Giornata mondiale del sonno, i consigli per una buona nanna

I neonati dormono almeno 16 ore al giorno, spesso suddivise in riposini di qualche ora. Sebbene inizialmente sembra non vi sia una regola, con il passare del tempo i ritmi tenderanno a regolarizzarsi, anche in armonia con le poppate. In occasione della giornata mondiale del sonno, la dottoressa Suzanne Veehof dell’Unità Operativa di Neonatologia di Humanitas San Pio X ci spiega perché insegnare ai bambini a dormire bene è importante per il loro sviluppo. “I neonati – spiega la dottoressa Veehof – così come anche il feto negli ultimi mesi di vita intrauterina, alternano fasi di sonno e di veglia di breve durata, fasi che via via si raggruppano nel corso del primo anno portando abitualmente a un periodo di sonno notturno più lungo e alcuni periodi di sonno più brevi durante il giorno. Nel secondo e terzo anno il sonno diurno si riduce al solo pomeriggio e dai quattro anni in poi di solito scompare. A partire dai 3-4 mesi, o anche prima, i piccoli possono dormire anche cinque ore di fila e, sebbene ogni bambino sia diverso, entro il primo anno di età è possibile che dorma tutta la notte. Per il primo anno di vita, o almeno per i primi sei mesi, è bene che i piccoli dormano nella stessa stanza dei genitori; questo non solo aiuta la gestione delle poppate notturne, ma previene anche la SIDS, la sindrome della morte in culla. È consigliabile, dunque, posizionare la culla o il lettino nella camera matrimoniale, in modo da avere il bimbo sempre vicino a sé”. “Dopo i 10-12 mesi di vita – continua la dottoressa – il bambino comincia ad essere più cosciente del mondo che lo circonda. L’avventurarsi nel mondo esterno è indispensabile alla crescita e allo sviluppo però comporta inevitabilmente difficoltà, ansie e paure che richiedono una base sicura cui restare collegati e da cui poter tornare. Come in ogni fase di crescita, il bambino deve essere accompagnato ad affrontare la nuova esperienza e incamerarla nel suo apprendimento. Se prematura o non sufficientemente gestita, la separazione dall’ambiente e dalle persone conosciute, come l’andare all’asilo nido ma anche l’addormentamento, può essere un’esperienza traumatica”.

I nostri consigli

Alcuni accorgimenti, soprattutto se si comincia ad instaurarli fin dall’inizio, possono aiutare i piccoli a vivere serenamente il momento della nanna e a stabilire un buon ritmo sonno-veglia.

Vivere a pieno la giornata

Quando i piccoli sono svegli durante il giorno, è bene stimolarli con attività a loro misura. È importante parlare, cantare e giocare con loro. Attenzione però a non sovra-eccitarli e a non “bersagliarli” di novità, i bambini hanno bisogno di certezze e conferme.

Costruire il rito della nanna

È importante stabilire una routine che accompagni il bambino al sonno. Si può fare un bagnetto, cantare o ascoltare musica tranquilla, leggere una storia, fare le coccole. Il bambino assocerà pian piano queste attività alla quiete e al riposo e si predisporrà al sonno notturno.

Ambientarsi nel lettino

I neonati hanno bisogno del contatto fisico e spesso si addormentano in braccio, magari dopo aver mangiato. Se sono rilassati e si stanno addormentato, si può anche provare ad adagiarli nella culla o nel lettino e stando loro accanto, lasciare che si addormentino. “Il bambino – sottolinea la dottoressa – dovrebbe fin dall’inizio avere un suo posto specifico per dormire: dalla culla nei primi mesi, al lettino a cancelli dal secondo semestre fino ai due tre anni e infine un vero e proprio letto singolo in una camera diversa da quella dei genitori. Esclusi i primi 6 mesi, il lettone dei genitori non è un tabù (se non diventa una regola), ma resta un’eccezione legata a comodità di allattamento, stanchezza dei genitori, occasioni particolari, malesseri e malattie, la domenica mattina per stare insieme ecc. Ma è bene appunto che resti un’eccezione e che non si imponga come un’abitudine”. Non sempre è facile per i piccoli dormire nel lettino, ma è importante far sentire la propria presenza, coccolarli e rassicurarli, accarezzandoli e sussurrando parole di rassicurazione. “Per ambientarsi – consiglia la dottoressa – può essere utile metterli nel lettino anche qualche minuto quando sono svegli così che possano iniziare a riconoscerlo”. La fase dell’addormentamento è bene che venga vissuta nel proprio lettino, con gli aiuti e la compagnia dei genitori a turno, preceduta da una diminuzione dell’attività, con rituali di separazione tranquillizzanti che avvicinino al momento dell’andare a letto (lavarsi i denti, mettersi in pigiama, racconto di fiaba, lettura di breve brano di un libro, bacio della buonanotte). È bene fargli compagnia stando accanto e non nel letto col bambino. “Così facendo – spiega la dottoressa Veehof – il bambino può abituarsi a essere da solo nel letto e nella stanza, per periodi progressivamente più lunghi, anche se è sveglio, abituandosi anche alla situazione di ‘solitudine’, che non vuol dire ‘abbandono’: sa che i genitori sono nell’altra stanza, disponibili, ma a una giusta distanza, che è forse la parola chiave dello sviluppo normale”.

