Apnee notturne, 5 cose che non sapevi

Russare, agitarsi nel letto e svegliarsi nel bel mezzo del sonno potrebbero significare più di una brutta nottata, specialmente se questo accade regolarmente. Spesso, la causa di questi sintomi è riconducibile alla Sindrome delle Apnee Ostruttive del Sonno (OSAS), ovvero all’interruzione del respiro durante il riposo notturno. Questa condizione è molto comune, può colpire chiunque e le conseguenze a lungo termine possono portare allo sviluppo di patologie più gravi. Vediamo insieme al Dott. Fabrizio Salamanca, Referente del Centro per la Diagnosi e la Cura della Roncopatia di Humanitas San Pio, 5 caratteristiche che riguardano questa Sindrome a volte poco riconosciuta.

Molte persone soffrono di Apnee Ostruttive del Sonno, ma non lo sanno

Le apnee ostruttive sono più comuni di quanto si pensi poiché nell’80% dei casi non vengono diagnosticate. Questo disturbo colpisce uomini e donne e in particolar modo le persone affette da obesità, provocando il blocco o la costrizione delle vie respiratorie durante il sonno. “I sintomi della Sindrome delle Apnee Ostruttive del Sonno – spiega il Dott. Salamanca – sono messi frequentemente in relazione ad altri disturbi. Ad esempio, il paziente che si sente stanco al risveglio, pone il problema in relazione all’essere andato a letto tardi, oppure ad un periodo di lavoro eccessivo o allo stress e non alla cattiva qualità del sonno. Un sonno continuamente interrotto dalle apnee, troppo superficiale e mai profondo per tempo sufficiente, scarsa ossigenazione dell’organismo durante la notte (specie del cervello), continui e inconsci cambiamenti di posizione nel letto per cercare di respirare meglio e così via, portano chiaramente ad un sonno non ristoratore con conseguente stanchezza al mattino ed accessi di sonnolenza diurna.”

Non riguarda solo gli uomini in sovrappeso che russano

Lo stereotipo del paziente affetto da apnee notturne è quello di un uomo sovrappeso oppure obeso che russa. Se da una parte questo è vero (l’obesità, infatti, è il maggior fattore di rischio e colpisce principalmente gli uomini), molte persone non sanno che dopo la menopausa, le donne hanno la stessa probabilità degli uomini di soffrire di tale disturbo.

Le Apnee Ostruttive del Sonno possono portare a gravi complicanze

Le apnee notturne non rovinano solo la qualità del sonno e quella della giornata lavorativa. Possono essere, anche, un fattore di rischio per infarti, diabete e altre condizioni più severe. In presenza di disturbi frequenti, è importante rivolgersi ad un medico specialista per effettuare una diagnosi accurata grazie ad una Polisonnografia notturna, soprattutto se i sintomi si sovrappongono ad altre condizioni preesistenti. Le conseguenze non riguardano, però, solo lo sviluppo di altre patologie. Come aggiunge il Dott. Salamanca “gli eccessi di sonnolenza diurna spesso sono improvvisi e rapidissimi, a volte anche di soli 2-4 secondi (micro-sleep); questo può causare gravi conseguenze specie se si sta svolgendo un lavoro molto delicato o si sta guidando (si può non vedere una curva, una macchina che frena, un pedone che attraversa la strada, motivo per cui sulla scena di molti incidenti stradali non vengono ritrovate tracce di frenata).”

I sintomi sono spesso ricollegati ad altre patologie

Le Apnee Ostruttive del Sonno, molto spesso, vengono trascurate a causa dell’ampia varietà dei sintomi. Dietro i sintomi del cattivo riposo, infatti, ci possono essere anche altre condizioni, come depressione, fatica, problemi di concentrazione, sete e gola infiammata. “Vi sono – continua il Dott. Salamanca – degli aspetti abbastanza nuovi riguardanti i sintomi. In particolare, molti uomini, durante la notte, hanno la necessità di alzarsi per urinare: siccome l’apnea ostruttiva del sonno colpisce soprattutto gli uomini di oltre 40 anni, si pensa sempre che questa nicturia possa essere attribuita ad ipertrofia prostatica, mentre invece si è visto che anche la presenza di apnee del sonno, per vari meccanismi ormonali e vascolari che si attivano, può causare questo disturbo portando ad un ulteriore frammentazione del sonno. Pazienti ben trattati, infatti, riferiscono una riduzione anche di questo disturbo.”

