previsioni vedono un futuro incremento del disturbo: dai 41 milioni attuali ai 70 milioni di bambini obesi entro il 2025. Ma, a destare ulteriore preoccupazione, sono anche i numeri relativi alle malattie a carico di intestino e fegato. Sempre più comuni nei bambini sono, infatti, le patologie epatiche: l’ epatosteatosi non alcolica, causata dall’obesità, colpisce il 10% dei bambini europei, diventando la causa principale di malattia epatica cronica più comune nei bambini e negli adolescenti. Non solo, anche le malattie infiammatorie intestinali nel 20 – 30% dei casi sorgono in età pediatrica.

Allattamento al seno come prima prevenzione

Vediamo insieme alla Dott.ssa Paola Marangione, Responsabile dell’Unità Operativa di Neonatologia e Patologia Neonatale di Humanitas San Pio X, quali sono i rischi che possono sorgere in caso di obesità infantile. “Il bambino – spiega la Dott.ssa Marangione – rischia di diventare un adolescente e poi un adulto obeso o sovrappeso”, “per evitare che questa condizione lo accompagni nella sua crescita  esponendolo al rischio di malattie del metabolismo o a disturbi cardiovascolari – continua la Dott.ssa Marangione – è bene intervenire il prima possibile. La prevenzione di sovrappeso e obesità inizia in epoca neonatale con la promozione dell’allattamento esclusivo al seno per i primi 6 mesi di vita del bambino. Il latte materno, infatti, contiene macro e micronutrienti adeguati e bilanciati da un punto di vista nutrizionale, capaci di prevenire una sorta di imprinting metabolico che a sua volta può portare a un peso corporeo eccessivo».

Insegnare le buone abitudini a tavola

L’indagine ha rilevato un alto consumo da parte dei bambini europei di grassi saturi e trans, di zucchero e sale e un basso consumo di frutta, verdura e cereali integrali: “l’alimentazione sana deve proseguire in età pediatrica, con una dieta varia ed equilibrata, che rispetti la regola dei 4 pasti giornalieri ed escluda snack, spuntini, fuori pasto e il consumo di zuccheri semplici. Uno stile di vita corretto si basa, invece, sul giusto apporto calorico, sul movimento e un’appropriata attività fisica. Il consumo di bevande zuccherate e gassate, cibi calorici e fast food, assieme alla sedentarietà, mette a rischio la salute metabolica e la crescita armonica del bambino” – conclude la Dottoressa.

I suggerimenti della nostra dietista

“Le abitudini familiari sono importanti” afferma la Dott.ssa Francesca Albani, dietista dell’Unità Operativa di Chirurgia Bariatrica di Humanitas San Pio X. “Sono i genitori stessi – continua la Dott.ssa Albani – a dover guidare il bambino verso la scelta di alimenti sani e il consumo di piatti bilanciati”. Il controllo alimentare, infatti, inizia proprio nel momento in cui il cibo viene portato in casa e rimane a disposizione 24 ore su 24. Inoltre, spese frettolose e piatti preparati in poco tempo possono essere causa di pasti veloci e improvvisati con alimenti già confezionati (quindi ipercalorici). Punti cardini, quindi, sono il tempo impiegato e dedicato alla spesa unitamente al tempo impiegato e dedicato alla preparazione delle pietanze. “Una delle cattive abitudini alimentari che mi capita di vedere più spesso – afferma la Dott.ssa Albani – sono il consumo troppo frequente di tè freddi, succhi di frutta confezionati e bevande gassate, ricche di zuccheri e che potrebbero essere sostituite con spremute o centrifughe di frutta fresca, frullati o frappè con del latte magro e della frutta fresca di stagione”. “Anche per merenda – suggerisce la Dott.ssa Albani – la scelta può ricadere su una bella macedonia di frutta fresca con 1 cucchiaio di yogurt, della frutta secca oppure uno yogurt alla frutta o un tramezzino preparato con del pane integrale e del prosciutto magro; sicuramente meglio delle merendine confezionate o degli snack salati, ricchi di sale e di zuccheri. Per la colazione mi sento di consigliare 1 fetta di torta fatta in casa (ad esempio una crostata o una torta margherita allo yogurt), del pane con burro e marmellata o dei biscotti secchi o frollini (meglio ancora se fatti in casa)”. “Certo – spiega la Dott.ssa Albani – non si può togliere ad un bambino la pasta o il pane; è necessario però controllarne la quantità, soprattutto se è già presente una forma di sovrappeso o obesità. Sarà sufficiente pesare la pasta e aggiungere un secondo piatto di carne o pesce magri con delle verdure fresche come contorno”. È bene evitare i bis, soprattutto dei primi piatti e scegliere dei condimenti semplici e poco elaborati come pomodoro, pesto, verdure e legumi. “Questo modello alimentare – conclude la Dott.ssa Albani – all’apparenza sembrerebbe richiedere più impegno da parte di tutta la famiglia, in realtà si tratta solamente di impostare delle abitudini che diventeranno con il tempo meccaniche e che saranno fondamentali nelle scelte future dei figli.    

