Allattamento, come attaccare il bambino al seno

L’allattamento può essere una delle esperienze più difficili della vita di una mamma, ma è anche una di quelle più gratificanti e che riserva maggiori soddisfazioni. È importante scegliere la posizione che sembra più confortevole per la mamma e per il proprio neonato. Alcune mamme preferiscono stare a letto, altre in poltrona, altre ancora, specie dopo un taglio cesareo, preferiscono allattare sdraiate.

Quali sono le posizioni più favorevoli per l’allattamento?

 

La posizione a culla

La testa del bambino è appoggiata nell’incavo del braccio della mamma. È una posizione molto confortevole che permette di controllare agevolmente l’attacco perché la bocca del neonato è ben visibile. Per stare ancora più comode, ci si può anche aiutare con un cuscino per sorreggere il peso del bambino.

La posizione a rugby

La mamma é seduta e il bambino giace con il corpo accanto al fianco della mamma, la testa è appoggiata nella sua mano. È una posizione che permette di sfruttare lo svuotamento di aree del seno laterali, che normalmente non vengono svuotate. È dunque consigliata per mamme che hanno un’abbondante produzione di latte, così da evitare gli ingorghi mammari.

Sdraiata

La mamma è sdraiata sul letto sul fianco e il bambino è appoggiato pancia contro pancia alla mamma, anche lui sdraiato sul letto. È una posizione molto comoda da sfruttare soprattutto la notte o nei momenti di stanchezza perché la mamma può riposare mentre il bimbo succhia in autonomia.

L’approfondimento nel nostro video

Sperimentate le diverse posizioni fino a trovare quella in cui vi sentite più a vostro agio, permettendo così al bambino di nutrirsi meglio. Vi ricordiamo che Sabato 15 ottobre, dalle ore 10.00 alle ore 17.00, si terrà il primo Humanitas MAMA, Open Day del Punto Nascita di Humanitas San Pio X. Scopri il programma e vieni a trovarci!

Corsi preparto, nuova fascia oraria serale e riapertura iscrizioni

Parte il 13 aprile il primo corso serale di accompagnamento alla nascita di Humanitas San Pio X e, vista la numerosa domanda, riaprono le iscrizioni ai corsi preparto di aprile e maggio.

Il programma

Sono previsti 11 incontri teorico-pratici aperti alla partecipazione di piccoli gruppi di genitori. Tra i temi che verranno affrontati:
  • gravidanza
  • alimentazione
  • nascita
  • travaglio-parto
  • dolore (metodi naturali e farmacologici)
  • allattamento e nutrizione neonatale
  • genitorialità
  • movimento e posizioni libere in travaglio di parto
I professionisti coinvolti sono ostetrica, ginecologo, psicologo, anestesista e neonatologo.

Calendario e iscrizioni

È possibile partecipare al corso di accompagnamento alla nascita solo previa registrazione, impegnativa del medico e pagamento del ticket. Per iscriverti consulta il calendario degli incontri, registrati online o contatta il numero 02.69517421.
  • 5 aprile 2017 (Data Presunta Parto GIUGNO)
Consulta il programma del 1° gruppo Consulta il programma del 2° gruppo Eventbrite - Corso di accompagnamento alla nascita
  • 4 maggio 2017 (Data Presunta Parto LUGLIO)
Eventbrite - Corso di accompagnamento alla nascita

Nuovo corso preparto serale

Scarica il programma del corso serale di accompagnamento alla nascita e registrati.
  • 13 aprile 2017 (Data Presunta Parto GIUGNO e LUGLIO)
Eventbrite - Corso serale di accompagnamento alla nascita

Obiettivi dei corsi preparto

Il corso preparto nasce con l’obiettivo di aiutare i futuri genitori a:
  • vivere l’attesa in modo sereno e prepararsi ad affrontare il delicato momento del parto nel miglior modo possibile
  • vivere con consapevolezza e fiducia l’esperienza di nascita del proprio figlio, confrontandosi con professionisti e con gli altri partecipanti
  • entrare in stretto contatto con l’ostetrica, punto professionale di riferimento in tutto il percorso, dagli esami di gravidanza, al momento del parto, all’allattamento.

Corso di accompagnamento alla nascita, il calendario

In Humanitas San Pio X i futuri genitori si possono preparare al giorno più bello con il supporto di un team di esperti multidisciplinare.

Perché frequentare un corso?

  • Per vivere l’attesa in modo sereno e prepararsi ad affrontare il delicato momento del parto nel miglior modo possibile
  • Per vivere con consapevolezza e fiducia l’esperienza di nascita del proprio figlio, confrontandosi con professionisti e con gli altri partecipanti agli incontri
  • Per entrare in stretto contatto con l’ostetrica, punto professionale di riferimento in tutto il percorso, dagli esami di gravidanza, al momento del parto, all’allattamento.

Il corso base

Gli incontri teorico-pratici previsti sono 11 e sono aperti alla partecipazione di piccoli gruppi di genitori I temi affrontati sono gravidanza, alimentazione, nascita, travaglio-parto, dolore (metodi naturali e farmacologici), allattamento e nutrizione neonatale, genitorialità, movimento e posizioni libere in travaglio di parto I professionisti coinvolti sono ostetrica, ginecologo, psicologo, anestesista e neonatologo.

Calendario e iscrizioni

È possibile partecipare al corso di accompagnamento alla nascita solo previa registrazione, impegnativa e pagamento del ticket. Per iscriverti consulta il calendario degli incontri qui di seguito e iscriviti online o contatta il numero 02.69517421.
  • 03 febbraio 2017 (Data Presunta Parto APRILE)
Consulta il calendario degli incontri Eventbrite - Corso di accompagnamento alla nascita
  •  07 febbraio 2017 (Data Presunta Parto APRILE)
Eventbrite - Corso di accompagnamento alla nascita
  •  03 marzo 2017 (Data Presunta Parto MAGGIO)
Eventbrite - Corso di accompagnamento alla nascita
  •  05 aprile 2017 (Data Presunta Parto GIUGNO)
Eventbrite - Corso di accompagnamento alla nascita
  •  04 maggio 2017 (Data Presunta Parto LUGLIO)
Eventbrite - Corso di accompagnamento alla nascita
 

Corso pre-parto in Humanitas San Pio X

Il 5 aprile 2016, l’Ospedale Humanitas San Pio X darà il via al corso pre-parto e post-parto dedicato alle donne in gravidanza con termine previsto nel mese di giugno.

