L’adiponectina: l’ormone “buono” contro le malattie cardiovascolari

Dopo aver ricevuto dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna (Onda) due Bollini Rosa per l’impegno e l’attenzione verso la salute delle donne, in occasione della Festa della donna, Humanitas San Pio X organizza una settimana di incontri ed esami gratuiti dedicati proprio alla prevenzione femminile Tra gli esami offerti, la misurazione dell’adiponectina, un ormone “buono” prodotto dal grasso addominale, utilissimo per prevenire il rischio di malattie cardiovascolari e non solo. A parlarci dell’innovativo esame, il dottor Roberto Colombo, coordinatore e medico di riferimento dei laboratori di analisi di Humanitas San Pio X, che sarà a disposizione delle pazienti nelle giornate di martedì 7, giovedì 9 e sabato 11 marzo­, dalle 8.30 alle 10.30.

 Che cos’è l’adiponectina e a che cosa serve?

“Innanzitutto – sottolinea il dott. Colombo – ci tengo a premettere una cosa molto importante: il grasso addominale non è più considerato un tessuto di deposito, bensì un organo endocrino. Esso produce degli ormoni che sono estremamente importanti per i nostri metabolismi”. L’adiponectina è un ormone prodotto dal grasso addominale, in particolare quando mangiamo. Essa, per il nostro benessere, agisce in due modalità estremamente importanti:
  1. è vasodilatante, quindi è attiva contro il rischio aterosclerotico e quello cardiovascolare;
  2. l’adiponectina aiuta l’insulina ad agire.

Che cos’è l’insulina?

“L’insulina – continua il medico – è un ormone che riduce gli zuccheri nel sangue, li fa penetrare nelle cellule e, quindi, stabilizza e regolarizza il metabolismo degli zuccheri.”

Che cosa succede all’adiponectina quando il grasso addominale aumenta?

“Quando il grasso addominale aumenta, l’adiponectina diminuisce e, di conseguenza, aumenta il rischio cardiovascolare, perché diminuisce anche la sua azione vasodilatante e quella anti-aterosclerotica. Ma, soprattutto, quando il grasso addominale aumenta e diminuisce l’adiponectina, l’insulina fa più fatica ad agire. Questo in medicina si chiama “resistenza all’insulina”, una situazione che, a lungo andare, porta al diabete. Risulta quindi evidente il ruolo chiave rivestito da questo ormone nella sua azione contro il rischio cardiovascolare e il suo stretto rapporto con l’insulina. Per semplificare – chiarisce il dott. Colombo –: se abbiamo un po’ di pancia, l’adiponectina è in grado di dirci quanto è pericolosa la nostra pancia, ossia il nostro grasso addominale. Se il valore dell’ormone è molto basso vuol dire che il grasso addominale sta lavorando contro il nostro benessere.” È un parametro comune a entrambi i sessi? “È un parametro comune a entrambi i sessi, così come le modalità di misurazione. C’è da dire però – aggiunge il medico – che, solitamente, il sesso femminile è molto più attento al proprio benessere e ai propri metabolismi rispetto a quello maschile. È un parametro in più, molto attuale, che in pochi conoscono e usano, per capire i propri metabolismi e avere un’indicazione precisa circa il grasso addominale.”

Perché proprio il grasso addominale?

“Il grasso addominale – spiega il dottore – è il più importante. Immaginatelo come un “capolinea dei tram”: esso è vicino alla maggiore vascolarizzazione del corpo, che prende il sangue dall’intestino e lo riporta in tutto l’organismo. Il grasso addominale, oltre all’adiponectina, produce altri ormoni che, quando “sballano”, generano la sindrome cardiometabolica. Quest’ultima, a sua volta, può portare ad aterosclerosi, tumori, diabete, infiammazione e fegato grasso”.

Come avviene la misurazione dell’adiponectina? Di che tipo di esame si tratta?

