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Terapia del dolore, un approccio moderno alla sofferenza

Il dolore cronico è una condizione che può compromettere profondamente la qualità di vita, trasformandosi da semplice sintomo a vera e propria patologia. La terapia del dolore rappresenta oggi una risposta efficace e personalizzata a questa sofferenza, grazie a trattamenti sempre più mirati e a un approccio multidisciplinare.

Ne parliamo con il dottor Giambattista Villa, responsabile della Terapia del Dolore di Humanitas Gavazzeni.

Dottor Villa, che cos’è la terapia del dolore e di che cosa si occupa?

«La terapia del dolore, detta anche medicina del dolore o terapia antalgica, è una disciplina specialistica che studia i meccanismi che sono alla base del dolore, ne individua le cause e interviene con trattamenti mirati per ridurlo o eliminarlo. Non si limita al controllo del sintomo, ma ha come obiettivo principale il miglioramento della qualità di vita del paziente, soprattutto quando il dolore diventa persistente e invalidante».

Quando il dolore può essere considerato una malattia?

«Il dolore, quando è cronico, perde la sua funzione di campanello d’allarme e diventa una condizione patologica autonoma. In questi casi incide non solo sul corpo, ma anche sulla sfera emotiva e psicologica della persona. Per questo è fondamentale non sottovalutarlo e rivolgersi a uno specialista».

Qual è l’approccio della medicina del dolore oggi?

«Non esiste una terapia valida per tutti. La medicina del dolore è un approccio olistico e personalizzato: ogni paziente ha una storia diversa e necessita di un percorso costruito su misura. L’ascolto, una raccolta accurata della storia clinica e una diagnosi precisa sono il primo passo per impostare il trattamento più adeguato».

In cosa consiste la prima visita di terapia del dolore?

«La prima visita di terapia del dolore serve ad analizzare il tipo di dolore, la sua intensità, la localizzazione e la durata. Durante l’incontro effettuiamo un’anamnesi approfondita e un esame obiettivo; se necessario, richiediamo esami di laboratorio o strumentali. È un momento fondamentale per capire come intervenire in modo efficace».

Quali sono le principali terapie disponibili?

«Le opzioni terapeutiche contro il dolore cronico sono molteplici. Si va dalle terapie farmacologiche, come analgesici e antinfiammatori, fino a trattamenti più specifici come infiltrazioni, tecniche mini-invasive e procedure eseguite sotto guida radiologica o ecografica. L’obiettivo è sempre quello di agire in modo mirato e sicuro».

Può farci un esempio pratico, ad esempio per il mal di schiena?

«Nel caso del mal di schiena persistente, oggi disponiamo di procedure percutanee non invasive, come la radiofrequenza. Utilizzando aghi o piccoli strumenti, possiamo raggiungere con precisione le aree responsabili del dolore e trattarle, riducendo significativamente la sintomatologia e, nella maggior parte dei casi, evitando l’intervento chirurgico».

Quanto è importante l’approccio multidisciplinare?

«È fondamentale. Gli specialisti della terapia del dolore lavorano spesso in sinergia con altre figure, come i fisioterapisti. Ridurre il dolore è importante, ma lo è altrettanto aiutare il paziente a recuperare la funzionalità e a riprendere le attività quotidiane con il minor disagio possibile».

A chi è rivolta in particolare la terapia del dolore interventistica?

«È indicata soprattutto per pazienti con dolore persistente non controllabile dai farmaci, per chi non può essere sottoposto a interventi chirurgici o per coloro che manifestano importanti effetti collaterali legati alle terapie farmacologiche assunte. In molti casi consente di ridurre o sospendere i farmaci e di migliorare in modo significativo la qualità di vita».

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