“Manager in Salute” con Humanitas San Pio X

Humanitas San Pio X è una delle due Strutture operanti a Milano ad aderire alla Campagna “Manager in salute”, protocollo di prevenzione offerto da FederManager a tutti gli iscritti al Fondo Sanitario ASSIDAI. La campagna di prevenzione, gestita da RBM Salute S.p.a., offre agli associati la possibilità di usufruire gratuitamente, presso la nostra Struttura, di un test cardiovascolare da sforzo (ECG sotto sforzo) e di un controllo bioimpedenziometrico per misurare la composizione corporea tra massa grassa e massa magra. L’iniziativa “Manager in Salute” nasce dall’esigenza di promuovere la prevenzione e la tutela della salute di tutti i manager del settore industriale che vivono, quotidianamente, la loro professione ad alta intensità, e per contrastare il calo registrato dell’aspettativa di vita della popolazione italiana, che vede tra le cause principali proprio la mancata prevenzione. Il pacchetto è prenotabile per tutto il mese di giugno ed eseguibile entro il 31 dicembre 2016.

Modalità di attivazione del pacchetto prevenzione “Manager in Salute”

Per attivare il pacchetto è necessario:
  • contattare Humanitas San Pio X o compilare il modulo online alla seguente pagina
  • prenotare data e ora delle prestazioni (da effettuare in un’unica soluzione)
  • entrare nella propria area riservata Assidai collegandosi al sito oppure utilizzando la App Assidai
  • cliccare sull’area “Manager in Salute”
  • inserire i dati dell’appuntamento (data, ora, struttura)
Comparirà un coupon con riportati i dati dell’appuntamento. Il coupon deve essere stampato e consegnato, il giorno dell’appuntamento, presso la Struttura. Una volta stampato il coupon, l’autorizzazione è automatica. L’appuntamento può essere rinviato, contattando l’ospedale, solo 2 volte previo preavviso di 72 ore. In mancanza di preavviso si beneficerà di un solo rinvio. Il Coupon può essere stampato una sola volta e ha validità anche se l’Assistito ha cambiato giorno e ora dell’appuntamento.

Obesità, 9 consigli per riconoscerla e affrontarla

L’obesità è una malattia caratterizzata da un accumulo patologico di grasso corporeo che porta a conseguenze importanti per lo stato di salute e la qualità della vita. L’obesità è un problema di salute pubblica a livello mondiale e incide sulla durata della vita perché può portare all’insorgere di disturbi quali pressione alta, diabete mellito, apnee notturne e patologie cardiovascolari. Il Dott. Ezio Lattuada, Responsabile del Centro di Chirurgia della Grande Obesità e Malattie Metaboliche di Humanitas San Pio X ci aiuta a rispondere alle domande più frequenti che riguardano questa malattia.

Essere sovrappeso può portare alla comparsa di alcuni disturbi?

Si, il sovrappeso è spesso correlato a problemi di salute, tra cui:
  • Problemi cardiaci e infarto
  • Pressione alta
  • Diabete
  • Cancro
  • Colecisti e calcoli biliari
  • Osteoartrite
  • Gotta
  • Problemi respiratori, come apnee del sonno e asma
“Numerosi studi clinici hanno evidenziato – afferma il Dott. Ezio Lattuada – che la gravità delle malattie correlate all’obesità sono direttamente proporzionali all’eccesso ponderale ed incidono negativamente sulla qualità di vita del paziente obeso”.

Come sapere se si è in sovrappeso?

Viene definita obesità un eccesso di grasso corporeo totale. Per la misurazione dell’obesità viene comunemente utilizzato l’Indice di Massa Corporea (BMI) che calcola il peso in relazione all’altezza. Viene considerata obesa una persona il cui indice di massa corporea è pari o superiore a 30.

Tutto il grasso è cattivo?

Una certa quantità di grassi all’interno della dieta è necessaria per la salute. Ma, è importante evitare quelli saturi e privilegiare quelli non saturi, come i grassi provenienti dal grano, dalle nocciole o dalle fonti vegetali. “Generalmente, i grassi di origine animale – spiega il Dott. Lattuada – sono quelli che aumentano i livelli della colesterolemia ed in particolare del colesterolo LDL, che può danneggiare le pareti delle arterie”.

