Corsi preparto, nuova fascia oraria serale e riapertura iscrizioni

Parte il 13 aprile il primo corso serale di accompagnamento alla nascita di Humanitas San Pio X e, vista la numerosa domanda, riaprono le iscrizioni ai corsi preparto di aprile e maggio.

Il programma

Sono previsti 11 incontri teorico-pratici aperti alla partecipazione di piccoli gruppi di genitori. Tra i temi che verranno affrontati:
  • gravidanza
  • alimentazione
  • nascita
  • travaglio-parto
  • dolore (metodi naturali e farmacologici)
  • allattamento e nutrizione neonatale
  • genitorialità
  • movimento e posizioni libere in travaglio di parto
I professionisti coinvolti sono ostetrica, ginecologo, psicologo, anestesista e neonatologo.

Calendario e iscrizioni

È possibile partecipare al corso di accompagnamento alla nascita solo previa registrazione, impegnativa del medico e pagamento del ticket. Per iscriverti consulta il calendario degli incontri, registrati online o contatta il numero 02.69517421.
  • 5 aprile 2017 (Data Presunta Parto GIUGNO)
Consulta il programma del 1° gruppo Consulta il programma del 2° gruppo Eventbrite - Corso di accompagnamento alla nascita
  • 4 maggio 2017 (Data Presunta Parto LUGLIO)
Eventbrite - Corso di accompagnamento alla nascita

Nuovo corso preparto serale

Scarica il programma del corso serale di accompagnamento alla nascita e registrati.
  • 13 aprile 2017 (Data Presunta Parto GIUGNO e LUGLIO)
Eventbrite - Corso serale di accompagnamento alla nascita

Obiettivi dei corsi preparto

Il corso preparto nasce con l’obiettivo di aiutare i futuri genitori a:
  • vivere l’attesa in modo sereno e prepararsi ad affrontare il delicato momento del parto nel miglior modo possibile
  • vivere con consapevolezza e fiducia l’esperienza di nascita del proprio figlio, confrontandosi con professionisti e con gli altri partecipanti
  • entrare in stretto contatto con l’ostetrica, punto professionale di riferimento in tutto il percorso, dagli esami di gravidanza, al momento del parto, all’allattamento.

Corso di accompagnamento alla nascita, il calendario

In Humanitas San Pio X i futuri genitori si possono preparare al giorno più bello con il supporto di un team di esperti multidisciplinare.

Perché frequentare un corso?

  • Per vivere l’attesa in modo sereno e prepararsi ad affrontare il delicato momento del parto nel miglior modo possibile
  • Per vivere con consapevolezza e fiducia l’esperienza di nascita del proprio figlio, confrontandosi con professionisti e con gli altri partecipanti agli incontri
  • Per entrare in stretto contatto con l’ostetrica, punto professionale di riferimento in tutto il percorso, dagli esami di gravidanza, al momento del parto, all’allattamento.

Il corso base

Gli incontri teorico-pratici previsti sono 11 e sono aperti alla partecipazione di piccoli gruppi di genitori I temi affrontati sono gravidanza, alimentazione, nascita, travaglio-parto, dolore (metodi naturali e farmacologici), allattamento e nutrizione neonatale, genitorialità, movimento e posizioni libere in travaglio di parto I professionisti coinvolti sono ostetrica, ginecologo, psicologo, anestesista e neonatologo.

Calendario e iscrizioni

È possibile partecipare al corso di accompagnamento alla nascita solo previa registrazione, impegnativa e pagamento del ticket. Per iscriverti consulta il calendario degli incontri qui di seguito e iscriviti online o contatta il numero 02.69517421.
  • 03 febbraio 2017 (Data Presunta Parto APRILE)
Consulta il calendario degli incontri Eventbrite - Corso di accompagnamento alla nascita
  •  07 febbraio 2017 (Data Presunta Parto APRILE)
Eventbrite - Corso di accompagnamento alla nascita
  •  03 marzo 2017 (Data Presunta Parto MAGGIO)
Eventbrite - Corso di accompagnamento alla nascita
  •  05 aprile 2017 (Data Presunta Parto GIUGNO)
Eventbrite - Corso di accompagnamento alla nascita
  •  04 maggio 2017 (Data Presunta Parto LUGLIO)
Eventbrite - Corso di accompagnamento alla nascita
 

Corso pre-parto in Humanitas San Pio X

Il 5 aprile 2016, l’Ospedale Humanitas San Pio X darà il via al corso pre-parto e post-parto dedicato alle donne in gravidanza con termine previsto nel mese di giugno.

Sono previsti 11 incontri teorico-pratici con l’ostetrica, il ginecologo, lo psicologo, l’ anestesista e il neonatologo.

Dopo il parto è previsto un ulteriore incontro per discutere dei primi bisogni e delle prime esperienze del neonato.