“È un prelievo di sangue. Con esso è possibile identificare il valore di questo ormone nel sangue, insieme a tutti gli altri ormoni che il grasso addominale produce. Successivamente al prelievo – conclude il dott. Colombo –, come medico di riferimento del laboratorio di Humanitas San Pio, sarò a disposizione delle pazienti per un colloquio atto a stilare un quadro completo dello stato del grasso addominale e commentare i risultati ottenuti”. Il dottor Roberto Colombo ci da maggiori informazioni all’interno del video.

Menopausa, l’importanza della prevenzione cardiovascolare

Humanitas San Pio X aderisce al programma Bollini Rosa promosso dall’Osservatorio Nazionale sulla salute della donna (Onda) e organizza, dal 6 all’11 marzo 2017, una serie di incontri ed esami gratuiti per le donne, in occasione della festa della donna. Tra i tanti servizi offerti in Struttura anche una visita cardiologica. La dottoressa Margherita Dell’Orto, Responsabile del Servizio di Cardiologia di Humanitas San Pio X, ci spiega l’importanza della prevenzione cardiovascolare, in particolare nelle donne in menopausa.

Quanto è importante la prevenzione cardiovascolare femminile?

“Innanzitutto – spiega la dottoressa Dell’Orto – occorre distinguere il caso della donna in età fertile da quello della donna in menopausa”. La donna in età fertile ha un rischio minore di contrarre malattie cardiovascolari, perché il livello di estrogeni nell’organismo è molto alto. Nelle donne fertili, comunque, è indicata una consapevole prevenzione cardiovascolare, che si basa sul corretto stile alimentare, attività fisica, mantenimento di adeguato peso corporeo e astensione dal fumo. Gli effetti di uno scorretto stile di vita si manifesteranno infatti con un aumentato rischio di patologia cardiovascolare dopo la menopausa. Nella donna in menopausa il rischio cardiovascolare aumenta ed è quindi fondamentale, oltre a proseguire il corretto stile di vita, un controllo clinico volto alla prevenzione. Durante la menopausa si verifica, infatti, una diminuzione degli estrogeni e questo comporta una tendenza alla vasocostrizione, un aumento della pressione arteriosa e modificazioni della coagulazione. “La donna in menopausa – sottolinea la dottoressa – deve andare dal cardiologo: pensate che il 40% delle morti femminili è dovuta ad eventi cardiovascolari”.

Come si svolge la visita e la valutazione del rischio cardiovascolare?

“La prima visita cardiologica – spiega la dott.ssa Dell’Orto – inizia dalla ricerca dei fattori di rischio cardiovascolari, di elementi anamnestici personali e famigliari che contribuiscono ad un aumentato rischio di patologia cardiaca, associata all’analisi di tutta la documentazione medica (referti di visite, esami strumentali, ecc.). Si procede – continua la dottoressa – con l’esclusione di sintomi dalla potenziale origine cardiaca, poi con la verifica della normalità degli esami del sangue portati in visione, ed infine con l’analisi dello schema terapeutico (se in atto) e delle allergie farmacologiche eventualmente riferite. Segue l’esame obiettivo (ascoltazione cardiaca e polmonare, vascolare, misurazione della pressione) e l’esecuzione dell’elettrocardiogramma. Si conclude con la stratificazione del rischio cardiovascolare e le indicazioni specifiche per ciascuno”.

Che cos’è il test “Progetto cuore” e come funziona?