Un aiuto dal ciuccio

Alcuni bimbi si rilassano grazie al ciuccio; la sua introduzione – una volta che l’allattamento è ben avviato – può essere di aiuto nel rito del sonno. Il ciuccio, così come il posizionamento dei bambini a pancia in su nella culla, contrasta, inoltre, il rischio SIDS.

Sonno movimentato

Può capitare che durante la notte i piccoli piangano, si muovano o si agitino. Sebbene le mamme tendano a svegliarsi al minimo rumore, non sempre è necessario alzarsi per intervenire. È consigliabile infatti aspettare qualche secondo e ascoltare cosa sta succedendo, in molti casi, la situazione torna tranquilla da sola.

La notte è la notte

Se il bambino ha bisogno di mangiare o di accudimenti particolari durante la notte, è bene comunque ricordargli che è notte. Per farlo, è consigliabile parlare piano, utilizzare luci soffuse, fare il minimo rumore possibile.

Effetti dei disturbi del sonno

“La quantità e la qualità del sonno, oltre che essere segno degli aspetti educativi e di contenimento psichico ambientali, si rispecchiano – conclude la dottoressa Veehof – nel benessere quotidiano dei bambini o, viceversa, la loro insufficienza si riflette in altre difficoltà durante la vita diurna. La carenza di sonno è una delle possibili cause di iperattività e difficoltà di attenzione. Spesso il miglioramento del sonno e delle regole educative diminuisce i disturbi diurni senza rischi e effetti collaterali. Cattive abitudini come dormire regolarmente nel lettone con un genitore sopra i cinque, sei anni o addirittura durante l’adolescenza sono spesso causa di problemi scolastici o comportamentali, in quanto creano una confusione di ruoli e di spazi che nell’adolescenza è particolarmente dannosa”. Accompagnare i bambini a dormire bene è importante per la loro salute e il loro benessere e anche per quello dell’intera famiglia. Se nonostante le accortezze, si fa fatica a vivere serenamente il momento della nanna, è bene chiedere consiglio al pediatra.

Humanitas MAMA, al via le iscrizioni gratuite

Sabato 15 ottobre, dalle 10.00 alle 17.00, si terrà il primo Humanitas MAMA, open day del Punto Nascita di Humanitas San Pio X dedicato alle mamme di oggi e di domani  e alle loro famiglie.

Le novità di Humanitas MAMA

Durante l’intera giornata sarà possibile incontrare ginecologi, ostetriche, neonatologi e anestesisti, visitare gli spazi dedicati alla maternità e conoscere i servizi dell’ospedale, come l’ambulatorio di osteopatia neonatale e di allergologia pediatrica, l’ambulatorio babygreen sulla corretta alimentazione per le mamme vegane e vegetariane e il corso di massaggio neonatale. I bambini potranno partecipare a momenti di intrattenimento organizzati con realtà del territorio (incontri di lettura ad alta voce, concerti, laboratori di gioco…) sempre affiancati dai medici dell’ospedale, mentre i genitori potranno seguire il corso di disostruzione delle vie aeree o imparare a trasportare in maniera sicura in automobile il proprio bimbo. L’evento è patrocinato dell’ATS Città metropolitana di Milano.

Il programma

Tutto il programma sulla pagina dedicata all’evento di Humanitas MAMA.
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  • Seduta di osteopatia neonatale
  • Ecografia 3D per mamme dalla 22esima alla 30esima settimana di gravidanza
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  • Corso di massaggio neonatale
  • Riabilitazione del Perineo
  • Yoga in gravidanza
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  • Musica in fasce®. Laboratorio musicale per piccolissimi secondo la Music Learning Theory di Edwin E. Gordon
  • Corso il linguaggio segreto dei neonati.
  • Musica per le nostre pance. Laboratorio musicale per futuri mamma e papà secondo il metodo Gordon.
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  • Storie ad alta voce. Letture animate.
  • Giocare fa bene! Segui gli stili di vita sani e vincerai nel gioco e nella vita.
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Visite guidate al Punto Nascita, alle sale parto e al nido dell’ospedale. Scopri di più
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Fai la tua foto con il pancione o con la tua famiglia, e conserva il ricordo di una giornata speciale.
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  • Manovre salvavita pediatriche.
  • Meglio saperlo prima. Come trasportare in auto in sicurezza il tuo bebè.
  • Noi ci vogliamo bene! Talk show con lo chef e divulgatore scientifico Marco Bianchi e i medici di Humanitas San Pio X.
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mama nursery Uno spazio accogliente e riservato per il cambio e la pappa del bebè.
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Puericultura, l’igiene del neonato

È bene i futuri genitori conoscano alcuni comportamenti di igiene da riservare al proprio neonato; per questo, è importante che il personale infermieristico del nido addestri i genitori durante i giorni di degenza come ad esempio sulla medicazione del moncone ombelicale.

