Obesità, 9 consigli per riconoscerla e affrontarla

L’obesità è una malattia caratterizzata da un accumulo patologico di grasso corporeo che porta a conseguenze importanti per lo stato di salute e la qualità della vita. L’obesità è un problema di salute pubblica a livello mondiale e incide sulla durata della vita perché può portare all’insorgere di disturbi quali pressione alta, diabete mellito, apnee notturne e patologie cardiovascolari. Il Dott. Ezio Lattuada, Responsabile del Centro di Chirurgia della Grande Obesità e Malattie Metaboliche di Humanitas San Pio X ci aiuta a rispondere alle domande più frequenti che riguardano questa malattia.

Essere sovrappeso può portare alla comparsa di alcuni disturbi?

Si, il sovrappeso è spesso correlato a problemi di salute, tra cui:
  • Problemi cardiaci e infarto
  • Pressione alta
  • Diabete
  • Cancro
  • Colecisti e calcoli biliari
  • Osteoartrite
  • Gotta
  • Problemi respiratori, come apnee del sonno e asma
“Numerosi studi clinici hanno evidenziato – afferma il Dott. Ezio Lattuada – che la gravità delle malattie correlate all’obesità sono direttamente proporzionali all’eccesso ponderale ed incidono negativamente sulla qualità di vita del paziente obeso”.

Come sapere se si è in sovrappeso?

Viene definita obesità un eccesso di grasso corporeo totale. Per la misurazione dell’obesità viene comunemente utilizzato l’Indice di Massa Corporea (BMI) che calcola il peso in relazione all’altezza. Viene considerata obesa una persona il cui indice di massa corporea è pari o superiore a 30.

Tutto il grasso è cattivo?

Una certa quantità di grassi all’interno della dieta è necessaria per la salute. Ma, è importante evitare quelli saturi e privilegiare quelli non saturi, come i grassi provenienti dal grano, dalle nocciole o dalle fonti vegetali. “Generalmente, i grassi di origine animale – spiega il Dott. Lattuada – sono quelli che aumentano i livelli della colesterolemia ed in particolare del colesterolo LDL, che può danneggiare le pareti delle arterie”.

Quali step seguire per perdere peso?

Per perdere definitivamente peso è importante:
  • Educare se stessi ad abitudini alimentari più sane
  • Avere un obiettivo realistico
  • Formulare un piano alimentare strutturato con un medico e un dietologo e ricevere un adeguato follow-up.
  • Fare esercizio fisico
“È sbagliato – continua il Dott. Lattuada – pensare di dimagrire stabilmente con i digiuni forzati, bisogna invece fare attenzione alla scelta degli alimenti, riducendo in particolare i cibi ipercalorici e bisogna soprattutto aumentare l’attività fisica”.

Quale sport praticare?

Non importa quale tipo di sport o attività fisica verrà praticata; sport, esercizio, faccende domestiche o attività legate al lavoro portano tutte a dei benefici. Negli ultimi anni, vengono privilegiati gli esercizi di routine per la riduzione e il mantenimento del peso. Alcune pubblicità mostrano come un solo macchinario possa far lavorare tutto il corpo e raggiungere, così, i risultati di cui si ha bisogno. Comunque, molti di questi attrezzi potrebbero essere d’aiuto solo per specifiche condizioni, come quelle cardiovascolari. Inoltre, questi macchinari permettono un numero limitato di esercizi e non vanno bene per tutti i casi. Per scegliere un programma mirato alle proprie esigenze, è consigliabile rivolgersi al proprio medico o ad un trainer sportivo certificato.

Quanta attività fisica svolgere?

Gli studi dimostrano che anche le persone più sedentarie possono raggiungere risultati significativi con solo 30 minuti o più di attività fisica al giorno. Per maggiori benefici, gli esperti suggeriscono 30 minuti di attività aerobica di media intensità, 3 volte a settimana, più esercizio anaerobico come potenziamento muscolare e stretching due volte alla settimana. Se si è stati inattivi per molto tempo, è consigliabile iniziare con attività meno faticose, come camminata o nuoto a ritmo regolare così da non stressare il corpo. Una volta raggiunta una migliore forma fisica è bene aumentare gradualmente il carico di attività. “Le persone obese non devono perdere occasioni per aumentare l’attività fisica; devono cercare – continua il Dott. Ezio Lattuada – di utilizzare meno possibile gli ascensori, l’automobile o la moto e privilegiare le scale, i mezzi pubblici e delle salutari camminate)

L’effetto “yo-yo” può essere dannoso?

La continua perdita e ripresa di peso viene definita effetto “yo-yo”. La perdita di peso può essere graduale o più sostanziosa; tuttavia, alcuni esperti sostengono che l’effetto yo-yo sia dannoso per la salute e che, per le persone affette da obesità, sia meglio mantenere cercare di mantenere un peso stabile. Tuttavia, non ci sono prove evidenti a sostegno di queste affermazioni. La maggior parte delle ricerche sull’obesità, infatti, dimostrano come gli individui affetti da questa patologia facciano più tentativi prima di riuscire a perdere peso con successo. “L’effetto “yo-yo” è dannoso – afferma il Dott. Lattuada – perché solitamente il paziente tende nel tempo ad un aumento progressivo del peso; questo determina una condizione di frustrazione e delusione che non lo aiutano ad un controllo ottimale delle proprie abitudini alimentari ed alla fine il paziente raggiunge livelli di obesità grave, con BMI superiore a 40.  Quando l’eccesso ponderale raggiunge questi livelli si deve, talvolta, ricorrere ad interventi chirurgici per l’obesità grave”.

Come evitare le diete “alla moda”?