Nell’ambito della prevenzione cardiovascolare, l’Istituto Superiore di Sanità ha avviato un progetto denominato “Progetto cuore”. Esso è stato pensato per calcolare la probabilità che ciascun individuo ha di andare incontro a un problema cardiovascolare nell’arco di 10 anni. “Il calcolo – spiega la dott.ssa Dell’Orto – è uno strumento semplice per stimare la probabilità di andare incontro a un primo evento cardiovascolare. Non potendo fare un ragionamento su larga scala che tenesse conto di tutti i fattori di rischio, si sono scelti alcuni parametri (sesso, età, abitudine al fumo, pressione sistolica, colesterolemia, diabete, terapia in corso) che compaiono nelle carte del rischio coronarico. Si tratta quindi di un metodo standard, attraverso cui calcolare il punteggio individuale tenendo conto dei maggiori fattori di rischio cardiovascolari, sia modificabili sia non modificabili. A seconda del punteggio ottenuto è possibile ricavare la percentuale di rischio cardiovascolare nell’arco dei successivi 10 anni”. Questo metodo è utilizzabile esclusivamente per le donne tra i 35 e i 69 anni e non in gravidanza. Inoltre, si tratta di una prevenzione primaria, ossia di pazienti che non hanno mai avuto un evento in precedenza.

C’è una differenza tra uomini e donne sulla probabilità di contrarre malattie cardiovascolari?

Gli uomini non sono protetti dagli estrogeni – che sono ormoni tipicamente femminili – quindi il rischio cardiovascolare è maggiore in età più giovane. Sebbene le donne siano protette rispetto agli uomini fino alla menopausa, con l’arrivo di quest’ultima – sottolinea la dottoressa – il rischio cardiologico cresce fino a pareggiare e a volte superare quello degli uomini. In aggiunta, la malattia, se compare, si sviluppa più rapidamente rispetto agli uomini.”

Come si svolgerà la visita durante la settimana della prevenzione al femminile in Humanitas San Pio X?

“La donna che si presenta per un consulto deve essere in possesso di un esame del sangue recente, nel quale siano indicati i parametri del colesterolo (totale e HDL) e della glicemia. Dopo aver preso nota dell’età e provata la pressione, i parametri potranno essere utilizzati per la stima del rischio cardiovascolare individuale. Verranno considerate anche le comorbidità (ossia la coesistenza di più patologie) della paziente ed effettuato l’elettrocardiogramma.”

Prevenzione femminile: tutto esaurito

Grande successo per l’iniziativa di prevenzione sviluppata dal Programma Bollini Rosa di Onda e alla quale ha aderito Humanitas San Pio X. Posti esauriti, infatti, per le visite ginecologiche e senologiche svolte dai nostri Professionisti. Ricordiamo che il servizio verrà effettuato gratuitamente dal 22 al 28 aprile nei seguenti giorni e orari:

Visita ginecologica

Nei giorni 19 – 22 – 26 – 29 aprile 2016 Dalle 09:15 alle 12:15.

Visita di prevenzione senologica

Nei giorni 18 – 20 – 27 – 29 aprile 2016 Il 18 aprile dalle 09:00 alle 12:00; nelle altre date dalle 14:30 alle 17:30.

Prevenzione femminile: visite gratuite in Humanitas San Pio X

Humanitas San Pio X aderisce anche quest’anno al programma Bollini Rosa che Onda, l’Osservatorio Nazionale sulla salute della donna, conferisce agli Ospedali Italiani “vicini alle donne” che offrono servizi dedicati alla prevenzione, diagnosi e cura delle principali patologie femminili. Nell’ambito di questo progetto, Onda dedica la settimana dal 22 al 28 aprile alle donne, offrendo loro gratuitamente servizi clinici, diagnostici e informativi. Presso la nostra Struttura, sarà possibile effettuare visite ginecologiche e senologiche per donne in età fertile con i nostri Specialisti nei seguenti giorni e orari:

Visita ginecologica

Nei giorni 19 – 22 – 26 – 29 aprile 2016 Dalle 09:15 alle 12:15.

Visita senologica

Nei giorni 18 – 20 – 27 – 29 aprile 2016 Il 18 aprile dalle 09:00 alle 12:00; nelle altre date dalle 14:30 alle 17:30.   È richiesta prenotazione obbligatoria chiamando al numero 02/69517000 dalle 08.30 alle 17.00 fino ad esaurimento disponibilità.