Il corso di accompagnamento alla nascita è utile per aiutare le future mamme a vivere la nascita serenamente, con consapevolezza e fiducia, confrontandosi con le altre partecipanti agli incontri e per preparare la coppia ad affrontare il delicato momento del parto nel miglior modo possibile. Consulta il calendario del corso pre-parto e prenota il tuo posto. Eventbrite - Corso di accompagnamento alla nascita e post-parto

Diagnosi prenatale, i test di screening

La diagnosi prenatale, oggi, offre uno spettro di possibilità diagnostiche assai più ampio rispetto a non molti anni fa; rimanendo infatti inalterato il valore dell’ecografia, da ormai 40 anni strumento cardine ed insostituibile della diagnosi prenatale, gli strumenti tecnologici e di laboratorio a disposizione delle coppie in attesa si è arricchito e sviluppato rapidamente in pochi anni. Di fronte ad una così ampia e specializzata offerta diagnostica, per i futuri genitori sembra più difficile individuare e scegliere, in modo davvero informato e responsabile, il percorso che si vuole affrontare nelle indagini prenatali sul proprio bambino. Vediamo insieme al Dott. Stefano Acerboni, coordinatore dell’area ostetrica dell’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia, quali sono i possibili percorsi diagnostici (invasivi o non) a disposizione delle future mamme.

Malformazioni fetali, quali esami?

“La maggior parte dei bambini nasce sana, è bene ricordarlo, ma è vero anche che raramente il feto può essere affetto da anomalie genetiche o anatomiche che possono avere grandi ripercussioni sulla sua vita e su quella dei suoi familiari – spiega il Dott. Acerboni. Oggi, sono tante le coppie che desiderano conoscere lo stato di salute del feto e che chiedono informazioni precise al loro ginecologo per decidere cosa fare”. L’esame insostituibile per lo specialista, adatto a sospettare o a diagnosticare una malformazione fetale, è l’ecografia; la cultura e l’esperienza ecografica progressivamente aumentata in questi ultimi 30 anni e i miglioramenti tecnologici delle apparecchiature a disposizione (pensiamo alla visualizzazione 3 e 4D), hanno fatto sì che la diagnostica delle malformazioni fetali conoscesse un globale miglioramento. L’accuratezza diagnostica (“detection rate”) per ogni distretto anatomico fetale è migliorata negli anni. Così, di pari passo si registra un sostanziale miglioramento qualitativo delle consulenze post-diagnosi. A seconda delle malformazioni e dei distretti fetali interessati, è oggi possibile anticipare la diagnosi di molte anomalie fetali anche di diverse settimane, con un incalcolabile guadagno di tempo e di sofferenza. È possibile, infatti, sospettare o escludere alcune gravi ed importanti malformazioni già a 12-16 settimane (cerebrali, cardiache, scheletriche). “Ancora oggi – continua il medico – l’ecografia morfologica della 20esima settimana è il momento diagnostico irrinunciabile da parte di chi segue la gravidanza.

Quali sono i fattori di rischio per anomalie fetali?

Le condizioni considerate maggiormente predisponenti al rischio di anomalie fetali sono la presenza di anomalie nelle gravidanze precedenti, difetti genetici familiari e l’aumentare dell’età materna, in particolare se superiore ai 35 anni.

Diagnosi prenatale non invasiva

I test di screening di alcune anomalie di numero dei cromosomi sono disponibili da qualche anno, non comportano nessun rischio per mamma e bambino e impiegano solo tecniche non invasive (ecografia e prelievo venoso alla mamma). Questi test non svolgono diagnosi cromosomica, ma calcolano con elevata accuratezza il rischio di patologia di numero di alcuni cromosomi specifico per quella gravidanza. Il rischio di non ottenere un risultato o di incorrere nei “falsi positivi” o nei “falsi negativi” è sostanzialmente molto basso. L’introduzione dei test di screening ha, di fatto, permesso in questi anni di ridurre di molto il numero di villocentesiamniocentesi eseguite e, di conseguenza, la pericolosità delle diagnostiche invasive (circa il 1% può provocare la perdita della gravidanza) che oggi per lo più vengono riservate alle pazienti che presentano un rischio aumentato durante lo screening.

Traslucenza nucale – bitest e “DNA Fetale”

Questi due test, che si eseguono dalla 11esima settimana di gravidanza, sono stati messi a punto per calcolare il rischio individuale di essere affetto da un’anomalia di numero di alcuni cromosomi (la più nota e più frequente è quella che riguarda la coppia di cromosomi 21, trisomia 21, o Sindrome di Down); lo stesso calcolo viene eseguito per i cromosomi 13 e 18 ed è possibile anche per i cromosomi sessuali (X e Y), le cui alterazioni di numero configurano alcune sindromi caratteristiche. Sono entrambi test di screening che esitano in un calcolo del rischio, non in una diagnosi di malattia, con elevata accuratezza (superiore al 90-95 %) e soprattutto a rischio zero (cioè non comportano alcun rischio per mamma e feto, essendo basati su esame ecografico e/o prelievo venoso alla mamma). Si devono tenere presenti le quote di “falsi positivi” e di “falsi negativi” del test sapendo che i primi porteranno la coppia a sottoporsi alla diagnostica invasiva (villocentesi o amniocentesi) per verificare la diagnosi, mentre i secondi potrebbero portare ad una mancata diagnosi di malattia ed esitare con la nascita di un bimbo affetto. Se dai risultati del test di screening emerge un rischio aumentato per una di queste malattie, la coppia viene convocata in tempi brevi per discutere con il medico di riferimento dell’esito ottenuto e quindi decidere come proseguire con gli eventuali step diagnostici successivi, sempre personalizzando ed “individualizzando” il caso in oggetto per ogni coppia.

