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No Tabacco Day, anche la sigaretta elettronica è dannosa per i polmoni

Il fumo di sigaretta rappresenta il principale fattore di rischio per il cancro al polmone. Si stima che sia responsabile del’85%-90% dei casi in Italia, come riporta l’AIOM – Associazione Italiana di Oncologia Medica. Non solo, secondo gli ultimi dati riportati dal Ministero della Salute, il fumo è fattore di rischio per altre patologie oncologiche, come tumori alla gola e all’esofago.

Il 31 maggio ricorre la Giornata mondiale senza tabacco con l’obiettivo di incoraggiare le persone ad astenersi per almeno ventiquattro ore dal consumo di tabacco, invitandole a smettere di fumare in via definitiva.

Ne parla il dottor Giuseppe Chiesa, chirurgo toracico di Humanitas Gavazzeni e vicepresidente della Lilt Bergamo Onlus.

Il tumore al polmone e il fumo di sigaretta, anche elettronica

“Il tumore al polmone è la prima causa di morte per tumore nei maschi e la terza nelle femmine. Si ritiene che circa il 90% dei casi di tumore polmonare sia dovuto al fumo di sigaretta. E, secondo gli ultimi dati, risulta che il 22% dei fumatori abbiano cominciato a fumare tra i 14 e i 15 anni e che il 9% abbia iniziato addirittura prima dei 14. Se poi ci aggiungiamo il 16% che comincia a fumare tra i 16 e i 17 anni, siamo al 47% di persone che iniziano a fumare in età scolare. Il fumo è, quindi, un fattore di rischio importante per il tumore al polmone, e non solo quello di sigaretta, ma anche alla sigaretta elettronica che irrita e danneggia i polmoni. Per gli ex fumatori il rischio di sviluppare un cancro del polmone diminuisce lentamente nel corso di molti anni, a causa della lunga latenza dell’effetto cancerogeno del fumo. Nel particolare dopo 10 anni dall’astensione dal fumo il rischio di contrarre il tumore è ridotto del 50%”.

Prevenzione: primaria

“Per i tumori del polmone, l’unica forma di prevenzione primaria consiste nell’evitare l’esposizione ai cancerogeni voltatili noti, al fumo passivo e soprattutto nel non fumare”.

… e secondaria

“Contro alcune malattie tumorali, sono stati ottenuti significativi successi in termini di riduzione di mortalità specifica grazie a campagne di screening per la diagnosi precoce, in particolare per i tumori della mammella attraverso lo screening con la mammografia, per i tumori della cervice uterina attraverso l’uso regolare del PAP-test e per le patologie oncologiche riguardanti il colon retto con il test per la ricerca del sangue occulto nelle feci. Anche per i tumori polmonari è noto che, nei pazienti in cui la diagnosi è fatta incidentalmente, in stato di benessere, la probabilità di sopravvivenza sono molto maggiori di quelle dei pazienti in cui la diagnosi avviene in conseguenza di sintomi di malattia quali febbre o dolore toracico con una situazione di malattia, quindi, avanzata. I pazienti operati radicalmente in stadio iniziale hanno una sopravvivenza a 5 anni che supera l’85%, mentre i pazienti operati in uno stadio di malattia localmente avanzata hanno una sopravvivenza sempre a 5 anni inferiore al 10%”.

Fondamentale la sinergia con il territorio

“Il tumore al polmone per caratteristiche, diffusione e aggressività rappresenta sicuramente una neoplasia che può avvalersi di un programma di screening. Tuttavia al momento attuale non esiste uno screening di prevenzione codificato e coordinato a livello nazionale. Nonostante diversi studi fatti in merito fatti anche da Humanitas (con il progetto DANTE) e un progetto recente portato avanti dal Ministero della Salute che sta continuando, a tutt’oggi, finché il tumore polmonare non entrerà in un programma di screening, la TAC spirale a basse dosi di radiazioni deve essere riservata a casa specifici. Fondamentale è la sinergia e la collaborazione con la medicina del territorio per individuare quali persone sono indicate per questo esame, in base alla propria storia clinica”.

Specialista in Chirurgia toracica