Russare, un disturbo anche femminile

In occasione della Festa della donna, Humanitas San Pio X ha organizzato una settimana di visite ed esami incentrati sulla prevenzione femminile. Gli incontri saranno totalmente gratuiti e si terranno dal 6 all’11 marzo 2017 presso la Struttura. Tra le materie interessate alla prevenzione femminile vi è anche la roncopatia, più conosciuta come russamento (cronico), una patologia molto comune anche nelle donne, in particolare in quelle in menopausa. Russare, di per sé, non è una malattia ma, con il passare degli anni, può pian piano complicarsi e sfociare nella sindrome delle apnee ostruttive del sonno. Ne abbiamo parlato con il dottor Fabrizio Salamanca, otorinolaringoiatra, responsabile del Centro per la diagnosi e cura della Roncopatia di Humanitas San Pio X.

Quali sono le differenze tra roncopatia femminile e maschile?

“Innanzitutto – spiega il dottor Salamanca – occorre distinguere tra russamento, che può essere occasionale oppure cronico (roncopatia), e ronfamento”. “Il russamento è la vibrazione di strutture molli delle prime vie aeree al passaggio dell’aria durante il sonno. Finché il russamento è allo stadio iniziale, cioè regolare e senza interruzioni durante la notte, non c’è da preoccuparsi. Può accadere, però, che al russamento seguano interruzioni del respiro, della durata di 10 secondi o più: in questo caso si parla di sindrome delle apnee ostruttive del sonno, o semplicemente apnee notturne. Il ronfamento, invece, è il rumore prodotto dall’aria quando passa in zone ristrette. “Per cui – chiarisce il medico – se oggi ho un raffreddore, e il naso è più ostruito, è probabile che stanotte avrò un ronfamento, che nel giro di qualche giorno scompare”. “Da punto di vista epidemiologico – continua il dott. Salamanca – la roncopatia colpisce più gli uomini delle donne. In Italia, gli uomini che soffrono di russamento cronico sono circa il 40-45%, mentre le donne il 25-28%.”

Quali sono le caratteristiche della roncopatia femminile?

“Una caratteristica della roncopatia femminile – spiega il dottore – è che, a volte, si manifesta come roncopatia passiva, ossia la conseguenza della roncopatia del loro compagno. Si tratta di un disturbo clinico-sociale”. “Un dato molto importante: in Italia il 93% dei casi di apnee del sonno nelle donne di grado moderato-grave (circa 30-40 apnee all’ora) non è stato diagnosticato. Ciò significa che soltanto il 7% delle donne ha eseguito una diagnosi. Troppo poco!”, commenta il medico. “Le donne, più degli uomini, tendono ad attribuire la loro stanchezza a motivi quali il lavoro, la famiglia, i figli, la casa ecc. e non pensano che, alla base del problema, possa esserci il sonno non ristoratore causato dal russamento (attivo o passivo). Da qui l’importanza della prevenzione, anche per la donna, sia dal punto di vista sociale sia per la sua salute”, conclude il dottor Salamanca.

Quali rischi si corrono con le apnee notturne?

“Le apnee notturne – sottolinea il medico – sono una malattia, che può solo aggravarsi se non curata e che provoca affaticamenti cardiovascolari, polmonari e cerebrali”. E aggiunge: “Anche in questo caso c’è differenza tra uomini e donne: nella popolazione italiana circa il 4-7% degli uomini è colpito da apnee notturne, mentre per le donne il valore si aggira intorno al 2-4%. Questo valore, però, è valido fino alla menopausa: a partire dai 60 anni la roncopatia apneica colpisce circa l’11% delle donne, una percentuale pari a quella degli uomini della stessa età”. “Questo dato fa riflettere e si ipotizza che ci sia qualcosa che protegge la donna in età fertile: molto probabilmente c’entrano gli estrogeni, ormoni tipicamente femminili, la cui produzione da parte dell’organismo cala drasticamente con la menopausa. Tuttavia, la correlazione russamento-estrogeni non è ancora stata scientificamente dimostrata, quindi per ora resta un’ipotesi, seppur molto accreditata” – afferma il dottor Salamanca.