Ricerca del DNA fetale e translucenza

I test di screening sono esami non invasivi e dunque privi di rischio per il feto. Permettono di calcolare il rischio per quella specifica mamma che il suo bambino sia affetto da anomalie di numero di alcune coppie di cromosomi. Sebbene attendibili a più del 90 %, questi test non sono infallibili. In caso di positività, anche in seguito al confronto e alla valutazione con il ginecologo, sarà la coppia a decidere se sottoporsi a ulteriori indagini, sia ancora di screening o definitivamente diagnostiche (procedure invasive come villocentesi o amniocentesi). I principali test di screening sono la ricerca del DNA fetale nel sangue materno e la translucenza nucale. La ricerca del DNA fetale nel sangue materno serve per valutare il rischio che il bambino sia affetto da alcune cromosomopatie di numero. La gestante viene sottoposta a semplice prelievo di sangue e l’analisi di laboratorio ricerca, nel campione di sangue prelevato, frammenti di DNA del nascituro provenienti dalla placenta. La translucenza nucale invece si esegue nel corso di un’ecografia, misurando lo spessore dello spazio retronucale sottocutaneo del feto, e fornisce, insieme ad altri dati ecografici e demografici della mamma, un calcolo sul rischio di Sindrome di Down e altre sindromi a carico del feto.

Diagnosi prenatale invasiva

La villocentesi

La villocentesi è un esame diagnostico prenatale invasivo con un margine di rischio per il feto e il buon andamento della gravidanza calcolato in circa all’1%. È, pertanto, un esame delicato che necessita sempre di un’accurata valutazione in cui la coppia e lo specialista devono considerare il bilancio tra le necessità diagnostiche della coppia ed il rischio insito nella procedura. Si tratta di una specie di piccola biopsia della placenta sotto guida ecografica, utilizzando un ago che viene introdotto dal ginecologo nell’addome della gestante e che rimane in addome circa 30 secondi. L’ago preleva per aspirazione i villi coriali della placenta e non attraversa lo strato delle membrane amniotiche (la placenta ne è all’esterno). Da questo materiale, opportunamente trattato e coltivato, si ottiene il cariotipo fetale, cioè l’assetto cromosomico del feto (i suoi 46 cromosomi vengono analizzati dal citogenetista e definiti normali o no, sia per quanto riguarda il loro numero, sia per quanto riguarda la loro struttura). Attraverso la villocentesi, su indicazione anamnestica familiare, si possono ricercare, se indicato, alcune malattie genetiche ereditarie, come la Fibrosi Cistica e la Distrofia Muscolare.

L’amniocentesi

L’amniocentesi si esegue tra la 15a e la 17a settimana di gravidanza. Attraverso l’introduzione di un ago nell’addome materno (sotto guida ecografica) ed attraverso la parete dell’utero e le membrane amniotiche, si accede al sacco amniotico e si preleva (circa 1-2 minuti) una quantità, irrilevante per il feto, di liquido amniotico che contiene le cellule fetali dalle quali il citogenetista, dopo trattamento colturale in varie fasi, ottiene il cariotipo, lo studio della struttura e del numero dei suoi 46 cromosomi. Come la villocentesi, anche per l’amniocentesi viene calcolato un rischio di perdita della gravidanza di circa l’1%. “È fondamentale in questa fase – conclude il Dott. Acerboni – discutere con il proprio ginecologo dei rischi e dei benefici per valutare le diverse opzioni e prendere la migliore decisione per la mamma e il bambino”.

Ginecologia e Ostetricia, Il Dott. Alessandro Bulfoni è il nuovo responsabile

Il Dott. Alessandro Bulfoni entra a far parte del team di Humanitas San Pio X come Responsabile dell’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia.

Chi è il Dott. Bulfoni?

Il Dott. Alessandro Bulfoni proviene dalla Scuola di Specializzazione diretta dal Prof G. Pardi con il quale ha sviluppato una significativa esperienza all’interno dell’Azienda Ospedaliera San Paolo dove, sotto la Direzione del Prof L. Fedele, ha svolto attività assistenziale con la qualifica di Aiuto Responsabile della Day-Surgery e successivamente, sotto la direzione del Prof M. Candiani, attività di Coordinatore della Ginecologia fino al dicembre 2009. Nel 2010 si è trasferito presso la Clinica Mangiagalli Fondazione IRCCS Ca’ Granda Policlinico di Milano dove ha svolto la funzione di Aiuto Ostetrico e Ginecologo Responsabile dell’Endoscopia ginecologica e dove ha potuto sviluppare competenze di rilievo in ambito della chirurgia ginecologica sia miniinvasiva (endoscopica e robotica) sia laparotomica e vaginale. Ha partecipato a diverse ricerche scientifiche per patologia maligna (neoplasie endometriali e cevicali) dirette dal Prof G. Bolis sia per patologia benigna (malformazioni genitali, endometriosi, fibromi uterini, infertilità e cisti ovariche) dirette dal Prof L. Fedele. Ha, inoltre, svolto attività didattica durante i corsi di Laurea e Specializzazione in Ostetricia e Ginecologia dell’Università Statale di Milano. In ambito ostetrico ha dedicato particolare attenzione all’assistenza di gravidanze sia fisiologiche sia a rischio collaborando all’attività del reparto di Patologia della gravidanza e della Sala Parto della Clinica Mangiagalli.