Intervenire è possibile

Perdere peso, eliminare il consumo di alcol e cambiare le abitudini del sonno, possono portare ad avere dei benefici. Ma per molte persone, semplici cambiamenti nello stile di vitanon bastano a migliorare la qualità del sonno. “Sempre più persone – conclude il Dott. Salamanca – si rivolgono alla chirurgia (molto più mininvasiva rispetto a qualche anno fa) ed agli Oral Appliances: anzi, l’integrazione di chirurgia e applicazione di Oral Appliances si sta rivelando una delle migliori strade percorribili per risolvere questo grave e complesso problema.”    

Obesità, 9 consigli per riconoscerla e affrontarla

L’obesità è una malattia caratterizzata da un accumulo patologico di grasso corporeo che porta a conseguenze importanti per lo stato di salute e la qualità della vita. L’obesità è un problema di salute pubblica a livello mondiale e incide sulla durata della vita perché può portare all’insorgere di disturbi quali pressione alta, diabete mellito, apnee notturne e patologie cardiovascolari. Il Dott. Ezio Lattuada, Responsabile del Centro di Chirurgia della Grande Obesità e Malattie Metaboliche di Humanitas San Pio X ci aiuta a rispondere alle domande più frequenti che riguardano questa malattia.

Essere sovrappeso può portare alla comparsa di alcuni disturbi?

Si, il sovrappeso è spesso correlato a problemi di salute, tra cui:
  • Problemi cardiaci e infarto
  • Pressione alta
  • Diabete
  • Cancro
  • Colecisti e calcoli biliari
  • Osteoartrite
  • Gotta
  • Problemi respiratori, come apnee del sonno e asma
“Numerosi studi clinici hanno evidenziato – afferma il Dott. Ezio Lattuada – che la gravità delle malattie correlate all’obesità sono direttamente proporzionali all’eccesso ponderale ed incidono negativamente sulla qualità di vita del paziente obeso”.

Come sapere se si è in sovrappeso?

Viene definita obesità un eccesso di grasso corporeo totale. Per la misurazione dell’obesità viene comunemente utilizzato l’Indice di Massa Corporea (BMI) che calcola il peso in relazione all’altezza. Viene considerata obesa una persona il cui indice di massa corporea è pari o superiore a 30.

Tutto il grasso è cattivo?

Una certa quantità di grassi all’interno della dieta è necessaria per la salute. Ma, è importante evitare quelli saturi e privilegiare quelli non saturi, come i grassi provenienti dal grano, dalle nocciole o dalle fonti vegetali. “Generalmente, i grassi di origine animale – spiega il Dott. Lattuada – sono quelli che aumentano i livelli della colesterolemia ed in particolare del colesterolo LDL, che può danneggiare le pareti delle arterie”.

Quali step seguire per perdere peso?

Per perdere definitivamente peso è importante:
  • Educare se stessi ad abitudini alimentari più sane
  • Avere un obiettivo realistico
  • Formulare un piano alimentare strutturato con un medico e un dietologo e ricevere un adeguato follow-up.
  • Fare esercizio fisico
“È sbagliato – continua il Dott. Lattuada – pensare di dimagrire stabilmente con i digiuni forzati, bisogna invece fare attenzione alla scelta degli alimenti, riducendo in particolare i cibi ipercalorici e bisogna soprattutto aumentare l’attività fisica”.

Quale sport praticare?

Non importa quale tipo di sport o attività fisica verrà praticata; sport, esercizio, faccende domestiche o attività legate al lavoro portano tutte a dei benefici. Negli ultimi anni, vengono privilegiati gli esercizi di routine per la riduzione e il mantenimento del peso. Alcune pubblicità mostrano come un solo macchinario possa far lavorare tutto il corpo e raggiungere, così, i risultati di cui si ha bisogno. Comunque, molti di questi attrezzi potrebbero essere d’aiuto solo per specifiche condizioni, come quelle cardiovascolari. Inoltre, questi macchinari permettono un numero limitato di esercizi e non vanno bene per tutti i casi. Per scegliere un programma mirato alle proprie esigenze, è consigliabile rivolgersi al proprio medico o ad un trainer sportivo certificato.

Quanta attività fisica svolgere?