Quali sono i principali fattori di rischio per la donna?

Sono principalmente gli stessi di quelli maschili, ossia:
  • l’età (il rischio è maggiore negli individui più anziani)
  • il sovrappeso
  • il fumo, che provoca un’irritazione delle prime vie aeree, le zone più coinvolte nel russamento
  • l’alcol, in particolare prima di coricarsi
  • i pasti abbondanti prima di andare a dormire

Quali sono i rimedi per non russare?

I principali rimedi consigliati sono strettamente legati ai fattori di rischio, quindi:
  • evitare pasti abbondanti la sera
  • fare in modo di non essere in sovrappeso
  • evitare alcol e superalcolici, soprattutto la sera
  • evitare di fumare tanto
  • cercare di dormire di più in posizione laterale, anziché supina
“Inoltre – aggiunge il dottore – si può ricorrere a delle schiume a base di alghe, che si spruzzano in bocca prima di andare a dormire. Esse contengono una sostanza emolliente che ammorbidisce il tratto faringo-laringeo e riduce il disturbo.”

Quando interpellare il medico?

“È opportuno andare dal medico quando il disturbo diventa più importante, continuativo, indipendentemente dagli accorgimenti appena visti, e intermittente. In questo caso – osserva il dottor Salamanca – è molto probabile che sia presente la sindrome delle apnee notturne”. “Inoltre, se durante la giornata si presentano momenti di sonnolenza, difficoltà di memorizzazione o concentrazione, il problema può essere legato a disturbi del sonno. Un altro campanello d’allarme, soprattutto nei giovani, è la diminuzione del desiderio sessuale: un segno indiretto di ipossigenazione dell’organismo ma, soprattutto, del cervello durante la notte. Essa può portare, durante il giorno, alla comparsa di sintomi cognitivi come: stanchezza, sonnolenza, calo di attenzione ecc.”, chiarisce il medico.

Chi sono gli specialisti dei problemi del sonno?

I medici deputati alla cura dei disturbi del sonno sono neurologi, pneumologi ma, soprattutto, otorinolaringoiatri. I primi due si occupano della malattia quando è a uno stadio avanzato, ossia in caso di apnea ostruttiva grave. Gli otorini, invece, sono fondamentali per le fasi iniziali della malattia.

Quali sono gli esami più importanti?

“Dopo un’anamnesi iniziale – spiega il dottore – l’otorino può valutare l’opportunità di indirizzare il paziente verso un esame strumentale denominato polisonnografia. L’esame consiste in un monitoraggio notturno che valuta alcuni parametri come il russamento, l’ossigenazione del sangue, la presenza o meno delle apnee, la posizionalità, i movimenti toracici, la frequenza cardiaca ecc. e fa una diagnosi. È questo l’esame più indicato per scoprire se la persona è russatrice semplice, patologica o ha le apnee notturne. Un secondo esame molto importante è la sleep endoscopy (o “endoscopia del sonno”), che consiste in una registrazione delle prime vie aeree durante il sonno attraverso una telecamera. L’anestesista addormenta il paziente con un farmaco, inducendo un sonno parafisiologico – per il 95% identico a quello fisiologico – che dura 15-20 minuti e durante il quale il paziente russa (o va in apnea). La telecamera registra tutto e, in questo modo, si può scoprire la struttura che produce rumore, se è una sola o sono di più e, soprattutto, come questa struttura vibra.” “I due esami insieme (polisonnografia e sleep endoscopy) – aggiunge il medico – ci danno tutte le informazioni utili per scegliere la terapia migliore da seguire, con un successo che sfiora il 100%”. Le principali terapie post esami sono:
  • interventi chirurgici;
  • bite notturni specifici (oral appliance);
  • terapie posizionali (dispositivi che fanno stare il paziente sempre sul fianco);
  • terapie dietetiche (per le persone in sovrappeso).