Cosa offre l’équipe diretta dal Dott. Bulfoni?

L’attività svolta dall’Unità Operativa di Ginecologia e Ostetricia è volta a favorire un precoce contatto ed una profonda conoscenza tra la coppia madre-neonato. L’équipe è particolarmente sensibile ed attenta a creare e mantenere condizioni ambientali di sicurezza e riservatezza per ridurre al minimo indispensabile le occasioni di separazione madre-neonato; Alle future mamme viene fornita un’assistenza ostetrica “one to one”, 24 ore 24, 365 giorni all’anno, nel più totale rispetto della fisiologia del travaglio di parto.

Gravidanza gemellare, cosa comporta per la mamma?

Aspettare un figlio è una notizia che provoca emozioni molto forti in una donna, sapere di essere incinta di due gemelli (o più) può essere particolarmente sconvolgente. Una gravidanza gemellare merita maggior attenzione, proviamo a scoprire cosa comporta insieme alla Dott.ssa Marinella Dell’Avanzo dell’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia di Humanitas San Pio X.

Gemelli identici o no?

“Una gravidanza gemellare – spiega la Dott.ssa Dell’Avanzo – può essere frutto del caso oppure essere causata da precisi fattori, come l’ereditarietà da parte materna, l’età della madre o tecniche di fecondazione assistita”. Nel nostro Paese la nascita dei gemelli è in aumento in quanto si ricorre più frequentemente a procedure di fecondazione in vitro. Si parla di gravidanza gemellare dizigotica o bicoriale (la più frequente) quando due ovuli separati sono fecondati da due spermatozoi diversi. Ogni feto ha la propria placenta e il proprio sacco amniotico (gravidanza bicoriale e biamniotica). Nella gravidanza gemellare bicoriale biamniotica, i gemelli hanno un diverso patrimonio genetico e hanno due placente separate. Possono nascere due maschi, due femmine o un maschio e una femmina e fisicamente non saranno uguali. In questo caso, si parla di gemelli non identici. La gravidanza gemellare monozigotica o monocoriale, invece, si instaura quando un ovulo viene fecondato da un solo spermatozoo, ma si divide in due zigoti distinti, da cui si formeranno due embrioni separati. I cosiddetti gemelli identici hanno in genere un proprio sacco amniotico e un proprio cordone ombelicale, ma condividono la placenta. Avranno lo stesso sesso e presenteranno tratti fisici molto simili. La gravidanza gemellare monocoriale può essere biamniotica, per cui i gemelli sono contenuti in due sacchi separati o, raramente, monoamniotica, per cui i gemelli sono contenuti nello stesso sacco. La gravidanza gemellare monocoriale biamniotica è una condizione di rischio per alcune complicanze (come la trasfusione feto-fetale) che richiedono una sorveglianza ecografica (controlli bisettimanali a partire dalla 15esima settimana in poi) e talora un trattamento in utero (laser).

Come procede la gravidanza gemellare?

“La gravidanza gemellare – continua la dottoressa – deve essere seguita con controlli maggiori rispetto alla gravidanza singola. In genere, è durante l’ecografia del primo trimestre che una donna scopre di aspettare due gemelli (o più), anche se l’individuazione può essere precedente. Già alla 12a settimana è possibile sapere se si tratta di gemelli dizigoti o monozigoti”. È importante distinguere se la gravidanza è gemellare bicoriale o monocoriale perché la gestione successiva è differente. “La gravidanza gemellare monocoriale – spiega la Dott.ssa Dell’Avanzo- in considerazione del rischio elevato di complicanze, deve essere monitorata con controlli ecografici seriali bisettimanali. L’ecografia – aggiunge la dottoressa – è l’unica tecnica che disponiamo attualmente per verificare se insorgono complicanze come la trasfusione feto-fetale che necessita un trattamento laser in utero“. È possibile, quindi, che si rendano necessari controlli più frequenti per monitorare la crescita dei feti. Importante è affidarsi al ginecologo di fiducia per i controlli necessari o, qualora fosse necessario ai centri di riferimento soprattutto per le gravidanze monocoriali.

Eventuali complicazioni

Le donne che affrontano una gravidanza gemellare corrono un rischio maggiore di ipertensione o pressione elevata. Se questa è associata alla presenza di proteine nelle urine, si parla di pre-eclampsia, una condizione da non sottovalutare per tutelare il benessere di mamma e bambino. Difficilmente le gravidanze gemellari arrivano alla data presunta del parto. Il parto pretermine è più frequente nelle gravidanze gemellari rispetto alle gravidanze singole. A seconda della settimana in cui si avvia il travaglio o si rende necessario il parto per altre complicazioni, mamma e bambini necessiteranno di cure specifiche o assistenza neonatale nei reparti specializzati.

Parto naturale o cesareo?

Nella maggior parte dei casi, il parto avviene tramite taglio cesareo, anche se è possibile affrontare il parto naturale, ammesso che il primo bambino sia in presentazione cefalica e dunque a testa in giù. È anche possibile, qualora si inizi il parto naturale, che si debba passare al taglio cesareo, se insorgono complicazioni. Questa evenienza è comunque presente anche nelle gravidanze singole. Scoprire di aspettare due gemelli può destare sgomento e preoccupazione, soprattutto nelle fasi iniziali della gravidanza. Fare riferimento al ginecologo, condividendo con lui dubbi ed emozioni, è importante per affrontare la gravidanza gemellare in maniera serena e sicura.

