Il cancro dell’ano è una neoplasia maligna, relativamente rara, che colpisce il canale anale o la regione perianale. Rappresenta il 2,5% dei tumori dell’apparato digerente e, secondo le stime più recenti della IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) ogni anno nel mondo si registrano circa 54.000 nuovi casi, di cui circa 14.000 in Europa. In Italia si contano poco più di 1.000 nuovi casi all’anno, con un’incidenza che — nei Paesi occidentali — è cresciuta considerevolmente nelle ultime decadi, a un ritmo di circa il 2,2% annuali.
La principale causa del tumore dell’ano è l’infezione da HPV (papillomavirus umano), responsabile di circa il 90% di questi carcinomi. Si tratta di un virus a diffusione sessuale, molto comune nella popolazione. Esistono oltre 100 tipi di HPV: alcuni sono a basso rischio, altri ad alto rischio oncogeno come i ceppi 16 e 18. In Italia, la copertura vaccinale anti-HPV nelle fasce più giovani resta ancora al di sotto degli obiettivi europei, il che rende la diagnosi precoce uno strumento prezioso nelle persone già esposte al virus.
“Non esiste un tempo fisso per lo sviluppo della neoplasia a partire dall’infezione virale – spiega il dottor Giulio Santoro, direttore dell’Unità di Proctologia e PelviPerineologia in Humanitas Gavazzeni e Castelli di Bergamo – poiché il processo dipende dalla risposta immunitaria individuale. In genere, possono trascorrere dai 5 ai 20 anni. Nella maggioranza dei casi (60-90%), l’infezione è transitoria ed il virus viene eliminato completamente entro 1-2 anni dal contagio. Se il virus non viene debellato, l’infezione cronica può causare alterazioni cellulari progressive, note come displasie anali o lesioni precancerose di basso (LSIL) o di altro grado (HSIL). Queste ultime hanno un significativo rischio di progredire verso un carcinoma invasivo se non rimosse”.
Per questo motivo sono necessari approfondimenti diagnostici tempestivi, come l’anoscopia ad alta risoluzione (HRA), un esame di nuova generazione disponibile presso Humanitas Gavazzeni. “L’anoscopia ad alta risoluzione ci consente di esaminare con grande precisione la mucosa del canale anale – precisa il dottor Santoro – identificando alterazioni che non è possibile vedere con un’anoscopia tradizionale. Grazie ad un ingrandimento fino a 58 volte e a colorazioni specifiche, infatti, riusciamo a distinguere il tessuto sano dalle aree sospette e ad effettuare biopsie mirate nei punti critici per caratterizzarne la natura istologica”.
L’esame viene proposto in sede di visita a specifiche categorie di pazienti, quelle a più elevato rischio di sviluppare lesioni precancerose anali: persone con infezione da papillomavirus, pazienti HIV positive e soggetti immunodepressi.
“La diagnosi precoce e lo screening in questo ambito è determinante – sottolinea il dottor Santoro. Un carcinoma anale in stadio avanzato richiede terapie aggressive quali la radiochemioterapia, spesso con conseguenze importanti per la qualità di vita del paziente. Il valore dell’HRA, inoltre, non si limita alla sola diagnosi delle lesioni precancerose. Grazie alla tecnologia laser associata alla HRA è possibile infatti distruggere tali lesioni in modo estremamente selettivo, prima che progrediscano verso un carcinoma invasivo. Il percorso è dunque ben definito: dal sospetto alla biopsia, dalla biopsia al laser”.
Come accedere al servizio
L’esame di anoscopia ad elevata risoluzione come il trattamento laser vengono eseguite in Humanitas Gavazzeni in regime ambulatoriale e senza necessità di anestesia, presso la Unità di Proctologia e PelviPerineologia ed ha una durata di circa venti minuti. Viene prescritto dagli specialisti in occasione della visita proctologica, quando siano presenti le condizioni cliniche che ne indicano l’esecuzione.