Orientamento, aspiranti medici in Humanitas San Pio X

Sono 30 gli aspiranti medici, studenti del Liceo Classico Beccaria di Milano accolti da Humanitas San Pio X per un periodo di formazione, orientamento e apprendimento in ambiente lavorativo. L’iniziativa, promossa dalla Responsabile dell’Unità Operativa di Neonatologia e Patologia NeonataleDott.ssa Paola Marangione e dal Dott. Giorgio Pivato, Responsabile insieme al Dott. Loris Pegoli del Servizio di Chirurgia della Mano e Microchirurgia ricostruttiva, è stata abbracciata immediatamente dal Liceo Milanese. L’obiettivo è quello di guidare, attraverso un’esperienza di stage della durata di 5 settimane, gli studenti che lo desiderano verso la scelta del futuro percorso universitario. “Stare vicino, anche se per poche ore, a giovani studenti liceali – commenta la Dott.ssa Paola Marangione – ti consente di trasmettere loro la passione per il tuo lavoro: per me che mi occupo di neonati, è importante far capire ad un giovane che è bello avere un obiettivo nella vita e ad esso tendere, giorno dopo giorno, conservando nel proprio cuore il sogno di un futuro che abbia un senso non solo per la tua vita, ma anche per la vita di coloro che ti circondano.”

Un affaccio dei futuri medici al mondo lavorativo

Dalle visite in ambulatorio fino all’ingresso in sala parto e in sala operatoria, gli studenti hanno la possibilità di vivere concretamente un’esperienza professionale appagante come quella del medico per un totale di 12 ore complessive. “Trascorrere una giornata insieme a questi ragazzi – spiega il Dott. Giorgio Pivato – è insieme impegnativo e stimolante. Confrontarsi con studenti così assetati di conoscenza ti pone di fronte alla grande responsabilità di tentare di trasmettere con efficacia la propria esperienza professionale illustrando il proprio lavoro sul campo. Per quanto riguarda i ragazzi, penso che si tratti di una grande opportunità per toccare con mano un mondo che altrimenti rimarrebbe loro sconosciuto o raggiungibile solo attraverso le serie TV. Penso che se queste opportunità fossero state offerte anche alla nostra generazione, tante scelte sarebbero state meno sofferte!” Inoltre, per ogni allievo inserito in Struttura è predisposto un percorso formativo personalizzato coerente con il profilo educativo, culturale e professionale dell’indirizzo di studi.  

Osteopatia neonatale, parte il nuovo ambulatorio

Nell’ambito dei servizi di cura erogati dall’Unità Operativa di Neonatologia e Patologia Neonatale di Humanitas San Pio X, nasce l’ambulatorio di osteopatia specificatamente dedicato ai neonati, presso il quale opera la Dott.ssa Eleonora Resnati, fisioterapista ed osteopata, con una formazione specifica in ambito neonatologico.

Che cos’è l’osteopatia?

L’osteopatia nasce negli Stati Uniti alla fine del 1800 grazie al medico americano Andrew Taylor Still, il quale intuisce la relazione tra l’equilibrio funzionale del corpo umano e la sua naturale tendenza verso la salute.

La medicina osteopatica affronta i sintomi specifici attraverso l’analisi dell’interazione tra i vari sistemi corporei concentrandosi in modo particolare sul sistema muscolo-scheletrico, espressione della vita di relazione e dello stato di salute.

L’obiettivo del trattamento manipolativo è il ripristino della mobilità fisiologica con il conseguente miglioramento del metabolismo tissutale e della funzione dei vari distretti corporei.