Humanitas MAMA, grande successo per lo speciale Open Day del Punto Nascita

Grande successo per il primo Humanitas MAMA, lo speciale open day di Humanitas San Pio X dedicato alla salute delle mamme di oggi e di domani che sabato 15 ottobre ha dato vita a tanti corsi ed eventi.

Una giornata dedicata dai nostri esperti alle mamme di oggi e di domani

Per tutta la giornata ginecologi, neonatologi, anestesisti e ostetriche di Humanitas San Pio X hanno risposto ai dubbi e alle curiosità delle tante coppie e mamme con passeggini o pancione. Sold out le iscrizioni alle visite guidate al Punto Nascita, le sedute di osteopatia neonatale e le ecografie 3D offerte alle famiglie. Grande interesse per i corsi di massaggio neonatale, yoga in gravidanza, riabilitazione del perineo, i laboratori musicali per piccolissimi e per i futuri genitori realizzati con l’Associazione Italiana Gordon per l’Apprendimento Musicale (AIGAM) e il corso sul linguaggio segreto dei neonati in collaborazione con il Gruppo di Educazione Pediatrica e Ostetrica (GEPO). Mamme, papà e nonni hanno imparato le manovre salvavita pediatriche insieme alla Croce Rossa Milano e a come trasportare in maniera sicura in auto il proprio bebè, grazie ai consigli della Polizia Locale.

Spazio ai più piccoli

Per l’occasione, l’area accettazione dell’ospedale si è trasformata in MAMAPLAY dove i bambini da 2 a 8 anni hanno disegnato, ascoltato le storie raccontate dai lettori della Libreria dei Ragazzi, e imparato a seguire stili di vita sani nel grande Gioco dell’Oca della Salute.

Noi ci vogliamo bene

Nel pomeriggio, invece, spazio alla corretta alimentazione in pre-concepimento, gravidanza, allattamento e svezzamento nel talk show “Noi ci vogliamo bene”, insieme a Marco Bianchi, chef e divulgatore scientifico di Fondazione Veronesi, la nutrizionista Simona Ferrero, la Dott.ssa Paola Marangione, responsabile dell’Unità Operativa di Neonatologia e Patologia Neonatale, e il Dott. Alessandro Bulfoni, responsabile dell’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia.

Un ricordo speciale

Infine ogni pancione ha avuto la sua foto, da solo, in coppia o in famiglia. All’interno del video troverete alcuni dei momenti più belli raccontati da chi ha partecipato in prima persona a questa giornata unica per raccontare tutte le novità del Punto Nascita.

Humanitas San Pio X al Baby Shower di FattoreMamma

Negli Stati Uniti, il Baby Shower è il tradizionale festeggiamento con il quale si accoglie la futura nascita di un bambino. Il termine shower si riferisce alla doccia di regali, utili al bambino, che le future mamme ricevono durante questa festa. Partendo da questa idea, FattoreMamma, in collaborazione con PeriodoFertile, ha organizzato la seconda giornata dedicata alle future mamme e neomamme con bambini fino a sei mesi per aiutarle a prepararsi con serenità all’arrivo del neonato.

Il programma

La giornata prevede numerose iniziative, laboratori, attività e interventi di professionisti che risponderanno alle domande e alle curiosità delle partecipanti. Per scoprire di più, consulta il PROGRAMMA COMPLETO della giornata.

Humanitas San Pio X tra i partner dell’evento

All’evento parteciperanno anche gli specialisti di Humanitas San Pio X con tre incontri:
  • alle 11.30, la Dott.ssa Paola Marangione, Responsabile dell’Unità Operativa di Neonatologia e Patologia Neonatale, e il Dott. Valeriano Genovese, ginecologo dell’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia, si occuperanno di nutrizione in gravidanza, svezzamento e allattamento.
  • alle ore 12.00, la Dott.ssa Paola Marangione spiegherà come ridurre i rischi legati alla SIDS (Sudden Infant Death Syndrome)
  • dalle 14.30 alle 15.15, Maria Assunta Facchi, ostetrica senior consultant dell’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia illustrerà  la ginnastica specifica per la riabilitazione del pavimento pelvico (laboratorio riservato alle gestanti)

Dove e quando?

Il Baby Shower Party si terrà domenica 4 dicembre dalle ore 10 alle 16.30 presso l’Hotel Westin Palace di Milano (Piazza della Repubblica 20) Per partecipare basta iscriversi e registrarsi sul sito. Vi aspettiamo numerose.

I movimenti fetali, indice di benessere

Avvertire i movimenti del bambino è certamente una delle sensazioni più emozionanti legate alla gravidanza. Se la maggior parte delle donne, fin dall’inizio della gestazione, percepisce la presenza del figlio nel proprio corpo, sentirlo muovere rafforza quella primitiva sensazione e consente la costruzione di un legame unico. Tra la 16 e la 17 a settimana è possibile iniziare ad avvertire i primi fremiti anche se non sono facilmente riconoscibili e molte donne li scambiano per movimenti intestinali. Alcune gestanti descrivono questa sensazione come “bollicine nella pancia”. I movimenti fetali iniziano a essere riconosciuti come tali tra la 18a e la 20a settimana. I bambini in utero si muovono moltissimo, ma non tutti i loro movimenti vengono percepiti. Spesso le immagini ecografiche rivelano bambini che si allungano, si girano, fanno “capriole” o “giocano” con il cordone ombelicale.