Sono previsti 11 incontri teorico-pratici con l’ostetrica, il ginecologo, lo psicologo, l’ anestesista e il neonatologo.

Dopo il parto è previsto un ulteriore incontro per discutere dei primi bisogni e delle prime esperienze del neonato.

Il corso di accompagnamento alla nascita è utile per aiutare le future mamme a vivere la nascita serenamente, con consapevolezza e fiducia, confrontandosi con le altre partecipanti agli incontri e per preparare la coppia ad affrontare il delicato momento del parto nel miglior modo possibile. Consulta il calendario del corso pre-parto e prenota il tuo posto. Eventbrite - Corso di accompagnamento alla nascita e post-parto

Diagnosi prenatale, cosa c’è da sapere?

La diagnosi prenatale, che include esami di screening e test diagnostici, può fornire informazioni sullo stato di salute del tuo bambino.

È importante, però, capire quali sono le possibili opzioni per ottenere informazioni dettagliate sulla salute del futuro neonato.

Quali sono i test?

Vediamo insieme alla Dott.ssa Marinella Dell’Avanzo dell’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia di Humanitas San Pio X, quali sono i possibili test di diagnosi prenatale:

 

Esami di screening

Lo screening prenatale rileva se il bambino ha più o meno probabilità di sviluppare possibili difetti cromosomici. Questi test includono esami del sangue, ecografia (ad esempio il Bitest), test del DNA fetale libero circolante (NIPT). I test di screening prenatale vengono eseguiti, generalmente, durante il primo o il secondo trimestre di gravidanza, ma non garantiscono una diagnosi certa e definitiva. In caso di risultato a rischio (positivo) è bene rivolgersi al proprio ginecologo curante per discutere dei possibili e ulteriori esami da eseguire successivamente. Importante è il counseling da seguire con la coppia all’inizio della gravidanza. “Meglio affidarsi – aggiunge la Dott.ssa Dell’Avanzo – ad un consulto pregravidico. A volte, infatti, nelle famiglie esistono malattie ereditarie, come cardiopatie, fibrosi cistica, sordità e così via, che necessitano di un counseling preconcezionale con genetista e ginecologo.”  

Test di screening del primo trimestre

Durante il primo trimestre, dopo il colloquio con il ginecologo, è possibile eseguire un esame del sangue per dosare analiti PAPP-A e Free B-hCG e un’ecografia per misurare lo spessore retronucale del feto (translucenza nucale o NIPT). Questo test prende il nome di Bitest o Ultrasceen. L’elaborazione combinata del dato biochimico (sangue) ed ecografico (translucenza nucale) permette di ottenere una stima del rischio di trisomia 13, 18 e 21. “In presenza di Sindrome di Down e di altre condizioni, come ad esempio cardiopatie, – spiega la Dott.ssa Marinella Dell’Avanzo – la translucenza nucale può, infatti, risultare aumentata”. L’attendibilità del test è del 90%. Ciò significa che il Bitest ha la capacità di identificare il 90% dei feti affetti da patologia.  

Il test del DNA fetale libero circolante o NIPT

Questo sofisticato esame del sangue esamina il DNA del feto circolante nel sangue materno (CFDNA). Il test è finalizzato alla diagnosi di alcune patologie dei cromosomi numeriche, tra cui la Sindrome di Down. Il test può fornire anche informazioni sul sesso del feto (presenza/assenza del cromosoma Y). L’esame viene consigliato se l’età (più di 35 anni), la storia familiare e quella clinica suggeriscono un incremento delle possibilità di avere bambini affetti da anomalie cromosomiche, oppure su richiesta della coppia dopo previo counseling, ma potrebbe anche essere indicato nel caso in cui altri esami di screening, come la translucenza nucale, indichino la presenza di un possibile rischio per il feto. L’attendibilità del test è del 99%.  

Test diagnostici

Se l’esame di screening (Bitest o il test del DNA fetale libero circolante) indicano un rischio aumentato per trisomina 21, 18 e 13, è possibile prendere in considerazione la possibilità di svolgere altri esami più invasivi come la villocentesi (durante la quale viene prelevato un campione di placenta) o l’amniocentesi (durante il quale viene prelevato un campione di liquido amniotico). Questi esami presentano un lieve rischio di aborto spontaneo (circa l’1%)

Gli esami di screening prenatale, invasivi e non, per la rilevazione di anomalie cromosomiche fetali sono opzionali.

“È importante – continua la Dott.ssa Dell’Avanzo – informarsi riguardo i rischi e fare una scelta ragionata. La decisione di quali esami svolgere deve essere presa consapevolmente della coppia secondo la propria etica ed è fondamentale che il medico informi la coppia con dati scientifici”.

Quali domande porsi?

Prima di proseguire con la diagnosi prenatale, considera i seguenti quesiti.

  • Perché eseguire i test?

Risultati negativi potrebbero ridurre l’ansia. D’altro canto, risultati positivi potrebbero aiutare a pianificare in anticipo esami successivi.

  • Il risultato condizionerà la tua assistenza prenatale?

Alcuni test rilevano condizioni fetali che possono essere trattate durante la gravidanza. In alcuni casi preparano la coppia ad esami aggiuntivi.

  • Quanto sono accurati i risultati?

I test di diagnosi prenatale non sono perfetti. Il numero dei risultati poco accurati, conosciuti come falsi-negativi o falsi-positivi, variano da test a test.

  • Quali sono i rischi?

Confronta i rischi di specifici test (ansia, dolore e possibile aborto spontaneo) con l’importanza delle informazioni che acquisirai.

La decisione è tua

I test di diagnosi prenatale possono fornire risultati che influenzeranno il corso dell’assistenza prenatale. È necessario, quindi, ricordare che alcuni test di screening necessitano di attente decisioni personali. Infine, la decisione di sottoporsi o meno a tali test spetta solo a te.

Discuti dei rischi e dei benefici con il tuo ginecologo di fiducia e prenditi tutto il tempo necessario per valutare le diverse opzioni e prendere la migliore decisione per te e il tuo bambino.