Quali step seguire per perdere peso?

Per perdere definitivamente peso è importante:
  • Educare se stessi ad abitudini alimentari più sane
  • Avere un obiettivo realistico
  • Formulare un piano alimentare strutturato con un medico e un dietologo e ricevere un adeguato follow-up.
  • Fare esercizio fisico
“È sbagliato – continua il Dott. Lattuada – pensare di dimagrire stabilmente con i digiuni forzati, bisogna invece fare attenzione alla scelta degli alimenti, riducendo in particolare i cibi ipercalorici e bisogna soprattutto aumentare l’attività fisica”.

Quale sport praticare?

Non importa quale tipo di sport o attività fisica verrà praticata; sport, esercizio, faccende domestiche o attività legate al lavoro portano tutte a dei benefici. Negli ultimi anni, vengono privilegiati gli esercizi di routine per la riduzione e il mantenimento del peso. Alcune pubblicità mostrano come un solo macchinario possa far lavorare tutto il corpo e raggiungere, così, i risultati di cui si ha bisogno. Comunque, molti di questi attrezzi potrebbero essere d’aiuto solo per specifiche condizioni, come quelle cardiovascolari. Inoltre, questi macchinari permettono un numero limitato di esercizi e non vanno bene per tutti i casi. Per scegliere un programma mirato alle proprie esigenze, è consigliabile rivolgersi al proprio medico o ad un trainer sportivo certificato.

Quanta attività fisica svolgere?

Gli studi dimostrano che anche le persone più sedentarie possono raggiungere risultati significativi con solo 30 minuti o più di attività fisica al giorno. Per maggiori benefici, gli esperti suggeriscono 30 minuti di attività aerobica di media intensità, 3 volte a settimana, più esercizio anaerobico come potenziamento muscolare e stretching due volte alla settimana. Se si è stati inattivi per molto tempo, è consigliabile iniziare con attività meno faticose, come camminata o nuoto a ritmo regolare così da non stressare il corpo. Una volta raggiunta una migliore forma fisica è bene aumentare gradualmente il carico di attività. “Le persone obese non devono perdere occasioni per aumentare l’attività fisica; devono cercare – continua il Dott. Ezio Lattuada – di utilizzare meno possibile gli ascensori, l’automobile o la moto e privilegiare le scale, i mezzi pubblici e delle salutari camminate)

L’effetto “yo-yo” può essere dannoso?

La continua perdita e ripresa di peso viene definita effetto “yo-yo”. La perdita di peso può essere graduale o più sostanziosa; tuttavia, alcuni esperti sostengono che l’effetto yo-yo sia dannoso per la salute e che, per le persone affette da obesità, sia meglio mantenere cercare di mantenere un peso stabile. Tuttavia, non ci sono prove evidenti a sostegno di queste affermazioni. La maggior parte delle ricerche sull’obesità, infatti, dimostrano come gli individui affetti da questa patologia facciano più tentativi prima di riuscire a perdere peso con successo. “L’effetto “yo-yo” è dannoso – afferma il Dott. Lattuada – perché solitamente il paziente tende nel tempo ad un aumento progressivo del peso; questo determina una condizione di frustrazione e delusione che non lo aiutano ad un controllo ottimale delle proprie abitudini alimentari ed alla fine il paziente raggiunge livelli di obesità grave, con BMI superiore a 40.  Quando l’eccesso ponderale raggiunge questi livelli si deve, talvolta, ricorrere ad interventi chirurgici per l’obesità grave”.

Come evitare le diete “alla moda”?

Molte diete alla moda hanno le seguenti caratteristiche:
  • Promettono risultati veloci
  • Consigliano un singolo prodotto o regime alimentare
  • Raccomandano tesi basate su un singolo studio
  • Sostengono tesi confutate da organizzazioni scientifiche affidabili
  • Stilano una lista di cibi “buoni” o “cattivi”
  • Raccomandano prodotti da vendere
  • Raccomandano studi non verificati da altre ricerche
  • Sostengono studi che non prendono in considerazione il singolo individuo, ma un gruppo di persone
  • Eliminano uno o più di cinque gruppi alimentari.
È importante riconoscere ed evitare una dieta alla moda privilegiando, invece, un’alimentazione sana e varia.

Come prevenire il recupero del peso perso?

