L’obesità è la malattia metabolica più diffusa nel mondo alla quale sono associati disturbi come l’ipertensione, il diabete e le malattie cardiovascolari in genere. Meno conosciuto è però l’impatto che l’eccesso di peso ha sull’apparato respiratorio, con manifestazioni spesso inaspettate, come spiega il dottor Lamberto Maggi responsabile dell’Unità Operativa di Pneumologia di Humanitas Gavazzeni.

Obesità e sonno sono davvero così nemici fra di loro?

«Pochi immaginano che il momento più critico per l’apparato respiratorio delle persone obese è nascosto nella apparente quiete del sonno. Perché accade questo? La spiegazione è semplice: noi dormiamo sdraiati perché se ci addormentassimo in piedi, a un certo punto, cadremmo per terra perché il tono dei muscoli che ci tengono in piedi viene meno. Una riduzione che riguarda anche i muscoli che fanno espandere i nostri polmoni e quelli che tengono aperta la nostra gola. Tutti noi, quindi, quando dormiamo respiriamo meno bene: tutto ciò in soggetti che sono già affetti da patologie respiratorie croniche (come la broncopneumopatia cronica ostruttiva, BPCO) o che sono in sovrappeso, può avere conseguenze più o meno severe. I disturbi del sonno più frequenti, da questo punto di vista, sono le cosiddette apnee ostruttive del sonno (OSAS)»

Che cosa sono le apnee notturne e da che cosa sono causate?

«Nelle apnee notturne si verifica un ripetuto collasso totale (apnea) o parziale (ipopnea) della gola, che determina vere e proprie interruzioni del ritmo respiratorio durante il sonno. Sono eventi che provocano numerosi microrisvegli, che non sempre vengono percepiti, che sono un meccanismo di difesa dell’organismo perché fanno riprendere la respirazione, ma che portano a una frammentazione del sonno e a una cattiva qualità del riposo notturno che ha come conseguenza una corrispettiva sonnolenza diurna. Si tratta di disturbi che possono interessare tutti i soggetti, ma che in quelli in sovrappeso possono diventare numerosi e severi perché il grasso presente nel collo amplifica il fenomeno delle chiusura delle prime vie aeree durante il sonno, trasformandolo in una vera e propria malattia».

Tra i disturbi del sonno dei soggetti obesi non ci sono però solo le “apnee”…

«È vero, l’obesità può anche causare gravi forme di insufficienza respiratoria con accumulo di anidride carbonica che possono richiedere il ricorso ad apparecchiature che aiutano meccanicamente la respirazione. Anche in questi casi, le prime manifestazioni della incapacità dei polmoni dei soggetti obesi a eliminare adeguatamente l’anidride carbonica prodotta dal nostro organismo si manifestano durante il sonno, che funziona come un amplificatore di disfunzioni ancora latenti in veglia».

Come vengono individuate e curate le malattie del sonno che derivano dall’obesità?

«Bisogna partire da una valutazione clinica e anamnestica del paziente, con particolare attenzione al russamento notturno e alla ipersonnia diurna. L’esame strumentale che permette una diagnosi e una gradazione di gravità è la polisonnografia, che viene effettuata applicando un piccolo registratore con diversi sensori che valutano le variazioni della respirazione nel sonno. Per quanto riguarda la cura, il primo provvedimento da attuare è in genere l’utilizzo durante il sonno di un apparecchio, chiamato CPAP, che eroga una costante pressione positiva nelle vie aeree così da evitarne la ritmica chiusura durante il sonno. Ovviamente, se si tratta di pazienti obesi dovranno essere intraprese strategie di controllo della alimentazione e di implementazione di stili di vita finalizzati a un calo ponderale, fino a considerare, nelle situazioni di severa obesità refrattaria, il ricorso alla chirurgia bariatrica».

È opinione diffusa che le apnee notturne colpiscano solo gli uomini. È davvero così?

«No, non è così. Si pensa sempre che si tratti di un problema “maschile” perché in genere le apnee notturne vengono associate al russare. Ma l’obesità non fa sicuramente sconti al mondo femminile e in tal caso neppure l’OSAS o le altre più gravi patologie respiratorie correlate».