Come capire se un bambino si muove abbastanza?

Vediamo insieme al Dott. Bulfoni, Responsabile dell’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia di Humanitas San Pio X perché i movimenti del feto sono importanti. “Con il procedere delle settimane – spiega il Dott. Bulfoni – ogni donna impara a riconoscere i movimenti del proprio bimbo; questi diventano rassicuranti perché suggeriscono che il bambino sta bene ed è sereno”. I movimenti, infatti, sono indice di salute e benessere fetale; ciononostante, non è appropriato suggerire un numero di movimenti che il bambino dovrebbe compiere nell’arco di una giornata: ogni gravidanza differisce dall’altra, così come ogni bambino. In genere, tutti i feti alternano momenti di attività a momenti di quiete. Per ogni mamma però, con il passare dei giorni, i movimenti del bambino diventano familiari e permettono di capire quando il piccolo dorme e quando gioca, come reagisce agli stimoli esterni o a ciò che la mamma mangia o beve o alle posizioni che assume. Più che al numero di movimenti fetali dunque, l’attenzione va posta alle abitudini di movimento del proprio bambino e a eventuali cambiamenti. È bene sottolineare che se per un’intera giornata non si dovessero avvertire movimenti, occorre consultare il ginecologo o recarsi in pronto soccorso, per gli opportuni accertamenti.

Come cambiano i movimenti fetali con il procedere della gravidanza?

Tra la 26a e la 30a settimana i movimenti fetali risultano meno attutiti in seguito alla diminuzione del liquido amniotico, per cui quando il bambino si sposta si possono notare cambiamenti all’aspetto della pancia. A questo punto della gravidanza la maggior parte dei bambini è ancora a testa in su, in presentazione podalica. Tra la 30a e la 35a settimana i movimenti appaiono più vigorosi, ma più rallentati, meno vivaci, a causa della diminuzione dello spazio nella cavità uterina. In queste settimane i bambini che non l’hanno ancora fatto, si girano e assumono presentazione cefalica, si mettono cioè a testa in giù, in vista del parto. La maggior parte dei feti arriva al termine della gravidanza in posizione cefalica, mentre solo una minima percentuale ha una presentazione podalica, che rende in genere difficile il parto naturale e necessita di taglio cesareo. A causa della mancanza di spazio, superata la 36a settimana è difficile che il feto cambi presentazione. Tra la 35a e la 40a settimana i movimenti sono ancora ben percepibili, anche se gradualmente tendono a cambiare, proprio per questioni di spazio. Anche in queste ultime settimane vale la regola precedente: ogni mamma sa riconoscere i movimenti del proprio bambino e si accorge di eventuali stranezze o anomalie. “Ogni futura mamma deve controllare i movimenti fetali, soprattutto nelle ultime settimane di gravidanza” afferma il Dott. Bulfoni. Se non si avvertono movimenti per qualche ora è consigliabile dapprima provare a stimolare il bambino: toccando la pancia, cambiando posizione, mangiando o bevendo qualcosa di dolce. Se la situazione non cambia, è consigliabile consultare il ginecologo o recarsi in pronto soccorso, nella maggior parte dei casi si verrà sottoposti a tracciato per verificare le condizioni di salute del piccolo. Nell’arco delle 12 ore è corretto che il feto compia non meno di 10 movimenti ( ogni calcetto o altro è considerato un movimento); nel caso in cui non si raggiunga il numero di movimenti previsti, è meglio fare un controllo attraverso un’ecografia ostetrica e/o un NST (non stress test – monitoraggio tococardiografico). “Spesso – continua il Dott. Bulfoni – la gravidanza è in regolare evoluzione, altre volte la semplice riduzione del liquido amniotico può aver ridotto la percezione dei movimenti, altre volte ancora è l’inizio dell’instaurarsi di alcune patologie del II trimestre”. “Quello che viene sempre raccomandato alla paziente – conclude il Dott. Bulfoni – è di non rimandare mai al giorno dopo il controllo in caso di assenza o riduzione dei movimenti, potrebbe essere troppo tardi”. È importante non farsi prendere dall’agitazione e ricordare che è meglio un controllo in più per eccessivo scrupolo, che uno in meno.

Il Dott. Stefano Acerboni nel team di Humanitas San Pio X

Il Dott. Stefano Acerboni entra a far parte del team di Humanitas San Pio X come Referente dell’Area Ostetrica dell’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia.

Chi è il Dott. Stefano Acerboni?

Il Dott. Stefano Acerboni proviene da una lunga e significativa esperienza presso l’Ospedale Policlinico Mangiagalli di Milano. Ha acquisito competenze di rilievo nell’ambito dell’ostetricia, della diagnosi prenatale e della patologia della gravidanza oltre che nell’ambito del contenzioso medico legale in ostetricia. Ha partecipato come relatore a diversi congressi sulla diagnosi prenatale e la colpa medica in ostetricia, mentre nell’ambito della ricerca e attività scientifica ha posto particolare attenzione al controllo del benessere fetale, insieme alla programmazione del parto, pubblicando diversi testi inerenti la valutazione del benessere fetale, l’oncologia ginecologica e la cronobiologia nella patologia ostetrica. Ha partecipato, inoltre, all’elaborazione e stesura di numerosi protocolli diagnostico-terapeutici in ambito ostetrico.