Gli studi dimostrano che anche le persone più sedentarie possono raggiungere risultati significativi con solo 30 minuti o più di attività fisica al giorno. Per maggiori benefici, gli esperti suggeriscono 30 minuti di attività aerobica di media intensità, 3 volte a settimana, più esercizio anaerobico come potenziamento muscolare e stretching due volte alla settimana. Se si è stati inattivi per molto tempo, è consigliabile iniziare con attività meno faticose, come camminata o nuoto a ritmo regolare così da non stressare il corpo. Una volta raggiunta una migliore forma fisica è bene aumentare gradualmente il carico di attività. “Le persone obese non devono perdere occasioni per aumentare l’attività fisica; devono cercare – continua il Dott. Ezio Lattuada – di utilizzare meno possibile gli ascensori, l’automobile o la moto e privilegiare le scale, i mezzi pubblici e delle salutari camminate)

L’effetto “yo-yo” può essere dannoso?

La continua perdita e ripresa di peso viene definita effetto “yo-yo”. La perdita di peso può essere graduale o più sostanziosa; tuttavia, alcuni esperti sostengono che l’effetto yo-yo sia dannoso per la salute e che, per le persone affette da obesità, sia meglio mantenere cercare di mantenere un peso stabile. Tuttavia, non ci sono prove evidenti a sostegno di queste affermazioni. La maggior parte delle ricerche sull’obesità, infatti, dimostrano come gli individui affetti da questa patologia facciano più tentativi prima di riuscire a perdere peso con successo. “L’effetto “yo-yo” è dannoso – afferma il Dott. Lattuada – perché solitamente il paziente tende nel tempo ad un aumento progressivo del peso; questo determina una condizione di frustrazione e delusione che non lo aiutano ad un controllo ottimale delle proprie abitudini alimentari ed alla fine il paziente raggiunge livelli di obesità grave, con BMI superiore a 40.  Quando l’eccesso ponderale raggiunge questi livelli si deve, talvolta, ricorrere ad interventi chirurgici per l’obesità grave”.

Come evitare le diete “alla moda”?

Molte diete alla moda hanno le seguenti caratteristiche:
  • Promettono risultati veloci
  • Consigliano un singolo prodotto o regime alimentare
  • Raccomandano tesi basate su un singolo studio
  • Sostengono tesi confutate da organizzazioni scientifiche affidabili
  • Stilano una lista di cibi “buoni” o “cattivi”
  • Raccomandano prodotti da vendere
  • Raccomandano studi non verificati da altre ricerche
  • Sostengono studi che non prendono in considerazione il singolo individuo, ma un gruppo di persone
  • Eliminano uno o più di cinque gruppi alimentari.
È importante riconoscere ed evitare una dieta alla moda privilegiando, invece, un’alimentazione sana e varia.

Come prevenire il recupero del peso perso?

Per prevenire il recupero del peso è consigliabile:
  • una perdita di peso regolare e costante. Chi perde peso lentamente facendo più esercizio, infatti, tende a non recuperare i kg persi.
  • Assumere meno calorie riducendo il consumo dei grassi al 30% o meno del totale delle calorie giornaliere assunte.
  • Non saltare i pasti
  • Consumare snack poveri di grasso e con poche calorie, come frutta e verdura. Gli spuntini, infatti, hanno un grosso impatto sul totale delle calorie assunte.
  • Scegliere cibi ricchi di fibre come pane di grano, cereali, pasta, riso, frutta e verdura. Questi cibi permettono di assumere minori quantità di calorie, ma saziandosi prima.
  • Mantenere un diario giornaliero del cibo assunto. È utile scrivere tutto quello che si è mangiato o bevuto, ma è anche importante essere onesti e accurati altrimenti il diario non potrà essere d’aiuto.
  • Non escludere gruppi di alimenti per assicurarsi di assumere tutti i nutrienti di cui si ha bisogno.
“Una riduzione stabile dell’eccesso ponderale – conclude il Dott. Ezio Lattuada – può essere ottenuta solo grazie ad un cambiamento radicale del proprio comportamento che prevede: un aumento consistente dell’esercizio fisico, un diverso atteggiamento nei confronti del cibo, la scelta razionale degli alimenti. Questi obiettivi possono essere ottenuti grazie al supporto di un team multidisciplinare che comprenda dietologo e psicologo”.