“Ricorda – conclude la Dott.ssa Dell’Avanzo – che il counseling prenatale è un passaggio fondamentale per prepararsi nel migliore dei modi all’evento della nascita”

 

Diagnosi prenatale, i test di screening

La diagnosi prenatale, oggi, offre uno spettro di possibilità diagnostiche assai più ampio rispetto a non molti anni fa; rimanendo infatti inalterato il valore dell’ecografia, da ormai 40 anni strumento cardine ed insostituibile della diagnosi prenatale, gli strumenti tecnologici e di laboratorio a disposizione delle coppie in attesa si è arricchito e sviluppato rapidamente in pochi anni. Di fronte ad una così ampia e specializzata offerta diagnostica, per i futuri genitori sembra più difficile individuare e scegliere, in modo davvero informato e responsabile, il percorso che si vuole affrontare nelle indagini prenatali sul proprio bambino. Vediamo insieme al Dott. Stefano Acerboni, coordinatore dell’area ostetrica dell’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia, quali sono i possibili percorsi diagnostici (invasivi o non) a disposizione delle future mamme.

Malformazioni fetali, quali esami?

“La maggior parte dei bambini nasce sana, è bene ricordarlo, ma è vero anche che raramente il feto può essere affetto da anomalie genetiche o anatomiche che possono avere grandi ripercussioni sulla sua vita e su quella dei suoi familiari – spiega il Dott. Acerboni. Oggi, sono tante le coppie che desiderano conoscere lo stato di salute del feto e che chiedono informazioni precise al loro ginecologo per decidere cosa fare”. L’esame insostituibile per lo specialista, adatto a sospettare o a diagnosticare una malformazione fetale, è l’ecografia; la cultura e l’esperienza ecografica progressivamente aumentata in questi ultimi 30 anni e i miglioramenti tecnologici delle apparecchiature a disposizione (pensiamo alla visualizzazione 3 e 4D), hanno fatto sì che la diagnostica delle malformazioni fetali conoscesse un globale miglioramento. L’accuratezza diagnostica (“detection rate”) per ogni distretto anatomico fetale è migliorata negli anni. Così, di pari passo si registra un sostanziale miglioramento qualitativo delle consulenze post-diagnosi. A seconda delle malformazioni e dei distretti fetali interessati, è oggi possibile anticipare la diagnosi di molte anomalie fetali anche di diverse settimane, con un incalcolabile guadagno di tempo e di sofferenza. È possibile, infatti, sospettare o escludere alcune gravi ed importanti malformazioni già a 12-16 settimane (cerebrali, cardiache, scheletriche). “Ancora oggi – continua il medico – l’ecografia morfologica della 20esima settimana è il momento diagnostico irrinunciabile da parte di chi segue la gravidanza.

Quali sono i fattori di rischio per anomalie fetali?

Le condizioni considerate maggiormente predisponenti al rischio di anomalie fetali sono la presenza di anomalie nelle gravidanze precedenti, difetti genetici familiari e l’aumentare dell’età materna, in particolare se superiore ai 35 anni.

Diagnosi prenatale non invasiva

I test di screening di alcune anomalie di numero dei cromosomi sono disponibili da qualche anno, non comportano nessun rischio per mamma e bambino e impiegano solo tecniche non invasive (ecografia e prelievo venoso alla mamma). Questi test non svolgono diagnosi cromosomica, ma calcolano con elevata accuratezza il rischio di patologia di numero di alcuni cromosomi specifico per quella gravidanza. Il rischio di non ottenere un risultato o di incorrere nei “falsi positivi” o nei “falsi negativi” è sostanzialmente molto basso. L’introduzione dei test di screening ha, di fatto, permesso in questi anni di ridurre di molto il numero di villocentesiamniocentesi eseguite e, di conseguenza, la pericolosità delle diagnostiche invasive (circa il 1% può provocare la perdita della gravidanza) che oggi per lo più vengono riservate alle pazienti che presentano un rischio aumentato durante lo screening.

Traslucenza nucale – bitest e “DNA Fetale”

Questi due test, che si eseguono dalla 11esima settimana di gravidanza, sono stati messi a punto per calcolare il rischio individuale di essere affetto da un’anomalia di numero di alcuni cromosomi (la più nota e più frequente è quella che riguarda la coppia di cromosomi 21, trisomia 21, o Sindrome di Down); lo stesso calcolo viene eseguito per i cromosomi 13 e 18 ed è possibile anche per i cromosomi sessuali (X e Y), le cui alterazioni di numero configurano alcune sindromi caratteristiche. Sono entrambi test di screening che esitano in un calcolo del rischio, non in una diagnosi di malattia, con elevata accuratezza (superiore al 90-95 %) e soprattutto a rischio zero (cioè non comportano alcun rischio per mamma e feto, essendo basati su esame ecografico e/o prelievo venoso alla mamma). Si devono tenere presenti le quote di “falsi positivi” e di “falsi negativi” del test sapendo che i primi porteranno la coppia a sottoporsi alla diagnostica invasiva (villocentesi o amniocentesi) per verificare la diagnosi, mentre i secondi potrebbero portare ad una mancata diagnosi di malattia ed esitare con la nascita di un bimbo affetto. Se dai risultati del test di screening emerge un rischio aumentato per una di queste malattie, la coppia viene convocata in tempi brevi per discutere con il medico di riferimento dell’esito ottenuto e quindi decidere come proseguire con gli eventuali step diagnostici successivi, sempre personalizzando ed “individualizzando” il caso in oggetto per ogni coppia.

Ricerca del DNA fetale e translucenza

I test di screening sono esami non invasivi e dunque privi di rischio per il feto. Permettono di calcolare il rischio per quella specifica mamma che il suo bambino sia affetto da anomalie di numero di alcune coppie di cromosomi. Sebbene attendibili a più del 90 %, questi test non sono infallibili. In caso di positività, anche in seguito al confronto e alla valutazione con il ginecologo, sarà la coppia a decidere se sottoporsi a ulteriori indagini, sia ancora di screening o definitivamente diagnostiche (procedure invasive come villocentesi o amniocentesi). I principali test di screening sono la ricerca del DNA fetale nel sangue materno e la translucenza nucale. La ricerca del DNA fetale nel sangue materno serve per valutare il rischio che il bambino sia affetto da alcune cromosomopatie di numero. La gestante viene sottoposta a semplice prelievo di sangue e l’analisi di laboratorio ricerca, nel campione di sangue prelevato, frammenti di DNA del nascituro provenienti dalla placenta. La translucenza nucale invece si esegue nel corso di un’ecografia, misurando lo spessore dello spazio retronucale sottocutaneo del feto, e fornisce, insieme ad altri dati ecografici e demografici della mamma, un calcolo sul rischio di Sindrome di Down e altre sindromi a carico del feto.

