Leggiamo, facciamo le parole crociate e diversi esercizi di allenamento cognitivo;  il tutto finalizzato a mantenere una memoria scattante e brillante.

Dai tempi della scuola fino alla terza età, si è spesso alla ricerca di un metodo efficace per non dimenticare e, se talvolta accade di perdere la memoria, spesso ci preoccupiamo. Ma prima di allarmarci inutilmente è forse necessario comprendere meglio il concetto di cos’è la memoria.

«La memoria è la capacità del cervello di immagazzinare e richiamare informazioni o, meglio, la capacità di tenere, fissare, consolidare e rievocare – spiega Paola Merlo, neurologa, responsabile dell’Unità Operativa di Neurologia di Humanitas Gavazzeni Bergamo -. Tutti dimentichiamo e, in particolare, quando siamo stanchi o quando il carico di ciò che si deve ricordare diventa troppo alto».

Parliamo di memoria a breve e a lungo termine

Quella a breve termine è quella dell’immediato, è una memoria sensoriale come sapere cosa e sapere come; in questo ambito ricordiamo la memoria procedurale (guidare l’auto ad esempio). La memoria a lungo termine consente il ricordo per lungo tempo; in questo ambito citiamo la memoria semantica che riguarda informazioni relative al patrimonio di conoscenza personale oltre al significato delle parole (ad esempio chi è il Presidente della Repubblica, il nome del Papa), e quella episodica (ricordi coscienti di esperienze passate). Il bagaglio quotidiano di ciò che dobbiamo ricordare è infinito.

«Il dimenticare qualcosa non significa essere malati – continua la dottoressa Merlo – e il dimenticare non deve necessariamente essere correlato con l’età, che è solo un fattore di rischio. Ovvio che più gli anni avanzano, più è facile avere qualche problema aggiuntivo, anche perché si possono instaurare altre patologie.

I concetti di memoria, apprendimento e attenzione

«Talvolta si confondono i concetti di memoria, apprendimento e attenzione – prosegue la dottoressa Merlo – ma sono stadi differenti di un unico processo strettamente embricato. Apprendere è l’acquisizione di un’esperienza o altro; se non si è attenti, diventa difficile apprendere e ricordare o, a volte, il ricordo si focalizza su ciò che ci interessa e stimola pertanto la nostra attenzione. Si tratta di un processo cerebrale molto complesso, che coinvolge zone cerebrali specifiche (ad esempio ippocampo, corteccia cerebrale e altre). L’invecchiamento del nostro cervello, a volte, è indipendente dall’età e i disturbi della memoria possono anche essere il sintomo di altra patologia o danno organico cerebrale ben più grave: si possono avere processi di neurodegenerazione che portano alla morte della cellula cerebrale, o eventi di tipo vascolare fino alle neoplasie».

Il capitolo è immenso e ricco di sfumature.

La capacità di memorizzare è diversa per ogni individuo

La capacità di memorizzare è diversa per ogni individuo, come pure diverso è il dimenticare.

«La consapevolezza del dimenticare, disturbo soggettivo, può essere espressione del bagaglio immenso con, a volte, la necessità di ricorrere a strategie di aiuto (uso di post-it, facilitazione con la memoria visiva) – afferma la responsabile della Neurologia di Humanitas Gavazzeni –. Diverso è quando manca la consapevolezza di non ricordare: potrebbe essere il campanello d’allarme di un deficit che si sta instaurando».

Certamente le capacità del singolo e la riserva cognitiva, che pare meglio sviluppata negli uomini, giocano un ruolo cruciale. «Ruolo che spesso porta alle mille difficoltà e sfumature da considerare quando si affronta questo grande capitolo, che può essere la reale espressione di una malattia ma, troppo spesso, è solo un malessere legato alla stanchezza, all’ansia, alla frenesia di una vita carica di input che sempre più richiedono uno sforzo di attenzione e mnesico importante – aggiunge la dottoressa Merlo –. Impariamo a usare la nostra memoria bene, allenandola certamente ma anche alleggerendola, talvolta e quando è possibile, di carichi da ricordare troppo spesso superflui. Montale diceva che “il compito di una memoria sana è quello di dimenticare”».

La memoria e gli altri domini

Non solo la memoria: l’aspetto cognitivo di una persona comprende anche altre funzioni, chiamate in termine tecnico “domini”. Memoria, attenzione, apprendimento, orientamento, capacità di risolvere i problemi, saper fare i calcoli, disegnare, sapersi vestire nel modo giusto, sono solo alcuni dei domini con cui la memoria deve embricarsi. A questi poi si affiancano tutti gli aspetti di tipo affettivo: ansia, umore, malinconia, malessere, stanchezza del vivere, stress fino ad arrivare a una vera e propria depressione e, ancora, non dimentichiamo i disturbi comportamentali.

Tutto ciò fa parte delle nostre funzioni psichiche superiori; tra tutte, l’ansia è quella che può compromettere la nostra capacità di ricordare. Ad esempio l’esame di maturità o qulli universitari: la paura e il vortice di ansia portano a dire “non mi ricordo più nulla”, anche quando ci sono molte informazioni ben consolidate. La memoria quindi, come processo, rimane ben distinto da altri, anche a livello di manifestazioni cerebrali ma, allo stesso tempo, deve saper dialogare e comunicare con tutte le funzioni cognitive per poter funzionare al meglio.

(Articolo pubblicato sul quotidiano “L’Eco di Bergamo” il 6 agosto 2017).