SpecialmenteDonna, lo staff di Humanitas San Pio X si tinge di rosa

I medici e lo staff di Humanitas San Pio X sono pronti a celebrare le donne di tutte le età. Vi aspettiamo dal 6 all’11 marzo con SpecialmenteDonna, una settimana di prevenzione femminile gratuita offerta dai nostri specialisti. Perchè per noi ogni donna è speciale.   [Best_Wordpress_Gallery id=”8″ gal_title=”SpecialmenteDonna”]  

SpecialmenteDonna: visite, incontri ed esami gratuiti in Humanitas San Pio X

Dal 6 all’11 marzo 2017 arriva SpecialmenteDonna, l’evento dedicato da Humanitas San Pio X alle donne di tutte le età. Anche quest’anno, infatti, la Struttura aderisce al programma Bollini Rosa che Onda, l’Osservatorio Nazionale sulla salute della donna, conferisce agli Ospedali Italiani che offrono servizi dedicati alla prevenzione, diagnosi e cura delle principali patologie femminili. Nell’ambito di questo progetto, la Struttura festeggia la Festa della Donna offrendo loro una settimana di visite, incontri ed esami gratuiti con i nostri specialisti.

SpecialmenteDonna, cosa offriamo

Di seguito il calendario completo delle visite:

Medicina Generale

Intolleranze e allergie alimentari: colloquio personale con specialista in allergologia riguardo le intolleranze e le allergie alimentari. Anamnesi e consigli personalizzati per prevenire i disturbi che derivano da una “cattiva” alimentazione. mercoledì: 15.30-17.00; giovedì: 16.30-20.00

Medicina di laboratorio

Esame misurazione adiponectina: ormone buono prodotto dal grasso addominale quando è in equilibrio. martedì, giovedì, sabato: 8.30-10.30

Neurologia

Successfull aging: tecniche scientifiche con test e decalogo di consigli per un invecchiamento felice. lunedì: 14.30-17.00; martedì: 12.00-14.30

Cardiologia

Prevenzione cardiovascolare: ecg e calcolo del rischio cardiovascolare attraverso la compilazione del test progetto cuore e consigli/indicazioni diagnostiche. martedì: 9.00-11.00; sabato: 10.00-12.00

Chirurgia vascolare

Ecodoppler venoso degli arti inferiori: screening del sistema circolatorio venoso ed identificazione del tipo di disturbo. lunedì: 17.30-20.00

Chirurgia plastica

Prevenzione e trattamento dell’invecchiamento del viso: consulto e valutazione dell’invecchiamento cutaneo con consigli su trattamenti e prevenzione. mercoledì: 18.00-20.00; venerdì: 16.00-18.00; sabato: 10.00-12.00

Centro per la diagnosi e cura della roncopatia

Consulto roncopatia: scheda Roncologica ed eventuale prescrizione di esame di accertamento. lunedì: 9.00-10.30; mercoledì: 9.00-12.30; venerdì: 9.30-11.00

Centro di senologia e Diagnostica e Immagini

Mammografia + consulto lunedì: 11:00-13.00; martedì: 17.00-20.00; mercoledì 13.00-14.00

Ortopedia/Fisiatria

Osteoporosi: test di valutazione ossea per l’osteoporosi, anamnesi e indicazioni terapeutiche. giovedì: 13.00 – 16.00; venerdì: 11.00-14.00

Ginecologia e Ostetricia

Pap test, visita ed ecografia martedì: 10.00 – 12-30

Come prenotare?

È richiesta prenotazione obbligatoria chiamando al numero 02/69517500 dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 17.00 e il sabato dalle 8.00 alle 12.00 fino ad esaurimento disponibilità.