Per prevenire il recupero del peso è consigliabile:
  • una perdita di peso regolare e costante. Chi perde peso lentamente facendo più esercizio, infatti, tende a non recuperare i kg persi.
  • Assumere meno calorie riducendo il consumo dei grassi al 30% o meno del totale delle calorie giornaliere assunte.
  • Non saltare i pasti
  • Consumare snack poveri di grasso e con poche calorie, come frutta e verdura. Gli spuntini, infatti, hanno un grosso impatto sul totale delle calorie assunte.
  • Scegliere cibi ricchi di fibre come pane di grano, cereali, pasta, riso, frutta e verdura. Questi cibi permettono di assumere minori quantità di calorie, ma saziandosi prima.
  • Mantenere un diario giornaliero del cibo assunto. È utile scrivere tutto quello che si è mangiato o bevuto, ma è anche importante essere onesti e accurati altrimenti il diario non potrà essere d’aiuto.
  • Non escludere gruppi di alimenti per assicurarsi di assumere tutti i nutrienti di cui si ha bisogno.
“Una riduzione stabile dell’eccesso ponderale – conclude il Dott. Ezio Lattuada – può essere ottenuta solo grazie ad un cambiamento radicale del proprio comportamento che prevede: un aumento consistente dell’esercizio fisico, un diverso atteggiamento nei confronti del cibo, la scelta razionale degli alimenti. Questi obiettivi possono essere ottenuti grazie al supporto di un team multidisciplinare che comprenda dietologo e psicologo”.  

Svezzamento vegetariano o vegano? Solo con i consigli del pediatra

Il passaggio dal latte materno o formulato all’alimentazione complementare è una fase importante e delicata non solo per il bambino, ma per tutta la famiglia. Il cosiddetto svezzamento è il momento in cui il bambino, con serenità e gradualità, integra i propri pasti a base di latte con altri alimenti. Pian piano, con il passare dei mesi, l’alimentazione solida prenderà il posto del latte. L’alimentazione riveste un ruolo importante nel benessere e nella salute di adulti e bambini e accompagnare i propri figli alla scoperta del cibo è una bella avventura, da compiere un passo alla volta, nel rispetto dei tempi del bambino e dei suoi gusti. Ogni famiglia compie quotidianamente scelte alimentari, dettate da fattori etici, personali, culturali o religiosi e sono in crescita le persone che scelgono un’alimentazione vegetariana o vegana.

Confrontarsi sempre con il pediatra

È possibile crescere i propri figli seguendo un’alimentazione vegetariana o vegana, ma tenendo sempre presente delle loro precise necessità nutrizionali. I bambini infatti sono in una fase di crescita e sviluppo e pertanto hanno bisogno di seguire una alimentazione diversa da quella degli adulti. È fondamentale dunque non improvvisare, ma confrontarsi con un pediatra esperto in alimentazione, in grado di suggerire gli alimenti da offrire ai più piccoli, le combinazioni alimentari che possano assicurare loro i nutrienti necessari e indicare eventuali integrazioni. Le vitamine e i minerali infatti giocano un ruolo fondamentale nella crescita e nello sviluppo, come per esempio calcio, ferro, vitamina B12, vitamina D e zinco.  I genitori che non offrono ai propri figli determinati alimenti devono sapere come sopperire (con quali altri alimenti) ai nutrienti che andrebbero a mancare. Affidarsi a un pediatra esperto consente di assicurare al proprio bambino tutto ciò di cui ha bisogno per crescere sano, nel rispetto delle scelte alimentari familiari. In Humanitas San Pio X è attivo l’Ambulatorio Baby Green che si propone di accompagnare la mamma durante l’allattamento al seno e lo svezzamento del proprio bambino, con un consiglio nutrizionale esperto e personalizzato. La Dott.ssa Paola Marangione, Responsabile dell’Unità Operativa di Neonatologia e Patologia Neonatale spiega le novità del Punto Nascita di Humanitas San Pio X all’interno dello speciale del TG5 Salute che troverete all’interno del video qui di seguito.