Molte diete alla moda hanno le seguenti caratteristiche:
  • Promettono risultati veloci
  • Consigliano un singolo prodotto o regime alimentare
  • Raccomandano tesi basate su un singolo studio
  • Sostengono tesi confutate da organizzazioni scientifiche affidabili
  • Stilano una lista di cibi “buoni” o “cattivi”
  • Raccomandano prodotti da vendere
  • Raccomandano studi non verificati da altre ricerche
  • Sostengono studi che non prendono in considerazione il singolo individuo, ma un gruppo di persone
  • Eliminano uno o più di cinque gruppi alimentari.
È importante riconoscere ed evitare una dieta alla moda privilegiando, invece, un’alimentazione sana e varia.

Come prevenire il recupero del peso perso?

Per prevenire il recupero del peso è consigliabile:
  • una perdita di peso regolare e costante. Chi perde peso lentamente facendo più esercizio, infatti, tende a non recuperare i kg persi.
  • Assumere meno calorie riducendo il consumo dei grassi al 30% o meno del totale delle calorie giornaliere assunte.
  • Non saltare i pasti
  • Consumare snack poveri di grasso e con poche calorie, come frutta e verdura. Gli spuntini, infatti, hanno un grosso impatto sul totale delle calorie assunte.
  • Scegliere cibi ricchi di fibre come pane di grano, cereali, pasta, riso, frutta e verdura. Questi cibi permettono di assumere minori quantità di calorie, ma saziandosi prima.
  • Mantenere un diario giornaliero del cibo assunto. È utile scrivere tutto quello che si è mangiato o bevuto, ma è anche importante essere onesti e accurati altrimenti il diario non potrà essere d’aiuto.
  • Non escludere gruppi di alimenti per assicurarsi di assumere tutti i nutrienti di cui si ha bisogno.
“Una riduzione stabile dell’eccesso ponderale – conclude il Dott. Ezio Lattuada – può essere ottenuta solo grazie ad un cambiamento radicale del proprio comportamento che prevede: un aumento consistente dell’esercizio fisico, un diverso atteggiamento nei confronti del cibo, la scelta razionale degli alimenti. Questi obiettivi possono essere ottenuti grazie al supporto di un team multidisciplinare che comprenda dietologo e psicologo”.  

Stitichezza, miniguida per combatterla

Le patologie del pavimento pelvico colpiscono prevalentemente le donne subito dopo la gravidanza o tardivamente, con diversi sintomi quali ritenzione urinaria, incontinenza, prolasso di vescica, utero e retto in varia combinazione, e alterazioni della defecazione come stipsi e incontinenza fecale, dolore pelvico. “La stitichezza o stipsi – spiega il dott. Leonardo Lenisa, medico aiuto dell’Unità Operativa di Chirurgia Generale di Humanitas San Pio X – è un problema molto diffuso tra le donne, è dovuto al ridotto transito intestinale delle feci ed è meno frequente rispetto alla sindrome di ostruita defecazione che comporta invece un incompleto svuotamento dell’intestino”.

Stipsi, cause e rimedi?

Le cause possono essere un’ernia del retto (rettocele) o un prolasso rettale, frequente nelle donne che hanno avuto più parti o subito interventi ginecologici. Se la stipsi compare per variazioni occasionali della dieta o in brevi periodi di vacanza, non è necessario ricorrere a presidi particolari perché l’intestino in breve tempo si adatta alla nuova situazione e riprende la sua regolarità. “Intestino regolare – sottolinea il medico – non significa però andare in bagno una volta al giorno: è infatti considerato normale andare in bagno da 2 volte al giorno fino a 2-3 volte alla settimana e non per questo si soffre di stitichezza o si rischia di “intossicare” l’organismo”. Stipsi o stitichezza possono essere evitate seguendo alcuni consigli pratici:

Dieta e idratazione

  • Cosa mangiare: alimentazione varia, ricca di frutta fresca, verdura, prodotti a base di soia, pane integrale e cereali opportunamente aggiunti alla dieta
  • Cosa ridurre: formaggi elaborati, cioccolato, carne, fegato, riso e farina raffinata (bianca), se feci dure
  • Come mangiare: masticare bene e a lungo gli alimenti
  • Quanto bere: almeno due litri di liquidi al giorno incluse zuppe, tè e spremute

Lassativi e clisteri

  • Quali evitare: senna, liquirizia ed erbe hanno effetto irritativo. I clisteri non hanno efficacia nella sindrome di defecazione ostruita
  • Come assumerli: saltuariamente. Evitare l’uso continuativo perché impigrisce l’intestino
  • Quali preferire: in caso di necessità preferire lassativi-integratori alimentari a base di fibre tipo psillio e guar che ammorbidiscono le feci e favoriscono l’evacuazione

Corretta evacuazione

  • Cosa fare: non rinviare o trattenere lo stimolo evacuativo

Attività fisica

  • Quale preferire: passeggiare, camminare a passo moderato, tapis roulant
  • Quanta praticarne: una moderata attività fisica ogni giorno aiuta a mantenere tonici i muscoli intestinali

In caso di stitichezza, quando rivolgersi ad un medico?

“Se la stitichezza non passa – consiglia il Dott. Lenisa – è bene consultare lo specialista”, soprattutto in presenza di questi sintomi:
  • ridotta frequenza dell’evacuazione (meno di 2-3 volte la settimana)
  • senso di svuotamento incompleto e costipazione come un tappo che impedisce di liberarsi
  • stimolo alla defecazione assente o raro
  • necessità di rimanere in bagno a lungo e di ritornarci
  • dolori addominali e meteorismo
  • feci dure
  • sforzi eccessivi
  • sanguinamento intestinale
  • brusche variazioni della regolarità intestinale.