Diagnosi prenatale invasiva

La villocentesi

La villocentesi è un esame diagnostico prenatale invasivo con un margine di rischio per il feto e il buon andamento della gravidanza calcolato in circa all’1%. È, pertanto, un esame delicato che necessita sempre di un’accurata valutazione in cui la coppia e lo specialista devono considerare il bilancio tra le necessità diagnostiche della coppia ed il rischio insito nella procedura. Si tratta di una specie di piccola biopsia della placenta sotto guida ecografica, utilizzando un ago che viene introdotto dal ginecologo nell’addome della gestante e che rimane in addome circa 30 secondi. L’ago preleva per aspirazione i villi coriali della placenta e non attraversa lo strato delle membrane amniotiche (la placenta ne è all’esterno). Da questo materiale, opportunamente trattato e coltivato, si ottiene il cariotipo fetale, cioè l’assetto cromosomico del feto (i suoi 46 cromosomi vengono analizzati dal citogenetista e definiti normali o no, sia per quanto riguarda il loro numero, sia per quanto riguarda la loro struttura). Attraverso la villocentesi, su indicazione anamnestica familiare, si possono ricercare, se indicato, alcune malattie genetiche ereditarie, come la Fibrosi Cistica e la Distrofia Muscolare.

L’amniocentesi

L’amniocentesi si esegue tra la 15a e la 17a settimana di gravidanza. Attraverso l’introduzione di un ago nell’addome materno (sotto guida ecografica) ed attraverso la parete dell’utero e le membrane amniotiche, si accede al sacco amniotico e si preleva (circa 1-2 minuti) una quantità, irrilevante per il feto, di liquido amniotico che contiene le cellule fetali dalle quali il citogenetista, dopo trattamento colturale in varie fasi, ottiene il cariotipo, lo studio della struttura e del numero dei suoi 46 cromosomi. Come la villocentesi, anche per l’amniocentesi viene calcolato un rischio di perdita della gravidanza di circa l’1%. “È fondamentale in questa fase – conclude il Dott. Acerboni – discutere con il proprio ginecologo dei rischi e dei benefici per valutare le diverse opzioni e prendere la migliore decisione per la mamma e il bambino”.

Giornata mondiale del sonno, i consigli per una buona nanna

I neonati dormono almeno 16 ore al giorno, spesso suddivise in riposini di qualche ora. Sebbene inizialmente sembra non vi sia una regola, con il passare del tempo i ritmi tenderanno a regolarizzarsi, anche in armonia con le poppate. In occasione della giornata mondiale del sonno, la dottoressa Suzanne Veehof dell’Unità Operativa di Neonatologia di Humanitas San Pio X ci spiega perché insegnare ai bambini a dormire bene è importante per il loro sviluppo. “I neonati – spiega la dottoressa Veehof – così come anche il feto negli ultimi mesi di vita intrauterina, alternano fasi di sonno e di veglia di breve durata, fasi che via via si raggruppano nel corso del primo anno portando abitualmente a un periodo di sonno notturno più lungo e alcuni periodi di sonno più brevi durante il giorno. Nel secondo e terzo anno il sonno diurno si riduce al solo pomeriggio e dai quattro anni in poi di solito scompare. A partire dai 3-4 mesi, o anche prima, i piccoli possono dormire anche cinque ore di fila e, sebbene ogni bambino sia diverso, entro il primo anno di età è possibile che dorma tutta la notte. Per il primo anno di vita, o almeno per i primi sei mesi, è bene che i piccoli dormano nella stessa stanza dei genitori; questo non solo aiuta la gestione delle poppate notturne, ma previene anche la SIDS, la sindrome della morte in culla. È consigliabile, dunque, posizionare la culla o il lettino nella camera matrimoniale, in modo da avere il bimbo sempre vicino a sé”. “Dopo i 10-12 mesi di vita – continua la dottoressa – il bambino comincia ad essere più cosciente del mondo che lo circonda. L’avventurarsi nel mondo esterno è indispensabile alla crescita e allo sviluppo però comporta inevitabilmente difficoltà, ansie e paure che richiedono una base sicura cui restare collegati e da cui poter tornare. Come in ogni fase di crescita, il bambino deve essere accompagnato ad affrontare la nuova esperienza e incamerarla nel suo apprendimento. Se prematura o non sufficientemente gestita, la separazione dall’ambiente e dalle persone conosciute, come l’andare all’asilo nido ma anche l’addormentamento, può essere un’esperienza traumatica”.

I nostri consigli

Alcuni accorgimenti, soprattutto se si comincia ad instaurarli fin dall’inizio, possono aiutare i piccoli a vivere serenamente il momento della nanna e a stabilire un buon ritmo sonno-veglia.

Vivere a pieno la giornata

Quando i piccoli sono svegli durante il giorno, è bene stimolarli con attività a loro misura. È importante parlare, cantare e giocare con loro. Attenzione però a non sovra-eccitarli e a non “bersagliarli” di novità, i bambini hanno bisogno di certezze e conferme.

Costruire il rito della nanna

È importante stabilire una routine che accompagni il bambino al sonno. Si può fare un bagnetto, cantare o ascoltare musica tranquilla, leggere una storia, fare le coccole. Il bambino assocerà pian piano queste attività alla quiete e al riposo e si predisporrà al sonno notturno.