Cosa offre l’equipe di Ostetricia e Ginecologia?

L’attività svolta dall’Unità Operativa di Ginecologia e Ostetricia è volta a favorire un precoce contatto ed una profonda conoscenza tra la coppia madre-neonato. L’équipe è particolarmente sensibile ed attenta a creare e mantenere condizioni ambientali di sicurezza e riservatezza per ridurre al minimo indispensabile le occasioni di separazione madre-neonato; Alle future mamme viene fornita un’assistenza ostetrica “one to one”, 24 ore 24, 365 giorni all’anno, nel più totale rispetto della fisiologia del travaglio di parto.

La gravidanza extrauterina: cause, diagnosi e terapia

Che cos’è la gravidanza extrauterina?

La gravidanza extrauterina è una localizzazione ectopica, quindi erronea, della gravidanza che non si annida in utero ma altrove e nel 98% dei casi si annida in una tuba. Ne parliamo con il dottor Stefano Acerboni, medico dell’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia di Humanitas San Pio X.

Come si effettua la diagnosi?

“Ogni alterazione anatomica della tuba – spiega il dottore – cioè ogni fattore che non permette al prodotto del concepimento di annidarsi correttamente nell’utero, può facilitare il formarsi della gravidanza extrauterina”. La gravidanza extrauterina si verifica in circa l’1% di tutte le gravidanze e diagnosticarla non è semplicissimo. Ci si basa sui sintomi riferiti dalla paziente, che possono essere anche gravi sintomi di shock nel caso di rottura della tuba, o sul dosaggio delle HCG e sull’ecografia transvaginale.

Quali sono le terapie?

“Ci si può avvalere – continua il medico – della terapia medica e di quella chirurgica, che è quasi sempre laparoscopica e che nella maggior parte dei casi deve asportare la tuba coinvolta”. Una quota non indifferente di gravidanze extrauterine va incontro a risoluzione spontanea con il verificarsi di un aborto tubarico nelle primissime fasi della gravidanza e dunque non si rende necessaria alcuna terapia.

Il medico risponde

Tutti gli approfondimento del dottor Stefano Acerboni all’interno del video.
 

Screening prenatale e falsi miti

Spesso, la gravidanza è accompagnata da un mix di emozioni. In particolare, durante il periodo di attesa potrebbero sopraggiungere momenti di ansia. Per alcune donne, l’ansia si manifesta nel dover effettuare uno screening  prenatale, test che identifica un rischio di anomalie cromosomiche prima della nascita. La paura è comprensibile, ma sfatiamo alcuni miti con l’aiuto della Dott.ssa Marinella Dell’Avanzo, Aiuto Dirigente dell’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia di Humanitas San Pio X.

5 miti sullo screening prenatale

 

“È sempre necessario effettuare uno screening  prenatale”

Alcuni test, come ad esempio l’ecografia e lo screening del siero materno, possono essere effettuati da tutte le donne in attesa. Ma, se si ha più di 35 anni, se l’ecografia e gli esami del sangue presentano valori alterati o se si ha una storia familiare di difetti congeniti alla nascita o disordini cromosomici, la gravidanza può essere considerata ad alto rischio ed è, quindi, consigliabile procedere con  lo screening prenatale o esami invasivi. “È importante – spiega la Dott.ssa Dell’Avanzo – fare  un “counseling” prenatale durante il primo trimestre di gravidanza  così che la coppia scelga consapevolmente l’indagine invasiva o non secondo la propria etica”

 “Tutti gli screening sono invasivi”

Alcuni test prenatali, come l’amniocentesi e la villocentesi, sono invasivi e, se vengono effettuati ,esiste un rischio di aborto spontaneo (1%). Ma, grazie ai test più recenti e, non invasivi, molte donne non sentiranno il bisogno di eseguirli. Le nuove tecnologie, infatti, permettono di individuare il rischio presunto di anomalie cromosomiche semplicemente con il prelievo di sangue materno. Meglio se tale prelievo è accompagnato contemporaneamente da un ecografia. Attualmente, lo screening prenatale identifica gravidanze a rischio per il numero dei cromosomi, come ad esempio: trisomia 13, trisomia 18, trisomia 21 (Sindrome di Down) e disordini della differenziazione sessuale (esempio sindrome di Turner). “In futuro – aggiunge la Dott.ssa Dell’Avanzo – ci auguriamo che con un semplice prelievo ematico si possa ottenere il cariotipo“.

“Tutte le anomalie cromosomiche portano alla malattia”

Non tutte le anomalie sono gravi come la trisomia 13 o la trisomia 18. Tutti gli individui, infatti, presentano delle varianti all’interno del proprio patrimonio genetico e cromosomico. Alcune di queste variazioni, comunque, potrebbero incrementare il rischio di avere particolari anomalie. “Non tutte le anomalie cromosomiche portano a gravi malattie. Ad esempio – spiega la Dott.ssa – la Sindrome di Turner (45XO) non sempre comporta gravi deficit intellettivi.”

