Nella nostra società, sempre più frenetica e di corsa, è facile pensare allo stress da super lavoro come a un’inevitabile condizione da cui non si può sfuggire. Una dose minima di stress può anche essere salutare e fornirci il ​​giusto carburante allo scopo di renderci ancora più capaci in quello che facciamo.

Il cosiddetto “burnout” – un vero e proprio collasso emotivo ed energetico dovuto al troppo impegno lavorativo – uccide la motivazione al lavoro ed è pericoloso per la nostra salute generale. Ne parliamo con la psicoterapeuta di Humanitas Gavazzeni Bergamo Agnese Rossi.

 

Quando lo stress è prolungato

Ci sono due forme di stress: la prima è l’eustress, che consiste in un’attivazione fisiologica e psichica che attuiamo in situazioni di emergenza e che ci consente di dare il meglio di noi dal punto di vista della concentrazione, dell’attenzione e dell’investimento delle nostre risorse per il raggiungimento di un obiettivo.

La seconda è il distress, ossia uno stress prolungato, acuto e costante, che comporta una sofferenza psico-fisica che si manifesta con paura, ansia, insicurezza, timore di perdere il controllo di noi e di ciò che ci circonda e con sintomi somatici. Può attivarsi quando viviamo degli eventi traumatici, ad esempio quando ci viene comunicata la diagnosi di una malattia importante o un cambiamento radicale e spiacevole, come la perdita del lavoro o la fine di una relazione affettiva, un lutto, o la malattia di un familiare.

Talvolta però, anche i cambiamenti che scegliamo consapevolmente, come la nascita di un figlio, un trasloco, un nuovo lavoro, hanno una potenziale influenza patogena: dipende dal significato che ognuno di noi è in grado di dare a questi eventi e a quali modalità mettiamo in atto per affrontarli.

 

La sindorme da burnout, in cosa consiste?

La sindrome da burnout, che in senso letterale significa “bruciato, fuso, esaurito”, deriva da una risposta prolungata e intensa allo stress da lavoro nel momento in cui un soggetto viene prosciugato dal carico di obblighi e compiti da svolgere.

È un particolare tipo di distress che si presenta soprattutto in occupazioni che implicano un forte coinvolgimento emotivo (professioni sanitarie, lavori nel sociale…). Questa condizione si manifesta con una difficoltà di adattamento ai cambiamenti e nell’affrontare le conseguenze che l’evento stressante comporta, con sensazioni di maggiore vulnerabilità e peggioramento della qualità della vita, anche dal punto di vista sociale e relazionale.

Ecco alcuni segnali da non sottovalutare se ci sentiamo a rischio:

Il burn out si manifesta con sintomi:

  • fisici: disturbi della pelle, intestinali, gastrici, inappetenza o alimentazione disordinata, insonnia, stanchezza generalizzata, tensione muscolare, cefalea
  • psichici: perdita di fiducia nelle proprie capacità, distacco, disinteresse e insoddisfazione, senso di impotenza, di frustrazione, fallimento, perdita di interesse, isolamento, chiusura, ansia, attacchi di panico, note depressive, declino delle prestazioni lavorative, riduzione dell’efficienza del proprio lavoro

 

È possibile prevenire il burnout?

La cosa più importante è essere consapevoli (a volte siamo sommersi e non ce ne rendiamo conto) che stiamo vivendo un momento della nostra vita che richiede particolare sforzi – soprattutto emotivi – e ascoltare come il nostro corpo reagisce a questa richiesta.

Ricordiamoci che il corpo non mente; quindi se percepiamo anche solo alcuni dei sintomi sopra elencati, fermiamoci e chiediamoci se stiamo investendo in modo creativo e costruttivo le nostre risorse e se riusciamo a dare un senso a ciò che ci sta succedendo, integrandolo gradualmente all’interno della nostra quotidianità.

È importante riconoscere le emozioni che ci ostacolano nelle relazioni o creano dei conflitti che accentuano lo stress (apatia, rabbia, rancore…) e comunicare e condividere questi vissuti emotivi con le persone care, che ci sanno quindi ascoltare in profondità.

Se tutto questo diviene difficile da gestire, è importante richiedere un supporto psicologico, con l’obiettivo di rinforzare le nostre risorse adattive.

 

L’importanza di un buon allenamento…

Dobbiamo allenarci (ed educare i figli fin da piccoli a farlo) a rinforzare le nostre capacità creative nella gestione del cambiamento, a tollerare le frustrazioni, ad elaborare dei meccanismi di difesa che siano costruttivi, a integrare la vita emotiva con quella cognitiva (non solo razionalizzare) e trovare tra di loro un equilibrio, imparando ad ascoltare il nostro interiore.

Se il lavoro invade con irruenza la nostra vita privata, sarà necessario tracciare una linea netta di confine e ridare spazio alle relazioni, a ciò che ci rilassa e ci soddisfa e scollegarci da tutti i dispositivi elettronici che rischiano di tenerci ininterrottamente in contatto col lavoro, privandoci di pause sane e ricaricanti.

Cambiare la prospettiva per prevenire il burnout

Infine, allo scopo di prevenire e combattere il burnout sarà necessario prendersi cura di sé. Mantenere delle sane abitudini come l’esercizio fisico, un’alimentazione corretta, dei legami interpersonali gratificanti e limitare l’utilizzo di soluzioni “rapide” allo stress come l’alcol, la nicotina o l’uso di droghe o ogni forma di abuso, che rischia di diventare una vera e propria dipendenza.

Talvolta è necessario rivedere il nostro modo di rapportarci al lavoro: chiediamoci che cosa di esso ci soddisfa e ci gratifica, cosa ci motiva e ci arricchisce davvero e cerchiamo di investire le nostre energie in questa direzione. Infine rivediamo quante ore al giorno dedichiamo al lavoro, ricordandoci che talvolta, anche se fuori dall’ufficio, la nostra mente può continuare a lavorare – a volte anche di notte – ostacolando un buon equilibrio tra qualità del sonno e della veglia.

Se la mole di lavoro che affrontiamo quotidianamente ci sia sfuggita di mano, potrebbe essere il momento di prendere in considerazione un cambiamento positivo, un nuovo modo di collaborare con i colleghi o confrontarsi con un superiore su ruoli, mansioni e carichi di lavoro.