Vene varicose, un disturbo circolatorio comune tra le donne

Durante la settimana della Festa della donna, dal 6 all’11 marzo, Humanitas San Pio X offrirà una serie di consulti medici ed esami gratuiti rivolti alle donne, per il controllo e la prevenzione della loro salute. Una della delle prestazioni offerte è la visita angiologica, un controllo clinico e strumentale sulla salute del sistema vascolare venoso. L’esame è particolarmente indicato per quelle pazienti che notano un doloroso (e inestetico) rigonfiamento dei vasi sanguigni o che lamentano frequentemente gambe gonfie e pesanti, sintomi che potrebbero rivelare la presenza di vene varicose. Ma cosa sono le vene varicose e perché compaiono? L’abbiamo chiesto alla dottoressa Elisa Casabianca, specialista in Chirurgia Vascolare, che visiterà le pazienti lunedì 6 marzo dalle 17.30 alle 20.00.

Che cosa sono le vene varicose?

Le vene varicose consistono in una alterazione delle vene superficiali degli arti inferiori, le safene, che diventano dilatate e tortuose e perdono la loro capacità di riportare correttamente il sangue verso il cuore, aumentando il ristagno di liquidi nelle gambe.

Quali sono le possibili cause?

Alla base c’è spesso una predisposizione familiare, a cui possono aggiungersi altri fattori: obesità, età avanzata, terapie ormonali, gravidanze e alcuni tipi di professione che costringono alla posizione eretta per molte ore consecutive.

Come si manifestano?

I sintomi possono essere: un senso di pesantezza alle gambe, gonfiore, crampi notturni, eritemi sulla pelle, macchie scure, specialmente intorno alla caviglia. Inoltre possono essere visibili sotto la pelle i cosiddetti gavoccioli varicosi: gomitoli bluastri di vene dilatate che, allungandosi, si avvolgono su se stesse.

Diagnosi

Una visita specialistica di angiologia o chirurgia vascolare è in grado di evidenziare e diagnosticare con estrema precisione la presenza di vene varicose. All’esame clinico si associa l’ecocolor-doppler: esame non invasivo; in sostanza un’evoluzione dell’ecografia tradizionale che permette di visualizzare i vasi sanguigni in dettaglio e studiare il flusso ematico al loro interno. Con questo semplice approccio non solo si giunge a diagnosi di insufficienza venosa, ma si può definire il trattamento più adeguato.

Quali sono i possibili trattamenti?

Il primo approccio è costituito dalla terapia medica e comportamentale: esistono farmaci cosiddetti “flebotonici” che migliorano sia la consistenza delle vene sia la circolazione periferica. Di fondamentale importanza poi è l’utilizzo di calze elastiche, il cui grado di compressione va stabilito dallo specialista.  Nei casi più severi, verrà indicato un trattamento chirurgico, più radicale.

La termoablazione in radiofrequenza

“Molte di noi – spiega la dottoressa – hanno esperienza di un parente o conoscente sottoposto ad asportazione chirurgica della safena. L’intervento tradizionale comporta, tuttavia, un impatto chirurgico invasivo e cruento ed è per questo ormai destinato a scomparire”. Accanto all’intervento tradizionale, ancora necessario in casi selezionati particolarmente complessi, vi è la possibilità di ricorrere a trattamenti endoscopici mini-invasivi di diversa tipologia. “Tra questi – continua la dott.ssa Casabianca – una metodica con ottimi risultati è la termoablazione in radiofrequenza: la vena responsabile della formazione delle varici viene occlusa in modo definitivo, senza la necessità di essere asportata. In pratica, mediante una puntura simile ad una flebo nel braccio, si inserisce all’interno della vena malata una sottile sonda che emette rapidamente calore (onde in radiofrequenza) determinando in pochi secondi la distruzione della vena dall’interno; la sonda viene quindi spostata lungo la vena sino alla sua totale occlusione”. L’intervento, che dura circa 30 minuti, viene eseguito con anestesia locale, non lascia cicatrici e consente tempi di ripresa estremamente brevi (circa un giorno): già da subito la paziente è in grado di alzarsi e di camminare. “Inoltre, grazie alla sua ridotta invasività, è indicato – conclude la dottoressa – anche in pazienti anziani e con più patologie associate, che normalmente venivano esclusi dal trattamento chirurgico tradizionale”.