Tumore al seno e prevenzione, la Dott.ssa Nosenzo al Winter Village

Dal 18 al 22 gennaio si è tenuto a Milano il Winter Village, un’iniziativa di Onda (Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna), volta a promuovere il benessere della donna attraverso stili di vita corretti. Oltre a consulti medici gratuiti per i cittadini, sono state organizzate diverse conferenze. Giovedì 19 gennaio è intervenuta anche la Dott.ssa Maria Antonietta Nosenzo, chirurgo senologo del Centro di Senologia in Humanitas San Pio X, per parlare di tumore al seno e prevenzione.

Il tumore al seno

Secondo i dati dell’ultimo rapporto di AIOM e AIRTUM (Associazione Italiana di Oncologia Medica e Associazione Italiana Registro Tumori), il tumore al seno è il più frequente nelle donne e il primo per mortalità in ambito oncologico, con 50 mila nuovi casi all’anno e 11.900 decessi. Una patologia importante, che vede coinvolte circa 690mila donne, con un forte impatto sulla loro vita e ripercussioni in ambito personale, familiare, sociale, culturale, lavorativo ed economico. L’incidenza di questa neoplasia resta stabile, ma si registra un lieve calo della mortalità, anche per le donne di età inferiore ai 35 anni, dovuto soprattutto ai progressi in ambito di prevenzione secondaria, ovvero alla diffusione dei programmi di screening mammografico e ai controlli spontanei periodici, e ad approcci terapeutici innovativi sempre più mirati. I controlli clinico strumentali periodici, come la visita senologica, l’ecografia mammaria, la mammografia, la risonanza magnetica nucleare, l’agoaspirato e l’agobiopsia permettono diagnosi precoci e interventi sempre più conservativi e dunque più rispettosi dell’immagine della donna. Se individuato per tempo infatti, il tumore ha più possibilità di essere sconfitto; si pensi che a cinque anni dalla diagnosi, la sopravvivenza nelle donne si attesta all’85,5%.

I fattori di rischio

Il principale fattore di rischio per il tumore al seno è l’età, con il trascorrere degli anni infatti, il rischio aumenta; l’ereditarietà per neoplasia della mammella e dell’ovaio, un pregresso tumore alla mammella, pregressa terapia (a livello toracico), sovrappeso, diabete e ipertensione. Contribuiscono poi fattori riproduttivi: un lungo periodo fertile, la mancanza di figli o gravidanze dopo i trent’anni, il mancato allattamento.

L’importanza della prevenzione

“Oltre alla prevenzione secondaria attraverso controlli clinico strumentali periodici, il tumore al seno, così come molti altri tumori, può essere prevenuto prestando particolare attenzione allo stile di vita. È bene dunque – ha spiegato la Dott.ssa Nosenzo – seguire un’alimentazione sana, contrastare la sedentarietà conducendo una vita attiva e dedicandosi a un’attività fisica moderata ma costante, non fumare, non bere alcolici e mantenere il peso corporeo nella norma“.

I progressi nelle cure

Sono stati fatti importanti passi avanti nella diagnosi e nella cura del tumore al seno,  progressi che hanno consentito un aumento della sopravvivenza delle pazienti, anche grazie alla diagnosi precoce, alla disponibilità di approcci terapeutici innovativi sempre più misurati sui singoli tumori e all’esecuzione di interventi – laddove necessari – sempre più conservativi dell’immagine della donna. “È bene poi – ha continuato la Dott.ssa – sottolineare l’importanza che riveste la Breast Unit, ovvero il Centro di Senologia, nel percorso diagnostico-terapeutico e assistenziale della paziente”. Essere prese in carico in questi centri assicura un approccio multidisciplinare e integrato, in cui diverse professionalità si prendono cura della paziente, affrontando insieme caso per caso. Le figure di riferimento sono il radiologo, l’anatomopatologo, il chirurgo senologo, il medico nucleare, il chirurgo plastico, l’oncologo, il radioterapista, il fisiatra, lo psicologo e i volontari. È dimostrato che le pazienti in cura in tali centri hanno prognosi migliori. “Le iniziative di sensibilizzazione sui corretti stili di vita per prevenire il tumore al seno – ha concluso la Dott.ssa Nosenzo – si inseriscono nel costante lavoro delle istituzioni e delle associazioni, il cui sforzo è quello di prendersi cura delle pazienti in maniera completa e globale, tenendo conto di quanto la malattia non riguardi solo gli aspetti più strettamente fisici e di salute, ma coinvolga l’intera vita di una donna”.