Moncone ombelicale

Per la medicazione, è necessario mantenere il moncone ombelicale asciutto e pulito, proteggendolo con una garza sterile asciutta da cambiare frequentemente. Il moncone ombelicale cade spontaneamente dopo 8-10 giorni. Alla caduta del moncone ombelicale, bisogna rimuovere delicatamente i residui utilizzando una garza imbevuta con acqua ossigenata ed asciugare tamponando. Questa procedura deve essere effettuata 2 volte al giorno o quando la garza è sporca, fino a che la cicatrice ombelicale non sarà completamente asciutta.

Il pannolino

Il pannolino va cambiato almeno 6-7 volte al giorno, prima di ogni poppata e non subito dopo il pasto, per evitare rigurgiti e non infastidire il bimbo che riposa: la suzione, infatti, appaga il bambino ed il brusco risveglio dovuto al lavaggio e al cambio può realmente disturbare il neonato. Solo in caso di arrossamenti, è bene applicare uno strato di pasta all’ossido di zinco a livello perigenitale e/o perianale. È bene utilizzare sempre acqua corrente per lavare il bimbo, lasciando l’uso delle salviette umidificate solo per le uscite o in caso di necessità.

Gli occhi

La detersione degli occhi si esegue solo in presenza di secrezione che viene asportata con una garza sterile imbevuta di soluzione fisiologica (una garza per occhio) oppure con garze premedicate ed effettuando un movimento che va dall’interno verso l’esterno dell’occhio.

Le orecchie

La pulizia delle orecchie va limitata al padiglione auricolare esterno, senza intervenire sul condotto uditivo. Non utilizzare cotton fiock.

Il naso

La mucosa del naso può essere molto secca e dar luogo a un respiro rumoroso. In questi casi è opportuno eseguire dei lavaggi con soluzione fisiologica, instillando 1 o 2 gocce per narice e, quando necessario, eliminando molto delicatamente le eventuali secrezioni con una garzina piegata o un cotton-fiock. Effettuare questa pulizia prima della poppata.

Le unghie

Nel primo mese di vita si sconsiglia di tagliare le unghie dei neonati: si potrebbero creare delle piccole lesioni. È possibile, invece, smussare le unghie con una limetta di cartone. Successivamente, per il taglio, utilizzare forbicine a punta tonda, tagliando in modo orizzontale, senza smussare gli angoli. Elena Colombo, puericultrice dell’Unità Operativa di Neonatologia e Patologia Neonatale di Humanitas San Pio X, ci spiega le principali nozioni di puericultura all’interno del video.

Screening prenatale e falsi miti

Spesso, la gravidanza è accompagnata da un mix di emozioni. In particolare, durante il periodo di attesa potrebbero sopraggiungere momenti di ansia. Per alcune donne, l’ansia si manifesta nel dover effettuare uno screening  prenatale, test che identifica un rischio di anomalie cromosomiche prima della nascita. La paura è comprensibile, ma sfatiamo alcuni miti con l’aiuto della Dott.ssa Marinella Dell’Avanzo, Aiuto Dirigente dell’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia di Humanitas San Pio X.

5 miti sullo screening prenatale

 

“È sempre necessario effettuare uno screening  prenatale”

Alcuni test, come ad esempio l’ecografia e lo screening del siero materno, possono essere effettuati da tutte le donne in attesa. Ma, se si ha più di 35 anni, se l’ecografia e gli esami del sangue presentano valori alterati o se si ha una storia familiare di difetti congeniti alla nascita o disordini cromosomici, la gravidanza può essere considerata ad alto rischio ed è, quindi, consigliabile procedere con  lo screening prenatale o esami invasivi. “È importante – spiega la Dott.ssa Dell’Avanzo – fare  un “counseling” prenatale durante il primo trimestre di gravidanza  così che la coppia scelga consapevolmente l’indagine invasiva o non secondo la propria etica”

 “Tutti gli screening sono invasivi”

Alcuni test prenatali, come l’amniocentesi e la villocentesi, sono invasivi e, se vengono effettuati ,esiste un rischio di aborto spontaneo (1%). Ma, grazie ai test più recenti e, non invasivi, molte donne non sentiranno il bisogno di eseguirli. Le nuove tecnologie, infatti, permettono di individuare il rischio presunto di anomalie cromosomiche semplicemente con il prelievo di sangue materno. Meglio se tale prelievo è accompagnato contemporaneamente da un ecografia. Attualmente, lo screening prenatale identifica gravidanze a rischio per il numero dei cromosomi, come ad esempio: trisomia 13, trisomia 18, trisomia 21 (Sindrome di Down) e disordini della differenziazione sessuale (esempio sindrome di Turner). “In futuro – aggiunge la Dott.ssa Dell’Avanzo – ci auguriamo che con un semplice prelievo ematico si possa ottenere il cariotipo“.