“Un risultato negativo significa un bambino sano”

No, i test di oggi sono più precisi e in grado di individuare più anomalie rispetto al passato, ma alcuni disordini potrebbero non essere rilevati. La Detection Rate per quanto riguarda la Sindrome di Down mediante il test del Dna è intorno al 99%. “I test statistici – aggiunge la Dott.ssa –  hanno tutti un rischio di falsi positivi e falsi negativi”

“Il risultato di un test statistico può aiutare a scegliere”

L’informazione di un test statistico (sia Bi test o Test al Dna) può aiutare a gestire la gravidanza con la coppia. Per esempio, se il test per la ricerca del rischio inerente alla Sindrome di Down risulta elevato, il medico consulente offrirà alla coppia l’opzione di sottoporsi ad esami  invasivi.   Tutto questo può spaventare una futura mamma, ma la prevenzione è importante e ,le informazioni più corrette possibili, possono aiutare a scegliere un percorso personalizzato per i futuri genitori.  

Successo di presenze per l’Open Day del Punto Nascita

Sabato 19 marzo, presso l’Ospedale Humanitas San Pio X, si è tenuto l’Open Day del Punto Nascita. Tanti i futuri genitori – e nonni – che hanno voluto incontrare gli specialisti e vedere da vicino le sale parto, il nido e le stanze di degenza dedicate alla maternità. L’assistenza one to one, la possibilità di partoanalgesia h24, l’ambulatorio ostetrico post parto ad accesso diretto sono alcune delle possibilità a disposizione delle future mamme che decidono di partorire in San Pio X. Il dott. Gianluca Bellafante, responsabile dell’Unità Operativa di Ginecologia e Ostetricia, la dott.ssa Paola Marangione, responsabile della Neonatologia, la coordinatrice ostetrica Stefania Del Duca e il responsabile del Servizio di Anestesia dott. Massimo Runza hanno presentato le caratteristiche del percorso e risposto alle domande dei futuri genitori. Per informazioni sul corso pre parto è possibile contattare le ostetriche chiamando il numero 02 6951.7421 dalle ore 9.00 alle ore 13.00 dal lunedì al venerdì.   Consulta qui la Carta dei Servizi del Punto Nascita  

Sushi in gravidanza? Sì, ma con le dovute accortezze

Negli ultimi anni i consumi alimentari nel nostro Paese hanno visto una notevole diffusione del pesce crudo, soprattutto nella versione “sushi”, cioè in abbinamento al riso, tipico della cucina giapponese. Una delle domande più comuni riguardo l’alimentazione delle donne incinta è proprio la possibilità di mangiare o meno il sushi e il pesce crudo più in generale. Il pesce crudo infatti può essere contaminato da diversi microrganismi (listeria, eschirichia coli, salmonelle), il rischio maggiore è però la presenza di Anisakis, un verme le cui larve possono impiantarsi nelle mucose dell’apparato gastrointestinale, con conseguenze anche importanti. A tal proposito, il Dott. Alessandro Bulfoni, Responsabile dell’Unità Operativa di Ginecologia e Ostetricia di Humanitas San Pio X, ci aiuta a fare chiarezza.

Come prevenire l’infezione?

Il parassita è molto sensibile alla cottura, motivo per cui il consumo di pesce cotto non è problematico, ma anche al congelamento. Sottoporre il pesce a uno di questi trattamenti, uccide le larve e allontana il rischio di infezione. Attualmente, la legislazione europea (Regolamento CE n. 853 del 2004) obbliga chi somministra prodotti ittici crudi o sottoposti ad affumicatura a freddo, a marinatura o a salatura (procedimenti che non inattivano le larve), a utilizzare prodotti congelati o sottoposti a congelamento preventivo a -20° per almeno 24 ore. “Pertanto – spiega il Dott. Bulfoni – se il pesce è stato trattato secondo le norme previste dalla legge, non si corrono rischi”. È sempre buona norma comunque informarsi presso l’esercizio commerciale in cui si acquista o si consuma il pesce crudo, avendo cura di scegliere negozi o ristoranti di cui fidarsi, che garantiscano prodotti buoni, ben trattati e ben conservati.

Pesce crudo e toxoplasmosi

“Il pesce crudo – aggiunge il medico – non è rischioso per le gestanti risultate toxo-negative e dunque suscettibili all’infezione da toxoplasma. L’unica accortezza in questo caso è l’abbinamento del pesce alle verdure crude: queste devono essere ben lavate, per scongiurare il rischio di toxoplasmosi”.

E i molluschi?

“Anche i molluschi si possono mangiare – continua il Dott. Bulfoni. Se cotti non si corre alcun rischio, se crudi è possibile incorrere in infezioni, soprattutto da salmonella e in intossicazioni alimentari. Queste condizioni non si ripercuotono sulla salute del feto, ma richiedono comunque terapie farmacologiche, che in gravidanza è bene limitare il più possibile”. In generale comunque, è consigliabile seguire un’alimentazione sana ed equilibrata che includa pesce. Non è necessario rinunciare al sushi o al pesce crudo, purché si presti attenzione e si scelgano esercizi commerciali adeguati. In caso di dubbi è sempre bene confrontarsi con il proprio medico, così come in presenza di malessere a seguito del consumo di pesce crudo.