I calcoli renali sono causa di disturbi molto dolorosi che colpiscono il 70% degli uomini e di cui non si conoscono del tutto le cause.

«Si tratta di aggregati di sali minerali – spiega il dottor Emanuele Micheli, responsabile dell’Unità Funzionale di Endourologia di Humanitas Gavazzeni Bergamo – che vengono solitamente eliminati con le urine ma che in alcuni casi si uniscono formando dei cristalli che – legandosi a una sostanza che si chiama matrice proteica – formano i calcoli. Questi sono veri e propri sassolini che, ingrossandosi, si spostano dal rene, imboccano l’uretere e ostruiscono il percorso dell’urina verso la vescica, provocando le cosiddette coliche renali».

Davvero non si conosce la causa dei calcoli renali?

«Non è sempre facile individuarla. Nel 20% dei casi la calcolosi renale origina da una malattia sottostante che può riguardare l’intestino, le ghiandole paratiroidi o il metabolismo del calcio. Nei restanti 4 casi su 5, però, non vi è una vera e propria spiegazione. Si pensa che tutto dipenda da una predisposizione dell’individuo ai calcoli di cui però non si conosce l’origine».

Quando ci accorgiamo di avere i calcoli renali?

«I calcoli renali di solito si presentano tramite la colica, che si manifesta mediante un dolore acuto, spesso di lato, che va aumentando sino a divenire insopportabile. Ma i calcoli possono anche non dare segnali e può essere diagnosticata – con un’ecografia o, se questa non è sufficiente, con una TAC – una calcolosi, a volte anche voluminosa, anche se il soggetto affetto non ha mai avuto problemi».

È possibile prevenire i calcoli renali?

«È difficile prevenire la prima formazione dei calcoli. È invece più facile fare in modo che non si riformino altre volte. Dipende soprattutto dal tipo di calcolo. Nella maggior parte dei casi il nucleo dei calcoli è costituito da calcio e ossalato. Ma ne esistono di altre tipologie: di calcio, di acido urico e fosfato, di cistina e altri ancora più rari, che sono più difficili da controllare. Nella formazione dei calcoli si registra una certa famigliarità per cui, chi ha parenti stretti che abbiano sviluppato calcoli, deve prestare grande attenzione al proprio stile di vita e alla propria alimentazione, con l’assunzione di molti liquidi e la riduzione del consumo di sale, zuccheri semplici e grassi saturi».