“Tutte le anomalie cromosomiche portano alla malattia”

Non tutte le anomalie sono gravi come la trisomia 13 o la trisomia 18. Tutti gli individui, infatti, presentano delle varianti all’interno del proprio patrimonio genetico e cromosomico. Alcune di queste variazioni, comunque, potrebbero incrementare il rischio di avere particolari anomalie. “Non tutte le anomalie cromosomiche portano a gravi malattie. Ad esempio – spiega la Dott.ssa – la Sindrome di Turner (45XO) non sempre comporta gravi deficit intellettivi.”

“Un risultato negativo significa un bambino sano”

No, i test di oggi sono più precisi e in grado di individuare più anomalie rispetto al passato, ma alcuni disordini potrebbero non essere rilevati. La Detection Rate per quanto riguarda la Sindrome di Down mediante il test del Dna è intorno al 99%. “I test statistici – aggiunge la Dott.ssa –  hanno tutti un rischio di falsi positivi e falsi negativi”

“Il risultato di un test statistico può aiutare a scegliere”

L’informazione di un test statistico (sia Bi test o Test al Dna) può aiutare a gestire la gravidanza con la coppia. Per esempio, se il test per la ricerca del rischio inerente alla Sindrome di Down risulta elevato, il medico consulente offrirà alla coppia l’opzione di sottoporsi ad esami  invasivi.   Tutto questo può spaventare una futura mamma, ma la prevenzione è importante e ,le informazioni più corrette possibili, possono aiutare a scegliere un percorso personalizzato per i futuri genitori.  

Svezzamento vegetariano o vegano? Solo con i consigli del pediatra

Il passaggio dal latte materno o formulato all’alimentazione complementare è una fase importante e delicata non solo per il bambino, ma per tutta la famiglia. Il cosiddetto svezzamento è il momento in cui il bambino, con serenità e gradualità, integra i propri pasti a base di latte con altri alimenti. Pian piano, con il passare dei mesi, l’alimentazione solida prenderà il posto del latte. L’alimentazione riveste un ruolo importante nel benessere e nella salute di adulti e bambini e accompagnare i propri figli alla scoperta del cibo è una bella avventura, da compiere un passo alla volta, nel rispetto dei tempi del bambino e dei suoi gusti. Ogni famiglia compie quotidianamente scelte alimentari, dettate da fattori etici, personali, culturali o religiosi e sono in crescita le persone che scelgono un’alimentazione vegetariana o vegana.

Confrontarsi sempre con il pediatra

È possibile crescere i propri figli seguendo un’alimentazione vegetariana o vegana, ma tenendo sempre presente delle loro precise necessità nutrizionali. I bambini infatti sono in una fase di crescita e sviluppo e pertanto hanno bisogno di seguire una alimentazione diversa da quella degli adulti. È fondamentale dunque non improvvisare, ma confrontarsi con un pediatra esperto in alimentazione, in grado di suggerire gli alimenti da offrire ai più piccoli, le combinazioni alimentari che possano assicurare loro i nutrienti necessari e indicare eventuali integrazioni. Le vitamine e i minerali infatti giocano un ruolo fondamentale nella crescita e nello sviluppo, come per esempio calcio, ferro, vitamina B12, vitamina D e zinco.  I genitori che non offrono ai propri figli determinati alimenti devono sapere come sopperire (con quali altri alimenti) ai nutrienti che andrebbero a mancare. Affidarsi a un pediatra esperto consente di assicurare al proprio bambino tutto ciò di cui ha bisogno per crescere sano, nel rispetto delle scelte alimentari familiari. In Humanitas San Pio X è attivo l’Ambulatorio Baby Green che si propone di accompagnare la mamma durante l’allattamento al seno e lo svezzamento del proprio bambino, con un consiglio nutrizionale esperto e personalizzato. La Dott.ssa Paola Marangione, Responsabile dell’Unità Operativa di Neonatologia e Patologia Neonatale spiega le novità del Punto Nascita di Humanitas San Pio X all’interno dello speciale del TG5 Salute che troverete all’interno del video qui di seguito.