La vitamina D, presente in gran parte del pesce, è un elemento fondamentale per il nostro organismo. La sua carenza può provocare problemi alle ossa – la conseguenza più diffusa è l’osteoporosi – ma anche problemi allo stato di salute in generale.

È importante dunque assumere con costanza le giuste dosi di vitamina D così da migliorarne i livelli presenti nel sangue. Un’azione che è più semplice da eseguire d’estate, come sottolineano le dottoresse Rosa Miranda Testa, endocrinologa, e Sabrina Oggionni, dietista di Humanitas Gavazzeni.

Dottoressa Testa, perché l’estate è la stagione migliore per “rifornirci” di vitamina D?

«Perché una delle cause principali della carenza di vitamina D è la scarsa esposizione al sole. L’esposizione, chiariamo bene, deve essere fatta con cautela, escludendo quindi le ore centrali della giornata, e non deve essere prolungata. Per ottenere gli effetti benefici sulla vitamina D sono sufficienti 20-30 minuti al giorno».

La carenza di vitamina D ha lo stesso influsso su uomini e donne?

«No, le donne hanno un fabbisogno giornaliero di vitamina D superiore a quello degli uomini. Se non assumono abbastanza vitamina D, per questioni ormonali, le donne risultano essere più soggette al rischio di osteoporosi rispetto alle persone di sesso maschile».

Dal punto di vista alimentare, dottoressa Oggionni, quali sono i vantaggi estivi legati alla vitamina D?

«L’estate, soprattutto per chi è in vacanza nelle località di mare, offre l’occasione per mangiare più pesce rispetto al resto dell’anno. E i pesci un po’ più grassi come sgombro, aringa, sardine e salmone contengono buone percentuali di vitamina D. La cosa migliore, da questo punto di vista, sarebbe fare uso di olio di fegato di merluzzo, ma questo non è un prodotto abitualmente consumato. Non bisogna comunque dimenticare che la vitamina D si trova anche nel burro, nel tuorlo d’uovo, nei formaggi grassi e nel fegato. Per mantenere in equilibrio la presenza di vitamina D nel nostro sangue bisognerebbe non eccedere in diete fortemente ipolipidiche, cioè basate su una drastica riduzione dei grassi, e su quelle che sono del tutto prive di latte e latticini».

Gli integratori possono sopperire alla mancanza di vitamina D?

«Gli integratori hanno questo nome perché hanno la funzione, appunto, di “Integrare” una carenza. Questo significa che devono essere assunti, sotto controllo medico, solo nei casi strettamente necessari, quando cioè viene certificata una carenza effettiva di vitamina D».