Ambientarsi nel lettino

I neonati hanno bisogno del contatto fisico e spesso si addormentano in braccio, magari dopo aver mangiato. Se sono rilassati e si stanno addormentato, si può anche provare ad adagiarli nella culla o nel lettino e stando loro accanto, lasciare che si addormentino. “Il bambino – sottolinea la dottoressa – dovrebbe fin dall’inizio avere un suo posto specifico per dormire: dalla culla nei primi mesi, al lettino a cancelli dal secondo semestre fino ai due tre anni e infine un vero e proprio letto singolo in una camera diversa da quella dei genitori. Esclusi i primi 6 mesi, il lettone dei genitori non è un tabù (se non diventa una regola), ma resta un’eccezione legata a comodità di allattamento, stanchezza dei genitori, occasioni particolari, malesseri e malattie, la domenica mattina per stare insieme ecc. Ma è bene appunto che resti un’eccezione e che non si imponga come un’abitudine”. Non sempre è facile per i piccoli dormire nel lettino, ma è importante far sentire la propria presenza, coccolarli e rassicurarli, accarezzandoli e sussurrando parole di rassicurazione. “Per ambientarsi – consiglia la dottoressa – può essere utile metterli nel lettino anche qualche minuto quando sono svegli così che possano iniziare a riconoscerlo”. La fase dell’addormentamento è bene che venga vissuta nel proprio lettino, con gli aiuti e la compagnia dei genitori a turno, preceduta da una diminuzione dell’attività, con rituali di separazione tranquillizzanti che avvicinino al momento dell’andare a letto (lavarsi i denti, mettersi in pigiama, racconto di fiaba, lettura di breve brano di un libro, bacio della buonanotte). È bene fargli compagnia stando accanto e non nel letto col bambino. “Così facendo – spiega la dottoressa Veehof – il bambino può abituarsi a essere da solo nel letto e nella stanza, per periodi progressivamente più lunghi, anche se è sveglio, abituandosi anche alla situazione di ‘solitudine’, che non vuol dire ‘abbandono’: sa che i genitori sono nell’altra stanza, disponibili, ma a una giusta distanza, che è forse la parola chiave dello sviluppo normale”.

Un aiuto dal ciuccio

Alcuni bimbi si rilassano grazie al ciuccio; la sua introduzione – una volta che l’allattamento è ben avviato – può essere di aiuto nel rito del sonno. Il ciuccio, così come il posizionamento dei bambini a pancia in su nella culla, contrasta, inoltre, il rischio SIDS.

Sonno movimentato

Può capitare che durante la notte i piccoli piangano, si muovano o si agitino. Sebbene le mamme tendano a svegliarsi al minimo rumore, non sempre è necessario alzarsi per intervenire. È consigliabile infatti aspettare qualche secondo e ascoltare cosa sta succedendo, in molti casi, la situazione torna tranquilla da sola.

La notte è la notte

Se il bambino ha bisogno di mangiare o di accudimenti particolari durante la notte, è bene comunque ricordargli che è notte. Per farlo, è consigliabile parlare piano, utilizzare luci soffuse, fare il minimo rumore possibile.

Effetti dei disturbi del sonno

“La quantità e la qualità del sonno, oltre che essere segno degli aspetti educativi e di contenimento psichico ambientali, si rispecchiano – conclude la dottoressa Veehof – nel benessere quotidiano dei bambini o, viceversa, la loro insufficienza si riflette in altre difficoltà durante la vita diurna. La carenza di sonno è una delle possibili cause di iperattività e difficoltà di attenzione. Spesso il miglioramento del sonno e delle regole educative diminuisce i disturbi diurni senza rischi e effetti collaterali. Cattive abitudini come dormire regolarmente nel lettone con un genitore sopra i cinque, sei anni o addirittura durante l’adolescenza sono spesso causa di problemi scolastici o comportamentali, in quanto creano una confusione di ruoli e di spazi che nell’adolescenza è particolarmente dannosa”. Accompagnare i bambini a dormire bene è importante per la loro salute e il loro benessere e anche per quello dell’intera famiglia. Se nonostante le accortezze, si fa fatica a vivere serenamente il momento della nanna, è bene chiedere consiglio al pediatra.

Gravidanza gemellare, cosa comporta per la mamma?

Aspettare un figlio è una notizia che provoca emozioni molto forti in una donna, sapere di essere incinta di due gemelli (o più) può essere particolarmente sconvolgente. Una gravidanza gemellare merita maggior attenzione, proviamo a scoprire cosa comporta insieme alla Dott.ssa Marinella Dell’Avanzo dell’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia di Humanitas San Pio X.

Gemelli identici o no?

“Una gravidanza gemellare – spiega la Dott.ssa Dell’Avanzo – può essere frutto del caso oppure essere causata da precisi fattori, come l’ereditarietà da parte materna, l’età della madre o tecniche di fecondazione assistita”. Nel nostro Paese la nascita dei gemelli è in aumento in quanto si ricorre più frequentemente a procedure di fecondazione in vitro. Si parla di gravidanza gemellare dizigotica o bicoriale (la più frequente) quando due ovuli separati sono fecondati da due spermatozoi diversi. Ogni feto ha la propria placenta e il proprio sacco amniotico (gravidanza bicoriale e biamniotica). Nella gravidanza gemellare bicoriale biamniotica, i gemelli hanno un diverso patrimonio genetico e hanno due placente separate. Possono nascere due maschi, due femmine o un maschio e una femmina e fisicamente non saranno uguali. In questo caso, si parla di gemelli non identici. La gravidanza gemellare monozigotica o monocoriale, invece, si instaura quando un ovulo viene fecondato da un solo spermatozoo, ma si divide in due zigoti distinti, da cui si formeranno due embrioni separati. I cosiddetti gemelli identici hanno in genere un proprio sacco amniotico e un proprio cordone ombelicale, ma condividono la placenta. Avranno lo stesso sesso e presenteranno tratti fisici molto simili. La gravidanza gemellare monocoriale può essere biamniotica, per cui i gemelli sono contenuti in due sacchi separati o, raramente, monoamniotica, per cui i gemelli sono contenuti nello stesso sacco. La gravidanza gemellare monocoriale biamniotica è una condizione di rischio per alcune complicanze (come la trasfusione feto-fetale) che richiedono una sorveglianza ecografica (controlli bisettimanali a partire dalla 15esima settimana in poi) e talora un trattamento in utero (laser).

Come procede la gravidanza gemellare?

“La gravidanza gemellare – continua la dottoressa – deve essere seguita con controlli maggiori rispetto alla gravidanza singola. In genere, è durante l’ecografia del primo trimestre che una donna scopre di aspettare due gemelli (o più), anche se l’individuazione può essere precedente. Già alla 12a settimana è possibile sapere se si tratta di gemelli dizigoti o monozigoti”. È importante distinguere se la gravidanza è gemellare bicoriale o monocoriale perché la gestione successiva è differente. “La gravidanza gemellare monocoriale – spiega la Dott.ssa Dell’Avanzo- in considerazione del rischio elevato di complicanze, deve essere monitorata con controlli ecografici seriali bisettimanali. L’ecografia – aggiunge la dottoressa – è l’unica tecnica che disponiamo attualmente per verificare se insorgono complicanze come la trasfusione feto-fetale che necessita un trattamento laser in utero“. È possibile, quindi, che si rendano necessari controlli più frequenti per monitorare la crescita dei feti. Importante è affidarsi al ginecologo di fiducia per i controlli necessari o, qualora fosse necessario ai centri di riferimento soprattutto per le gravidanze monocoriali.