La posizione del feto in utero e il parto possono rappresentare un momento traumatico per il bambino che in alcuni casi è costretto ad adattare la posizione del capo e del corpo al bacino materno e al canale del parto.

Le indicazioni più frequenti al trattamento osteopatico del neonato sono:

  • la plagiocefalia (deformazione del capo che compare nelle prime settimane di vita, a seguito anche dell’indicazione a porre il neonato assolutamente in posizione supina);
  • il torcicollo miogeno;
  • i traumi perinatali (frattura della clavicola, tumor da parto, cefaloematoma);
  • l’alterata postura della testa e del collo nelle prime settimane di vita, come la rotazione preferenziale del capo da un lato o la difficoltà alla suzione durante l’allattamento;
  • il piede torto.

Considerate tutte queste possibili indicazioni, non va dimenticato che la medicina osteopatica comporta un approccio multidisciplinare che integra la propria attività con quella di medici specialisti (neonatologi e pediatri).

Quali sono le tecniche principalmente utilizzate?

Si possono distinguere tecniche strutturali, che sono finalizzate a restituire mobilità alle strutture articolari secondo i fisiologici assi di movimento. La manipolazione articolare, corretta e precisa, modifica, infatti, l’informazione neurologica che parte dal segmento corporeo trattato ripristinandone la corretta trasmissione.

Si può ricorrere, inoltre a tecniche viscerali, finalizzate a ridare mobilità ed elasticità alle strutture muscolari e legamentose che sostengono e connettono gli organi allo scheletro. Le tensioni a questo livello possono essere alla base di disordini funzionali di un organo (ad esempio, stipsi o reflusso gastroesofageo) o di strutture muscolo-scheletriche ad esso collegate anatomicamente o neurologicamente (come nel caso di lombalgie croniche).

Da ultimo, si possono utilizzare tecniche craniali, cioè tecniche di mobilizzazione indirizzate a ripristinare una buona mobilità delle articolazioni e delle suture del cranio: comune è il loro utilizzo per il neonato, come anche nel caso di cefalee, otiti o sinusiti ricorrenti.

         

Puericultura, l’igiene del neonato

È bene i futuri genitori conoscano alcuni comportamenti di igiene da riservare al proprio neonato; per questo, è importante che il personale infermieristico del nido addestri i genitori durante i giorni di degenza come ad esempio sulla medicazione del moncone ombelicale.

Moncone ombelicale

Per la medicazione, è necessario mantenere il moncone ombelicale asciutto e pulito, proteggendolo con una garza sterile asciutta da cambiare frequentemente. Il moncone ombelicale cade spontaneamente dopo 8-10 giorni. Alla caduta del moncone ombelicale, bisogna rimuovere delicatamente i residui utilizzando una garza imbevuta con acqua ossigenata ed asciugare tamponando. Questa procedura deve essere effettuata 2 volte al giorno o quando la garza è sporca, fino a che la cicatrice ombelicale non sarà completamente asciutta.

Il pannolino

Il pannolino va cambiato almeno 6-7 volte al giorno, prima di ogni poppata e non subito dopo il pasto, per evitare rigurgiti e non infastidire il bimbo che riposa: la suzione, infatti, appaga il bambino ed il brusco risveglio dovuto al lavaggio e al cambio può realmente disturbare il neonato. Solo in caso di arrossamenti, è bene applicare uno strato di pasta all’ossido di zinco a livello perigenitale e/o perianale. È bene utilizzare sempre acqua corrente per lavare il bimbo, lasciando l’uso delle salviette umidificate solo per le uscite o in caso di necessità.

Gli occhi

La detersione degli occhi si esegue solo in presenza di secrezione che viene asportata con una garza sterile imbevuta di soluzione fisiologica (una garza per occhio) oppure con garze premedicate ed effettuando un movimento che va dall’interno verso l’esterno dell’occhio.

Le orecchie

La pulizia delle orecchie va limitata al padiglione auricolare esterno, senza intervenire sul condotto uditivo. Non utilizzare cotton fiock.

Il naso

La mucosa del naso può essere molto secca e dar luogo a un respiro rumoroso. In questi casi è opportuno eseguire dei lavaggi con soluzione fisiologica, instillando 1 o 2 gocce per narice e, quando necessario, eliminando molto delicatamente le eventuali secrezioni con una garzina piegata o un cotton-fiock. Effettuare questa pulizia prima della poppata.

