Allattamento al seno: formazione in Humanitas San Pio X

Dal 26 al 30 maggio, in Humanitas San Pio X si è svolta una delle edizioni del corso “Allattamento al seno: protezione, promozione e sostegno. Formazione basata sul Corso 20 ore OMS/UNICEF” promosso da ATS Milano Città Metropolitana, prima Comunità Amica dei Bambini d’Italia.

Che cos’è il corso di allattamento al seno?

Il corso rappresenta un momento di formazione dedicato al personale operante nei Punti Nascita e sul territorio, che ha lo scopo di uniformare e aggiornare le conoscenze degli operatori sull’allattamento al seno. Costituito da una parte teorica e da attività pratiche, con un particolare focus sulle competenze di counseling e sulle pratiche di sostegno all’allattamento materno basate sulle prove di efficacia, il corso è stato condotto da formatori appartenenti al Milan Breastfeeding Network, gruppo di esperti in allattamento costituito da ATS Milano Città Metropolitana. Hanno partecipato operatori non solo appartenenti alla struttura, ma anche provenienti dal territorio e di professionalità diverse. Il corso di allattamento al seno ha permesso il confronto tra diverse realtà e la condivisione di un comune obiettivo: favorire la diffusione delle Buone Pratiche OMS/UNICEF per proteggere, promuovere e sostenere l’allattamento materno.

Cuore, mantenerlo in salute con lo stile di vita

Le malattie cardiovascolari legate al progredire dell’aterosclerosi sono patologie croniche che ancora oggi rappresentano la causa principale delle morti premature in Europa, nonostante negli ultimi decenni si sia registrata una considerevole diminuzione della mortalità cardiovascolare in molti paesi europei. Si stima che oltre l’80% della mortalità totale per malattia aterosclerotica si verifichi attualmente nei paesi in via di sviluppo.

Quali sono le cause connesse alle malattie cardiovascolari?

Le malattie cardiovascolari sono strettamente connesse allo stile di vita, in particolar modo al consumo di tabacco, alle scorrette abitudini alimentari, alla sedentarietà e allo stress psicosociale, tanto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato che oltre tre quarti della mortalità cardiovascolare globale può essere prevenuta mediante l’attuazione di adeguate modifiche nello stile di vita.

La stratificazione del rischio avviene attraverso le ormai consolidate carte del rischio che tengono conto dell’età e della presenza isolata o concomitante di uno o più fattori di rischio (fumo, ipertensione arteriosa, assetto lipidico, presenza o meno di diabete mellito).

“I soggetti ad alto rischio – spiega la Dott.ssa Margherita Dell’Orto, Responsabile del Servizio di Cardiologia di Humanitas San Pio X – devono essere incoraggiati in modo particolare a smettere di fumare, a fare scelte alimentari appropriate, ridurre il sovrappeso, aumentare l’attività fisica: tali modificazioni dello stile di vita possono, in molti casi, ovviare alla necessità di una terapia farmacologica per tutta la vita.”

Perché è importante perdere peso?

Per un paziente con alto rischio cardiovascolare, gli scopi della dieta sono:

  • ridurre l’introito totale di grassi, che devono costituire al massimo il 30% dell’apporto energetico totale
  • ridurre l’introito di grassi saturi, che non devono superare un terzo dei grassi totali, e l’introito di colesterolo a meno di 300 mg/die
  • ottenere la riduzione dei grassi saturi sostituendoli in parte con grassi mono e polinsaturi di origine vegetale e in parte con carboidrati complessi
  • aumentare l’apporto di frutta fresca, cereali e verdure
  • aumentare il consumo di pesce
  • ridurre l’apporto calorico totale, qualora sia necessaria la riduzione del peso
  • ridurre l’assunzione di sale e di alcool qualora la pressione arteriosa sia elevata.

“Tutti i pazienti, infine, – aggiunge la Dott.ssa Dell’Orto – dovrebbero essere incoraggiati e sostenuti ad aumentare la loro attività fisica: viene raccomandata l’esecuzione di esercizio aerobico (per esempio camminare a passo veloce, nuotare, ballare o andare in bicicletta) per almeno 30 minuti, 5 volte la settimana, meglio se tutti i giorni.”

Essere fisicamente attivi aiuta a ridurre il peso (se l’attività fisica viene associata a una dieta corretta), ad aumentare il colesterolo HDL, a ridurre i trigliceridi e la tendenza alla trombosi.

 

Vaccini e autismo, esiste una correlazione?

Recentemente, la Procura di Trani, in seguito ad una causa indetta da due genitori pugliesi, ha stabilito che non vi è alcuna correlazione “di causa-effetto” tra la somministrazione del vaccino trivalente (contro morbillo, parotite e rosolia) e autismo. L’istanza aveva prodotto la consulenza di parte di un medico che sosteneva invece un legame in questo senso. Una commissione medica nominata dal pubblico ministero ha visitato i figli della coppia affetti da autismo basando gli accertamenti anche su una indagine epidemiologica condotta sul territorio dalla quale era emerso chiaramente come i casi di autismo rilevati fossero insorti anche in bambini non sottoposti a vaccinazione MRP. In conclusione, gli esperti hanno escluso una relazione tra vaccino e autismo e il pm è sul punto di chiedere l’archiviazione del caso.

I vaccini proteggono i bambini dalle malattie

“A causa della cattiva informazione, i vaccini sono stati accusati di essere responsabili della comparsa di quadri clinici di autismo nei bambini sottoposti a vaccinazione,  ma si tratta di una relazione priva di fondamento scientifico. Quello che la scienza ha ampiamente dimostrato, invece, è che i vaccini somministrati in età pediatrica proteggono i bambini dall’insorgenza di malattie e non le provocano” sottolinea la Dott.ssa Paola Marangione, Responsabile dell’Unità Operativa di Neonatologia e Patologia Neonatale dell’Ospedale Humanitas San Pio X. Gli esperti consultati dalla Procura di Trani hanno, piuttosto, puntato il dito contro le linee guida internazionali, tra cui quelle dell’Oms, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, accusandole di non raccomandare gli esami accurati necessari prima della somministrazione del vaccino. Sono consigliabili, dunque, maggiori controlli ed esami ematochimici prima dei vaccini per capire se il bambino è in grado di “reggere lo stress immunitario delle vaccinazioni senza gravi rischi per la salute”. “Certamente bisogna cercare di evitare il più possibile l’insorgenza di eventi avversi – aggiunge la Dott.ssa Marangione. Per questo, è importante che i vaccini vengano somministrati da un pediatra che verifichi prima lo stato di salute del bambino, anche attraverso una anamnesi accurata. Non dimentichiamo, infine, che gli eventi avversi sono sporadici e non pregiudicano l’efficacia dei vaccini”.

Informarsi è importante

“Sono diverse le voci che si stanno alzando contro l’errata informazione che vede i vaccini come responsabili dell’autismo. La società scientifica, insieme ai medici, sta puntando sulla divulgazione della cultura vaccinale. Molti genitori, poi, stanno diventando più sensibili al tema e vogliono che i loro figli siano sicuri quando vanno all’asilo e non corrano il rischio di contrarre patologie gravi solo perché qualche bimbo non è stato vaccinato. Recentemente, il caso della bimba spagnola morta di difterite ha scosso un po’ le coscienze”, conclude la Dott.ssa Marangione.