Eventuali complicazioni

Le donne che affrontano una gravidanza gemellare corrono un rischio maggiore di ipertensione o pressione elevata. Se questa è associata alla presenza di proteine nelle urine, si parla di pre-eclampsia, una condizione da non sottovalutare per tutelare il benessere di mamma e bambino. Difficilmente le gravidanze gemellari arrivano alla data presunta del parto. Il parto pretermine è più frequente nelle gravidanze gemellari rispetto alle gravidanze singole. A seconda della settimana in cui si avvia il travaglio o si rende necessario il parto per altre complicazioni, mamma e bambini necessiteranno di cure specifiche o assistenza neonatale nei reparti specializzati.

Parto naturale o cesareo?

Nella maggior parte dei casi, il parto avviene tramite taglio cesareo, anche se è possibile affrontare il parto naturale, ammesso che il primo bambino sia in presentazione cefalica e dunque a testa in giù. È anche possibile, qualora si inizi il parto naturale, che si debba passare al taglio cesareo, se insorgono complicazioni. Questa evenienza è comunque presente anche nelle gravidanze singole. Scoprire di aspettare due gemelli può destare sgomento e preoccupazione, soprattutto nelle fasi iniziali della gravidanza. Fare riferimento al ginecologo, condividendo con lui dubbi ed emozioni, è importante per affrontare la gravidanza gemellare in maniera serena e sicura.

Humanitas MAMA, al via le iscrizioni gratuite

Sabato 15 ottobre, dalle 10.00 alle 17.00, si terrà il primo Humanitas MAMA, open day del Punto Nascita di Humanitas San Pio X dedicato alle mamme di oggi e di domani  e alle loro famiglie.

Le novità di Humanitas MAMA

Durante l’intera giornata sarà possibile incontrare ginecologi, ostetriche, neonatologi e anestesisti, visitare gli spazi dedicati alla maternità e conoscere i servizi dell’ospedale, come l’ambulatorio di osteopatia neonatale e di allergologia pediatrica, l’ambulatorio babygreen sulla corretta alimentazione per le mamme vegane e vegetariane e il corso di massaggio neonatale. I bambini potranno partecipare a momenti di intrattenimento organizzati con realtà del territorio (incontri di lettura ad alta voce, concerti, laboratori di gioco…) sempre affiancati dai medici dell’ospedale, mentre i genitori potranno seguire il corso di disostruzione delle vie aeree o imparare a trasportare in maniera sicura in automobile il proprio bimbo. L’evento è patrocinato dell’ATS Città metropolitana di Milano.

Il programma

Tutto il programma sulla pagina dedicata all’evento di Humanitas MAMA.
mama salute

Su iscrizione gratuita

  • Seduta di osteopatia neonatale
  • Ecografia 3D per mamme dalla 22esima alla 30esima settimana di gravidanza
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mama gym

Su iscrizione gratuita

  • Corso di massaggio neonatale
  • Riabilitazione del Perineo
  • Yoga in gravidanza
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mama baby

Su iscrizione gratuita

  • Musica in fasce®. Laboratorio musicale per piccolissimi secondo la Music Learning Theory di Edwin E. Gordon
  • Corso il linguaggio segreto dei neonati.
  • Musica per le nostre pance. Laboratorio musicale per futuri mamma e papà secondo il metodo Gordon.
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mama play

Accesso libero

PER TUTTA LA GIORNATA DISEGNA CON NOI!
  • Storie ad alta voce. Letture animate.
  • Giocare fa bene! Segui gli stili di vita sani e vincerai nel gioco e nella vita.
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visita punto nascita

Su iscrizione gratuita

Visite guidate al Punto Nascita, alle sale parto e al nido dell’ospedale. Scopri di più
mama photo

Accesso libero

Fai la tua foto con il pancione o con la tua famiglia, e conserva il ricordo di una giornata speciale.
mama talk

Su iscrizione gratuita

  • Manovre salvavita pediatriche.
  • Meglio saperlo prima. Come trasportare in auto in sicurezza il tuo bebè.
  • Noi ci vogliamo bene! Talk show con lo chef e divulgatore scientifico Marco Bianchi e i medici di Humanitas San Pio X.
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mama nursery Uno spazio accogliente e riservato per il cambio e la pappa del bebè.
mama bar Con centrifugati, macedonie di frutta, piatti sani e gustosi. Per una merenda o un pranzo in salute.

Humanitas MAMA, grande successo per lo speciale Open Day del Punto Nascita

Grande successo per il primo Humanitas MAMA, lo speciale open day di Humanitas San Pio X dedicato alla salute delle mamme di oggi e di domani che sabato 15 ottobre ha dato vita a tanti corsi ed eventi.

Una giornata dedicata dai nostri esperti alle mamme di oggi e di domani

Per tutta la giornata ginecologi, neonatologi, anestesisti e ostetriche di Humanitas San Pio X hanno risposto ai dubbi e alle curiosità delle tante coppie e mamme con passeggini o pancione. Sold out le iscrizioni alle visite guidate al Punto Nascita, le sedute di osteopatia neonatale e le ecografie 3D offerte alle famiglie. Grande interesse per i corsi di massaggio neonatale, yoga in gravidanza, riabilitazione del perineo, i laboratori musicali per piccolissimi e per i futuri genitori realizzati con l’Associazione Italiana Gordon per l’Apprendimento Musicale (AIGAM) e il corso sul linguaggio segreto dei neonati in collaborazione con il Gruppo di Educazione Pediatrica e Ostetrica (GEPO). Mamme, papà e nonni hanno imparato le manovre salvavita pediatriche insieme alla Croce Rossa Milano e a come trasportare in maniera sicura in auto il proprio bebè, grazie ai consigli della Polizia Locale.

Spazio ai più piccoli

Per l’occasione, l’area accettazione dell’ospedale si è trasformata in MAMAPLAY dove i bambini da 2 a 8 anni hanno disegnato, ascoltato le storie raccontate dai lettori della Libreria dei Ragazzi, e imparato a seguire stili di vita sani nel grande Gioco dell’Oca della Salute.