Le unghie

Nel primo mese di vita si sconsiglia di tagliare le unghie dei neonati: si potrebbero creare delle piccole lesioni. È possibile, invece, smussare le unghie con una limetta di cartone. Successivamente, per il taglio, utilizzare forbicine a punta tonda, tagliando in modo orizzontale, senza smussare gli angoli. Elena Colombo, puericultrice dell’Unità Operativa di Neonatologia e Patologia Neonatale di Humanitas San Pio X, ci spiega le principali nozioni di puericultura all’interno del video.

Studenti a lavoro per Humanitas San Pio X

Sono 30 gli studenti del Liceo Classico Beccaria di Milano accolti da Humanitas San Pio X per un periodo di formazione, orientamento e apprendimento in ambiente lavorativo. L’iniziativa, promossa dalla Responsabile dell’Unità Operativa di Neonatologia e Patologia Neonatale, Dott.ssa Paola Marangione e dal Dott. Giorgio Pivato, Responsabile insieme al Dott. Loris Pegoli del Servizio di Chirurgia della Mano e Microchirurgia ricostruttiva, è stata abbracciata immediatamente dal Liceo Milanese. L’obiettivo è quello di guidare, attraverso un’ esperienza di stage della durata di 5 settimane, gli studenti più meritevoli verso la scelta del futuro percorso universitario.

Un affaccio degli studenti al mondo lavorativo

Dalle visite in ambulatorio fino all’ingresso in sala operatoria come assistenti, gli studenti hanno la possibilità di vivere concretamente un’ esperienza professionale appagante come quella del medico per un totale di 12 ore complessive. Inoltre, per ogni allievo inserito in Struttura è predisposto un percorso formativo personalizzato coerente con il profilo educativo, culturale e professionale dell’indirizzo di studi.    

Successo di presenze per l’Open Day del Punto Nascita

Sabato 19 marzo, presso l’Ospedale Humanitas San Pio X, si è tenuto l’Open Day del Punto Nascita. Tanti i futuri genitori – e nonni – che hanno voluto incontrare gli specialisti e vedere da vicino le sale parto, il nido e le stanze di degenza dedicate alla maternità. L’assistenza one to one, la possibilità di partoanalgesia h24, l’ambulatorio ostetrico post parto ad accesso diretto sono alcune delle possibilità a disposizione delle future mamme che decidono di partorire in San Pio X. Il dott. Gianluca Bellafante, responsabile dell’Unità Operativa di Ginecologia e Ostetricia, la dott.ssa Paola Marangione, responsabile della Neonatologia, la coordinatrice ostetrica Stefania Del Duca e il responsabile del Servizio di Anestesia dott. Massimo Runza hanno presentato le caratteristiche del percorso e risposto alle domande dei futuri genitori. Per informazioni sul corso pre parto è possibile contattare le ostetriche chiamando il numero 02 6951.7421 dalle ore 9.00 alle ore 13.00 dal lunedì al venerdì.   Consulta qui la Carta dei Servizi del Punto Nascita  

Vaccini e autismo, esiste una correlazione?

Recentemente, la Procura di Trani, in seguito ad una causa indetta da due genitori pugliesi, ha stabilito che non vi è alcuna correlazione “di causa-effetto” tra la somministrazione del vaccino trivalente (contro morbillo, parotite e rosolia) e autismo. L’istanza aveva prodotto la consulenza di parte di un medico che sosteneva invece un legame in questo senso. Una commissione medica nominata dal pubblico ministero ha visitato i figli della coppia affetti da autismo basando gli accertamenti anche su una indagine epidemiologica condotta sul territorio dalla quale era emerso chiaramente come i casi di autismo rilevati fossero insorti anche in bambini non sottoposti a vaccinazione MRP. In conclusione, gli esperti hanno escluso una relazione tra vaccino e autismo e il pm è sul punto di chiedere l’archiviazione del caso.

I vaccini proteggono i bambini dalle malattie

“A causa della cattiva informazione, i vaccini sono stati accusati di essere responsabili della comparsa di quadri clinici di autismo nei bambini sottoposti a vaccinazione,  ma si tratta di una relazione priva di fondamento scientifico. Quello che la scienza ha ampiamente dimostrato, invece, è che i vaccini somministrati in età pediatrica proteggono i bambini dall’insorgenza di malattie e non le provocano” sottolinea la Dott.ssa Paola Marangione, Responsabile dell’Unità Operativa di Neonatologia e Patologia Neonatale dell’Ospedale Humanitas San Pio X. Gli esperti consultati dalla Procura di Trani hanno, piuttosto, puntato il dito contro le linee guida internazionali, tra cui quelle dell’Oms, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, accusandole di non raccomandare gli esami accurati necessari prima della somministrazione del vaccino. Sono consigliabili, dunque, maggiori controlli ed esami ematochimici prima dei vaccini per capire se il bambino è in grado di “reggere lo stress immunitario delle vaccinazioni senza gravi rischi per la salute”. “Certamente bisogna cercare di evitare il più possibile l’insorgenza di eventi avversi – aggiunge la Dott.ssa Marangione. Per questo, è importante che i vaccini vengano somministrati da un pediatra che verifichi prima lo stato di salute del bambino, anche attraverso una anamnesi accurata. Non dimentichiamo, infine, che gli eventi avversi sono sporadici e non pregiudicano l’efficacia dei vaccini”.

Informarsi è importante

“Sono diverse le voci che si stanno alzando contro l’errata informazione che vede i vaccini come responsabili dell’autismo. La società scientifica, insieme ai medici, sta puntando sulla divulgazione della cultura vaccinale. Molti genitori, poi, stanno diventando più sensibili al tema e vogliono che i loro figli siano sicuri quando vanno all’asilo e non corrano il rischio di contrarre patologie gravi solo perché qualche bimbo non è stato vaccinato. Recentemente, il caso della bimba spagnola morta di difterite ha scosso un po’ le coscienze”, conclude la Dott.ssa Marangione.  

Vasino, quando è il momento giusto?

Insegnare al proprio bambino come usare il vasino può essere motivo di stress per molti genitori che lo vorrebbero autonomo dal pannolino il prima possibile. “Si tratta di una importante conquista che aiuta il bambino ad acquisire maggiore sicurezza e autonomia. Il ruolo dei genitori – spiega il Dott. Marco Nuara, Pediatra esperto in Allergologia dell’Unità Operativa di Neonatologia e Patologia Neonatale di Humanitas San Pio X– è fondamentale per supportare con entusiasmo questi progressi facendo attenzione che le proprie aspettative non siano causa di forzature e delusioni.” Nonostante non ci sia un’età stabilita per imparare ad utilizzare il vasino, è maggiormente probabile avere successo verso i 3 anni del bambino. “Vedere i genitori o i fratelli maggiori utilizzare la toilette può essere da stimolo per il desiderio di imitazione del bambino. Una volta che la famiglia ritenga i tempi maturi per l’introduzione del vasino – continua il Dott. Nuara – sarà necessario che tutti coloro che si prendono cura del bambino perseguano l’obiettivo con costanza e uniformità al fine di non confonderlo.” Gli ‘inconvenienti’ e bagnare il letto la notte potrebbero comunque presentarsi fino ai 5 anni e oltre.

Perché è bene non imporre l’utilizzo precoce del vasino?

Insegnare a un bambino l’uso del vasino richiede tempo e pazienza. Precorrere i tempi imponendo  al bambino un comportamento più maturo può causare dei problemi, tra cui:

Problemi alla vescica

Molti bambini imparano precocemente a controllare lo stimolo e a non bagnarsi, ma questo non significa che abbiano acquisito la capacità di recarsi in bagno quando necessario. Togliere il pannolino precocemente può indurre il bambino a trattenere i bisogni troppo a lungo favorendo episodi di minzione involontaria (enuresi) e infezioni del tratto urinario. I bambini dovrebbero urinare 5 o 6 volte durante il giorno, ogni due o tre ore: sarebbe utile guidarli verso l’abitudine di sedere sul vasino dopo il risveglio, i pasti, le merende e prima del sonno.

Stress

Insegnare ad utilizzare il vasino troppo presto può essere più faticoso di quanto lo sarebbe normalmente. Forzare il bambino a fare qualcosa per cui non è pronto gli procura ansia e frustrazione, le quali possono avere degli effetti negativi sullo sviluppo e sul rapporto genitori-figlio. Imparare ad utilizzare il vasino è un processo naturale che normalmente si compie entro i 4 anni. Se a 5 anni il bambino presentasse ancora difficoltà ad andare in bagno è invece necessario consultare il pediatra o rivolgersi allo specialista urologo pediatrico.