Noi ci vogliamo bene

Nel pomeriggio, invece, spazio alla corretta alimentazione in pre-concepimento, gravidanza, allattamento e svezzamento nel talk show “Noi ci vogliamo bene”, insieme a Marco Bianchi, chef e divulgatore scientifico di Fondazione Veronesi, la nutrizionista Simona Ferrero, la Dott.ssa Paola Marangione, responsabile dell’Unità Operativa di Neonatologia e Patologia Neonatale, e il Dott. Alessandro Bulfoni, responsabile dell’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia.

Un ricordo speciale

Infine ogni pancione ha avuto la sua foto, da solo, in coppia o in famiglia. All’interno del video troverete alcuni dei momenti più belli raccontati da chi ha partecipato in prima persona a questa giornata unica per raccontare tutte le novità del Punto Nascita.

Humanitas San Pio X al Baby Shower di FattoreMamma

Negli Stati Uniti, il Baby Shower è il tradizionale festeggiamento con il quale si accoglie la futura nascita di un bambino. Il termine shower si riferisce alla doccia di regali, utili al bambino, che le future mamme ricevono durante questa festa. Partendo da questa idea, FattoreMamma, in collaborazione con PeriodoFertile, ha organizzato la seconda giornata dedicata alle future mamme e neomamme con bambini fino a sei mesi per aiutarle a prepararsi con serenità all’arrivo del neonato.

Il programma

La giornata prevede numerose iniziative, laboratori, attività e interventi di professionisti che risponderanno alle domande e alle curiosità delle partecipanti. Per scoprire di più, consulta il PROGRAMMA COMPLETO della giornata.

Humanitas San Pio X tra i partner dell’evento

All’evento parteciperanno anche gli specialisti di Humanitas San Pio X con tre incontri:
  • alle 11.30, la Dott.ssa Paola Marangione, Responsabile dell’Unità Operativa di Neonatologia e Patologia Neonatale, e il Dott. Valeriano Genovese, ginecologo dell’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia, si occuperanno di nutrizione in gravidanza, svezzamento e allattamento.
  • alle ore 12.00, la Dott.ssa Paola Marangione spiegherà come ridurre i rischi legati alla SIDS (Sudden Infant Death Syndrome)
  • dalle 14.30 alle 15.15, Maria Assunta Facchi, ostetrica senior consultant dell’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia illustrerà  la ginnastica specifica per la riabilitazione del pavimento pelvico (laboratorio riservato alle gestanti)

Dove e quando?

Il Baby Shower Party si terrà domenica 4 dicembre dalle ore 10 alle 16.30 presso l’Hotel Westin Palace di Milano (Piazza della Repubblica 20) Per partecipare basta iscriversi e registrarsi sul sito. Vi aspettiamo numerose.

I movimenti fetali, indice di benessere

Avvertire i movimenti del bambino è certamente una delle sensazioni più emozionanti legate alla gravidanza. Se la maggior parte delle donne, fin dall’inizio della gestazione, percepisce la presenza del figlio nel proprio corpo, sentirlo muovere rafforza quella primitiva sensazione e consente la costruzione di un legame unico. Tra la 16 e la 17 a settimana è possibile iniziare ad avvertire i primi fremiti anche se non sono facilmente riconoscibili e molte donne li scambiano per movimenti intestinali. Alcune gestanti descrivono questa sensazione come “bollicine nella pancia”. I movimenti fetali iniziano a essere riconosciuti come tali tra la 18a e la 20a settimana. I bambini in utero si muovono moltissimo, ma non tutti i loro movimenti vengono percepiti. Spesso le immagini ecografiche rivelano bambini che si allungano, si girano, fanno “capriole” o “giocano” con il cordone ombelicale.

Come capire se un bambino si muove abbastanza?

Vediamo insieme al Dott. Bulfoni, Responsabile dell’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia di Humanitas San Pio X perché i movimenti del feto sono importanti. “Con il procedere delle settimane – spiega il Dott. Bulfoni – ogni donna impara a riconoscere i movimenti del proprio bimbo; questi diventano rassicuranti perché suggeriscono che il bambino sta bene ed è sereno”. I movimenti, infatti, sono indice di salute e benessere fetale; ciononostante, non è appropriato suggerire un numero di movimenti che il bambino dovrebbe compiere nell’arco di una giornata: ogni gravidanza differisce dall’altra, così come ogni bambino. In genere, tutti i feti alternano momenti di attività a momenti di quiete. Per ogni mamma però, con il passare dei giorni, i movimenti del bambino diventano familiari e permettono di capire quando il piccolo dorme e quando gioca, come reagisce agli stimoli esterni o a ciò che la mamma mangia o beve o alle posizioni che assume. Più che al numero di movimenti fetali dunque, l’attenzione va posta alle abitudini di movimento del proprio bambino e a eventuali cambiamenti. È bene sottolineare che se per un’intera giornata non si dovessero avvertire movimenti, occorre consultare il ginecologo o recarsi in pronto soccorso, per gli opportuni accertamenti.

Come cambiano i movimenti fetali con il procedere della gravidanza?

Tra la 26a e la 30a settimana i movimenti fetali risultano meno attutiti in seguito alla diminuzione del liquido amniotico, per cui quando il bambino si sposta si possono notare cambiamenti all’aspetto della pancia. A questo punto della gravidanza la maggior parte dei bambini è ancora a testa in su, in presentazione podalica. Tra la 30a e la 35a settimana i movimenti appaiono più vigorosi, ma più rallentati, meno vivaci, a causa della diminuzione dello spazio nella cavità uterina. In queste settimane i bambini che non l’hanno ancora fatto, si girano e assumono presentazione cefalica, si mettono cioè a testa in giù, in vista del parto. La maggior parte dei feti arriva al termine della gravidanza in posizione cefalica, mentre solo una minima percentuale ha una presentazione podalica, che rende in genere difficile il parto naturale e necessita di taglio cesareo. A causa della mancanza di spazio, superata la 36a settimana è difficile che il feto cambi presentazione. Tra la 35a e la 40a settimana i movimenti sono ancora ben percepibili, anche se gradualmente tendono a cambiare, proprio per questioni di spazio. Anche in queste ultime settimane vale la regola precedente: ogni mamma sa riconoscere i movimenti del proprio bambino e si accorge di eventuali stranezze o anomalie. “Ogni futura mamma deve controllare i movimenti fetali, soprattutto nelle ultime settimane di gravidanza” afferma il Dott. Bulfoni. Se non si avvertono movimenti per qualche ora è consigliabile dapprima provare a stimolare il bambino: toccando la pancia, cambiando posizione, mangiando o bevendo qualcosa di dolce. Se la situazione non cambia, è consigliabile consultare il ginecologo o recarsi in pronto soccorso, nella maggior parte dei casi si verrà sottoposti a tracciato per verificare le condizioni di salute del piccolo. Nell’arco delle 12 ore è corretto che il feto compia non meno di 10 movimenti ( ogni calcetto o altro è considerato un movimento); nel caso in cui non si raggiunga il numero di movimenti previsti, è meglio fare un controllo attraverso un’ecografia ostetrica e/o un NST (non stress test – monitoraggio tococardiografico). “Spesso – continua il Dott. Bulfoni – la gravidanza è in regolare evoluzione, altre volte la semplice riduzione del liquido amniotico può aver ridotto la percezione dei movimenti, altre volte ancora è l’inizio dell’instaurarsi di alcune patologie del II trimestre”. “Quello che viene sempre raccomandato alla paziente – conclude il Dott. Bulfoni – è di non rimandare mai al giorno dopo il controllo in caso di assenza o riduzione dei movimenti, potrebbe essere troppo tardi”. È importante non farsi prendere dall’agitazione e ricordare che è meglio un controllo in più per eccessivo scrupolo, che uno in meno.

Il bagnetto ai neonati

I neonati non hanno la necessità di essere lavati quotidianamente per questioni di igiene, tuttavia un bagnetto giornaliero è un momento molto piacevole per il bambino, poiché ricrea la situazione di immersione nel liquido amniotico che lo ha accolto per nove mesi; è, inoltre, un’occasione di contatto tra il genitore ed il bambino. Non c’è un orario ideale durante il quale fare il bagnetto, ma è preferibile in ogni caso farlo lontano dal pasto per non disturbare la digestione e in un momento di calma anche per la mamma. Occorre preparare tutto l’occorrente a portata di mano e soprattutto non lasciare mai solo il bambino sul fasciatoio.

Come si svolge?

La dimostrazione all’interno del nostro video.
  Il bagnetto può durare fino a quando il bambino mostra di gradirlo, controllando di tanto in tanto che l’acqua sia sempre sufficientemente calda. Questo, naturalmente, dopo la caduta del moncone ombelicale, perché fino a quando il moncone ombelicale non è caduto, occorre evitare il bagno ad immersione ed il bagnetto non va prolungato oltre i 5 minuti.

L’ambulatorio Baby Green protagonista al Tg3

Un’alimentazione varia ed equilibrata è importante tanto in gravidanza quanto nel post parto. I consumi e le abitudini a tavola cambiano con il mutare della società e spesso le sensibilità individuali portano sempre più spesso verso diete vegetariane e vegane. Ne hanno parlato gli specialisti di Humanitas San Pio X, in cui è attivo l’ambulatorio Baby green, in un servizio trasmesso a “Buongiorno Regione Lombardia” su Rai3. L’ambulatorio Baby green va proprio incontro a queste nuove scelte alimentari, per consigliare partorienti e neo-mamme sui corretti stili alimentari, anche nel caso in cui si scelga di eliminare prodotti di origine animale. Spiega il Dott. Alessandro Bulfoni, Responsabile dell’Unità Operativa di Ginecologia e Ostetricia: “Abbiamo voluto aprire a 360 gradi la possibilità di far affluire tutte le mamme e non creare solo un punto nascita di nicchia”. “Le donne vegane sono molto preparate, mentre le donne vegetariane sono talvolta meno preparate sugli alimenti da aggiungere alla propria nutrizione”, commenta il Dott. Valeriano Genovese, ginecologo. “È importante sottolineare che il bambino non deve mangiare come i genitori, può mangiare quello che mangiano i genitori, ma deve mangiare in maniera diversa perché ha differenti esigenze nutrizionali. Gli errori grossolani capitano di frequente, anche negli onnivori, è il caso – per esempio – dei bambini che mangiano troppe proteine animali”, sottolinea il Dott. Marco Nuara, allergologo dell’Unità Operativa di Neonatologia e Patologia Neonatale. Oltre all’ambulatorio Baby Green, Humanitas San Pio X offre altri servizi importanti, come l’ecografia in 3d, lo yoga in gravidanza, un servizio “zero stress” che concentra gli esami e le visite del bebè in un giorno solo, fino al massaggio e all’osteopatia neonatale. “Stiamo cercando di migliorare sempre più in termini di qualità e sicurezza per bebè e future mamme”, spiega il Dott. Bulfoni. “L’attenzione e la personalizzazione della cura, mettersi a fianco alla famiglia e accompagnarla nei primi momenti è la strategia vincente nel creare una relazione importante di accoglienza del neonato”, conclude la Dott.ssa Paola Marangione, Responsabile dell’Unità Operativa di Neonatologia e Patologia Neonatale. All’interno del video è possibile rivedere il servizio.

La gravidanza extrauterina: cause, diagnosi e terapia

Che cos’è la gravidanza extrauterina?

La gravidanza extrauterina è una localizzazione ectopica, quindi erronea, della gravidanza che non si annida in utero ma altrove e nel 98% dei casi si annida in una tuba. Ne parliamo con il dottor Stefano Acerboni, medico dell’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia di Humanitas San Pio X.

Come si effettua la diagnosi?

“Ogni alterazione anatomica della tuba – spiega il dottore – cioè ogni fattore che non permette al prodotto del concepimento di annidarsi correttamente nell’utero, può facilitare il formarsi della gravidanza extrauterina”. La gravidanza extrauterina si verifica in circa l’1% di tutte le gravidanze e diagnosticarla non è semplicissimo. Ci si basa sui sintomi riferiti dalla paziente, che possono essere anche gravi sintomi di shock nel caso di rottura della tuba, o sul dosaggio delle HCG e sull’ecografia transvaginale.

Quali sono le terapie?

“Ci si può avvalere – continua il medico – della terapia medica e di quella chirurgica, che è quasi sempre laparoscopica e che nella maggior parte dei casi deve asportare la tuba coinvolta”. Una quota non indifferente di gravidanze extrauterine va incontro a risoluzione spontanea con il verificarsi di un aborto tubarico nelle primissime fasi della gravidanza e dunque non si rende necessaria alcuna terapia.

Il medico risponde

Tutti gli approfondimento del dottor Stefano Acerboni all’interno del video.